venerdì 6 aprile 2018

Dimenticare se stessi - Etty Hillesum


Pubblichiamo alcune pagine del diario di Etty (Esther) Hillesum. Il diario fu scritto tra il 1941 e il 1942 ad Amsterdam prima della deportazione di Etty ad Auschwitz, dove morì vittima dell’Olocausto il 30 novembre del 1943. Fu pubblicato postumo nel 1981.

Mercoledì 12 marzo [1941], le nove di mattina.
"Non devi sempre chiederti come ti senti adesso; limitati a lavorare finché, a un certo punto, il lavoro prenderà il posto delle tue spiacevoli sensazioni, ed è così che deve andare. Alfred Adler lo esprime così nel suo Levensproblemen [«Il senso della vita»]:
«Come introduzione al nostro lavoro comune, voglio raccontarvi ora una storia tratta dall’opera di uno scrittore cinese che visse più o meno tremila anni fa. Soltanto pochi sembrano mettere in pratica la lezione che tale storia contiene. Io stesso faccio del mio meglio per riuscirci, e potrebbe essere utile anche a voi riflettere su quanto viene narrato in questo libro. Uno scultore creò una volta una splendida statua di legno, che venne apprezzata moltissimo da tutti quale autentica opera d’arte. Anche il suo sovrano, il principe Li, era colmo di ammirazione e gli chiese il segreto della sua arte.
Lo scultore rispose: “Come potrei io, uomo semplice e vostro servitore, avere un segreto per voi? Non ho alcun segreto, né la mia arte è speciale. Intendo tuttavia raccontare com’è nata la mia opera. Dopo essermi prefisso di creare una statua, mi sono accorto che in me c’erano troppa vanità e orgoglio. Mi sono quindi adoperato due interi giorni per liberarmi da questi peccati, finché non ho creduto di essere puro. Ma a quel punto ho scoperto di essere spinto dall’invidia nei confronti di un collega; per altri due giorni mi sono prodigato e alla fine ho sconfitto la mia invidia. In seguito ho scoperto di desiderare troppo la vostra lode.
Far sparire questo desiderio mi è costato un altro paio di giorni. Infine mi sono accorto di pensare a quanto denaro avrei potuto ricevere per la statua. Questa volta ho avuto bisogno di quattro giorni, ma da ultimo mi sono sentito libero e forte. Sono quindi andato nel bosco e quando ho visto un abete che mi è parso adatto, l’ho abbattuto, l’ho portato a casa e mi sono messo al lavoro”.
Si potrebbe quindi riassumere questa storia, dicendo che chiunque intraprenda un lavoro importante, deve dimenticare se stesso. Ebbene, ovviamente non possiamo, ogni giorno e ogni ora della nostra vita, riflettere sullo stato d’animo con il quale svolgiamo un lavoro o una data azione e su quale sia il significato più profondo della nostra attività. Di tale significato, tuttavia, noi pedagoghi e psicologi dobbiamo aver consapevolezza, almeno ogni tanto...».
Tutti coloro che intraprendono un lavoro importante devono dimenticare se stessi. Con questo motto anch’io mi sono affidata a S. La parola «importante» potrei anche lasciarla perdere per il momento, anche se ho la forte impressione che, se riuscissi a dimenticare me stessa, potrei comunque arrivare a qualcosa di importante. A dire il vero, non bisogna occuparsi di questo; si vedrà, e il mio lavoro futuro dipende da come mi comporto oggi nei confronti della mia opera. Soprattutto non devo assolutamente fantasticare circa il futuro, né pensare stamattina a come sarà oggi pomeriggio da S.
È l’unico modo per vivere la realtà intensamente e con purezza..."

Etty Hillesum

[S: psico-chirologo (chirologia: lettura della mano) ebreo-tedesco Julius Spier, allievo di Jung, con il quale ebbe un forte legame prima come paziente, poi come segretaria ed amica (ne parla abbondantemente nel Diario chiamandolo semplicemente "S.")]


© Tora Kan Dōjō

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