domenica 14 ottobre 2018

Creare, forse significa sbagliare


Mio padre rispose loro:

"Creare, forse significa sbagliare quel passo nella danza. Significa dare di traverso quel colpo di scalpello nella pietra. Poco importa il fine di un'azione. Questo sforzo ti sembra sterile perché sei cieco e guardi troppo da vicino. Ma allontanati un pò. Da lontano vedi solo il fervore che genera delle opere, vedi la città venire su, non vedi più i colpi falliti e tutti i problemi che accompagnano la realizzazione dell'idea... Osserva da maggior distanza il movimento di quel quartiere di città – così come noi osserviamo da distante quel cantiere di lavoro. 

Dove si costruisce quel palazzo: non vedrai più che un grande fervore e la polvere dorata del lavoro. I colpi falliti non li noti più. Perché quel popolo curvo sul lavoro, voglia o non voglia, edifica i suoi palazzi o le sue cisterne o i suoi ampi giardini pensili. E le sue opere nascono necessariamente, come d'incanto, dalle sue dita. Al progresso della vita servono sia coloro che danno colpi giusti e sia coloro che danno colpi sbagliati: il colpo fallito aiuta il colpo che riesce. E' dal fervore della ricerca che viene fuori la doratura del tempio. E io ti dico: quelle opere nascono sia da coloro che falliscono i loro colpi che da coloro che li azzeccano, perché non puoi separare gli uni dagli altri. Se tu salvi solo i grandi scultori sarai privo di grandi scultori. Chi sarebbe così pazzo da scegliere un mestiere che offre così poche possibilità di vivere? Il grande scultore nasce dal terriccio composto di cattivi scultori. La bella danza nasce dalla passione per la danza. E questa passione per la danza richiede che tutti danzino – anche quelli che danzano male – altrimenti non c'è passione, ma solo accademia pietrificata e spettacolo senza significato. Non condannare i loro errori come fa lo storico quando giudica un'era ormai conclusa. Chi rimprovererà al cedro di non essere che un seme o uno stelo o un ramoscello cresciuto di traverso? Lascia fare. Di errore in errore sorgerà una foresta di cedri che nei giorni di forte vento spanderà nell'aria, come un incenso, il cinguettio dei suoi uccelli". 
E mio padre concludeva: "Sbaglio di uno, riuscita di un altro. Non preoccuparti per queste divisioni. Di fertile non c'è che la grande collaborazione reciproca. Il colpo fallito aiuta il colpo che riesce. E il colpo riuscito rivela a colui che ha fallito come suo lo scopo che perseguivano insieme.


Antoine de Saint Exupéry  
Tratto da: 'Cittadella', 
Editore AGA, Cusano Milanino ©2017


© Tora Kan Dōjō




domenica 7 ottobre 2018

Vita-Morte una cosa sola




Che fare dunque? Se vuoi vivere, permetti anche la morte.

La morte non è qualcosa che succede alla fine della vita; è un processo.
Hai cominciato a morire il giorno in cui sei nato.
Non ci sono la vita da una parte e la morte dall’altra, la vita adesso e la morte in futuro, no. Non le puoi dividere, vanno insieme, è inevitabile.

La vita è morte: nel giorno in cui sei nato, in quello stesso giorno hai cominciato a morire. E se eviti la morte, eviti anche la vita. Inspiri, è la vita; espiri, è la morte. La mattina ti alzi, è la vita; la sera vai a dormire, è la morte. Lavori, agisci, è la vita; ti rilassi, è la morte. È un processo continuo, è presente in ogni momento.

E se eviti la morte eviterai anche la vita. Se non vuoi espirare profondamente, quanto profondamente potrai inspirare? Se non ti vuoi rilassare, quanto attivo potrai essere? Non avrai l’energia necessaria per farlo. Quando comprendi che la vita implica la morte, che ogni atto di vita è anche un atto di morte, la vita perde la sua seriosità, diventa puro divertimento, perché è seriosa a causa della paura della morte. A causa di questa paura non puoi ridere a crepapelle, non puoi godere la vita, non puoi fare niente. La morte è sempre dietro l’angolo, simile a un’ombra nera che ti segue e non ti lascia fare nulla. Così diventi serio, ti metti a pensare come diventare immortale, ti metti alla ricerca dell’immortalità, del segreto dell’elisir di lunga vita.

Sono tutte ricerche insulse, non sono ricerche autentiche. Non esistono elisir chimici, alchemici, ambrosia, no. Il segreto sta nel vedere che vita e morte sono un unico processo. Lo sono, sono un unico fenomeno. E allora non proverai più paura, anzi, sarai grato alla morte perché la vita diventa possibile solo grazie alla morte.

Attraverso la morte tutto si rinnova. Osserva il fiore che è sbocciato stamattina… è proprio accanto a una pietra. Stasera il fiore non ci sarà più, ma la pietra sarà ancora lì, perché il fiore ha più vitalità della pietra. Cosa ti piacerebbe? Essere simile alla pietra o simile al fiore? Come mai il fiore muore tanto in fretta? Perché vive con intensità e la morte arriva in fretta, non si attarda. Il fiore ha danzato sotto il cielo, si è goduto i raggi del sole e la brezza, ha fatto tutto quel che andava fatto e la sera è pronto a morire, senza una lacrima, senza piangere o lagnarsi. Il fiore è appagato, e finalmente arriva il momento di riposare. E quando il riposo sarà terminato, il fiore ritornerà, volta dopo volta…

La vita è un eterno ritorno, la morte è solo un riposo.
Non devi preoccupartene; tu vivi e basta.


Osho
Tratto da ‘Lettere d’Amore all’Esistenza’  ed. Feltrinelli