mercoledì 3 aprile 2019

Lo spirito e il tempo

Tratto dalla traduzione italiana de "La voie du karaté", di Kenji Tokitsu ( tradotto  in italiano come "Lo zen e la via del karate" - Sugarco edizioni), proponiamo un brano dove l'autore affronta il tema della temporalità nel combattimento marziale. Descrivendo l'azione dello spirito citando, fra gli altri, i due brani che seguono. In questo post ci fermeremo all'analisi dello spirito, alla sua manifestazione,  in un prossimo post vedremo come questa concezione dello spirito porti ad una temporalità particolare, qui definita "esplosione del tempo".
Yagyu Munenori * scrive in Heiho kaden sho:
“Quando si lascia andare lo spirito, questo se ne va, e spesso resta dov'è andato. Per evitare ciò, un principiante, nel colpire con la sciabola, deve ritirare lo spirito con la mano, affinché non resti dove è arrivato il colpo. Un combattente di livello più elevato lascerà vagare liberamente lo spirito, ma questo non si fermerà dove arriva. Infatti il suo spirito non è come il cane, che si lascia tirare al guinzaglio. [...]

Nella sciabola, il nostro spirito varia a seconda dei cambiamenti dell'avversario. Quando questi alza la sciabola, il nostro spirito va alla sciabola, quando egli si mette a destra o a sinistra, il nostro spirito lo segue. Questa variazione è imprevedibile e non lascia tracce. Lo spirito non si ferma da nessuna parte: si cancella come la scia biancastra dell'onda dietro una barca che si allontana. [...]

E' importante esercitarsi a non fissare lo spirito né sui movimenti dell'avversario, né sui propri movimenti, anche se entrambi possono essere causa di uccisione o ferita”.


 Il monaco zen Takuan ** (1573-1645) scrive:

“Mi chiedono: in quale parte del corpo bisogna mettere lo spirito? Rispondo: se lo mettete sulla mano destra, il vostro spirito sarà catturato dalla mano destra, se lo mettete sugli occhi, sarà catturato dagli occhi, se ve lo mettete sul piede destro, sarà catturato dal piede destro. In qualunque luogo mettiate lo spirito, lo spirito sarà assente dal resto.
- Allora dove bisogna mettere lo spirito?
- Da nessuna parte. Quando non lo si mette da nessuna parte, esso si estende in tutta la sua ampiezza nel corpo. Quando si ha bisogno della mano, esso fa funzionare la mano […] Si utilizza lo spirito là dove esso si trova, a seconda dei movimenti dell’avversario. […] Il vero spirito è come l’acqua e lo spirito malcerto che resti fissato in una sola parte del corpo è come ghiaccio. Il ghiaccio e l’acqua sono fondamentalmente la stessa cosa; ma non potete lavarvi con il ghiaccio; per farlo bisogna fonderlo e lasciarlo scorrere nella direzione scelta. Bisogna dunque far fondere lo spirito gelato perché l’acqua, scorrendo, ricopra tutto il corpo: è quello che si chiama il vero spirito. Se lo spirito viene fissato su un oggetto, quando si sente non si sente realmente, quando si vede non si vede realmente. È perché c’è un oggetto nello spirito. Se si riesce ad annientare quell’oggetto, lo spirito diventerà spirito di niente, che funzionerà in modo adeguato per tutto”.
* (1571-1646) Maestro di sciabola - Heiho kaden sho (Libro di tradizione familiare sulla sciabola)
** Monaco Buddista. Fudochi Shimmyo roku (La saggezza immutabile). L'opera di Takuan sulla sciabola è diretta da Yagyu Munenori e in seguito ha esercitato grande influenza sui guerrieri. Tratta dello stato di spirito che bisogna acquisire per praticare la sciabola.

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