martedì 16 febbraio 2021

Fatti bello per incontrare il drago





«Non abbiamo nessuna ragione di diffidare del mondo.
Se vi sono degli spaventi, sono i nostri: se vi sono degli abissi, sono i nostri abissi;
se ci sono dei pericoli dobbiamo sforzarci di amarli.
Se costruiamo la nostra vita su questo principio, allora tutto quello che ancora oggi ci sembra estraneo ci diverrà famigliare e fedele.
Come dimenticare quegli antichi miti che si trovano all'inizio della storia di tutti i popoli;
i miti di quei draghi, i quali, nell'attimo supremo, si trasformano in principesse?
Tutti i draghi della nostra vita sono forse principesse che aspettano di vederci belli e coraggiosi.
Tutte le cose terrificanti sono forse cose prive di soccorso in attesa del nostro aiuto…..».

Rainer Maria Rilke
 
(Lettera a Franz Xaver Kappus, Borgeby Gard-Fladie-Svezia, 12 agosto 1904, in "Lettere a un giovane poeta")


© Tora Kan Dōjō




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sabato 13 febbraio 2021

Hoshin - gli obiettivi della IOGKF (ITA - ENG)

Nella società dell'abbondanza nella quale viviamo, dove le persone sono ben rifornite e non hanno necessità materiali, io credo che ora più che mai il Karate ha un compito necessario e importante da assolvere per contribuire alla salute della società. Educando i giovani alla via del karate tradizionale, possiamo coltivare persone con la menti solide  e corpi sani che sappiano integrarsi nella società per il bene comune.
La pratica del karate è una pratica morale, oltre che una esercizio fisico per l'autodifesa. Non ha niente a che fare con lo sviluppo di macchine da combattimento. Il karate tradizionale, insegnato in maniera corretta, forma le persone all'autodifesa, ma anche sviluppa in loro un senso di responsabilità, un senso di giustizia e coraggio che li aiuterà a comportarsi nella maniera corretta. E' importante essere consapevoli di questo aspetto dell'allenamento del karate che ha a che fare con lo sviluppo di un buon carattere.
Questo abilità che si acquisisce con il Karate non è qualcosa che viene riposta nella mente pronta ad essere usata quando la situazione lo richieda, ma diventa parte del vero essere di chi pratica e si manifesta spontaneamente, così che le sue azioni diventano manifestazioni del suo cuore, della sua personalità.
Rei, o l'inchinarsi, ne sono un esempio. Quando ci inchiniamo, non lo facciamo perchè qualcuno ce lo chiede, è piuttosto un gesto che parte da noi stessi come nostro volere, come espressione di rispetto.
Oggi, con la diffusione del karate sportivo in tutto il mondo, io credo fortemente che la tradizione del Karate Goju-Ryu di Okinawa, come ci è stato tramandato da Sensei Chojun Miyagi, debba essere protetta e preservata intatta. Per assicurare che questa eredità venga tramandata integra alle generazioni future, è essenziale favorire istruttori che non siano solamente bravi artisti marziali, ma insegnanti capaci di tramandare correttamente le loro conoscenze agli altri. Dobbiamo impegnarci a sviluppare una rete di buoni insegnanti in tutte le nazioni del mondo.
Il desiderio in punto di morte del fondatore del Goju-Ryu, Sensei Chojun Miyagi, era che i suoi successori formassero un gruppo di praticanti appassionati di Karate che avrebbero protetto e perpetuato il Goju-Ryu tradizionale come lui lo aveva insegnato. Non voleva solamente che il Karate mantenesse il livello raggiunto, ma confidava anche che attraverso ripetizioni infinite dei kata tradizionali e attraverso la ricerca personale, si sarebbe raggiunto un livello ancora più profondo di comprensione . Io credo che noi, come suoi successori, attraverso la nostra personale ricerca e attraverso un allenamento diligente, possiamo raggiungere questa comprensione più profonda e soddisfare le speranze del nostro fondatore.

Gli obiettivi dell'IOGKF

1. Attraverso i nostri sforzi sviluppare un buon carattere
2. Proteggere la tradizione del Goju-Ryu di Okinawa e sviluppare ulteriormente la nostra comprensione delle tecniche del Karate attraverso  l'allenamento duro e la ricerca.
3. Garantire che i nostri istruttori siano capaci e coscienziosi, come rappresentanti del Goju-Ryu Karate-do tradizionale di Okinawa.
4. Insegnare il Karate tradizionale nelle scuole.
5. Costruire una rete di buoni istruttori in tutto il mondo.


26 ottobre 1986

Morio Higaonna
(Chairman IOGKF)









HOSHIN (PURPOSE/AIM)
In today's plentiful society, where people are well provided for and want for little in the way of material   things, I believe that now, more than ever, karate has a necessary and important role to play in contributing to the health of society.  By educating the young in the way of traditional karate, we can cultivate people with strong minds and strong bodies who can function in society to the benefit of society.
Karate training is a moral training, as well as a physical one for self-defense.   It isn't only concerned with developing fighting machines.  Traditional karate, taught in the correct way, will cultivate people able to defend themselves, but just as importantly, it will cultivate within them a sense of responsibility, a sense of justice, and courage which will help them to behave in the correct way.  It is important to be aware of this side of karate training concerned with the development of a good character.
This aspect of karate isn't something that is stored in your mind to be brought out when the situation demands, but it becomes a part of your very being and arises naturally, so that your acts are a manifestation of your heart (personality).
Rei, or bowing, is an example of this.  When we bow, we don't do it because someone tells us to, but it is something that comes from within us of our own volition, as an expression of respect.
Today, with the spread of sports karate throughout the world, I believe very strongly that the tradition of Okinawan Goju-Ryu, as passed on to us by Miyagi Chojun Sensei, must be protected and pre­ served intact. To ensure the preservation of this inheritance for the generations to come, it is essential to foster instructors who are not only fine exponents of the art themselves, but instructors who are also capable of passing on their knowledge correctly to others.  We must strive to develop a network of good instructors throughout the nations of the world.
Okinawan Goju-Ryu founder, Miyagi Chojun Sensei's dying wish was that his successors would forge a group of dedicated karate practitioners who would protect and perpetuate traditional Goju-Ryu karate as he had taught it.  He not only wanted to see karate maintained at its then present level, but he believed that through endless repetition of the traditional kata and through one's own personal research, an even deeper level of understanding will be achieved.  I believe we, as his successors, through our own research and diligent training, can achieve this deeper understanding and fulfill our founder's wishes.
AIMS OF THE I.O.G.K.F.
1. Through our own hard efforts, to develop a good character.
2. To protect the tradition of Okinawan Goju-Ryu and to further develop our understanding of karate technique through hard training and research.
3. To ensure our instructors are capable and conscientious, as representatives of traditional Okinawan Goju-Ryu karate.
4. To teach "traditional” karate in schools.
5. To make a network of good instructors world-wide.

DATE: October 26, 1986
Morio Higaonna  (sig)
Chairman





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lunedì 8 febbraio 2021

Essere religiosi è essere rivoluzionari

 



"...perchè è proprio nelle zone segrete della coscienza, attraverso l'oscura dialettica degli ideali e delle passioni, che si elabora (addirittura) il destino del mondo e le forze nuove che fanno crollare gli Imperi sono quelle stesse che ogni uomo affronta nelle tenebre del suo cuore complice."

Daniel Rops

L’8 Febbraio del 1600 Giordano Bruno, al cospetto dei Cardinali inquisitori e dei Consultori, è costretto ad ascoltare inginocchiato la sentenza di condanna a morte per rogo; si alza e ai giudici indirizza la storica frase: “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam” (“Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla”).

L'educazione e la pratica religiosa non possono essere concepite solo con il "dare dei begli esempi, edificanti" e imporre dei precetti morali.

Si deve insegnare il coraggio della responsabilità e della propria coscienza.

Il 17 Febbraio di 421 anni fa, veniva bruciato Giordano Bruno, un uomo di grande sapienza e spirito religioso che venne ucciso da chi ritenne che non stesse dando un bell'esempio.

L'uomo, per essere uomo, quando la sua coscienza glielo impone ha necessità di fare cose che possono essere considerate tutt'altro che 'edificanti' dal potere e dalla massa, al punto da mettere in gioco la sua stessa vita.

I veri religiosi sono sempre stati degli anarchici rivoluzionari, niente a che vedere con dei pretini consolatori (cattolici o buddhisti non fa differenza).

La religione e l'educazione che si limita a dire alle persone : 'state buoni' è solo uno strumento del potere.

Se la religione e l'educazione si riducono a questo hanno mancato il loro scopo.

Anche le grandi trasformazioni sono dovute ad un risveglio della nostra coscienza. Le trasformazioni sociali etc... Non sono semplicemente fatti oggettivi.

C'è una continuità tra la nostra coscienza e la realtà.

Taigō Kōnin Sensei


© Tora Kan Dōjō


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sabato 6 febbraio 2021

Tracciare fortemente la linea della propria vita

Pubblichiamo un estratto da una lezione tenuta da Sensei Taigō Kōnin presso il Tora Kan Dōjō durante la Pratica Zen


Mantenete sempre la nuca ben distesa, il mento un po' rientrato. Se spingete bene le ginocchia a terra vedrete che il bacino si spinge in avanti e la spina dorsale spontaneamente si distende.
Lo Zazen è fondato nella postura...
Postura significa ordinare il respiro, ordinare la mente, ordinare il corpo.
La postura coinvolge ogni aspetto del nostro corpo-mente, al punto che diventa postura ogni cosa che partecipa al nostro Zazen; il nostro abito, il modo in cui lo indossiamo, il nostro cuscino, il nostro zafuton... la nostra postura non significa necessariamente qualcosa legato esclusivamente a quello che crediamo essere noi, ma con la Pratica abbraccia ogni cosa.
Si parte dal centro... senza aver trovato il proprio centro diventa difficile poter abbracciare ogni cosa. Senza conoscere sé stessi è difficile poter conoscere la realtà.
Il centro che lo Zazen ci insegna a riconoscere e a consolidare, deve diventare il nucleo di un'espansione...
Se è vero che l'universo non ha limiti, allora il centro di ognuno di noi è il centro dell'universo. E per quanto possiamo considerarci di poca importanza o sfortunati, per quanto possiamo lamentarci delle nostre condizioni, il nostro centro rimane il centro dell'universo.
Ogni giorno sedendo in Zazen noi ristabiliamo questa centratura... e da quel centro dobbiamo ripartire in ogni momento.
Una delle cose più importanti che ci insegna la Pratica Zen nel Dōjō è quello di portare a compimento ogni gesto.
Se ci fate caso i gesti che noi mettiamo in atto nel quotidiano rimangono spesso incompiuti, non giungono alla loro naturale conclusione, ad essere completi.
Il mio Maestro faceva spesso l’esempio di quando posiamo un bicchiere: raramente siamo in grado di posare un bicchiere sul tavolo, ‘fino in fondo’, con tutta la nostra cura ed attenzione.
A metà del gesto il nostro sguardo si è già rivolto altrove e così la nostra mente.
Un modo per accorgervi se state completando i vostri gesti è proprio quello di osservare la direzione del vostro sguardo. Spesso lo sguardo si distoglie dal gesto ancora prima che sia compiuto, ed è un chiaro segno che la mente è già altrove.
Eppure la nostra vita è tutta il quel gesto.
Ogni gesto che rimane incompiuto lascia delle scorie nel nostro corpo e nella nostra mente; perché non rimangano scorie il gesto deve essere completamente esaurito.
Si deve ‘bruciare completamente’ in ogni azione senza lasciare scorie.
Se offriamo un incenso, offriamo completamente un incenso.
Offriamo noi stessi insieme all’incenso.
Se posiamo un bicchiere sul tavolo, posiamolo fino in fondo.
Posiamo completamente noi stessi insieme al bicchiere.
Allora, nel momento in cui cambieremo direzione, ci rivolgeremo ad altro, quel gesto sarà completamente compiuto, l'offerta sarà totale.
Altrettanto vale per qualsiasi altro gesto.
Quando mangiamo nel Dōjō, durante il Pasto formale, ogni gesto va dritto allo scopo... non c'è un solo gesto superfluo, non necessario, che sia fuori tempo e che non sia in armonia con l’oggetto utilizzato, con il cibo servito, con chi ci serve e con chi condividiamo il Pasto.
È quello che spiegavo giovedì scorso parlando del Samu, non c'è differenza tra il Pasto Formale ed il Samu.
Non c’è operazione con la mente dello Zazen.
Non c'è differenza tra il completare i gesti, nella perfetta concentrazione, nel mantenere una sequenza ordinata e armoniosa durante il Samu, nel mangiare in certo modo, e sedere in Zazen... è lo stesso atteggiamento, non c'è nessuna differenza né separazione.
Ippo Gujin, l’agire totale, il gesto che si consuma fino in fondo, come un fuoco che brucia bene e che non lascia scorie, a cui il risultato segue come l’ombra segue il passo.
‘Scava la pozza senza aspettare la luna, quando la pozza sarà terminata la luna verrà da sè ’.
Anche la pratica del Karate, quando non è solo fitness o paranoica ‘difesa personale’ tenta di insegnare questo ma l’insegnante deve essere passato per una rigorosa educazione che gli abbia insegnato il ‘gesto totale’, altrimenti come può pensare di trasmetterlo ad altri?
Questo è uno dei principi più importanti dello Zen, che non si impara sui libri o ascoltando sermoni, ma richiede l’esperienza diretta in una relazione con un insegnante che sia in grado di trasmetterlo. Penso che sia uno dei preziosi Tesori che ho ereditato dal mio Primo Maestro che ha totalmente rivoluzionato la mia vita e anche la mia comprensione e Pratica del Karate-Dō.
Tutta la nostra vita è il risultato di azioni (Karma) di gesti che avvengono nel momento, e se noi non completiamo le nostre azioni, in qualche modo stiamo gettando via buona parte della nostra vita, che grande spreco!
Il Maestro Deshimaru diceva (vado a memoria): “La vita è come una linea fatta di punti, ogni punto è un momento, un’azione, più siamo concentrati sul singolo momento, sulla singola azione, più ogni punto sarà marcato e più decisa e marcata sarà la linea della nostra vita.”



Taigō Kōnin Sensei



(trascrizione a cura di Monica De Marchi)


















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sabato 30 gennaio 2021

Zazen libera tutti


Ricordo che da bambina nel gioco del nascondino ero la più veloce a correre per fare tana libera tutti ma anche la più lenta nel trovare un posto ben nascosto dove non potessero trovarmi...
Quanto mi piaceva il conto alla rovescia del compagno che sbirciava, la corsa sfrenata, il timore di non riuscire a trovare un nascondiglio sicuro e poi finalmente trovarlo e restare immobile nel provare a smorzare il fiatone per non farmi trovare. 
Ed ecco che in quel breve momento di sosta tutto mi sembrava procedere lentamente e quella sensazione di non farcela a poco a poco svaniva...
Scoprivo il mondo assecondare per la prima volta un mio atteggiamento: "allora anche il tempo e tutte le cose corrono insieme a me", pensavo segretamente. 
Immobile percepivo il mio corpo, il sangue pompare nelle vene, il sudore sulla fronte, nella pura convinzione di essere un gatto pronto a scattare per fare tana e salvare il mio mondo abitato dalla gioia dei miei amici, dalla pazienza dei miei genitori, dal coraggio dei miei nonni, dai colori pastello ancora imballati che mi aspettavano a casa. Niente di più importante, era la mia missione! 
Così oggi il Kangeiko ha rievocato in me questo dolce ricordo. 
Il freddo dell'alba sembra rapidamente dissolversi al seiza del Maestro... e troviamo finalmente il nostro posto infinito nel mondo, assecondiamo con passione la legge del 'gioco', ed infine lo Zazen che ci trova seduti, allineati, uniti, si fa tana di luce e mistero, e ci libera tutti...
Il fuoco che arde, il tempo che siamo noi e segue il ritmo dei nostri pensieri e del nostro respiro che semplicemente invitiamo a sedere. 
Ed è sorprendente percepire che è tutto già qui, in questo corpo caldo, in questo cuore che batte e che accoglie senza voler trattenere o allontanare, nell'osservare e colorare insieme questo momento sempre nuovo. 
Dogen insegna: "E' Tempo di Essere Tempo'. 
Siamo in continuo movimento, immobili nel tempo che è solo questo, nell'incontrare e abbracciare, lasciare andare, andarci insieme, rinascere ad ogni respiro e gioire di questa irripetibile opportunità... 
Questo per me significa vivere e morire con il cuore di un samurai, coltivare lo spirito pronto a tutto. 
Oggi, il Grande Maestro ci riscopre presenti, stabili, generosi e ci libera tutti;
oggi che ci trova uomini seduti con una spada al fianco e un piccolo fiore tra le dita... 
In un abbraccio che sta lì, in una postura d'amore che non usa parole, non ha religione né colore... 
eppure comprende tutte le parole, tutte le religioni e tutti i colori, e senza alcuna distinzione tocca il cuore di tutti, che è solo uno.

Monica Tainin De Marchi 

© Tora Kan Dōjō















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martedì 26 gennaio 2021

Vivere la vita Ita/Fra

 



Sì, sono religioso.
Ma la mia religione non porta etichette. Non è un'adesione, ma una scelta immensa. Non è una pratica confinata a una dottrina, ma l'immersione nella vasta vita stessa.
La mia religione è vivere guardando la mia condizione effimera , attendere ogni aurora e pregare ogni tramonto.
Vivere sapendo che un giorno morirò e che dopo la mia morte il ciliegio fiorirà ancora in primavera e le foglie danzeranno ancora in autunno....
Vivere come vola l'uccello.
Morire come un pesce nuota.
Vivere perché vivere sia la risposta vivente a tutte le domande. E che questo vivere sia la dottrina e l'insegnamento.
Vivere e diventare il Libro Santo Scritto con l’inchiostro della realtà sulle pagine del mistero del mondo.
Vivere, guardando l'essenza stessa della mia esistenza snodarsi di giorno in giorno e posando ogni respiro con delicatezza e devozione, come il rituale più bello, perché alla fine della mia vita non ci siano rimpianti ma solo fiducia.
Vivere avendo fatto tutto il possibile perché l'inverno e l'estate, e tutti i contrasti del mio mondo abbiano potuto amarsi.
Vivere come una cerimonia ininterrotta, visibile o nascosta , dove la mia mente è incenso, le mie parole la fede, il mio corpo l'altare, i miei gesti dei fiori e i miei passi il Cammino....
Vivere senza aver trascurato nessun essere sensibile , né aver mancato a nessun banchetto di questo mondo.
Vivere , prosternandomi nella gratitudine ad ogni passo realizzato, anche i passi della mia stupidità.
Vivere divenendo tempio sublime di bellezza e misericordia affinché ogni essere trovi in me rifugio.
Vivere pienamente , disperso tra gli esseri in cammino...abbracciando la meraviglia.
E un giorno morire.
Morire e con immensa e gioiosa certezza, la certezza di aver vissuto davvero, la certezza di aver amato la vita, la certezza che la mia vita è stata un inno d'amore, un canto di libertà. La certezza che tutta la mia vita si sia innalzata in questo mondo come la preghiera più bella. La certezza di aver solo amato.

Federico Dainin Jōkō Sensei

 

Versione originale in Francese

Oui je suis religieux.
Mais ma religion ne porte pas d’étiquette de chapelle. Ce n’est pas une adhésion étriquée mais un choix immense. Ce n’est pas une pratique confinée à une doctrine, mais l’immersion dans la vaste vie même.
Ma religion est vivre regardant ma condition éphémère, attendre chaque aurore et prier chaque crépuscule.
Vivre sachant qu’un jour je vais mourir, et qu’après ma mort le cerisier fleurira encore au printemps et les feuilles danseront encore en automne....
Vivre comme l’oiseau vole.
Mourir comme un poisson nage.
Vivre et que ce vivre soit la réponse vivante à toutes les questions. Que ce vivre soit lui même la doctrine et l’enseignement.
Vivre et devenir le Livre saint ecrit a l’encre du réel sur les pages du mystère du monde.
Vivre regardant l’essence même de mon existence s’égrainer de jour en jour et poser chaque souffle avec délicatesse et dévouement, comme le plus beau rituel, pour qu’à la fin de ma vie il n’y ait pas de regrets mais seulement confiance.
Vivre ayant tout fait pour que l’hiver et l’été, et tous les contrastes de mon monde aient pu s’aimer.
Vivre comme une cérémonie ininterrompue, visible ou effacée, où mon esprit est encens, mes paroles la foi, mon corps l’autel, mes gestes des fleurs et mes pas le Chemin....
Vivre sans avoir mis de côté le moindre être sensible ni avoir manqué au moindre festin de ce monde.
Vivre me prosternant de gratitude à chaque pas révolu, même les pas de ma bêtise.
Vivre devenant temple sublime de beauté et de miséricorde pour que tout être trouve en moi refuge.
Vivre juste, mélangé aux hères, et émerveillé.
Et un jour mourir.
Mourir et avec une immense et joyeuse certitude, la certitude d’avoir vraiment vécu, la certitude d’avoir chéri la vie, la certitude que ma vie fut un hymne d’amour, un chant de liberté.
La certitude que ma vie tout entière se soit levée en ce monde comme la plus belle prière.
La certitude d’avoir seulement aimé.
 

Federico Dainin Jōkō Sensei


© Tora Kan Dōjō














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sabato 23 gennaio 2021

Incontrare il vero drago




Un piccolo commento del maestro Zen Gudo Wafu Nishijima, all'ultima parte del Fukanzazengi di Dogen Zenji:

C'era una volta un uomo che era affascinato dai draghi.
Le pareti della sua casa erano allineate con dipinti di draghi e ogni scaffale era pieno di figurine e statue di draghi.
Un giorno, un vero drago si ritrovò a guardare fuori dalla sua finestra.
Quando vide tutte queste immagini di draghi, traboccò di gioia, perché qui, chiaramente, viveva qualcuno che amava i draghi.
Sarebbe sicuramente molto felice se un vero drago venisse a trovarlo.
Ma quando l'uomo guardò fuori e vide il drago, ebbe così paura che svenne immediatamente.


L'opinione del Maestro Dôgen è quindi molto chiara.
Non dobbiamo correre dietro alle immagini della Verità.
Non dovremmo attaccarci a teorie o spiegazioni intellettuali.
È meglio incontrare la Verità direttamente.
Praticare Zazen è incontrare la Verità dei Buddha.
Praticare Zazen è incontrare un vero drago, faccia a faccia.




© Tora Kan Dōjō





















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