domenica 24 settembre 2023

Judo e Agonismo

 


'Sakko', novembre 1929

Di opinioni ne esistono molte e di vario tipo, fra queste riporterò solo le due opposte. Coloro che sono contrari alla competizione sostengono che questo fenomeno sia deplorevole e che, con tutte le arti guerriere di cui disponiamo nel Bujutsu nipponico valide sia come educazione fisica che spirituale, non c'è bisogno di affaticarsi e impazzire per sport importati dall' estero, perché in questo modo si rischia di diventare stranieri persino nell'animo, anziché coltivare lo spirito e i comportamenti morali confacenti alla nostra tradizione. Mentre i sostenitori, riferendosi all' utilità e al vantaggio dello sport , asseriscono che anche il Judo deve essere modellato e divulgato su quell' esempio, tanto nella prassi d' addestramento quanto nella regolamentazione degli incontri. Nessuna delle due opinioni mi convince pienamente, per cui ritengo necessario chiarire il rapporto, o meglio la distinzione che intercorre tra il Judo e le altre discipline sportive. Come ripeto ogni volta, Il Judo è una disciplina concepita come Grande Via, ossia universale. Esso permette di graduare l' insegnamento secondo la necessità e l' interpretazione personale. Può essere concepita come Bujutsu, può costituire un'educazione fisica, interessare la coltivazione mentale e morale, fino a permettere l'applicazione delle capacità acquisite al vivere quotidiano. Diverso è invece il caso degli sport agonistici, che rappresentano un genere di attività fisica dedicato essenzialmente al risultato di vittoria-sconfitta, anche se il loro allenamento, a patto che sia eseguito in modo corretto, porta un giovamento sul piano fisico e mentale e quindi può risultare efficace e utile, cosa di cui nessuno discute. Fatto sta che la differenza è enorme: mentre negli sport competitivi l'obiettivo si confina nell'ambito ristretto di ricercare la vittoria, quello del Judo propone una finalità ampia e complessa, tanto che possiamo definire gli sport competitivi come un'applicazione parziale dell'obiettivo in cui si riconosce la disciplina del Judo.

Jigoro Kano

© Tora Kan Dōjō

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Nulla che nasce, nulla che muore

Questo insegnamento è stato offerto da Taigō Kōnin Sensei durante un incontro di pratica online che si tenne durante il primo lungo lockdown per l’emergenza Covid del 2020.

 

Continuate a mantenere la vostra attenzione sulla vostra postura e sul respiro.

Lasciate che le mie parole vi attraversino senza che ci sia da parte vostra intenzione di trattenere, di comprendere … come se ascoltaste il vento o il canto di un uccello.

Se imparate ad ascoltare con questa attitudine il vostro ascolto è molto più efficace perché le parole, i pensieri, le riflessioni bypasseranno e scavalcheranno la vostra volontà di analizzare, di comprendere, di giudicare, di scegliere, di trattenere; quello che deve rimanere rimarrà, e questo sempre, non solo durante lo Zazen … quando ascoltiamo dobbiamo imparare ad ascoltare essendo completamente aperti, completamente disponibili, come una porta che si apre ad una folata di vento.

Adesso di fronte a me, di fronte alla postazione in cui sono seduto in Zazen c’è il mio piccolo altare domestico su cui è accesa una candela.

Sapete che uno degli appellativi del Buddha è Tathagata.

Tathagata è un termine onomatopeico che può essere tradotto approssimativamente come “colui che così viene, colui che così va”, “colui che così appare, così scompare” …

La fiamma della candela che noi possiamo immaginare fissa e permanente, è lì, accesa, brucia e in questo momento non è disturbata dal vento, per cui è apparentemente ferma. Ma in realtà, quello che noi riconosciamo come fiamma, non è altro che un apparire ed uno scomparire di una forma che si manifesta grazie a delle condizioni, come ogni altra forma sensibile.

La candela che è composta di cera, la mia mano che con un gesto ha acceso lo stoppino, l’aria che la circonda e nutre la fiamma … senza l’ossigeno il fuoco non si manifesterebbe.

Anche soltanto senza una sola di queste condizioni: la cera, lo stoppino, l’ossigeno, la mia mano, il fiammifero… la fiamma non potrebbe manifestarsi.

Di momento in momento la fiamma non è mai la stessa fiamma. Noi abbiamo l’illusione che ci sia qualcosa di stabile, che si muove appena quando c’è un po’di aria, di vento, ma in realtà è un apparire ed uno scomparire continui.

Anche se la candela è spenta in qualche modo la fiamma è già presente nelle condizioni che preludono al suo manifestarsi, possiamo dire che non si è ancora manifestata, non si è ancora resa visibile, ma la fiamma è già lì in tutte le sue componenti, finché ci sarà come ultimo fattore il mio gesto dell’avvicinare il fiammifero allo stoppino per dare il via a questa manifestazione.

Così quando seminiamo un pianta; la seminiamo in aprile o in maggio, e poi la pioggia, il calore del sole, tutti gli elementi del terreno faranno si che appaiano i germogli che poi offriranno i loro fiori; ma possiamo dire che prima della sua manifestazione nella forma del fiore il fiore non esisteva? Possiamo pensare che ad un certo punto è nato un fiore dal nulla? Quello che vale per la fiamma e per il fiore vale anche per noi …

Noi per questioni pratiche immaginiamo la vita come un processo lineare: un giorno siamo nati, un giorno moriremo. Decidiamo che in tale giorno a tale ora un bambino è nato ma in realtà il bambino non nasce in tale giorno e in tale ora; per i giapponesi un bambino nasce circa un anno prima perché sono considerati già parte della sua vita i nove mesi della gravidanza. Il bambino non nasce al momento del concepimento, le condizioni della sua presenza erano già presenti nella madre e nel padre e nelle generazioni che hanno dato vita a sua madre e suo padre; il bambino è sempre stato lì, nelle condizioni che preludevano al suo manifestarsi, era solo in attesa di manifestarsi, come la fiamma di questa candela, come il fiore.

È la nostra mente limitata, la nostra piccola mente che necessariamente, anche per questioni pratiche, legate alla necessità di rifarsi ai sensi, che ci fa cadere nell’illusione che il bambino nasca in quel momento, che la fiamma si accenda ed esista soltanto nel momento in cui io con la mia mano gli do avvio, o che il fiore esista solo dal momento in cui sboccia … è una convenzione dettata dai nostri sensi limitati.

In questo momento in cui sediamo in Zazen siamo circondati ed attraversati da un’infinità di onde magnetiche, di radiazioni, di onde radio, e anche se non le percepiamo non possiamo dire che non esistono; e quanto della vita sfugge ai nostri sensi e noi viviamo come se questo non esistesse ? Questa è anche la causa della distruzione che l’uomo ha creato su questo pianeta proprio perché la sua mente limitata non gli permette di andare oltre la percezione dei immediata dei sensi, oltre l’illusione dell’apparenza.

Quando noi sediamo in Zazen, possiamo vedere tutto questo, possiamo guardare in profondità in noi stessi e nella realtà; è quello che ha vissuto il Buddha al momento del Risveglio di fronte alla Stella del Mattino.

Quindi proprio perché in Zazen noi acquisiamo e abbiamo modo di fare esperienza di questa visione profonda, capiamo quanto sia importante prenderci cura di ogni cosa, e non solo della sua manifestazione immediata, quella che ci appare davanti agli occhi, ma ci dobbiamo prendere cura di ogni cosa nel suo divenire, nel suo apparire e scomparire continuo e simultaneo. Prenderci cura delle condizioni che permettono il manifestarsi di ogni cosa. La nostra natura, come la natura della fiamma, è la natura del  non venire e del non andare. Venire ed andare, apparire e scomparire …

Il mio Maestro diceva “La forma di ogni cosa è bella perché è rara e preziosa” … è unica, non c’è un foglio di carta uguale ad un altro, non c’è fiamma di candela uguale ad un’altra, non c’è un essere umano uguale ad un altro.

Consapevoli di questo, come possiamo non prenderci cura con tutto il nostro amore e la nostra compassione di ogni espressione della vita, qualunque essa sia? Imparare ad apprezzare e a vedere in profondità quanto in ogni cosa che viene offerta ai nostri sensi, al nostro sguardo, sia presente tutto l’universo. Tutto l’universo ha contribuito perché il foglio di carta sia qui in questo momento, e quella fiamma si sia manifestata, la persona che abbiamo davanti  … è un miracolo … un miracolo continuo del quale noi siamo chiamati a testimoniare.

Se spengo quella fiamma, la fiamma comunque ancora esiste … il suo calore è ancora presente, ma in un’altra forma. Se io do fuoco al foglio di carta il suo calore entrerà in me, entrerà nel cielo, entrerà nella terra … la carta bruciata diventerà concime per l’erba, la sua forma sarà andata e sarà venuta, e avrà assunto un’altra forma; non c’è nulla che nasce, nulla che muore.

Adesso ho 57 anni, se guardo sull’altare c’è una foto di me bambino mentre do la mano al mio amato Nonno.

Dov’è finito quel bambino? io sono ancora quel bambino o sono un’altra persona?

Se io prendo un’altra candela adesso ed accendo con la fiamma che adesso è presente un’altra candela, è la stessa fiamma? È un’altra fiamma? È un’altra cosa, è la stessa cosa?

Non posso dire che quel bambino non esiste più, nello stesso tempo non posso dire di essere ancora quel bambino.

Questo è il mistero meraviglioso della vita, questo è il mistero che noi viviamo profondamente in Zazen. Semplicemente tornando al respiro, alla nostra postura.

Allora possiamo vedere ancora quel bambino che vive in noi, i nostri genitori, i nostri antenati … non c’è cosa nell’universo che non viva attraverso di noi.

Per questo la nostra Pratica è così importante, perché insieme a noi praticano tutte le esistenze.
Sulle nostre gambe camminano tutte le esistenze.

Insieme a noi in questo preciso momento praticano i nostri antenati, i nostri genitori, il Buddha e i Patriarchi …

E quindi noi pratichiamo anche per loro, proseguiamo il loro cammino, proseguiamo i loro sogni … Possiamo ancora prenderci cura delle loro ferite anche se non ci sono più; lo facciamo prendendoci cura della nostra Pratica, di noi stessi.

Questo è veramente molto importante … perché getta una luce completamente diversa sulla nostra vita, sulla nostre aspirazioni, sulla nostra stessa Pratica.

Vi prego di tenere sempre a mente questo e grazie a questa comprensione profonda orientare  la vostra vita.


© Tora Kan Dōjō

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mercoledì 20 settembre 2023

Camminare sulla Terra (Ita/Eng)

 

Thich Nhat Hanh 
(Foto di Philippe Lissac)

Immagina che due astronauti vadano sulla luna e, mentre sono lì, accada un incidente e la loro nave non possa riportarli sulla Terra. Hanno ossigeno sufficiente solo per due giorni. Non c'è speranza che qualcuno venga dalla Terra in tempo per salvarli. Hanno solo due giorni di vita. Se dovessi chiedere loro in quel momento: "Qual è il tuo desiderio più profondo?", risponderebbero: "Tornare a casa e camminare sul nostro bellissimo pianeta Terra". A loro basterebbe, non vorrebbero nient'altro, non penserebbero di essere il capo di una grande azienda, una celebrità famosa, o il presidente degli Stati Uniti, non vorrebbero altro che essere qui, camminare sulla Terra, godendosi ogni passo, ascoltando i suoni della natura, o tenendo la mano della persona amata contemplando la luna di notte. Dovremmo vivere ogni giorno come persone che sono appena state salvate dalla morte sulla luna. Ora siamo sulla Terra e dobbiamo goderci il cammino su questo prezioso e bellissimo pianeta. Il maestro Zen Linji disse: "Il miracolo non è camminare sull'acqua o sul fuoco. Il miracolo è camminare sulla terra". Mi piace questo insegnamento. Mi piace camminare, anche in luoghi affollati come aeroporti e stazioni ferroviarie. Camminando così, con ogni passo che accarezza la nostra Madre Terra, possiamo ispirare altre persone a fare lo stesso. Possiamo goderci ogni minuto della nostra vita.

 Thich Nhat Hanh


(English Version)

Imagine two astronauts go to the moon, and while they’re there, there’s an accident and their ship can’t take them back to Earth. They have only enough oxygen for two days. There is no hope of someone coming from Earth in time to rescue them. They have only two days to live. If you were to ask them at that moment, “What is your deepest wish?”, they would answer, “To be back home walking on our beautiful planet Earth.” That would be enough for them; they wouldn’t want anything else. They wouldn’t think of being the head of a large corporation, a famous celebrity, or the president of the United States. They wouldn’t want anything but to be back here – walking on Earth, enjoying every step, listening to the sounds of nature, or holding the hand of their beloved while contemplating the moon at night. We should live every day like people who have just been rescued from dying on the moon. We are on Earth now, and we need to enjoy walking on this precious, beautiful planet. Zen Master Linji said, “The miracle is not to walk on water or fire. The miracle is to walk on the earth.” I cherish that teaching. I enjoy just walking, even in busy places like airports and railway stations. Walking like that, with each step caressing our Mother Earth, we can inspire other people to do the same. We can enjoy every minute of our lives.

Thich Nhat Hanh

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lunedì 11 settembre 2023

Se cerchi il Maestro perfetto

Non cercate i "veri maestri", incontrerete solo esseri fragili e poveri come voi e poi rimarrete delusi.

Cerca la Via e sii la tua Via, e se incontri un maestro segui ciò che segue, La Via che guida i suoi passi, che illumina la sua oscurità, che approfondisce la sua ricerca, che purifica i suoi errori e abbellisce le sue bellezze.

Non aspettarti che il maestro sia perfetto al tuo posto e si sostituisca al duro lavoro della tua ricerca. Lavora con lui, brilla nella sua luce e radicati nei suoi errori; se riuscirai ad amare gli errori e le fragilità del tuo maestro allora potrai guarire e riconciliarti con tutti i tuoi errori e le tue fragilità.

Se cerchi il maestro perfetto allora sei ancora nella fase dei tuoi capricci spirituali.

Ma se prendi la mano di un vecchio sulla strada per camminare in sua compagnia e crescere con lui, allora questo è il prezioso rapporto di maestro-discepolo.

Allora cos'è il maestro se non è questo essere povero che cammina come te, come può...

Guardatelo quando siede sul seggio dei patriarchi quando sale sull'altare per offrire, quando si siede sul trono e diffonde il Dharma, quando vi corregge o vi insegna, quando pratica lo zazen, quando canta o prega, quando ti guida con l'esempio nella Sesshin; cosa vedi lì? un raku crepato attraverso il quale passa la luce, una candela di fortuna che illumina il mondo consumandosi, un sacchetto di ossa, errori e fragilità attraverso cui il Dharma parla generosamente e illimitato più grande di tutto.

Un essere che dubita come te, che piange anche. Che gioisce e che vive.

Un essere che aspetta la felicità del mondo come la sentinella aspetta l’aurora.

È solo un anziano sulla via del risveglio, un anziano che ha accumulato ancora più errori, fragilità e prove di te.

Lascia andare il pensiero egoista che sia lì solo per insegnarti; comprendi anche questo miracolo di trasmissione dove chi insegna è colui a cui viene insegnato.

Ti prego, diventa la tua lanterna, poi, improvvisamente, non ci sarà più notte se non è notte serena, umile e vera, dove il silenzio è compagno, la solitudine un amico, l'ignoto una fede e ogni rumore un messaggero.


Federico Dainin Jôkô Sensei


Versione originale in Francese:

Ne cherchez pas de "vrais maitres", vous ne rencontrerez que des êtres aussi fragiles et pauvres que vous et alors vous serez déçus.

Cherchez La Voie et soyez Votre Chemin , et si vous rencontrez un maitre suivez ce qu'il suit, La Voie qui guide ses pas, qui éclaire ses ténèbres, qui approfondit sa quête, qui purifie ses erreurs et embellit ses beautés.

N'attendez pas du maitre qu'il soit parfait à votre place et vous dédouane du travail ardu de votre quête. Oeuvrez avec lui, brillez dans sa lumière et enracinez-vous dans ses erreurs; si vous parvenez à aimer les erreurs et les fragilités de votre maitre alors vous pourrez en un plissement de paupières guérir et réconcilier toutes vos propres erreurs et fragilités.

Si vous cherchez le maitre parfait alors vous en êtes encore au stade de vos caprices spirituels.

Mais si vous prenez la main d'un ancien sur la Voie pour marcher en sa compagnie et, avec lui, grandir, alors cela est la relation précieuse de maitre-disciple.

Qu'est-ce que donc le maitre si ce n'est cet hère qui marche comme vous, comme il peut. ...

Observez le lorsqu'il prends le siège des Patriarches lorsqu'il monte à l'autel faire offrande, lorsqu'assis en chaire il dispense le Dharma, lorsqu'il vous corrige ou il vous enseigne, lorsqu'il pratique zazen, lorsqu'il chante ou il prie, lorsqu'en sesshin il vous guide par l'exemple; qu'y voyez-vous? un raku fêlé par lequel passe la lumière, une bougie de fortune qui éclaire le monde en se consumant, un sac d'os, d'erreurs et de fragilités à travers lequel le Dharma s'exprime généreux et illimité plus grand que tout.

Un être qui doute comme vous, qui pleure aussi. Qui se réjouit et qui vit.

Un être qui attend le bonheur du monde comme le veilleur guette l'aurore.

Il n'est qu'un ancien sur le chemin de l'éveil, un ancien qui a accumulé encore plus d'erreurs, de recommencements, de fragilités et d'épreuves que vous.

Quittez la pensée egotique qu'il n'est là que pour vous enseigner; comprenez aussi ce miracle de la transmission où celui qui enseigne est celui qui est enseigné.

S'il vous plait, devenez votre propre lanterne, alors , soudain, il n'y aura plus de nuit si ce n'est la nuit sereine, aux leurs humbles et vraies, où le silence est un compagnon, la solitude un ami, l'inconnu une foi et tout bruit un messager.

Federico Dainin Jôkô Sensei















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