mercoledì 12 luglio 2017

Assisti alla rappresentazione di quel che sei









Uno dei miei maestri era solito ripetercelo come un mantra. Diceva: «Solo se non siete distratti si può chiamare meditazione. Non esiste meditazione buona o cattiva, si può solo essere distratti o non distratti, consapevoli o non consapevoli». Di fatto gli piaceva paragonarla a un’uscita a teatro. Immaginate di assistere a uno spettacolo di diversi atti. Il vostro unico ruolo è quello di stare comodi, rilassarvi e guardare la storia che si svolge di fronte a voi. Non è vostro compito dirigere lo spettacolo, né salire sul palco e mettervi a interferire con le vicende narrate. Può essere una storia di amore romantico, di gesta eroiche o di intrighi misteriosi. Oppure contenere tutti questi elementi insieme. Può trattarsi di uno spettacolo incalzante che vi lascia senza fiato, oppure avere un ritmo molto lento che vi rilassa e vi fa sentire bene. Il punto è che, a prescindere da quel che accade, il vostro unico compito è assistere allo spettacolo allestito per voi. All’inizio può sembrare piuttosto facile, ma forse la narrazione procede lentamente e dopo un po’ iniziate a sentirvi irrequieti. Magari vi guardate intorno in cerca di qualche distrazione o vi mettete a pensare alle cose che dovete fare il giorno successivo. A quel punto, vi ritrovate completamente inconsapevoli di quello che succede sul palco. È una tendenza diffusa, quando si impara a meditare, perciò non siate duri con voi stessi. Per di più, nel momento in cui vi rendete conto che la mente si è distratta, tornate automaticamente a farvi coinvolgere dallo spettacolo e a seguire di nuovo la trama. Qualche volta la storia potrà essere particolarmente sgradevole. In certi momenti è difficile non perdersi nello spettacolo. Magari vi mettete addirittura a pensare al posto degli attori sul palco, vi sentite talmente coinvolti, in quei momenti, che trovate difficile resistere alla tentazione di urlare o di saltare sul palco in difesa degli attori. Oppure può trattarsi di un racconto edificante, che fa nascere in voi sentimenti piacevoli e confortanti. In certi momenti potrebbe capitarvi di scorgere qualcosa, nell’attore o nell’attrice, che avete sempre desiderato avere nella vita. Oppure vi torna in mente una vecchia relazione, e la mente si perde a vagare nei ricordi. O magari vi sentite talmente ispirati dalla storia che ve ne state lì pensando a come fare per invitare a uscire quella persona con cui volete uscire da ben cinque anni. Sedersi a meditare è un po’ come assistere a quello spettacolo. Le immagini e le voci non sono voi, così come lo spettacolo o il film non sono voi. State guardando, osservando e testimoniando il dispiegarsi di una storia. È questo che significa essere consapevoli. La vostra storia personale, quella della vostra vita, continuerà a richiedere regia e coinvolgimento, ma mentre siete seduti a osservare la mente durante la meditazione, accomodarsi in poltrona fra il pubblico è di gran lunga il modo migliore di guardare. Ed è sviluppando questa capacità di osservazione passiva che vivrete l’esperienza della chiarezza e della sicurezza nel prendere decisioni, apportare cambiamenti e vivere con maggior pienezza. Ripensate al cielo azzurro: è sempre stato lì. La consapevolezza non è qualcosa che dovete creare, è sempre presente. Dobbiamo solo ricordarci di non dimenticarla.


Tratto da ‘Libera la Mente’ di Andy Puddicombe 

 immagine tratta da http://margaretglatfelter.com/services/meditation/ 


 



© Tora Kan Dōjō

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