giovedì 24 novembre 2022

Questa è la mia religione


Basterebbe dare piena libertà ai bambini, a tutti i bambini, e i vostri papi, i monaci, si rivelerebbero per quello che sono: degli idioti. Idioti fatti e finiti. 

Basterebbe dare ai bambini il permesso di dubitare. 

E' una cosa vietata ed è male perché una volta che ti assuefai ad una fede, piano piano tutto il tuo essere ne è avvelenato, per cui se qualcuno ti attacca sulla fede hai la sensazione che stia attaccando te. 

Questa è stata la difficoltà che ho incontrato io e per questo per tutta la mia vita sono stato a mia volta aggredito. 

Non potrò mai esserti d'aiuto se non attacco la tua professione di fede, se non smantello la tua ideologia, non potrò mai condividere con te il mio essere, perché fra noi ci sarà sempre un muro molto spesso, insormontabile. 

Per quanto io gridi non mi sentirai mai. Dovrò prendere quel muro a martellate e riuscire a fare un buchetto per poterti vedere e permettere a te di vedermi faccia a faccia. 

Io posso ravvivare ciò che ti è stato sottratto, posso ridarti la tua infanzia innocente, solo da lì potrai iniziare una vera ricerca della verità, solo da lì sarà possibile la religione, altrimenti potrai solo parlare di religione.  

Questa è la mia religione, mai esistita nel mondo intero. 

Io non ti do una struttura di dogmi, fedi, credo e ideologie nuove, per niente. 

La mia funzione è assolutamente diversa. 

Io mi limito a portarti via qualsiasi cosa tu abbia acquistato, senza darti nulla che la sostituisca.

Osho Rajneesh

© Tora Kan Dōjō

www.iogkf.it

www.torakanzendojo.org









#karatedo #okinawagojuryu #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #dojo #taigosensei #gojuryu #karatedo #meditazione #buddhismo #kenzenichinyo #kenzenichinyoblog #taigokoninsensei #osho #religione #bambini #fede

martedì 15 novembre 2022

Tornare alla coscienza arcaica

 



Bisogna imparare a percepire a partire da una sensibilità profonda, intuitiva, pre-razionale...
L'educazione Zen é calata in questa coscienza arcaica che è pienezza è unità con sé stessi e con il tutto.
Fin dal primo momento in cui sedete in Zazen realizzate questa pienezza.
Anche Dôgen Zenji afferma vigorosamente che sin dal primo momento in cui ci si siede in Zazen appare evidente questa pienezza.
E questa pienezza non é limitata a sé, ma si estende a tutte le forme di vita e non solo quelle coscienti.
Oggi attraverso le teorie costruttivistiche siamo in grado di capire che le demarcazioni, il nostro senso di separazione, sono il risultato delle nostre proiezioni culturali, di culture ormai povere che hanno perso il legame col tutto e questa 'coscienza arcaica'.
Un bambino piccolo non percepisce queste demarcazioni, così come non le percepisce il poeta, il mistico...sono incapaci di viverle nettamente pensandosi separati, io da una parte, tutto il resto dall'altra e questa coscienza arcaica gli permette di vibrare con il mondo.
L'amore stesso é fatto di non-demarcazione, é la crisi della demarcazione. Altrimenti é possesso e diventa tutt'altra cosa.

Taigō Kōnin Spongia Sensei


© Tora Kan Dōjō















#karatedo #okinawagojuryu #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #asdtorakan #taigosensei #gojuryu #karatedo #coscienzarcaica


mercoledì 9 novembre 2022

La Forma del Vuoto



E' in uscita il 2 Dicembre 2022 per le edizioni Mediterranee  in tutte le librerie e sulle piattaforme online, il libro: La Forma del Vuoto - Riflessioni su Zen e Arti Marziali che raccoglie una serie di scritti, pensieri e insegnamenti del Maestro Paolo Taigō Spongia trascritti da alcuni suoi volenterosi allievi.

Pubblichiamo la Prefazione scritta dal curatore della collana il prof. Bruno Ballardini.

La disciplina Zen non è mai una passeggiata. Tutt’altro. La pratica sincera assedia il tuo Ego senza lasciargli scampo. Se cerchi una stampella su cui appoggiarti ti viene tolta la possibilità di trovarla, se cerchi una comfort zone in cui ripararti ti viene tolta anche quella. E arriva prima o poi il momento in cui ci si accorge di essere soli a dover affrontare gli insormontabili ostacoli della pratica, nonostante la presenza di un Maestro. C’è chi non capisce questo e si rifugia nel formalismo e chi per carattere arriva prima degli altri ad accettare questa sfida, in cui è in gioco la propria vita, senza reti. Quando penso a Paolo Spongia, mi viene in mente Ikkyū Sōjun (休宗純, 1394-1481), Maestro Zen della scuola Rinzai, calligrafo, pittore e poeta. Un uomo che non sopportava il formalismo dello Zen e rifiutò perfino il certificato di Illuminazione (Inka shōmei) dal suo Maestro, preferendo una vita da vagabondo, e solo verso la fine accettò il ruolo di abate, sia pure con molta riluttanza. Essere sinceri con sé stessi è un prerequisito indispensabile per la Retta Visione, la prima e più importante porta dell’Ottuplice Sentiero. Lo è anche per le porte successive che devono essere aperte e attraversate una per una con rettitudine, cioè sinceramente. Possiamo anche disciplinarci a dire e a dirci sempre la verità in tutte le occasioni ma se questa “autodisciplina” è guidata dal nostro Ego perfino le nostre verità diventano false. E lì non c’è Maestro che tenga. In un commento alla sua opera, Mumōn scriveva: “Ananda era il discepolo del Buddha, ma la sua comprensione non era superiore a quella di un devoto non-buddhista. Vorrei chiedervi, che differenza c’è tra il discepolo del Buddha e un filosofo non-buddhista?”. Nessuna. Si diventa allievi solo quando si è in grado di riconoscere la presenza di un Maestro. Quando cioè si riconosce che qualcosa o qualcuno può insegnarci qualcosa. Si ha la Retta Visione quando si è in grado di comprendere che il mondo intero è nostro Maestro. Paolo Taigō Kōnin Spongia ha avuto i Maestri più duri, primo fra tutti Fausto Taiten Guareschi, e ha impiegato ben 18 anni di disciplina prima di intraprendere, molti anni fa, un nuovo percorso personale in cui combattere in prima persona il formalismo (non la forma, che invece è essenziale nella pratica), errore in cui spesso in Occidente si rischia di cadere rendendo non sincera la pratica e di conseguenza anche l’insegnamento. Perché Paolo è una delle poche persone che conosca capaci di anteporre la sincerità a ogni altra cosa come principio fondante di ogni azione. In questo, ha trovato una solida sponda nel karate, di cui pure è Maestro, perché soltanto questa disciplina dà un infallibile riscontro (infallibile perché fisico, istantaneamente tangibile) nel proprio modo di combattere il nemico interno ed esterno. La maturità dell’insegnamento di questo Maestro italiano traspare tutta in questi scritti raccolti dai suoi allievi sul tatami e fuori dal tatami. Come scriveva Zangetsu (832-912): “Le virtù non cadono dal cielo come le gocce di pioggia o i fiocchi di neve, sono i frutti della vostra disciplina. La modestia è la base di tutte le virtù. Senza essere voi a rivelarvi, fate in modo che siano gli altri a conoscervi per questo”.

E io conosco Paolo Taigō Kōnin Spongia.

BRUNO BALLARDINI 


© Tora Kan Dōjō


#karatedo #okinawagojuryu #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #asdtorakan #taigosensei #edizionimediterranee #laformadelvuoto #brunoballardini


martedì 1 novembre 2022

La realizzazione del perfetto risveglio


Una volta Katagiri Roshi si mise in piedi davanti all'altare nella nostra sala di meditazione e disse: "Allineate l'incensiere al naso del Buddha, centro della statua del Buddha. Se li mettete in linea retta, la vostra mente sarà retta". Allinearli esattamente corrisponde all'arrivo della vostra energia. In questo modo vi appellate al vostro rapporto col Buddha. Non appena fate questo sforzo, la vostra mente e il vostro cuore sono in linea col Buddha. Non è che allineiate questi oggetti e poi, dopo, a risultato di questo sforzo, la vostra mente si metta in linea. Nell'istante stesso dell'allineamento, la vostra mente è retta e onesta, La mente retta è la mente di un bodhisattva. Questa retta mente non si aspetta nulla in cambio del suo essere com'è. Essere com'è è la sua ricompensa, la sua realizzazione della libertà dalla sofferenza. Infantili gesti di devozione, come riordinare oggetti su un altare, sono, immediatamente e inconcepibilmente la realizzazione del perfetto risveglio. Il nostro sforzo, fatto con tutto il cuore, di allineare un incensiere con il naso di una statua è la suprema gioia sconfinata dei Buddha nelle dieci direzioni, passati, presenti e futuri. Eppure, la mente umana può dubitare che questo rettificare sia la liberazione stessa. Una volta Suzuki Roshi ci parlò di un giovane monaco il cui padre era, anche lui, un prete zen. Quando il ragazzo era sul punto di iniziare il periodo di pratica a Eiheiji, il Monastero della Pace Eterna, suo padre gli diede questo consiglio: "Quando arriverai a Eiheiji, vedrai che c'è una grande campana. Probabilmente avrai l'opportunità di suonarla, al mattino presto, Suonerai la campana, e dopo ogni colpo t'inchinerai. Quando suoni la campana, suona la campana e basta. Tuttavia, quando la suoni, ricordati che, a ogni rintocco della campana, la grande ruota del Buddha Dharma gira di un grado". Il ragazzo andò a Eiheiji, ed ebbe la sua opportunità di suonare la campana. La suonò pieno di gioia, con tutto il cuore, proprio come gli aveva insegnato suo padre. Quando l'abate udì il suono della campana, ne rimase profondamente impressionato. Volle sapere chi stesse suonando la campana in quel modo, e chiese d'incontrare il giovane monaco. In seguito il ragazzo divenne un grande maestro.


Tratto da : 

Meditazione Zen, la via del Bodhisattva’ 

ed. La Parola

© Tora Kan Dōjō

www.iogkf.it

www.torakanzendojo.org









#karatedo #okinawagojuryu #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #dojo #taigosensei #gojuryu #karatedo #meditazione #buddhismo #kenzenichinyo #kenzenichinyoblog #taigokoninsensei #kusen #insegnamento #maestro #katagiriroshi #bodhisattva # #rettamente #gesto #incenso #campana #suzukiroshi #risveglio





giovedì 27 ottobre 2022

5 Essenziali Abilità Genitoriali

Le cinque abilità genitoriali descritte in questo articolo di Sadhguru, yogi, mistico e visionario, possono fare una grande differenza nell'educazione dei figli, che si tratti di bambini o adolescenti. Questi consigli essenziali possono fare molto per creare una relazione sana tra genitori e figli. Esaminiamo una per una ciascuna di queste abilità.

Sadhguru: Essere genitore è molto divertente. Stai cercando di fare qualcosa che nessuno ha mai saputo fare bene. Anche se hai dodici figli, stai ancora imparando. Puoi crescere bene i primi undici, ma il dodicesimo potrebbe darti parecchio da fare.

n.1 Crea l'ambiente giusto

Creare l'ambiente appropriato è una grande parte dell'essere genitori. Devi creare il giusto tipo di ambiente – un certo senso di gioia, amore, cura e disciplina sia dentro di te che in casa. L'unica cosa che puoi fare per tuo figlio è dargli amore e sostegno. Crea un ambiente amorevole per lui dove l'intelligenza fiorirà naturalmente. I bambini guardano la vita con purezza. Quindi siediti con loro e guarda la vita in modo nuovo, come fanno loro. Il tuo bambino non ha bisogno di fare ciò che hai fatto tu nella vita. Il tuo bambino dovrebbe fare qualcosa a cui tu non hai nemmeno avuto il coraggio di pensare. Solo allora questo mondo progredirà e qualcosa succederà.

Una responsabilità fondamentale che l'umanità deve compiere è garantire che la generazione successiva di esseri umani sia almeno un passo avanti a te e me. È estremamente importante che la prossima generazione viva un po' più gioiosamente, con meno paura, meno pregiudizi, meno vincoli, meno odio, meno miseria. Dobbiamo puntare a questo. Il tuo contributo alla prossima generazione dovrebbe essere che non lasci una peste nel mondo, dovresti lasciare un essere umano che sia almeno un po' migliore di te.

 n.2 Capisci di Cosa Hanno Bisogno i Tuoi Figli

Alcuni genitori, nella loro aspirazione o ambizione di rendere i loro figli super-forti, hanno inutilmente fatto passare loro troppe difficoltà. Vogliono che i loro figli diventino ciò che loro stessi non sono potuti diventare. Nel cercare di soddisfare le loro ambizioni attraverso i propri figli, alcuni genitori sono stati estremamente crudeli con i loro figli. Altri genitori, credendo di amare molto i loro figli, li hanno viziati eccessivamente e li hanno resi esseri deboli e inutili nel mondo.

C'era una volta uno yogi che apparteneva ad una certa tradizione chiamata Shivaita del Kashmir. Questa è una delle sette forme dello yoga. È una forma molto potente, ma è rimasta circoscritta per lo più nell'area del Kashmir, quindi ha acquisito quel nome. Un giorno, questo yogi vide un bozzolo leggermente incrinato, e la farfalla all'interno stava faticando parecchio per uscire – il guscio del bozzolo era troppo duro. Di solito, la farfalla lotta costantemente per quasi quarantotto ore per uscire dal bozzolo. Se non esce fuori, morirà. Lo yogi vide questo e mosso a compassione usò la propria unghia per aprire il bozzolo in modo che la farfalla potesse liberarsi. Ma quando uscì, la farfalla non riusciva a volare. È la lotta per uscire dal bozzolo che permette alla farfalla di usare le sue ali e volare. A che cosa serve una farfalla che non può volare? Molte persone, in quello che pensano sia l'amore per i loro figli, hanno reso i loro figli così. Bambini che non volano nella loro vita.

Non esiste una regola standard per tutti i bambini. Ogni bambino è diverso. Ci vuole una certa discrezione. Non si può tracciare una linea perfetta riguardo a quanto fare e non fare. Diversi bambini potrebbero aver bisogno di diversi livelli di attenzione, amore e fermezza. Se dovessi venire a chiedermi mentre sono nel giardino di palme da cocco: “Quanto dovrei innaffiare ogni pianta?” Direi: “Minimo cinquanta litri”. Ma se vai a casa e versi 50 litri sulla tua pianta di rose, morirà. Quindi devi vedere quale tipo di pianta hai in casa tua.

n.3 Impara dai Tuoi Figli

La maggior parte degli adulti presume che non appena un bambino nasce, sia tempo di diventare insegnanti. Quando un bambino entra nella tua casa, non è il tempo di diventare insegnanti, è tempo di imparare, perché se guardi te stesso e tuo figlio, il tuo bambino è più gioioso, non è vero? Quindi è tempo che impari la vita da lui, non viceversa. L'unica cosa che puoi insegnare a tuo figlio - che devi, in una certa misura – è come sopravvivere. Ma quando si tratta della vita stessa, un bambino, da solo, sa di più sulla vita in modo esperienziale. Il bambino è la vita; il bambino lo sa. Anche per te, se ti liberi delle influenze che hai imposto alla tua mente, le tue energie vitali sanno come essere. È solo la tua mente che non sa come essere. Un adulto è capace di ogni tipo di sofferenza - sofferenze immaginarie. Un bambino non è ancora arrivato a questo. Quindi è il momento di imparare, non di insegnare.

n.4 Lasciali Semplicemente Essere

Se i genitori tengono veramente ai propri figli, devono crescerli in modo tale che i bambini non abbiano mai alcun bisogno dei genitori. Il processo di amare dovrebbe sempre essere un processo di liberazione, non di incatenamento. Quindi, quando il bambino nasce, permettigli di guardarsi attorno, passare del tempo con la natura e passare del tempo con se stesso. Crea un ambiente di amore e sostegno e non cercare di imporre in nessun modo la tua morale, idee, religione o qualsiasi altra cosa. Solo permettigli di crescere, permetti che la sua intelligenza cresca e aiutalo a guardare alla vita a modo suo, come un essere umano – non identificato con la famiglia, o con la tua ricchezza o con qualsiasi altra cosa. Semplicemente aiutarlo a guardare alla vita come un essere umano è essenziale per il suo benessere e per il benessere del mondo. Sempre, il genitore che incoraggia il bambino a imparare a pensare da solo, a usare la propria intelligenza per vedere che cosa è meglio per lui, è la miglior garanzia che hai affinché il bambino cresca bene.

n.5 Sii un Essere Gioioso e Tranquillo

Se vuoi crescere bene il tuo bambino, la prima cosa è: dovresti essere felice. Ma tu, per conto tuo non sai come essere felice. Ogni giorno a casa tua, quando la tensione, la rabbia, la paura, l'ansia e la gelosia sono le uniche cose che vengono dimostrate a tuo figlio, cosa gli succederà? Ovviamente imparerà solo queste, non è vero? Se davvero hai intenzione di crescere bene il tuo bambino, dovresti cambiare te stesso in un essere amorevole, gioioso e pacifico. Se sei incapace di trasformare te stesso, che senso ha crescere tuo figlio?

Se vogliamo davvero crescere bene i nostri figli, prima di tutto dobbiamo vedere se possiamo fare qualcosa con noi stessi. Tutti quelli che desiderano essere genitori devono fare un semplice esperimento. Siediti e vedi che cosa non va bene nella tua vita e cosa sarebbe positivo per la tua vita – non riguardo al mondo esterno ma a te stesso. Qualcosa che riguarda te stesso – il tuo stesso comportamento, il modo di parlare, le modalità di azione, le abitudini – se riesci a modificarlo in tre mesi, allora saprai gestire anche tuo figlio con saggezza.


Sadhguru

Fonte, Inspire Your Child, Inspire the World” 

© Tora Kan Dōjō

www.iogkf.it

www.torakanzendojo.org









#karatedo #okinawagojuryu #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #dojo #taigosensei #gojuryu #karatedo #meditazione #buddhismo #kenzenichinyo #kenzenichinyoblog #taigokoninsensei #sadhguru #genitori #figli #crescere #essere #ambiente #amore




sabato 15 ottobre 2022

Il Maestro è un funambolo dell'educazione


Alberto Manzi

L'insegnante, come viene descritto da Magris, appare come un "funambolo" sospeso su un filo, che riesce a mantenere un difficile equilibrio aiutato da un bilanciere alle cui estremità, come contrappesi, ci sono: l'obbligo di rispettare le regole e la capacità di saperle infrangere. 

La vera difficoltà per il funambolo, come per noi che viviamo la nostra normale quotidianità, non è quella di sollevarsi dal suolo e restare in equilibrio, ma quella di mantenere vivo il desiderio di avanzare, nonostante le difficoltà e il pericolo, con la certezza di giungere all'altra estremità del filo teso. 

Un grande funambolo dell'educazione è stato di certo il maestro Alberto Manzi - famoso per aver insegnato a leggere e scrivere, negli anni Sessanta del secolo scorso, a milioni di italiani attraverso la trasmissione televisiva "Non è mai troppo tardi" - che in modo poco ortodosso riuscì a conquistarsi la stima e l'affetto dei suoi allievi del carcere minorile "Aristide Gabelli" di Roma, dove iniziò la sua attività di insegnante nei primi anni del secondo dopo guerra. Nella sua ultima intervista, rilasciata a Roberto Farnè, Manzi racconta questa sua esperienza che lo costrinse a progettare un modo di ver so di fare scuola. 

<<Nel carcere minorile di allora vigeva ancora il regolamento di Pio IX. Non c'era un'aula, non c'erano banchi, non c'erano sedie. C'era un'enorme sala dove vivevano questi 94 ragazzi. [...] C'erano stati quattro maestri prima di me [...]. Avevo poco più di 22 anni e potevo sembrare un ragazzo come loro, anche perché dimostravo meno della mia età. Siccome mi vergognavo di fare scuola davanti alle guardie, chiesi loro di aspettare fuori e loro mi risposero: "No, non è possibile, altrimenti la picchiano!" Allora io dissi: "Se mi picchiano, io strillo e voi aprite", e così mi chiusero dentro. All'inizio i ragazzi mi avevano preso per uno di loro, e qualcuno mi chiedeva: “perché ti hanno pizzicato?" e io rispondevo. "E a te perché?" Così in poco più di un'ora, sapevo a sommi capi la storia di ciascuno; alla fine un ragazzo disse: "Sto maestro quando arriva?" e un altro: "Quando arriva ci pensiamo noi, gli facciamo...". A un certo punto ho detto che il maestro ero io e subito qualcuno di loro ha detto: "Sai che facciamo? Tu ti metti là in fondo, ti porti il giornale, se fumi ti porti le sigarette e noi per quattro ore stiamo tranquilli nessuno ci rompe le scatole e avremo quattro ore di libertà". , La mia risposta fu: "Pure a me andrebbe bene, ma lo Stato mi paga, poco, però mi paga e io devo fare scuola. Perciò io faccio scuola e voi dovete cercare di..." "Allora te la giochi" mi interrompe uno dei ragazzi e mi indica il loro capo, che si chiamava Oscar. "Ce la giochiamo - dice Oscar-se perdo io, tu farai scuola, se ci riesci. Se vinco io, tu ti metti lì nell'angoletto". A quel punto ho detto: "Vabbè, tira fuori le carte...". "Le carte?! Qui a cazzotti si gioca". Io avevo fatto quattro anni in marina, per cui avevo imparato... mi è di spiaciuto, ma alla fine l'ho picchiato".

Alberto Manzi per affermare un principio di autorità, che potesse per mettere di realizzare un percorso educativo, rischia tutto per tutto e accetta la sfida. É un modo primordiale di affermare il proprio ruolo, ma in quella circostanza era l'unico possibile. Battere il capo vuol dire diventare "il capo", ma vuol dire anche entrare in sintonia con gli allievi ed incominciare a conquistare la loro stima. L'educatore senza questi presupposti non può svolgere affatto il suo arduo compito. Per questa ragione il maestro di Judo che, come Manzi, è in grado di mostrare la sua supremazia sui propri allievi, è riconosciuto nel suo ruolo e per questa ragione può sperimentarsi anche sul versante educativo, come aveva fatto Kano con i suoi primi allievi quando aprì il suo primo dojo. Nel dojo l'autorità è riconosciuta subito ed è quella del maestro, che la esercita con autorevolezza, suscitando nei suoi allievi una particolare ammirazione, che diventa imitazione nei comportamenti e nel delineare i propri stili di vita. La pratica del Judo fin da piccoli contribuisce a che si affermi una socializzazione secondaria rispettosa dei ruoli e delle regole. Solo in questo modo è possibile una civile convivenza improntata sulla solidarietà e quindi sul reciproco aiuto, come ha sempre promosso in ogni occasione e nei suoi scritti il prof. Kano. 

Tratto da :’Dialoghi sul Judo’ di Giuseppe Tribuzio

Luni Editrice 2019

© Tora Kan Dōjō

www.iogkf.it

www.torakanzendojo.org









#karatedo #okinawagojuryu #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #dojo #taigosensei #gojuryu #karatedo #meditazione #buddhismo #kenzenichinyo #kenzenichinyoblog #taigokoninsensei #albertomanzi #insegnamento #maestro #educazione #giuseppetribuzio #judo #jigorokano






venerdì 30 settembre 2022

L'esperienza autentica


La meditazione è una qualità di relazione a ciò che è qui.

Da questo punto di vista, il cammino spirituale nella sua dimensione interiore e la pratica della meditazione non sono che una sola ed unica cosa, cioè avere ad ogni istante la relazione giusta a ciò che è qua. Non c’è altra pratica di meditazione. 

Di contro, è difficile trovare la relazione giusta alla situazione in modo spontaneo, pertanto è necessario un apprendistato che è la pratica seduta (…) beninteso che si tratta di una situazione privilegiata, un trampolino per la meditazione nell’azione che è la relazione, la qualità d’essere di ogni istante. 

Dunque, da questo punto di vista, bisognerebbe meditare, non bisognerebbe che meditare e bisognerebbe farlo ventiquattro ore su ventiquattro. 

La meditazione è l’esperienza autentica della vita.


Denys Tendrup

© Tora Kan Dōjō

www.iogkf.it

www.torakanzendojo.org









#karatedo #okinawagojuryu #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #dojo #taigosensei #gojuryu #karatedo #meditazione #buddhismo #kenzenichinyo #kenzenichinyoblog #taigokoninsensei #denystendrup #meditazione #istante #relazione



giovedì 22 settembre 2022

Accogliere il cambiamento

 


"Il cambiamento imposto dal coronavirus sembra una sofferenza difficile da sopportare, anche se l’umanità ha superato di molto peggio. Succede perché ci troviamo nella condizione in cui tutta la nostra modernità, la tutela tecnologica, la globalizzazione, il mercato, insomma tutto ciò di cui andiamo vantandoci, ciò che in sintesi chiamiamo progresso, si trova improvvisamente a che fare con la semplicità dell’esistenza umana.

Siamo di fronte all’inaspettato: pensavamo di controllare tutto e invece non controlliamo nulla nell’istante in cui la biologia esprime leggermente la sua rivolta. Dico leggermente, perché questo è solo uno dei primi eventi biologici che denunceranno, da qui in avanti, gli eccessi della nostra globalizzazione.

Se questo è il quadro, c’è forse un’incapacità di evolverci, come esseri umani? Il Cristianesimo ha diffuso in Occidente un ottimismo che ci ha insegnato a pensare in questi termini: il passato è male, il presente è redenzione e il futuro è salvezza. Questa modalità di considerare il tempo è stata acquisita dalla scienza, che a sua volta dice che il passato è ignoranza, il presente è ricerca e il futuro è progresso.

Persino Karl Marx è un grande cristiano quando predica che il passato è ingiustizia sociale, il presente farà esplodere le contraddizioni del capitalismo e il futuro renderà giustizia sulla Terra. E Sigmund Freud, che pure scrive un libro contro la religione, sostiene che i traumi e le nevrosi si compongono nel passato, che il presente sia magico e che il futuro sia guarigione. Non è così. Il futuro non è il tempo della salvezza, non è attesa, non è speranza. Il futuro è un tempo come tutti gli altri. Non ci sarà una provvidenza che ci viene incontro e risolve i problemi nella nostra inerzia. Speriamo, auguriamoci, auspichiamo: sono tutti verbi della passività.

Stiamo fermi e il futuro provvederà: non è così.

Quindi cosa dobbiamo fare? Non c’è niente da fare, c’è da subire. Accettiamo che siamo precari: ce lo siamo dimenticati? Rendiamoci conto che non abbiamo più le parole per nominare la morte perché l’abbiamo dimenticata. Ammettiamo che quando un nostro caro sta male lo affidiamo all’esterno, a una struttura tecnica che si chiama ospedale, e da lì non abbiamo più alcun contatto. Una volta i padri vedevano morire i figli quanto i figli vedevano morire i padri. C’erano le guerre, le carestie, le pestilenze. Esisteva, concreta, una relazione con la fine. Oggi l’abbiamo persa. Quando qualcuno sta male, mancano le parole per confortarlo. Diciamo: vedrai che ce la farai. Che sciocchezza. Che bugia. Perché abbiamo perso il contatto con il dolore, con il negativo della vita. E quindi come facciamo ad avere delle strategie quando il negativo diventa esplosivo?

Mi chiedete: il timore di cambiare è un limite valicabile? Facciamo prima un punto sulla realtà.

Sono trent’anni che il Paese non è governato: accorgerci ora che abbiamo cinquemila letti in terapia intensiva quando la Germania ne ha 28 mila, scoprire che le carceri sono in subbuglio e che è possibile scappare sui tetti, ammettere adesso che andavano costruite altre strutture perché i detenuti potessero vivere in condizioni almeno vivibili; è il conto che stiamo pagando per essere stati distratti, per non aver preteso una guida vera. Per non parlare del debito pubblico: un macigno che si farà ancora più pesante per sopperire alle difficoltà economiche di questi mesi.

È questo il limite, reale. E se lo troveranno davanti soprattutto i giovani, che al momento sembrano non morire con la stessa velocità e intensità dei vecchi: poi toccherà a loro, se non si ammalano, continuare a esistere in questo mondo.

È un momento di sospensione, specie dalla frenesia quotidiana. Mi dicono: per molti è un valore positivo, per altri un monito del fato. Io penso che la sospensione ci trovi soprattutto impreparati: ci lamentiamo tutti i giorni di dover uscire per andare a lavorare, ma se dobbiamo fermarci non sappiamo più cosa fare. Non sappiamo più chi siamo. Avevamo affidato la nostra identità al ruolo lavorativo. La sospensione dalla funzionalità ci costringe con noi stessi: degli sconosciuti, se non abbiamo mai fatto una riflessione sulla vita, sul senso di cosa andiamo cercando. Siccome non lo facciamo, poi ci troviamo nel vuoto, nello spaesamento. E allora chiediamoci: il paesaggio era il lavoro? L’identità era la funzione? Fuori da quello scenario non sappiamo più chi siamo? Questo è un altro problema. Non basta distrarsi nella vita, bisogna anche interiorizzare e guardare se stessi. Finora siamo scappati lontano, come se noi fossimo il nostro peggior nemico. I nostri week end non erano l’occasione per volgere lo sguardo a noi, ai nostri figli. Erano fughe in autostrada.

Perché conosciamo due modalità dell’esistenza: lavorare e distrarci. Fuori dal quel cerchio, è il nulla.

Un quarto della popolazione italiana è estremamente fragile: il virus lo ha dimostrato. C’è chi si sorprende del relativismo della società rispetto ai più deboli. Ma è inevitabile. So bene che se mi dovessi ammalare io passerei in secondo piano, perché sono da salvare prima i giovani. Il problema è perché siamo arrivati a dover affrontare questo tipo di scelta, perché non abbiamo provveduto a creare le condizioni, e le strutture, per fronteggiare il dilemma. Moriremo per inefficienza. Se un virus si propaga con un numero di vittime paragonabile ai morti in guerra è chiaro che andrà tracciata − netta − la linea tra chi deve vivere e chi morire.

Ora: l’egoismo non sta diventando adesso un valore primario. È già il valore primario nella nostra cultura. La solidarietà è andata a picco in questi anni. Individualismo, narcisismo, egoismo: sono tutte figure di solitudine. La socializzazione si è ridotta alla propria parvenza digitale. E se anche l’istruzione, superata questa fase sperimentale, costretta dai tempi, dovesse poi venire diffusa via internet? I ragazzi hanno bisogno di imparare ma anche di guardarsi in faccia, di ridere, di capire attraverso lo sguardo se l’altro dice la verità o sta mentendo. Hanno bisogno di esperienze fisiche.

Nell’isolamento e nelle avversità, gli esseri umani hanno bisogno di sentire di non essere soli a lottare. I cinesi di Wuhan se lo gridavano dalle finestre. Quindi se la rete digitale ha reso possibile la connessione là dove non c’è possibilità di incontro, mi viene da pensare: bene, ottimo, ha dimostrato la sua utilità. Ma per come ha funzionato fino a ora, Internet ha anche isolato i nostri corpi. Un conto è dirsi le cose in rete, un conto è dirsele di persona. Il problema, da qui in poi, è di continuare ad avere una relazione sociale secondo natura, in cui un uomo incontra un uomo, e non l’immagine di un uomo in uno schermo.

Quando potrà risollevarsi l’animo umano? E come?

Il degrado è stato significativo. Secondo me l’animo umano era più all’altezza di queste situazioni all’epoca dei nostri nonni, quando la fatica e la penuria e la povertà erano le condizioni della solidarietà. Nelle società opulente abbiamo sviluppato invece l’egoismo, perché ci era consentito, non avendo più bisogno del nostro prossimo.

Che l’umanità occidentale sia a perdere mi sembra evidente: siamo costretti in casa con le nostre scorte alimentari e il nostro letto caldo, l’unica pena che ci è inflitta è non poter uscire. Siamo il popolo più debole della Terra, il più assistito dalla tecnologia: se manca la luce per dodici ore andiamo nel panico. Mi spingo oltre: il razzismo di noi italiani, al di là di come viene indotto, ha una ragione radicata nell’inconscio. Abbiamo paura degli africani perché capiamo che quei signori capaci di attraversare i deserti, sopravvivere alle carceri e attraversare il mare sono biologicamente superiori a noi. Bios vuole dire vita. Ed è la biologia, accettiamolo, che vincerà."

 Umberto Galimberti, 16 aprile 2020


© Tora Kan Dōjō










#karatedo  #okinawagoju #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #asdtorakan #taigosensei #umbertogalimberti #galimberti #pandemia #covid19

giovedì 15 settembre 2022

Il tempo è Adesso

 


Lo Zen è una liberazione dal tempo. Se infatti apriamo i nostri occhi e distinguiamo nettamente, risulta ovvio che non esiste altro tempo che questo istante, e che il passato e il futuro sono astrazioni senza una concreta realtà.
Finché ciò non sia diventato chiaro, sembra che la nostra vita sia tutta passato e futuro, e che il presente non sia niente di più di quel capello infinitesimale che li divide. Ne consegue la sensazione di “non aver tempo”, di un mondo che s’affretta con tale rapidità che è trascorso prima che noi lo abbiamo goduto. Ma attraverso “il risveglio all’istante” si capisce che tale impressione è l’opposto della verità; è piuttosto il passato e il futuro che sono illusioni “effimere, e il presente che è eternamente reale. Noi scopriamo che la successione lineare del tempo è una convenzione del nostro pensiero verbale monodiretto, di una coscienza che interpreta il mondo affermandone piccoli pezzi e chiamandoli cose ed eventi. Ma ognuno di simili atti della mente esclude il resto del mondo; così che tale tipo di coscienza riesce a conseguire una visione approssimativa del tutto solo mediante una serie di atti di possesso, l’uno di seguito all’altro. Nondimeno la superficialità di questa coscienza è palese nel fatto che essa non può regolare, e non regola, nemmeno l’organismo umano. Poiché se la coscienza dovesse controllare il battito del cuore, il respiro, l’azione dei nervi, delle ghiandole, dei muscoli, e degli organi dei sensi, si aggirerebbe con furia selvaggia per il corpo interessandosi di una cosa dopo l’altra, senza aver tempo per nulla di diverso. Fortunatamente non ha questo incarico, e l’organismo è regolato dalla “mente originale” che sta fuori del tempo, e occupandosi della vita nella sua totalità, può fare tante cose” in una volta.

 

Tratto da: Alan Watts, La via dello zen.


© Tora Kan Dōjō










#karatedo  #okinawagoju #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #asdtorakan #taigosensei #kusen #alanwatts #laviadellozen

giovedì 8 settembre 2022

La carezza del Se

Io penso che gli oggetti non siano affatto inanimati, lo diventano nel momento in cui pensiamo lo siano, e credo che tutto, anche quello che ci fa arricciare il naso perché qualcuno ci ha imposto di farlo, desideri esprimersi e toccarci in un modo diverso, in un attimo di presenza al di là della parola e dell'intelletto, con un linguaggio inedito e universale. E che a sua volta sgorga dal profondo del nostro cuore, e si affianca a noi e si distilla da sé nel momento in cui parte dalla bocca e si incastra perfettamente nel cuore di qualcuno che forse non se lo aspettava, oppure sul quel foglio che finisce il verso di quella poesia che avevamo abbandonato in un vecchio cassetto. Proprio adesso ho notato un piccolissimo ago sul mio tavolo, stamattina non c'era, ora tutta la mia attenzione è in un micro ago, ma guarda te... il micro Sé.

Metto un punto, ora scrivo una virgola... ora tre punti nel tempo di un respiro. E così il nostro sguardo che si posa puntualmente su ogni cosa comprende senza parole l'inesprimibile, in silenzio con uno stupore senza fronzoli che accoglie e basta.

Gli oggetti se ne stanno lì in qualsiasi condizione senza distinzioni e ci faccio caso, ritrovo una certa familiarità, umiltà e compostezza.

Le cose sono perfettamente allineate in questo tempo e in questo spazio di mondo e si lasciano trovare al posto giusto nel momento giusto. Semplicemente ci ricordano di non dimenticare il cielo e la terra che ci compongono, la nostra vera natura alla quale non manca proprio nulla, e dove nulla è da togliere, perché l'armonia è uno stato del cuore.

Questo ad esempio è uno dei tanti quadri appesi al muro del Dōjō. Non posso fare a meno di soffermarmi a guardare queste storie ricche di significato che mi riportano all'essenza di questa unica grande parola d'amore che non si finisce mai di coltivare e che diventa potentissima nel momento in cui la condividi senza esitazioni, è una nobiltà di spirito che libera e non si esaurisce mai. E allora scorri le immagini con gli occhi e senti come intonare antiche canzoni in quelle sere senza giacchetto attorno ad un grande fuoco insieme agli amici più cari, un invito pieno ricordi a colori e in bianco e nero che vivono abbracciati in cornici che non delimitano. Questa per me è l'intesa senza parole, preparare le orecchie e allenare lo sguardo. 

Tutto parla e ci interroga... lo sto imparando ogni giorno nel Dōjō, dove scopro che un semplice spolverino se lavora insieme alla mia mano può diventare il prolungamento dei miei occhi che si fanno grandi, il continuo del mio respiro che si acquieta, e ogni cosa si fa più vicina come una dolcissima carezza. E in questi anni nel Dōjō ne ho ricevute tantissime. In particolar modo questa che io chiamo 'carezza del SE', una delle tante che porto nel cuore in un posticino speciale e che mi accompagna ovunque, da sempre.

Monica Tainin De Marchi

 

© Tora Kan Dōjō




















#karatedo #okinawagojuryu #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #moriohigaonna #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #asdtorakan #taigosensei #gojuryu #karatedo #monicademarchi #lamontagnesanssommet

 

 

 

venerdì 2 settembre 2022

Il lavoro senza respiro

 


"Il loro furibondo lavoro senza respiro - il vizio peculiare del nuovo mondo (America) - comincia già per contagio a inselvatichire la vecchia Europa e a estendere su di essa una prodigiosa assenza di spiritualità. Ci si vergogna già oggi del riposo, il lungo meditare crea quasi rimorsi di coscienza. Si pensa con l'orologio alla mano, come si mangia a mezzogiorno appuntando l'occhio sul bollettino di Borsa; si vive come uno che continuamente «potrebbe farsi sfuggire» qualche cosa. «Meglio fare una qualsiasi cosa che nulla» - anche questo principio è una regola per dare il colpo di grazia a ogni educazione e ogni gusto superiore. E come tutte le forme vanno visibilmente in rovina in questa fretta di chi lavora, così anche il senso stesso della forma, l'orecchio e l'occhio per la melodia dei movimenti, vanno in rovina. La prova di ciò sta nella grossolana chiarezza oggi pretesa ovunque, in tutte le situazioni in cui l'uomo vuol essere onesto con l'uomo, nei rapporti con amici, donne, parenti, bambini, insegnanti, scolari, condottieri e principi: non si ha più tempo né energia per il cerimoniale, per i giri tortuosi della cortesia, per ogni esprit nella conversazione, e sopratutto per ogni otium. Poiché la vita a caccia di guadagno costringe continuamente a prodigarsi fino all'esaurimento in un costante fingere, abbindolare o prevenire: la virtù vera è ora fare qualcosa in minor tempo di un altro e così ci sono molto raramente ore di consentita onestà; in queste, tuttavia, si è stanchi e non ci si vorrebbe soltanto lasciare andare, ma buttare distesi pesantemente in lungo e in largo. [...] Se esiste ancora un piacere nello stare in società e nelle arti, è un piacere quale se lo sanno procurare schiavi stremati dal lavoro. Che vergogna, questa parsimonia della «gioia» nei nostri uomini colti e non colti! Oh, che vergogna questo crescente venire in sospetto di ogni gioia! Il lavoro ha sempre di più dalla sua tutta la buona coscienza: l'inclinazione alla gioia si chiama già «bisogno di ricreazione» e comincia a vergognarsi di se stessa. «È un dovere verso la nostra salute», si dice quando si è sorpresi durante una gita in campagna. Anzi, si potrebbe ben presto andare così lontano da non cedere a una inclinazione alla vita contemplativa (vale a dire all'andare a passeggio, con pensieri e amici), senza disprezzare se stessi e senza cattiva coscienza. Ebbene! Una volta era tutto in contrario: era il lavoro ad aver su di sé la cattiva coscienza. Un uomo di buoni natali nascondeva il suo lavoro quando le necessità lo costringevano a lavorare. Lo schiavo lavorava oppresso dal sentimento di fare qualcosa di spregevole. «La nobiltà e l'onore sono soltanto nell'otium e nel bellum», così suonava la voce dell'antico pregiudizio"

F. Nietzsche

(da La gaia scienza, Libro IV, n. 329).


© Tora Kan Dōjō












#karatedo #okinawagojuryu #artimarziali #torakandojo #torakan #taigospongia #iogkf #karateantico #karatetradizionale #zen #zazen #zensoto #karate #artimarziali #budo #kenzenichinyo #bushido #asdtorakan #taigosensei #gojuryu #karatedo #meditazione #nietzsche #gaiascienza #lavoro #gioia #vitacontemplativa