sabato 25 dicembre 2021

Liberarsi dalla paura di vivere

 



Ciò che è veramente importante è che vi liberiate della paura di vivere.

Questa paura di vivere comporta due aspetti: da una parte la paura di tutto ciò che portiamo in noi stessi, dall'altra la paura delle situazioni concrete con le conseguenze a cui possono dare origine. La paura di vivere diviene ben presto paura di soffrire: meglio vivere meno per soffrire meno. Osservate, guardate, domandatevi se questo vi riguarda o no. [...] Avete paura di vivere perché vivere significa assumersi il rischio di soffrire. Questa paura ha le sue radici nelle vostre esperienze passate perché più avete vissuto più siete stati infelici. [...] E molto spesso nasce questa decisione, a volte inconscia, a volte molto cosciente: «Non voglio più soffrire così». [...] Bisogna avere chiaro che, per chi è impegnato nel cammino della saggezza e vuole a poco a poco penetrare il mistero della sofferenza, è indispensabile assumersi il rischio di vivere e di soffrire.

[...] Questa ricchezza di vita è stata abbondantemente condannata anche dagli insegnamenti spirituali che esaltano l'ascetismo, l'austerità, la rinuncia, il ritiro in un monastero o in una grotta d'eremita [...]. Quindi, vi dibattete in un senso di soffocamento per il desiderio di condurre una vita vasta, una grande vita, una vita ricca di esperienza. Il rischio è che questa paura di vivere sia illusoriamente giustificata da un ideale spirituale.

[...] Cerchiamo di essere innanzi tutto perfettamente naturali prima di aspirare al soprannaturale. «Colui che tradisce la terra non raggiungerà mai il cielo», questo famoso motto è eloquente.

[...] Se mi ritiro a poco a poco dal mondo, realizzerò l'archetipo del saggio che ha rinunciato a tutto, immerso nella beatitudine del nirvana. Si tratta di un'immensa menzogna, frutto della negazione e della paura. [...]

Cominciamo dall'inizio. Se desiderate raggiungere una spiritualità che non sia una caricatura, abbiate il coraggio di riconoscere tutta la forza vitale che esiste nel bambino e che in voi è rivolta contro se stessa. [...] Sono convinto che gran parte di ciò che attribuiamo all'avanzare dell'età derivi di fatto dalla repressione della forza vitale in noi, innanzi tutto da parte di chi ci educa, poi da parte dell'esistenza in generale, e infine da parte di noi stessi; e sono convinto che non si può divenire né un asceta né uno yogi se si soffoca questa forza vitale.

 Arnaud Desjardins


















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martedì 21 dicembre 2021

Disattenzione

 



"Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.
Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro,
incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.
Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
oppure
(e qui un paragone che mi è mancato).
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.
Su un tavolo più giovane, da una mano d’un giorno
più giovane,
il pane di ieri era tagliato diversamente.
Le nuvole erano come non mai e la pioggia era
come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
La Terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote."

 Wisława Szymborska


© Tora Kan Dōjō














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sabato 18 dicembre 2021

La Via della non-paura

Pubblichiamo l'estratto di un Insegnamento offerto da Taigô Kônin Sensei durante la Pratica Zen.

Si dice che il grande dono che offre la Pratica Zen sia quello della non-paura.
La non-paura può verificarsi soltanto se si vive completamente nel presente.
Nel presente non può esserci paura, quanto meno non la paura che irretisce, che offusca il pensiero, offusca le scelte, irrigidisce il corpo.
La paura è una conseguenza della mente che è rimasta legata e condizionata da eventi passati o che è in ansia e proiettata verso il futuro. Se la mente è completamente concentrata sul presente non c’è spazio per la paura perché davanti ai nostri occhi appare chiaro quello che c'è da fare, e siamo spinti alla giusta fermezza, alla giusta determinazione.
Senza fermezza, senza determinazione, senza energia, non esiste nessuna pratica e nessuna vita degna di tale nome.
La vita non deve essere subita, deve essere vissuta... in ogni condizione possibile, nella salute come nella malattia. Non c'è nulla che siamo costretti o tenuti a subire; ogni occasione è occasione di pratica ed espressione  della realtà del momento presente.
Non c'è occasione che non sia una buona occasione, anche nelle condizioni apparentemente più svantaggiose e disagevoli. Il resto sono tutte scuse, siamo dei campioni nel trovare giustificazioni, vie di fuga...
La Pratica Zen, quella vera, autentica, spazza via la nostra necessità di trovare delle scuse.
Ogni mattina sedendo in Zazen riconosciamo la nostra fragilità, la nostra insicurezza, e contemporaneamente percepiamo il fondo di solidità che sostiene la nostra vita che non è limitata a noi, alla nostra fittizia identità e ritroviamo così la giusta fede e la giusta determinazione.
La cosa più importante è ricordarci costantemente, tutti i giorni, che non viviamo solo per noi stessi. È qualcosa che va ben oltre le nostre responsabilità familiari, nei confronti dei nostri compagni, dei nostri figli, dei nostri amici... ovvero questo ne è solo una naturale conseguenza.
Spesso anche le nostre relazioni diventano una buona scusa, una buona giustificazione.
La nostra responsabilità è quella di spazzare via dalla nostra mente ogni piano b, ogni possibilità di fuga; non esistono piani b nella vita... esistono solo soluzioni valide nel momento, che possiamo vedere solo con gli occhi della concentrazione, della presenza e della compassione e approfittandone istantaneamente, automaticamente, inconsciamente. Tutti i piani che sono nella nostra mente sono destinati a saltare in aria di fronte alla realtà, soprattutto le vie di fuga.
Il mio primo Maestro  diceva:
Quello che imparerete domani non vi potrà essere utile oggi…’
Ho notato che quando prendete una decisione vi lasciate sempre una via di fuga, un piano b, e questo, vi assicuro, genera sofferenza, disperde molta della vostra energia. L'80% della vostra energia è dispersa verso il piano b, e quindi anche quando fate un'esperienza la vivete in maniera molto limitata, nella vostra mente avete già preventivato la possibilità di sfuggire e quindi in parte siete già sfuggiti a quella esperienza, non siete totalmente presenti e disponibili.
Dovete bruciare completamente nell'esperienza che fate, come fosse l'ultima cosa fate nella vostra vita, il vostro testamento. Se foste impegnati a scrivere il vostro testamento, se foste consapevoli che quel gesto che state compiendo è l'ultimo della vostra vita, non pensereste minimamente a progettare un piano b. Capireste cosa vuol dire essere completamente presenti, implicati. Abbandonarsi totalmente al momento presente.
Senza questo atteggiamento (che va educato e coltivato) non esiste nessuna pratica, vi state prendendo in giro.
Vi esorto, ed è mio compito farlo, ad essere determinati, che non significa assolutamente infliggersi una pratica mortificante da cui metto sempre in guardia.
Essere determinati significa vivere la vita pienamente, e vi assicuro che è il modo migliore per trovare la massima energia che avete disponibile e vincere la paura.
La mia tentazione sarebbe quella di non dire nulla, non voglio forzare la mano in nessun modo, ma devo essere sincero ed onesto anche per la responsabilità che ho nel sedere qui con voi e farvi da guida come sembrate chiedermi.
Vi assicuro che la vita diventa molto facile quando non ci permettiamo vie di fuga e questo non significa essere rigidamente proiettati verso un progetto futuro senza avere la capacità di modificare le nostre azioni. Cammin facendo, se c'è necessità di cambiare, si cambia, ma si cambia nel presente, nel momento in cui la possibilità, il bivio, appare chiaramente, e allora si sceglie... intuitivamente, spesso non è neanche una scelta difficile da compiere.
Quando abbiamo chiaro l'orientamento nel nostro cuore e non vogliamo svicolare, allora tutto ci guida nella direzione giusta, eventualmente ci suggerisce anche gli eventuali cambi di direzione. È proprio tutto il contrario dell'essere rigidi.
Fate attenzione a non fraintendere queste parole, è difficile esprimere questi concetti, difficile anche comprenderli e afferrarli se non siete completamente disponibili e aperti; buttate via i vostri pregiudizi anche nei confronti delle parole, ascoltate col cuore, non col cervello.
Io riconosco in ognuno di voi questo potenziale... ed è doloroso vedere che spesso non viene espresso per paura, perché avete predisposto nella vostra mente un piano b, avete preventivato una via di fuga, sprecando un sacco di energie.
Tutte le persone che vivono con soddisfazione e pienezza la propria vita, lo fanno perché la loro passione per la vita non ha previsto nessun piano b.
C'è una frase che tempo fa avevo suggerito: "Quando senti di non avere scelta vuol dire che stai andando nella direzione giusta", molti non l'hanno capita, la gente ascolta col cervello, con tutti i suoi pregiudizi e filtri, è difficile comprendere questa frase se non si è fatto un certo genere di scelte ed esperienze nella propria vita.
Invece questa frase esprime proprio la massima libertà.
Ci priviamo della libertà quando non siamo determinati, quando non rispondiamo alla nostra vocazione, a quello a cui siamo chiamati, non siamo più liberi.
La nostra libertà si esprime solo in quello che noi, proprio noi, siamo chiamati a fare, tutto il resto è tempo, energia, vita persa... e quanta ne abbiamo persa fino ad adesso!
E’ per questo che Dōgen Zenji ci esorta continuamente... "Praticate con vigore, non sciupate il vostro tempo."
Dobbiamo spronarci ad uscire dalla nostra zona di comfort,  sono stato costretto a farlo tante volte nella mia vita e mi sono reso conto che ogni volta si è rivelata una benedizione. L'unico modo per fare un passo in più, un vero passo, nella direzione verso cui siamo chiamati.
E se abbiamo la fortuna di avere un Maestro che ci esorta ed insegna a farlo siamo molto fortunati e sarà un tesoro prezioso per il resto della nostra vita.

(registrazione e trascrizione a cura di Monica Tainin)
© Tora Kan Dōjō





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martedì 14 dicembre 2021

Trasmissione della storia del Risveglio (versione Italiana e Francese)

 Di Federico Dainin Jôkô Sensei

Rohatsu 8 - XII - 2019

(trascritto da Myonin unsui)

In quel momento, seduto in mezzo a innumerevoli compagni di umanità, sulla montagna che non conosce vetta, Gautama coglie un fiore. Tra le dita del risvegliato, il fiore danza ancora oggi.

Chiude le palpebre. Nessuno ha capito.

Ha aperto le palpebre. Kasho sorride.

“Sento nel profondo di me la realtà di tutte le cose, la bellezza e la bontà di tutti gli esseri. Carceriere di me stesso, sono anche il mio liberatore. "

L'occhio vede il tesoro.

"È in me e con me in tutti gli esseri che il Nirvana palpita. "

Mentre l'umile e potente stella del mattino lascia la sua impronta eterna nel cielo, Gautama rompe il tempo, apre lo spazio, offre il fiore.

Seduto per diversi giorni, assorbito nel cuore della sua presenza, corpo e spirito riconciliati, i suoi poteri toccano ogni particella dell'Universo, come una potente luce che irrompe in una stanza buia, come una mano amorevole che sfiora un viso amato.

Aveva abbandonato il palazzo all'età di diciannove anni. Rasandosi la testa, ha invitato tutti gli esseri a essere veri. La sua ricerca è stata lunga. Poi si è seduto. Una stuoia di pietre ed erba, quasi a mettere radici tra la vita e la morte. Seduto, meravigliosamente immobile, per amore e speranza. Così immobile, che i ragni potevano tessere piccole ragnatele tra le sopracciglia, e i passeri costruivano un nido nel mudra delle sue mani.

La vita organica e non organica pulsava in tutto il suo essere: montagne e valli, muschi, insetti, stelle e firmamento, fiumi e oceani, luna e sole, uccelli e pesci e tutte le forme dell'esistenza, gli esseri umani e gli animali, tutto, tutto, pulsava la linfa risvegliata in lui. Poi lui stesso si è sentito contenuto nel tutto e in tutto. Infinito. Eterno. Ha poi visto l'intero ciclo della sua vita e della sua morte. E diventatò riconoscente. Vide che faceva parte della creazione e della distruzione di mondi e regni infiniti.

In quel momento sentì nel più piccolo spazio di tutto il suo essere la sofferenza e la felicità di ogni essere senziente. Il suo corpo conteneva notte e giorno, gioie e dolori; passato, presente e futuro.

Accolse la vita.

Divenne un rifugio.

Nel trentesimo anno della sua vita, l'ottavo giorno del dodicesimo mese, mentre la notte si infittiva di nero e silenzio, la luce lontana della stella del mattino si riversava nella sua vita, intrisa di eternità, di gioia, benevolenza e saggezza il suo corpo ora vasto come lo spazio e il suo spirito infinito come il tempo.

“Ho raggiunto il vasto eterno risveglio. Un muro ridotto in polvere ha bucato le nuvole e, con me, tutti gli esseri senzienti sono tornati a casa. "

Fu il primo ruggito del leone.

Presto coglierà il fiore, presto Kasho sorriderà.

Presto aprirà lo spazio del suo cuore e manterrà la sua dimora in questo mondo per quarantanove anni, trasmettendo senza sosta a tutti gli esseri questo tesoro nascosto al loro interno. Quarantanove anni, con la mano tesa e il petto aperto, per aiutare tutti gli esseri senzienti a liberarsi dalla sofferenza. Non è mai stato solo. Rivestito degli avanzi di questo mondo, ricco di una ciotola vuota, la sua stessa carne, il suo sacco di ossa e il suo cuore spalancato divennero l'essenza stessa del risveglio tra gli Uomini.

Da allora, la sua trasmissione è stata ininterrotta e la sua vita rimane la radice della nostra pratica. La bellezza del suo Essere era, di per sé, l'insegnamento.

Non pensare che Gautama si sia svegliato. E, se gli crederai, è qui, sveglio con te.

Con il passare della notte, lo sentirono apparire e scomparire con forza da migliaia di mondi ed esistenze; ha capito l'inesprimibile, noi andiamo e veniamo, appariamo e spariamo come le onde degli oceani, come le bolle che adornano le creste della risacca. Oceano di saggezza.

L'acqua è pura fino alle sue profondità più profonde. La luna risplende nella più piccola goccia di rugiada. Montagne e fiumi, terre e valli, forme e apparenze, luna e acqua, io e te. Può essere tutto molto diverso; ma non c'è niente che non esiste negli occhi dei Buddha.

Sorrideva, sorrideva come un gesto d'amore, e il suo sorriso illuminava il cuore dell'oscurità del mondo come un delicato alone di una candela che accompagna una solenne cerimonia nella notte. Sublime sorriso d'amore che purifica tutti gli ostacoli esistenti in un istante.

In quel momento il cielo tuonò, i fulmini squarciarono il velo del tempo presente, Gautama sentì tutta la sofferenza degli esseri in lui e resistette. Sedeva immobile, come una roccia, inzuppata fino al midollo, una roccia d'amore, senza muoversi per rimanere un rifugio stabile e sereno in mezzo al trambusto delle illusioni e al dolore della vita.

Vivere è un disastro, esistere un miracolo, come il parto, un disastro di dolore che genera la meraviglia più misteriosa, il dono dell'esistenza.

L'occhio non vede l'occhio. L'occhio vede il Tutto che lo contempla.


Anche noi siamo negli occhi dei Buddha e non solo; siamo l'occhio stesso dei Buddha. L'occhio di Gautama è tutto il nostro cuore, che sta qui meravigliosamente dritto, la fonte della beatitudine. Altrove, non c'è sole il cui splendore parli da sé così bello. Gautama e noi non siamo qui. Non c'è né uno né due. La nostra pelle, la nostra carne, le nostre ossa e il nostro midollo sono questo misterioso Tutto. Qui anche noi, casa e rifugio, nei secoli dei secoli.

Il fiore danza tra le dita dei vivi.

All'Infinito, Kasho sorride.

La tempesta cessò e le nuvole si inchinarono per far riapparire la luna con la sua bianca presenza. Tutte le prigioni del mondo e dello spirito si sono aperte, Gautama capì che siamo prigionieri e carcerieri, ma anche chiave e liberatore. Il suo cuore batteva forte, deliziato dal desiderio di aiutare tutti gli esseri senzienti a liberarsi dal dolore e dall'incompletezza.

Le stagioni vanno e vengono, fiumi e paesaggi cambiano momento per momento. Non è altro che il Buddha che alza un sopracciglio e sbatte le palpebre. L'unico corpo che assume miriadi di forme.

Non trasmettere questa storia a parole; lasciate solo che la storia si trasmetta al profondo della vostra vera bellezza, l'un l'altro, tutte le bellezze dei Mondi.

Segui il tuo cuore. E, oggi, lascia che il desiderio di Gautama sbocci dentro di te. Questo fiore è solo compassione. E quel sorriso è tutto amore. In questo momento, i muschi e le rocce, il cielo e la terra possono vivere in te. In questo momento, alla tua presenza, tutto può essere perdonato e tutto può essere amato. Diventi questa terra dove i peccatori [tentatori] possono soffrire.

“Aiuta tutti gli esseri a liberare se stessi dalla sofferenza."

All'improvviso non c'è più interno o esterno; niente è separato. Il vento attraversa il vasto cielo, le nuvole danzano, un fiore sboccia tra le tue mani e il mondo sorge.

Immergiti nella vita, vivo; e in un solo istante sei Gautama, un fiore danzante e il sorriso di Kascho. Il torrente nella valle si gonfia e si trasforma in un torrente. L'acqua brilla sulle rocce. Il ramo del vecchio albicocco fiorirà di nuovo domani; e nello stesso tempo crescono le spine.

Abbiamo cercato tanto fuori e lontano da noi, ma ha sempre riecheggiato in noi una bellezza antica e sempre nuova.

All'orizzonte Gautama vide finalmente la stella del mattino. L'aveva vista tante volte. Ma questa mattina l'ha vista per la prima volta. Il suo cuore era in pace. Immobile e dilatato. Vide passare davanti a sé le pagine del libro della sua vita; pensava ai suoi genitori, a suo figlio, agli anni di ricerca e di interrogatorio, alla sua storia e a questo mondo bello e tormentato, alla gente della sua terra, alla gente immersa nel dolore, e più particolarmente pensava ai bambini, semi dei giorni a venire: la compassione gli apriva il petto e le sue braccia potevano abbracciare tutto.

Non sentiva altro che amore, e passò all'altra sponda, quella sponda dove ogni essere può, incontrandosi per sempre, incontrare tutte le cose nella verità. È diventato amore stesso ed ha espresso il desiderio di aiutare inesorabilmente tutti gli esseri senzienti, sciolti nell'impasto del mondo, per aiutarli a liberarsi dalla sofferenza.

Non è mai troppo tardi per amare.

Oggi tutti gli esseri sono chiamati Buddha.


(Versione in Francese)

Par Federico Dainin Jôkô Sensei

Rohatsu 8 – XII – 2019

(dans la chambre du maître avec les plus proches des siens...transcrit par Myōnin unsui )

A ce moment-là, assis au milieu d’innombrables compagnons d’humanité, sur la montagne qui ne connait pas de sommet, Gautama saisit une fleur. Entre les doigts de l’éveillé, la fleur danse encore aujourd’hui.

Il ferma les paupières. Nul ne comprit.

Il rouvrit les paupières. Kascho sourit.

« Je ressens au plus profond de moi la réalité de toutes les choses, la beauté et la bonté de tous les êtres. Geôlier de moi-même, je suis aussi mon libérateur. »

L’œil voit le Trésor.

« C’est en moi et avec moi en tous les êtres que bat le Nirvana. »

Alors que l’étoile du matin, humble et puissante, laisse son empreint éternelle dans le ciel, Gautama brise le temps, ouvre l’espace, offre la fleur.

Assis depuis plusieurs jours, absorbé au cœur de sa présence, corps esprit réconciliés, ses pouvoirs allaient toucher la moindre particule de l’Univers, comme une lumière puissante qui fait irruption dans une chambre sombre, comme une main aimante qui effleure un visage aimé.

Il avait abandonné le palais à l’âge de dix-neuf ans. Se rasant la tête, il invita tous les êtres à être vrais. Sa quête fût longue. Puis, il s’assit. Une natte de pierres et d’herbes, comme pour prendre racine entre la vie et la mort. Assis, merveilleusement immobile, par amour et espérance. Tellement immobile, que les araignées purent tisser des dentelles de toile entre ses sourcils et que des passereaux bâtirent un nid entre ses mains en moudra.

La vie organique et non-organique pulsait ses battement à l’intérieur de tout son être : montagnes et vallées, mousses, insectes, étoiles et firmament, fleuves et océans, la lune et le soleil, oiseaux et poissons, et toute forme d’existence, les êtres humains et les animaux, tous, tout, battaient en lui la sève éveillée. Il se sentit alors lui-même contenu en toute chose et en tout être. Infini. Éternel. Il vit alors l’entièreté du cycle de ses vies et de ses morts. Il devint reconnaissance. Il vit comme il fut partie de la création et de la destruction d’infinis mondes et royaumes.

A cet instant il sentit dans le moindre espaces de tout son être la souffrance et le bonheur de chaque être sensible. Son corps contenait la nuit et le jour , les joies et les peines ; passé, présent et futur.

Accueillir la vie.

Devenir refuge.

A la trentième année de sa vie, le huitième jour du douzième mois, alors même que la nuit s’épaississait de noir et de silence, la lointaine lumière de l’étoile du matin se jeta dans sa vie, imprégnant d’éternité, de joie, de bienveillance et de sagesse son corps désormais vaste comme l’espace et son esprit infini comme le temps.

« J’ai réalisé le vaste éveil éternel. Un mur réduit en poussière a percé les nuages et, avec moi, tous les êtres sont revenus à la maison. »

Ce fût le premier rugissement du lion.

Bientôt il cueillera la fleur, bientôt Kascho sourira.

Bientôt il ouvrira l’espace de son cœur et gardera sa demeure en ce monde quarante-neuf années durant, transmettant sans relâche à tous les êtres ce trésor caché en eux. Quarante-neuf années, la main tendue et la poitrine ouverte, pour aider tous les êtres à se libérer eux-mêmes de la souffrance. Il ne fût jamais solitaire. Habillé des lambeaux de ce monde, riche d’un bol vide, sa chair même, son sac d’os et son cœur grand ouvert devinrent l’essence même de l’éveil parmi les Hommes.

Depuis, sa transmission est ininterrompue et sa vie demeure la racine de notre pratique. La beauté de son Être fût, en elle-même, enseignement.

Ne croyez pas que Gautama s’éveilla. Et, si vous le croyez, il est ici, éveillé avec vous.

La nuit avançant, ils sentit puissamment l’apparaitre et le disparaitre de milliers de mondes et d’existences ; il comprit l’Indicible, nous allons et venons, nous apparaissons et disparaissons comme les vagues des océans, comme les bulles qui ornent les crêtes du ressac. Océan de sagesse.

L’eau est pure jusque dans ses plus profonds abîmes. La lune resplendit dans la plus infime gouttelette de rosée. Montagnes et fleuves, contrées et vallées, formes et apparences, la lune et l’eau, toi et moi. Tout cela peut être immensément différent ; mais il n’est rien qui n’existe pas dans l’œil des Bouddhas.

Il sourit, il sourit comme un geste d’amour, et son sourire illumina le cœur de l’obscurité du monde comme un halo délicat d’une bougie qui accompagne une cérémonie solennelle dans la nuit. Sublime sourire aimant qui purifia tous les obstacles de l’existence en un instant.

A cet instant le ciel se mit en tonnerre, la foudre déchira le voile du temps présent, Gautama ressentit en lui toute la souffrance des êtres, et il tint. Il tint assis, immobile, comme un roc, trempé jusqu’à la moelle, un roc d’amour, sans bouger pour demeurer refuge stable et serein au milieu de l’agitation des illusions et de la douleur de la vie. Vivre est un désastre, exister un miracle, comme un enfantement, un désastre de douleur qui engendre la plus mystérieuse merveille, le don de l’existence.

L’œil ne voit pas l’œil. L’œil voit le Tout qui le contemple.


Nous aussi nous somems dans l’œil des Bouddhas et non seulement ; nous sommes l’œil même des Bouddhas. L’œil de Gautama est notre cœur tout entier, se tenant ici merveilleusement droit, source de félicité. Ailleurs, il n’est pas de soleil dont l’éclat dise autant de beauté. Il n’est pas ici Gautama et nous. Il n’y a ni un, ni deux. Notre peau, notre chair, nos os et notre moelle sont ce Tout mystérieux. Nous voici nous aussi, demeure et refuge, depuis toujours et éternellement.

La fleur danse entre les doigts du vivant.

Infiniment, Kascho sourit.

La tempête cessa, et les nuages s’inclinèrent pour laisser réapparaitre la lune et sa blanche présence. Toutes les prisons du mondes, et de l’esprit, s’ouvrirent, Gautama comprit que nous sommes prisons et geôlier, mais clé et libérateur aussi. Son cœur se mit à battre la chamade, ravi du désir d’aider tous les êtres à se libérer de la peine et de l’incomplétude.

Les saisons vont et viennent, fleuves et paysages changent moment après moment. Ce n’est autre que le Bouddha qui soulève un sourcil et bat des paupières. L’unique corps prend des myriades de formes.

Ne transmettez pas cette histoire par les mots ; laissez seulement l’histoire vous transmettre au plus profond de votre vraie beauté, les uns aux autres, toutes les beautés des Mondes.

Suivez votre cœur. Et, aujourd’hui, laissez le vœu de Gautama éclore en vous. Cette fleur n’est que compassion. Et ce sourire n’est qu’amour. A cet instant, peuvent vivre en vous les mousses et les rochers, le ciel et la terre. A cet instant, en votre présence, tout peut être pardonné et tout peut être aimé. Vous devenez cette terre où peuvent souffrir les êtres éprouvés.

« Aider tous les êtres à se libérer par eux-mêmes de la souffrance. »

Soudain, il n’y a plus ni d’intérieur, ni d’extérieur ; rien n’est séparé. Le vent traverse le vaste ciel, les nuages dansent, une fleur éclot entre vos mains, et le Monde se lève.

Plongez dans la vie, vivants ; et en un instant un seul, vous êtes Gautama, une fleur qui danse et le sourire de Kascho. Le ruisseau dans la vallée se gonfle et se fait torrent. L’eau étincelle sur les rochers. La branche du vieil abricotier demain fleurira encore ; et en même temps poussent les épines.

Nous avons tant cherché en dehors et loin de nous, ce qui depuis toujours crie en nous une beauté ancienne et toujours nouvelle.

À l’horizon Gautama vit enfin l’étoile du matin. Il l’avait aperçue tant de fois. Mais ce matin il la vit pour la première fois. Son cœur était apaisé. Immobile et dilaté. Il vit les pages du livre de sa vie passer devant lui ; il pensa à ses parents, à son fils, aux années de recherche et de questionnements, à l’histoire qui fut sienne et à ce monde si beau et torturé, au peuple de sa terre, aux êtres plongés dans la douleur, et plus particulièrement il pensa aux enfants, graines des jours à venir : la compassion lui ouvrit la poitrine et ses bras purent tout étreindre.

Il ne sentit rien d’autre qu’amour, et il passa sur l’autre rive, cette rive où tout être peut, en se rencontrant soi-même pour de bon, rencontrer toutes les choses en vérité. Il devint l’amour même et exprima le vœu d’aider tous les êtres sans relâche, fondu dans la pâte du monde, de les aider à se libérer eux-mêmes de la souffrance.

Il n’est jamais trop tard pour aimer.

Aujourd’hui, tous les êtres se nomment Bouddha.

© Tora Kan Dōjō

www.iogkf.it

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sabato 11 dicembre 2021

Ogni istante incontriamo l'Impermanenza

Pubblichiamo l'estratto di un Insegnamento offerto da Taigô Kônin Sensei durante la Pratica Zen.


C'è un detto Zen che recita:

"Scava la pozza senza aspettare la luna, 
quando la pozza sarà finita la luna verrà da se"

È una splendida metafora dello Zazen, della ricerca spirituale, ma forse la parola 'ricerca' non è adeguata...
Dōgen Zenji parla di: Pratica e Realizzazione, una cosa sola:
SHU SHŌ ICHI NYŌ.(1)
Questo è proprio il senso del Cammino, dell'azione della Pratica, che è quel camminare verso un orizzonte che permette l'Incontro nell'imbattersi nel sacro; non è qualcosa che si può ricercare con una sforzo mirato all'ottenere qualcosa, ma è il frutto di un incamminarsi fiduciosi e disinteressati.
Quando noi sediamo in Zazen scaviamo quella pozza nella quale si affaccia la luna spontaneamente. Così come le nostre azioni quotidiane, che si conformano alla Pratica e che sono la Pratica, non sono altro che continuare a muoversi verso quell'orizzonte che permette il mutare del paesaggio, l'incontro... quel paesaggio mutevole che siamo noi stessi, quel 'noi' che è composito e in continua trasformazione.
C'è un bellissimo cortometraggio che in maniera molto poetica, con una musica e delle immagini molto toccanti, evoca proprio questo incamminarsi e l'incontro rappresentato prima con una chiocciola che quest'uomo raccoglie dall'erba e che poggia su una spalla e la invita a guidarlo e ad indicargli la direzione, e poi l'incontro con una volpe ferita che quest'uomo raccoglie, prende in braccio e accompagna; l'immagine di un Bodhisattva che abbraccia quello che incontra e se ne prende cura.
La volpe e l'uomo si addormentano ai piedi di un albero e mentre l'uomo dorme la volpe muore. Un filmato in timelapse, che dura probabilmente mesi, in cui la volpe che è morta si decompone, il suo corpo si gonfia e a poco a poco si scioglie e diventa terra mentre l'uomo continua serenamente a dormire alla base dell'albero; apparentemente l'uomo non cambia, il tempo passa.
Una bellissima e poetica immagine che vuole rappresentare l'Incontro con l'Impermanenza. Non c'è incontro che non sia Incontro con l'Impermanenza... 
È questo che dovremmo sempre e costantemente, come praticanti della Via del Buddha, riportare alla nostra memoria, in ogni istante, ad ogni incontro; è la cosa più importante della nostra vita, ad ogni incontro con qualsiasi cosa, dobbiamo ricordare costantemente che è l'incontro con l'impermanenza...
L'incontro con il movimento del mondo che si manifesta in quel momento in una persona, in un oggetto, in un paesaggio; allora la vita diventa una vita d'incontri unici, rari, preziosi, irripetibili ... in qualsiasi condizione, in qualsiasi momento della nostra vita.
Forse è l'Insegnamento più importante che ci ha lasciato Buddha: lo sguardo sull'Impermanenza.
Riflettete su questo costantemente, ad ogni incontro riportatelo alla vostra mente come un Mantra e ripetete a voi stessi che quell'incontro è unico, raro, prezioso... irripetibile.

(registrazione e trascrizione a cura di Monica Tainin)



Note

(1)SHU SHŌ ICHI NYŌ, L’Esercizio (shu) e realizzazione (shō) sono unità (ichinyō).
"Shu si riferisce al comportamento, all'esercizio, all'azione. Ha due significati: ‘studiare, apprendere’ e ‘ritornare all'origine’. Shō: risvegliarsi, comprendere, prendere coscienza. A partire da pensieri buoni o cattivi, limpido sgorga il Risveglio. Attenti alla postura - la bocca, le mani, la coscienza... - shu è anche shō ed attiene a tutte le azioni della giornata - i due non sono mai separati".
"Se abbandoniamo ogni cosa e non ci aspettiamo niente, il vero Risveglio originale ci riempie le mani...Attraverso il corpo si realizza la vera pratica - saggezza piena, perfetta".
(Dai commenti di Taisen Deshimaru Roshi allo Shōbōgenzō e all'Eihei Koroku di Dōgen Zenji)


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martedì 7 dicembre 2021

Consumarsi completamente nell'azione

 



Per non lasciare traccia, quando agisci, dovresti farlo con tutto il tuo corpo e con tutta la tua mente, concentrandoti su ciò che stai facendo.
Dovresti farlo a fondo, come un buon falò.
Non dovresti essere un fuoco che fa fumo.
Dovresti consumarti completamente.
Se non ti consumi completamente, una traccia di te rimarrà nella tua attività. Rimarrà qualcosa di non consumato, delle scorie.
L'attività Zen è l'attività totalmente consumata, che non lascia altro che ceneri.
Questo è l'obiettivo della nostra pratica.
Questo è ciò che Dōgen intendeva quando diceva:
“Le ceneri non diventano di nuovo legna per il fuoco. La cenere è cenere. La cenere deve essere completamente cenere. Il legno deve essere legno. Quando si verifica quell'attività, l'attività abbraccia ogni cosa. "

Shunryu Suzuki Roshi


© Tora Kan Dōjō
www.iogkf.it
www.torakanzendojo.org
















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sabato 4 dicembre 2021

Siamo fatti di vento

Pubblichiamo l'estratto di un Insegnamento offerto da Taigô Kônin Sensei durante la Pratica Zen.
Siamo fatti di fuoco e vento, di terra e d’acqua.
Una delle più grandi malattie dell’uomo contemporaneo è quella di pensarsi scisso dalla natura, del non essere consapevole degli elementi che lo compongono, di quanto l’essere umano sia un’espressione, un movimento, dell’intera Natura, dell’intero Universo.
Mentre sedete in Zazen, in questa forma, ora, vi invito ad osservare come gli elementi del Cosmo siano tutti presenti nel vostro Corpo-Mente e vi costituiscano.
Quando sedete è l’Universo intero che siede in Zazen.
Osservate come sia presente in noi l’elemento Terra: le nostre ossa, le parti solide del nostro corpo, i minerali che ci compongono. La terra è completamente presente, siamo fatti di terra.
Come guardando il viso di un bambino riconosciamo i tratti dei suoi genitori, altrettanto noi dobbiamo essere in grado di riconoscere i tratti della madre terra che ci compone. Osservate come l’elemento terra sia presente, compone e sostiene i nostri corpi.

Osserviamo come siamo composti dall'elemento Acqua: il nostro corpo è composto del 70% di acqua, siamo acqua. Tutto quello che scorre in noi è linfa vitale. 
Il sangue ed ogni organo sono colmi d’acqua. Il nostro corpo è un incrocio di fiumi, di ruscelli che scorrono. Il nostro cervello è composto prevalentemente d’acqua.
Quando vedete l’acqua, quando vedete il mare, quando vedete la pioggia, dovete riconoscere in essi vostro fratello, vostra sorella, i vostri genitori … non potete non farlo, dobbiamo riconoscere i tratti dei nostri genitori. Se sul vostro viso si leggono i tratti del viso di vostra madre e di vostro padre, tanto più bisogna essere in grado di leggere i tratti del cosmo intero che ci costituisce ancora prima che nascessero i nostri genitori. Osservate come l’acqua scorre ininterrottamente dentro di noi.

Osservate come sia presente l’elemento Fuoco dentro di noi, come ci costituisca: Il calore è la base della vita. Quando moriamo diventiamo freddi. Ogni organo è caldo, il calore avvolge tutto il sistema del nostro organismo. L’azione, il movimento del nostro corpo, produce calore, energia. Il calore è essenziale elemento costituente del nostro corpo, della nostra vita. Osserviamo come questo calore ci pervade. Il calore del sole, il calore della profondità della terra. Quello stesso calore che ci compone, ci sostiene e ci tiene in vita. Osservate la presenza del fuoco dentro di noi. Siamo fatti di sole, del calore della terra e delle stelle.

Osservate la presenza dell’Aria, del vento: Non potremmo resistere più di qualche minuto senza respirare. L’aria ci pervade e penetra attraverso le nostre narici, attraverso la nostra pelle. I componenti dell’aria sono presenti nel nostro sangue, fino in profondità nelle nostre cellule. Siamo composti d’aria. Siamo fatti della stessa sostanza delle nuvole, del cielo.
Quando guardate gli elementi della natura, riconoscete quanto di voi c’è in quegli elementi, quanto voi e gli elementi della natura non siate separati.

E allora, cosa può mancare in noi se ogni elemento del cosmo è presente? Non possiamo mai perderci, mai essere soli; la nostra vita vibra nella stessa danza di elementi.
Gli scienziati adesso stanno scoprendo che anche quello che consideravano spazio ‘vuoto’ tra gli elementi, tra le forme apparenti, in realtà non è vuoto ma una vibrazione che unisce tutte le forme.
Shiki Soku Ze Ku Ku Soku Ze Shiki, il Vuoto non è che Forma, la Forma non è che Vuoto recita il Sutra del Cuore.
Siamo parte di un unico corpo vivente.
Osservate ! Non è difficile osservare che siamo parte di un unico corpo semplicemente sedendoci. Se osservate con attenzione, con consapevolezza, non può che sorgere in voi una profonda pace ed un’immensa fiducia, un affidarsi sereno. Questa e l’essenza e il frutto dello Zazen. 
A questa danza eterna ed infinita a cui partecipiamo di momento in momento nulla manca.

(registrazione e trascrizione a cura di Monica Tainin)
















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