sabato 20 novembre 2021

Non un solo problema esiste

 



"Non ho mai incontrato un vero problema, almeno fino ad ora, penso di aver ascoltato migliaia e migliaia di persone e le migliaia di problemi che hanno.

Non ho ancora incontrato un “problema” reale; e penso non accadrà mai, perché non esiste un problema reale. Il problema è sempre inventato dalla mente.

Ci sono situazioni ma non esistono problemi. I problemi sono le tue interpretazioni delle situazioni. Forse la stessa situazione non sarebbe un problema per un’altra persona mentre per qualcuno lo è.

Perciò dipende da te se vuoi creare un problema o se non vuoi crearlo, ma i problemi non esistono. Limitati a guardare.

Distaccati e guarda il problema: esiste veramente? O sei tu che l’hai creato? Guardalo in profondità e vedrai improvvisamente che perderà forza, inizierà a decrescere e diventerà sempre più piccolo. Più energia metterai nell’osservazione, più il problema perderà la sua consistenza. E arriverà il momento in cui scomparirà improvvisamente.

Allora ti farai una bella risata!

I problemi sono qualcosa di fittizio, non esistono.

Gira intorno al problema, consideralo da vari punti di vista, com’è possibile la sua esistenza?

E’ un fantasma! Tu lo volevi, ecco perché esiste. Tu l’hai richiesto, per questo esiste; l’hai invitato, ecco perché è lì.

Ma alle persone non piace sentirsi dire che il loro problema non è reale. Non lo sopportano. Le mette a disagio. Se invece ascolti i loro problemi si sentono soddisfatte.

E se commenti: “Sì…, questo è un problema profondo”, sono molto felici.

Per questo la psicanalisi è diventata una delle cose più importanti di questo secolo.

Lo psicanalista non aiuta nessuno, forse se stesso, ma non aiuta nessun altro. Non può farlo. Ma le persone continuano ad andarci e a pagare.

La cosa fa loro piacere, quell’uomo accetta i loro problemi: per quanto assurdi siano i problemi che tu porti dallo psicanalista, egli ascolta con attenta sincerità e serietà, come se esistessero veramente!

Egli dà per scontato che stai soffrendo le pene dell’inferno, ci lavora sopra e li analizza, può impiegarci anni. Ma anche dopo anni di psicanalisi il problema non viene risolto, perché di fatto il problema non è mai esistito; Come può essere risolto? Ma dopo anni di psicanalisi ti senti stanco, quindi lasci cadere il vecchio problema e ne vuoi un altro che sia nuovo nuovo. Così da un giorno all’altro dici: “E’ vero, non c’è più, è come svanito”.

E ringrazi sentitamente lo psicanalista.

Solo il tempo è stato d’aiuto e ti ha guarito, non lo psicanalista.

Ma c’è gente cui non piace limitarsi ad attendere e a guardare.

Nei monasteri Zen, quando arriva un pazzo, lo mettono a tranquillizzarsi in una piccola capanna, lontano da un monastero.

Gli portano del cibo e gli dicono: “Stai qui e rilassati”.

Nessuno va più a parlare con Lui: lo nutrono, si prendono cura di Lui, ma nessuno si preoccupa di Lui. E quello che la psicanalisi fa in tre anni viene fatta in tre settimane! Nel giro di tre settimane la persona ne esce da sola: sì, il problema è scomparso.

Per tre settimane, ventun giorni, vieni lasciato col tuo problema, come puoi evitare di vederlo? Non viene fatta alcuna analisi, così non hai diversivi, non vieni distratto. Lo psicanalista in realtà ti distrae!

Da solo il problema sarebbe morto nel giro di tre settimane, ora prenderà forza, perché con l’aiuto dello psicanalista vivrà ancora per tre anni, se non di più. Dipende da quanto denaro hai.

Se sei abbastanza ricco il problema può persistere per tutta la vita. Dipende solo da quanto puoi spendere!

I poveri non soffrono molti problemi.

I ricchi soffrono, se lo possono permettere, possono divertirsi giocando ad avere grandi, grandi problemi.

Un povero, non può spendere, quindi non può divertirsi con questo gioco!

La prossima volta che avrai un problema, guardalo a fondo, guardalo intensamente.

Non è necessaria alcuna analisi: non analizzarlo, non a n a l i z z a r l o, l’analisi è un modo per distrarsi. Quando ti metti ad analizzare non guardi più il problema.

Cominci a chiederti: perché? Da dove viene? Come si è prodotto?

“Nella tua infanzia, la relazione con tua madre, la relazione con tuo padre, ecc.”

Ti perdi in astrazione. Non stai guardando il problema per quello che è.

La psicanalisi Freudiana è un gioco della mente condotto con grande competenza: lascia perdere le cause! Inutile cercarle perché non ci sono cause. Non andare nel passato, è inutile, perché così ti allontani dal problema presente. Guardalo a fondo come una cosa presente qui e ora.

Semplicemente penetralo a fondo….. E non pensare alle cause, alle ragioni…..

E sarai sorpreso vedendo che, come un’osservazione intensa, pian piano svanirà.

Continua a guardarlo a fondo e scoprirai che è scomparso!

I problemi, infatti, non esistono.

Li creiamo perché siamo incapaci di vivere senza problemi! Solo per questa ragione li creiamo. Avere un problema significa essere occupati.

Ci si sente bene: abbiamo qualcosa da fare. Quando non c’è alcun problema rimani solo, vuoto: e adesso che fai? Tutti i problemi sono svaniti.

Prova a pensare: un giorno viene Dio e dice: ma non c’è più nessun problema, finito!

Tutti i problemi se ne vanno. Cosa faresti? Prova a pensare a quel giorno.

Tutti direbbero: “Questa non è una grazia! Adesso cosa dovremmo fare? Nessun problema?“ Improvvisamente l’energia non si muoverà più da nessuna parte, ti sentirai stagnare paralizzato.

Il problema, è un modo per smuoverti, spingerti ad andare, a trascinarti, a sperare, a desiderare, a sognare………medita su queste riflessioni e traine le debite conclusioni.”…

 O. Rajinesh

















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martedì 16 novembre 2021

Un'immersione: Sesshin al Tora Kan Dojo (ITA - ENG)



30-31 Ottobre 2021, Sesshin al T
ora Kan Dōjō.

Un’immersione.

Amo osservare la luce che cambia dall’alba alla notte e filtra attraverso i vetri del Dōjō proiettando ombre e riflessi mentre siamo seduti in Zazen.

Intorno alla nostra immobilità, rotea il profumo dell’incenso. Sento che scivolo sempre di più e m’immergo.

Poi i suoni. Da una parte il tocco del legno, da un’altra la voce argentina di una campanella, mentre il delicato rame della campana ci parla, dando istruzioni precise. E poi è una sinfonia, avvolti nella recitazione dei sutra, nei ritmi diversi, un tamburo ancestrale come il battito di un cuore, contrattempi improvvisi, eppure in perfetto sincrono, un coro di voci, alte e basse, in cui perdendosi, spaurandosi, ritrovandosi, si riprende sempre il filo del suono, l’intonazione, il verso, il ritmo, il cuore degli altri compagni di pratica, il respiro del vicino, il respiro del lontano, il respiro della terra, il respiro dell’universo.

Ricordo molti anni fa, quando avevo iniziato la pratica Zen, che il Maestro Paolo Taigō Kōnin Spongia aveva detto “non si può assistere alla recitazione di un sutra senza partecipare.”

Un’antica frase in sardo dice “No ti podes bagnare kena ti infundere”. Non ci si può bagnare senza infondersi.

Immergersi completamente.

Grazie al Maestro Paolo Taigō Kōnin Spongia per aver consolidato attraverso gli anni la pratica dello Zen nel Dojo, e grazie al Maestro Federico Dainin Jōkō Sensei per avere orchestrato, con molta sapienza, il rito, la poesia e la magia di questa meravigliosa Sesshin.

Maura Garau



English version


October 30-31, 2021, Sesshin at the Tora Kan Dōjō.

An immersion.

I love to observe the light that changes from dawn to night and filters through the windows of the Dōjō, casting shadows and reflections while we are sitting in Zazen.

The scent of incense swirls around our stillness. I feel that I slide more and more and I immerse myself.

Then the sounds. On the one hand the touch of wood, on the other the lively voice of a small bell, while the delicate copper of a bigger bell speaks to us, giving precise instructions. And then it is a symphony. Wrapped in the recitation of sutras, wrapped in different rhythms, an ancestral drum sounds like the beating of a heart, sudden syncopations, yet in perfect synchrony, a chorus of voices, high and low, in which we can lose ourselves, get scared, find ourselves again, and retrace the thread of the sound, the intonation, the verse, the rhythm, the heart of the other people sitting in Zazen, the breath of the near one, the breath of the distant one, the breath of the earth, the breath of the universe.

I remember many years ago, when I started the Zen practice, that Master Paolo Taigō Kōnin Spongia said “you cannot be present at the recitation of a sutra without participating.”

An ancient Sardinian phrase says “No ti podes bagnare kena ti infundere”. You can’t get wet without getting soaked.

Immersion.

Thanks to Master Paolo Taigō Kōnin Spongia for having consolidated the Zen practice in the Dojo over the years, and thanks to Master Federico Dainin Jōkō Sensei for having orchestrated, with great wisdom, the rite, the poetry and the magic of this wonderful Sesshin.

Maura Garau



© Tora Kan Dōjō


















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martedì 9 novembre 2021

Tra te e me non c'è differenza

 



"A te cui piacerebbe far mangiare la polvere ai rivali.

Spesso ci chiediamo chi sia veramente ‘migliore’ qui. Ma non siamo fatti tutti dello stesso pugno di povere?

Dovremmo restare tutti saldamente ancorati nel posto dove non c’è né ‘meglio’ né ‘peggio’.

Per tutta la vita sei completamente impazzito perché ritieni ovvio che ci siano un ‘tu’ e degli ‘altri’. Ti dai un gran daffare per emergere dalla folla, ma in realtà non ci sono né ‘tu’ né gli ‘altri’. Quando morrai, lo capirai.

Buddha-dharma significa mancanza di fratture. Quale separazione intercorre tra te e me? Presto o tardi finiremo per comportarci come se una linea di frattura divida amico e nemico. Quando ci saremo abituati a questo fatto, crederemo che esista veramente.

Povero e ricco, importante e insignificante – nulla di tutto ciò esiste. E’ solo uno scintillio sulle onde. Eppure c’è qualcuno che, o perché afflitto dall’infelicità o perché qualcun altro è più felice di lui, maledice il Buddha.

Felicità e infelicità, importante e insignificante, amore e odio – tutto il mondo dà un gran peso a queste cose. Il mondo dove tutto questo non esiste: questo è il mondo dello hishiryo.

Non c’è nulla al mondo per cui valga la pena di scervellarsi una volta stabilito che i nostri pensieri e le nostre discriminazioni illusorie non servono assolutamente a niente.

Quando il capo era malato, un suo dipendente lo ha scavalcato. Si stava riprendendo, ma questa notizia gli ha provocato una ricaduta. Non c’è veramente nessun bisogno di ammalarsi per cose di questo genere.

Dici: “Te la farò vedere!” Ma se non sai nemmeno quanto vivrai. Non hai niente di meglio da fare?

In Occidente si dice “homo homini lupus”. Il primo passo in una religione deve essere di far smettere ai lupi di mangiarsi a vicenda.

Quello che abbiamo imparato fin dai giorni dell’infanzia non è nient’altro che far finta di essere importanti. Il mondo chiama questo ‘educazione’. E dopo, nella vita, cosa cerchiamo di fare? Litighiamo come diavoli, facciamo sesso come animali e c’ingozziamo come spiriti affamati. Questo è tutto.

Tutto il mondo traballa su gambe malferme. E calpesta gli altri per fare strada. Nel Buddha-dharma non bisogna essere così sleali. Buddha-dharma significa avere successo nella sconfitta. La mente del Buddha-dharma è “sedere in zazen per eoni senza conseguire la via del Buddha”. (Sutra del Loto)

Le persone fanno la faccia annoiata quando non è in corso una gara o una battaglia. Vogliono sempre andare al galoppo per vincere – Ma si tratta di una corsa di cavalli? Oppure nuotano come otarie che vogliono essere avanti di un naso. Alla fine litigheranno tra loro, come gattini con un gomitolo di lana.

Quando non si tratta di vincere o perdere, amore o odio, ricchezza o povertà, la gente fa la faccia annoiata.

Nel Buddha-dharma non è questione di vincere o perdere, di amore o odio.

Qualcuno vuole far mostra di sé con il suo ‘satori’. Eppure è chiaro che quello che si può usare per esibirsi non ha niente a che vedere con il satori."


Kōdō Sawaki Roshi


© Tora Kan Dōjō


















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sabato 6 novembre 2021

Sedere saldi per camminare saldi

 



Noi pensiamo sempre a qualcosa, cerchiamo sempre di acquisire qualcosa.
Lo Zen Sōtō insegna che non bisogna aspettarsi nè ricercare l'illuminazione ma sedersi e basta.
Sedere e basta è Shikantaza.
Solo completamente, pienamente seduti senza che nulla venga lasciato fuori.
Allora da Shikan (solo-semplicemente) taza (sedere saldi) nasce il camminare saldi.
Se vogliamo davvero camminare, dobbiamo camminare stabilmente, qualunque cosa accada.
Essere solo il camminare, senza distanza tra 'noi' e il processo.
Perchè il nostro corpo e la nostra mente non sono altro che il camminare.
Questo è Shikan Taza, essere in pace.
Siamo in pace ed armonia sin dall'inizio, non dobbiamo aspettarci di conquistare la pace.
Per 2500 anni il Buddha ci ha insegnato che noi siamo Buddha, che già in questo momento non ci manca nulla del Supremo Risveglio, eppure non ci vogliamo credere, non lo capiamo. Ecco perchè dobbiamo praticare, perchè abbiamo una mente.


Dainin Katagiri Roshi



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lunedì 1 novembre 2021

L'abbandono di sé

 



La pratica della Gratitudine e dell'abbandono di sé.

Deshimaru Roshi suggeriva di praticare molte volte Sanpai portando la fronte al suolo per guarire dall'arroganza. 'Dobbiamo riportare questo nostro arrogante cervello frontale alla terra.'

Un'autentica terapia per l'uomo moderno.

"Monaco:

Perché dobbiamo prosternarci così tante volte qui?

Luangpu Cha:

È molto importante prosternarsi.
È una formalità esteriore che è parte integrante della pratica, e come tale dovrebbe essere compiuta in modo corretto: portate la fronte pienamente a contatto con il pavimento, tenendo i gomiti vicini alle ginocchia e i palmi delle mani sul pavimento a qualche centimetro di distanza.
Prosternatevi lentamente, consapevoli del corpo.
È un buon rimedio contro l'arroganza.
Dovremmo prosternarci spesso.
Quando vi prosternate per tre volte, potete riportare alla mente le qualità del Buddha, del Dhamma e del Saṅgha, cioè le qualità di una mente pura, luminosa e in pace.
È così che usiamo le formalità esteriori per addestrarci.
Il corpo e la mente diventano armoniosi.
Non commettete l'errore di guardare come si prosternano gli altri: se i giovani novizi sono trasandati o i monaci anziani sembrano disattenti, non è compito vostro giudicare. Le persone possono essere difficili da addestrare. Alcuni imparano in fretta, ma altri imparano lentamente. Giudicare gli altri non farà che aumentare il vostro orgoglio.
Invece, osservate voi stessi; prosternatevi spesso, sbarazzatevi dell'orgoglio.

Coloro che sono davvero entrati in accordo col Dhamma vanno ben al di là della forma esteriore. Qualunque cosa facciano, è un modo di prosternarsi: camminando, si prosternano; mangiando, si prosternano; defecando, si prosternano. Questo accade perché sono andati oltre l'egoismo."

Luangpu Cha Subaddho, "Bodhinyana"


© Tora Kan Dōjō




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martedì 26 ottobre 2021

Due cani che litigano per un osso

 



Due cani che si litigano un osso...

Vi sembra molto diverso quel che accade tra gli uomini proprio in questo momento ?

Vi sembra che questa umanità con tutta la sua filosofia, cultura, scienza, tecnologia, religione... si possa definire 'evoluta' ?

Tutta la sua 'evoluzione' alla fine a quale risultato ha portato ?

Tutta la sua conoscenza è stata messa al servizio del 'rubar più efficacemente e senza alcuno scrupolo l'osso all'altro cane'.

Non posso che condividere pienamente le riflessioni del grande Kodo Sawaki Roshi:

" Non dobbiamo dimenticare che l'attuale scienza e cultura si è sviluppata ed è scaturita dal più basso livello della consapevolezza (coscienza) umana.

Tutti parlano di cultura, ma cosa è di più se non una 'rifinitura' delle nostre illusioni? Per quante ragioni possiamo portare, da un punto di vista Buddhista, questo non ha niente a che fare con il 'progresso' o la 'civilizzazione'.

Tutti in questi giorni parlano di progresso, ma io mi chiedo: in che direzione stiamo realmente progredendo?

Quando si osservano degli insetti in un barattolo, si vede come si mordono l'un l'altro e si combattono con tutte le loro forze. Deve essere divertente osservare da un altro angolo dell'universo come gli esseri umani fanno scorte di bombe atomiche e all'idrogeno.

Un agire all'apparenza intelligente mentre in realtà si è dei perfetti idioti - il destino dell'umanità.

La gente ama quando le cose sono complicate. Anche se le cose sono già abbastanza complicate - anche quando cerchiamo di renderle il più semplici possibile - ci sono ancora alcuni che fanno uno sforzo per essere particolarmente complicati in tutto ciò che fanno.

Il mondo moderno accumula tutta la sua conoscenza solo al fine di correre giù per una strada senza uscita.

Gli uomini erano degli idioti anche nel passato. Hanno sprecato fortune in oro e manodopera per costruire castelli.

E a cosa è servito? a continuare a mordersi l'un l'altro.

Oggi gli uomini sono ancora più stupidi. Costruiscono bombe atomiche e all'idrogeno, al fine di cancellare l'umanità con una sola pressione di un pulsante.

Com'è possibile che l'umanità, a dispetto della sua scienza, non sia progredita di un millimetro?

Un'idiota siede al computer, un ritardato siede nella carlinga di un jet e un folle siede al pannello di controllo di testate nucleari - questo è il vero problema attualmente.

Forse potremmo salvare i nostri amici con le bombe atomiche - ma non i nostri nemici.
Solo lo Zazen è capace di salvare gli amici quanto i nemici."

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Two dogs are fighting for a bone ...

It seems very different what happens between men right now?

 It seems that this humanity with all his philosophy, culture, science, technology, religion ... can be defined as 'evolved'?

All his 'evolution' in the end which result has brought?

All his knowledge was put to the service of 'stealing more effectively and ruthlessly bone to another dog'.

 I can only fully agree with the thoughts of the great Kodo Sawaki Roshi:

" We mustn’t forget that today’s science and culture have only developed out of the lowest levels of consciousness.

Everybody is talking about culture, but what is it besides a refinement of our illusions? However much we iron out our drives, from a Buddhist standpoint, it’s got nothing to do with progress or civilization. Everyone is talking these days about progress, but I wonder in which direction we’re actually progressing.

When you observe insects in a tank, you see how they bite into each other and hold on with all their might. It must be amusing to observe from another corner of the universe how humans stock up on atomic and hydrogen bombs.

Acting clever while at the same time being the biggest idiots – that’s human fate.

People love it when things are complicated. Though things are complicated enough – even when we try to keep them as simple as possible – there are still some who make an effort to be especially complicated in everything they do.

The modern world musters up all of its knowledge just to run down a dead end street.

People were idiots in the old days too. They wasted a fortune in gold and manpower building castles. And what was it all for? To bicker with each other. Today, people are even dumber. They build atomic and hydrogen bombs in order to erase humanity with one push of a button.

How is it that humanity itself, unlike its science, hasn’t progressed in the least?

An idiot sits at the computer, a dimwit in the cockpit of the jet and a madman at the control panel of the atomic rockets – that’s the current problem.

Perhaps we can save our friends with atomic and hydrogen bombs – but not our enemies. Only zazen is capable of saving friends as well as enemies. "



© Tora Kan Dōjō




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sabato 23 ottobre 2021

Corpo Celeste

 


“So questo. Che la Terra è un corpo celeste, che la vita che vi si espande da tempi immemorabili è prima dell’uomo, prima ancora della cultura, e chiede di continuare a essere, e a essere amata, come l’uomo chiede di continuare a essere, e a essere accettato, anche se non immediatamente capito e soprattutto non utile. Tutto è uomo. Io sono dalla parte di quanti credono nell’assoluta santità di un albero e di una bestia, nel diritto dell’albero, della bestia, di vivere serenamente, rispettati, tutto il loro tempo. Sono dalla parte della voce increata che si libera in ogni essere, e della dignità di ogni essere – al di là di tutte le barriere – e sono per il rispetto e l’amore che si deve loro.

 

C’è un mondo vecchio, fondato sullo sfruttamento della natura madre, sul disordine della natura umana, sulla certezza che di sacro non vi sia nulla. Io rispondo che tutto è divino e intoccabile: e più sacri di ogni cosa sono le sorgenti, le nubi, i boschi e i loro piccoli abitanti. E l’uomo non può trasformare questo splendore in scatolame e merce, ma deve vivere e essere felice con altri sistemi d’intelligenza e di pace, accanto a queste forze celesti. Che queste sono le guerre perdute per pura cupidigia: i paesi senza più boschi e torrenti, e le città senza più bambini amati e vecchi sereni, e donne al di sopra dell’utile. […] Vivere non significa consumare, e il corpo umano non è un luogo di privilegi.

 

Tutto è corpo, e ogni corpo deve assolvere un dovere, se non vuole essere nullificato; deve avere una finalità, che si manifesta nell’obbedienza alle grandi leggi del respiro personale, e del respiro di tutti gli altri viventi. E queste leggi, che sono la solidarietà con tutta la vita vivente, non possono essere trascurate. Noi, oggi, temiamo la guerra e l’atomica. Ma chi perde ogni giorno il suo respiro e la sua felicità, per consentire alle grandi maggioranze umane un estremo abuso di respiro e di felicità fondati sulla distruzione planetaria dei muti e dei deboli – che sono tutte le altre specie – può forse temere la fine di tutto? Quando la pace e il diritto non saranno solo per una parte dei viventi, e non vorranno dire solo la felicità e il diritto di una parte, e il consumo spietato di tutto il resto, solo allora, quando anche la pace del fiume e dell’uccello sarà possibile, saranno possibili, facili come un sorriso, anche la pace e la vera sicurezza dell’uomo.”

 

Anna Maria Ortese, Corpo celeste


© Tora Kan Dōjō
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martedì 19 ottobre 2021

Mushotoku - ricercare il massimo profitto

 



Un maestro zen vi insegnerà a non attaccarvi a parole e concetti se non li avete compresi fin nel midollo.
Vi insegnerà a non ripetere parole a pappagallo se non saranno le ‘vostre’ parole.

Potrei raccontarvi la famosa storia zen del discepolo che aveva preso l'abitudine di imitare il suo maestro alzando il pollice per rispondere alle domande.

Finchè un giorno il suo maestro gli pose una domanda, lui alzò il pollice e il maestro glielo tagliò con un colpo secco di coltello poi gli pose di nuovo la domanda e il discepolo provando ad alzare automaticamente il pollice e non trovandolo più si risveglia...

Ma vi racconto un'episodio accadutomi (uno tra i tanti) nella relazione educativa con il mio primo Maestro.

Mi trovavo ad una Sesshin a Fudenji ed ero tornato da uno dei miei primi viaggi ad Okinawa.

Orgogliosamente mostrai al mio Maestro un articolo che avevo scritto sulla mia esperienza ad Okinawa e che era stato da poco publicato da una prestigiosa rivista di cultura orientale ('Arti d'Oriente' Luni editore).

Nell'articolo raccontavo anche la mia prima esperienza di Pratica al Tempio Kozenji sotto la guida di Sakiyama Roshi e, non ricordo il contesto ma citai il famoso termine Zen 'Mushotoku' che tradussi nell'articolo con l'inflazionato: 'senza spirito di profitto' .

Il Maestro criticò aspramente la mia definizione dicendo:
"basta col ripetere questi principi che ancora non hai compreso perchè non ti hanno ancora modellato le ossa !
Altro che 'senza spirito di profitto' è il massimo profitto quello a cui aspiriamo!"

In quel momento non capii davvero l'esortazione del mio Maestro, oggi, mi è estremamente chiara:

Non è certamente il piccolo profitto derivante dalle piccole necessità dell'uomo illuso che ricerchiamo, ma il massimo profitto, il cuore del Dharma.

La nostra Pratica è la ricerca del massimo profitto, l'abbandono di sé, del proprio egoismo, che è il fallimento totale agli occhi dell'uomo ordinario.
 

Paolo Taigō Kōnin Sensei


















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sabato 16 ottobre 2021

Il Gesto perfetto

 



La tecnica divina, il waza magistrale, il gesto perfetto sono la stella polare della nostra ricerca quotidiana.

E in questa ricerca si consuma una vita che diviene essa stessa opera d’arte.

Come uno scultore che elimina il superfluo, momento dopo momento, in ogni colpo di scalpello è già compiuta l’opera, ogni passo è già la meta.

Non ci sono scuse né per principianti né per esperti, non c’è un tempo migliore da attendere, delle condizioni più favorevoli.

Questo istante è la nostra vita.

Concentrati, godiamo di ogni incontro, di ogni gesto.

Il gesto che nell’esaurirsi dell’istante risuona eterno riverberando nei tre tempi e nelle dieci direzioni.

Esprimere un gesto armonioso, bello, efficace, richiede l’unificazione di mente e corpo e l’abbandono di ogni legame con i fantasmi illusori del passato e del futuro per spendersi senza riserve nel presente.

Il gusto della pienezza del momento presente cui nulla manca.

Taigō Spongia Sensei


© Tora Kan Dōjō




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