sabato 19 giugno 2021

Una riflessione sulla pratica delle Arti Marziali



La Pratica dell’Arte Marziale tradizionale ha come obiettivo la formazione ed educazione globale del praticante in tutti i suoi aspetti, strettamente interrelati tra loro, fisici e psicologici.
Le tecniche ed esercitazioni utilizzate a questo scopo puntano ad unificare il corpo e la mente nella ricerca dell’efficacia nella gestione della mente e del corpo attraverso una ri-armonizzazione globale dell’individuo con le leggi di natura.
Si ricerca efficacia nel gesto, attraverso l’eliminazione di ogni tensione superflua e attraverso la  scelta del giusto tempo e spazio di ogni azione. Efficacia in termini di mantenimento della salute riportando il sistema corpo-mente alla sua condizione ‘naturale, originale’, rivitalizzando l’istinto e la saggezza primordiale che l’uomo moderno ha perso a causa del suo stile di vita e delle sue abitudini. Efficacia nella capacità di utilizzare le potenzialità della mente.
La cosiddetta ‘difesa personale’ è una naturale, quasi ovvia conseguenza di questa riorganizzazione percettiva e sensoriale, che richiede comunque nello specifico un addestramento concreto ed efficace.

E qui vorrei toccare un punto cruciale.
E’ necessario perché un’Arte Marziale possa essere definita tale che comprenda esercitazioni atte a ‘condizionare’ e ‘forgiare’ la mente ed il corpo alla realtà del combattimento.
‘Condizionare e forgiare’ mente e corpo al fine di essere in grado di fronteggiare il combattimento non può significare danneggiare corpo e mente con esercitazioni errate ed esasperate come spesso si vede fare a causa di ignoranza o esaltazione.
Lo stesso esercizio del combattimento (Iri Kumi/Randori…) deve essere sufficientemente realistico da consentire al praticante di confrontarsi con alcuni degli aspetti cruciali di uno scontro reale: gestione delle emozioni (paura, sorpresa, dolore…) sviluppo di capacità di intuizione e di lettura delle intenzioni dell’avversario e molti altri aspetti assolutamente essenziali all’efficacia in combattimento.
Premesso questo l’Arte Marziale non può contemplare una pratica che nel lungo termine riduca l’efficacia e la salute del praticante.

Ricevere dei colpi e imparare ad assorbirli con disinvoltura è assolutamente necessario all’Arte Marziale e rinforza grandemente il corpo e la mente ma non ha niente a che vedere con la specializzazione nel combattimento che porta a ricevere quantità enormi di colpi nella preparazione al confronto agonistico sottoponendo il corpo a condizioni limite per lunghi periodi .
Il nostro corpo non è fatto per questa esasperazione e le conseguenze, tipiche di ogni esasperazione agonistica, sono devastanti.

La Pratica della vera Arte Marziale non può avere nulla a che vedere con la specializzazione ed esasperazione agonistica, le due pratiche conducono in direzioni completamente opposte, inconciliabili.



Taigō Sensei






© Tora Kan Dōjō






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