martedì 4 luglio 2017

Prendere posizione

Pubblichiamo un articolo tratto da una lezione tenuta da Sensei Paolo Taigō Spongia presso il Tora Kan Dōjō durante la Pratica Zen. Le lezioni hanno un carattere colloquiale del quale tener conto durante la lettura.


Vediamo se Dōgen Zenji vuole dirci qualcosa in più (Sensei Taigō sta commentando il Tai Taiko Gogehari Hō di Dōgen Zenji) . L'articolo 22 dice: "Se le circostanze t'impongono di restare in piedi in compagnia di un Taiko restate eretti ed immobili." Il Maestro Deshimaru commenta: "Se vi siete seduti assumete la posizione di Zazen, significa che anche in seiza dovete mettere le mani come in Zazen." Significa dare  una forma alla propria presenza, percepire la forma della propria presenza, ritornare al momento presente attraverso la consapevolezza della nostra postura.
Oggi, mentre insegnavo il Karate ho dato delle indicazioni e ho detto: 'Durante un Kata, quando prendete una posizione, dovete essere come un sasso che cade nella sabbia... ponf! Si ferma lì... non ci sono assestamenti, di nessun tipo, stabili come una montagna. Anche nella vita saper ‘prendere posizione’ è importante.' 
Dōgen Zenji esorta: " Dovete prendere una posizione." 
Saper trovare il proprio posto, prendere una posizione. Quante volte nella nostra vita ci sono sfuggite delle occasioni perché non abbiamo saputo prendere una posizione? Qual'è la nostra posizione se di momento in momento è diversa? 
Il ‘Prendere posizione’ di Dōgen non ha niente a che vedere con l’assumere delle ‘posizioni rigide’, ‘dogmatiche’, anzi è  proprio il contrario. Per trovare la propria posizione di momento in momento bisogna essere fluidi, come acqua che si adatta ad ogni recipiente. Bisogna capire che c'è sempre bisogno di prendere una posizione che sia solida nella sua fluidità. Il Kata ad esempio ci insegna che pur fluendo da una posizione ad un'altra non possiamo vacillare. Se si trattasse di un combattimento reale, quel momento di squilibrio potrebbe significare la morte.
E così è nella vita di tutti i giorni. Bisogna essere fluidi, adattandosi alle circostanze e nello stesso tempo solidi, decisi, non vacillare nell’aver assunto la ‘propria posizione’ . Bisogna affinare la pratica in modo che nel momento di difficoltà, di un'emergenza, si sia in grado prendere una posizione senza esitare e soprattutto, si sia in grado di comprendere quale sia la posizione che siamo chiamati ad assumere.
L'articolo 23 dice: "Se un altro monaco di grande anzianità entra nella stanza in cui siede seduti con un Taiko, alzatevi e salutatelo rispettosamente." Il maestro Deshimaru commenta questo articolo: "Se un altro Taiko si presenta nel corso della vostra visita ad un Maestro conviene che gli cediate il posto principale di fronte al Maestro, ritiratevi di lato, salutate nuovamente il nuovo venuto in silenzio inclinandovi discretamente e soprattutto non impegnatevi in conversazioni particolari con lui."
Una delicatezza nelle relazioni che a noi sembra quasi scontata ma che quasi nessuno mette in pratica.
È difficile vedere qualcuno capace di farsi da parte perché è sufficientemente sensibile da capire che quello, in quel momento, non è il suo posto, in genere siamo sempre pronti a voler primeggiare, a voler essere al centro dell'attenzione. Invece ‘farsi da parte’ può essere un'occasione per vedere la situazione dalla giusta angolazione e cogliere dettagli che ci sarebbero altrimenti sfuggiti oppure per creare le condizioni che determineranno un certo risultato come per esempio offrire possibilità di spazio ad una conversazione tra due persone che probabilmente in nostra presenza non sarebbe avvenuta con le stesse modalità, con la stessa efficacia.
Anche ‘saper farsi da parte' vuol dire saper prendere posto, richiede una sottile delicatezza dell'animo, umiltà e saggezza. In Giappone, ai tempi di Dōgen Zenji, a volte mancare di questa sensibilità poteva significare perdere letteralmente la testa. Quando si entrava in una stanza, si scostava leggermente la porta, ci si faceva riconoscere, non si entrava in piedi, ci si inginocchiava in segno di rispetto mei confronti di chi era già seduto. Una finezza, già allora, che in confronto i nostri modi sono di una rozzezza disarmante.
Tante volte si pensa all'Oriente in modo distorto. In Occidente c'è un fortissimo razzismo culturale. Noi dell'Oriente non sappiamo nulla, a parte chi ne fa una diretta esperienza con mente aperta e ricettiva. Perchè sono molti quelli che si muovono verso Oriente carichi di pregiudizi e tornano senza aver 'visto' nulla.
Se ci pensate nei programmi della nostra Scuola, tutta la millenaria cultura d’Oriente quasi non esiste, ti raccontano un paio di storielle spesso colme di luoghi comuni, mentre in India o in Cina hanno una cultura millenaria con testi che fanno impallidire la Bibbia basta citare solo il Mahãbãrata o i Veda.
Perché oggi a livello commerciale, politico, industriale l'Occidente sta scomparendo? Perché abbiamo avuto questo atteggiamento di razzismo, di arroganza. Per cui mentre gli orientali ci studiavano, studiavano la nostra cultura (perché in Giappone studiano latino, l'arte italiana..) noi continuavamo a pensare di essere gli unici depositari del sapere, della civiltà, ed ecco il declino dell’Occidente.
Tanti di noi che sono nati a Roma pensano di essere eredi di Cicerone. Ma siamo lontani anni luce da quella cultura, da quella sensibilità. Nel giro di due generazioni si perde tutto, si ritorna all'età della pietra tranquillamente, e anche se usiamo il telefonino al posto della clava, la mente può essere rimasta allo stesso livello di evoluzione del cavernicolo, anzi, forse qualcosa di meno perché quegli uomini vivevano senza dubbio con maggiore consapevolezza. Erano in grado di costruirsi con le loro mani dalla casa, agli utensili, alle armi per cacciare. Noi se va via la corrente elettrica rischiamo di morire, e se non chiamiamo un tecnico specializzato a breve non saremo in grado nemmeno di cambiare una lampadina. Se vi si rompe la tazza del gabinetto? Non sapete dove mettere le mani, dovete chiamare l'idraulico, che magari non viene perché è talmente impegnato con tutti quelli che hanno il water rotto e aspettano che l’idraulico venga a salvarli. Pare che in America, per cambiare una lampadina sei già obbligato a chiamare un tecnico, perché se lo fai da te sei passibile di denuncia. Siamo arrivati a questo punto.  E’ stata vera evoluzione?
Abbiamo costruito una società completamente avulsa dall’ambiente, una monade isolata, ripiegata su sé stessa e basterà un piccolo collasso in questo sistema, e accadrà prima o poi, e saremo morti.
Dōgen Zenji prosegue: "È una regola di rispetto... soprattutto se non la si comprende..."
Ecco, questo è molto importante. Don Roberto Tagliaferri, un teologo liturgista cattolico, ci insegnava: 'Non pratichiamo perché abbiamo Fede, ma abbiamo Fede perché pratichiamo.'
La Fede scaturisce dalla pratica. Non è che uno prima capisce e poi pratica, perché si è convinto col ragionamento della validità della Pratica... non funziona così, solo mentre pratichi cominci ad assaporare qualcosa, affiora una comprensione profonda che non è qualcosa di razionale, spesso impossibile da spiegare.
Tant’è che il nostro sforzo di cercare di esprimere a parole la nostra comprensione, come ha fatto anche Dōgen Zenji, diventa parte integrante della nostra Pratica e della nostra Comprensione. Come diceva Katagiri Roshi : pur non potendo esprimere a parole 'devi dire qualcosa'. Non si può dire nulla al riguardo, le parole non bastano, eppure devi dire qualcosa, la tua compassione te lo impone. E' un kōan. Per quanto possa essere difficile ci devi provare attingendo a tutta la tua saggezza e intuizione. Allora magari una tua sola parola può risvegliare un altro e accompagnarlo all’esperienza.
Questa è anche la fragilità dell’approccio occidentale alla Pratica. L’occidentale dice 'prima voglio capire, poi fare; voglio capire se fa per me...', ma purtroppo la comprensione sorge solo praticando, facendone esperienza profonda.
Lo Zazen non si può comprendere dall'esterno, pensando di poter ‘capirlo’ per convincersi a praticarlo. Non ti convincerà mai, anzi ti sembrerà una roba assurda, perché cosa c'è di più assurdo che stare seduti davanti ad un muro, se ci pensate. Però poi nel momento in cui ti siedi, è come se si schiudesse una finestra su di un panorama infinito che muta di momento in momento.
Allora anche recitare un Sutra diventa una conseguenza naturale al tuo Zazen perché sorgendo la Fede lo reciti per esprimere e condividere la tua comprensione e gratitudine.



© Tora Kan Dōjō


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