lunedì 14 maggio 2018

Camminate sui dirupi con le mani libere




Un filosofo chiese al Buddha:

`Senza parole, senza la mancanza di parole, potresti esprimermi la Verità ?'

Il Buddha mantenne il silenzio.

Il filosofo si inchinò e ringraziò il Buddha dicendo:

'Grazie alla vostra gentilezza amorevole ho spazzato via le mie illusioni e sono entrato nella vera Via '

Dopo che il filosofo se ne fu andato, Ananda chiese al Buddha che cosa avesse realizzato quell’uomo.

 Il Buddha rispose: 'Un buon cavallo corre anche solo vedendo l'ombra della frusta'


Commento di Mumon:

Ananda era il discepolo del Buddha. Nonostante ciò, la sua comprensione non era stata superiore a quella di un estraneo.

Voglio chiedervi monaci: Quanta differenza c'è tra discepoli ed estranei?

Per percorrere il bordo tagliente di una spada o per correre su di una superficie ghiacciata, uno non ha bisogno di orme da seguire.

Camminate sui dirupi con le mani libere.


© Tora Kan Dōjō







venerdì 11 maggio 2018

Insegnamenti nel freddo del Kangeiko


Abbiamo trascritto una breve raccolta di Insegnamenti ed esortazioni offerte dal Maestro Taigō durante il recente Kangeiko che si è tenuto come di consueto al Tora Kan Dōjō nella settimana più fredda dell'anno



Primo giorno di Kangeiko  4 gradi.

Dopo 15 minuti di pratica corpo e mente sono entrati in sintonia con la situazione, con quel che la natura offriva...
Non si tratta di un esercizio di semplice stoicismo, di machismo...
Assolutamente no, chi si avvicina con questo approccio non durerà.
'Temprare non significa indurire'.
Proprio al contrario si tratta di accogliere, abbandonare le difese e così realizzare che non esiste alcun nemico ( Mu-teki
無敵 ), nè dentro nè fuori di noi.

Secondo giorno di Kangeiko

Temprarsi non é indurirsi...
Come la lama della spada ben temprata 'attaversa' quel che incontra mentre quel che é indurito percuote, frantuma o rimbalza, ma non attraversa, cosí noi impariamo a 'passare attraverso'.

Terzo giorno di Kangeiko 2 gradi.

'Se il gelo non penetra fin nelle ossa come potranno fiorire i fiori del susino?"

Siamo parte integrante della sinfonia della vita nel suo perenne cambiamento.
Non opporsi, difendersi, ma essere parte attiva del processo è la nostra pratica.
Lasciamo che dal gelo che penetra le nostra ossa possa fiorire una nuova primavera perchè tutti possano goderne.

Quarto giorno di Kangeiko.

Junbi Undo
Sanchin e ancora Sanchin e ancora Sanchin.
7 riprese di iri Kumi.
Junan Undo

"Sono insensibile al freddo dell'inverno.
Sono i cuori di ghiaccio degli uomini che mi fanno paura."

(Secolo XIX. Illustre Saigo)



Ultimo giorno di Kangeiko


All'alba ultimo giorno di Kangeiko, -2°.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato anche quest'anno in quella che è diventata una tradizione irrinunciabile del nostro Dojo.
La pratica deve contaminare la vita quotidiana.
La vita deve trovare il suo centro nella Pratica.
Altrimenti, quando va bene, si tratta solo di un'ennesima distrazione.
Se la Pratica non arriva a rivoluzionare la vostra vita e diventa uno dei tanti interessi a cui dedicare frammenti del vostro tempo, allora, non avete ancora iniziato a Praticare e sarebbe meglio dirigere le proprie energie in direzioni più produttive.
Lo sforzo, l'entusiasmo, la disciplina... che hanno animato l'esercizio dei partecipanti al Kangeiko continueranno a riverberare nel loro spirito per tutto l'anno.
Concludo con la dedica che ogni giorno ha chiuso il nostro allenamento con il saluto rituale:
'Senza confini s'estenda il merito del nostro esercizio
Noi Tutti insieme, insieme a Tutto
in cammino sulla Grande Via'




© Tora Kan Dōjō






lunedì 7 maggio 2018

Sulla Pratica - Concerning the Path by Morio Higaonna Sensei (ITA-ENG)

Pubblichiamo delle riflessioni di Morio Higaonna Sensei  (tratte dal sito ufficiale della IOGKF) sul legame profondo che lega il Karate-dō tradizionale e il percorso di realizzazione personale attraverso l'armonizzazione della Mente e del Corpo e in particolare quindi anche il legame tra Karate-dō e Zen

Attraverso la mia ricerca nella storia delle arti marziali, vorrei prendere in considerazione il mio personale percorso. Dalla saggezza e dagli insegnamenti dei nostri predecessori in Giappone e Okinawa fino all'era moderna sono nate arti marziali come il Judō che proviene dal Jujutsu, il Kendō che proviene dall’antica scherma giapponese e il Karate Jutsu del passato da cui è nato il Karate Dō attuale, queste arti marziali furono originariamente create per l’autodifesa, ma oggi possono essere praticate per perfezionare la propria personalità.
Il filosofo Taoista Cinese Laozi, riteneva che il concetto di ‘Via’ conducesse ad un’Illuminazione sia mentale che spirituale. Personalmente credo che per raggiungere la realizzazione nella nostra vita, si debba praticare in modo ascetico e ricercare con un cuore puro di vivere la vita ideale per un essere umano.
Durante il Karate Symposium del 28 ottobre 1936, che fu organizzato dalla Ryukyu Shinpo Company,  Miyagi Chōjun Sensei disse: "Penso che la frase Karate-Dō (Via) dovrebbe essere utilizzata, piuttosto che il solo termine Karate". 
Funakoshi Gichin Sensei e altri grandi maestri concordarono con questa affermazione e insieme  acconsentirono ad aggiungere la desinenza ‘Dō’, al termine Karate, trasformandolo in Karate Dō. Tenendo questo a mente, voglio riflettere sul motivo per cui Miyagi Chōjun Sensei ha scelto il nome Karate-Dō, e a quale cambiamento questo ha portato non solo nel nome, ma nelle arti marziali in generale ad Okinawa.
Nel 1933 Miyagi Chōjun Sensei scrisse un compendio sul Karate-Dō per una conferenza che lo vide relatore. In questo compendio ci sono molte citazioni (tradotte approssimativamente) che menzionano lo Zen in relazione alle Arti Marziali e alla vita. 
In esso afferma che "il Karate-Dō è un abisso, e può essere compreso soltanto attraverso una profonda riflessione e comprensione com’è per le arti marziali in generale". Io considero questa asserzione come l'unione di Zen e Arti Marziali disciplinata dalla mente e dal corpo, che mi aiuterà a concentrarmi sul Praticare e raggiungere la vera arte marziale nella mia stessa vita.
Durante la sua vita, si ritiene che Miyagi Chōjun Sensei si sia focalizzato molto sulle pratiche ascetiche della meditazione Zen nella ricerca di sé e nel lavoro di perfezionamento del carattere.
Chojun  Miyagi Sensei
Attraverso il suo duro allenamento nelle Arti Marziali unito alle pratiche ascetiche dello Zen, ho la certezza che Miyagi Sensei sia stato in grado di raggiungere la propria realizzazione e un autentico percorso di vita. Era un vero artista marziale che si concentrò soltanto su questo modo di vivere, viveva in accordo a questo modo e non vi si discostò per la durata della sua intera vita. La diffusione del Goju-Ryu in tutto il mondo è il testamento della sua Arte e del modo di vivere che Miyagi Chōjun  Sensei è stato in grado di trasmettere a tutte le generazioni future.
Riguardo alla sua esecuzione del Kata, l'abilità di Miyagi Chōjun Sensei era difficile da descrivere a parole, come hanno raccontato i suoi allievi, e la sua applicazione di tecniche dure (Go) era come un attacco di incredibile potenza che si manifestava in un istante, mentre le sue tecniche morbide (Ju) potevano passare da movimenti frustati a movimenti appiccicosi (muchimi) con grande tempismo, e questa applicazione di muchimi gli permetteva di rimanere 'incollato' al suo compagno di allenamento con grande forza. Si racconta che assistere a queste sue dimostrazioni era come guardare una bellissima opera d'arte in movimento. Attraverso la sua vita di Pratica estrema e rigorosa, Miyagi Chōjun Sensei arrivò a raggiungere la Verità (il vero Cammino) delle arti marziali e in cambio lasciò al mondo la Pratica della sua Arte e i suoi insegnamenti.
A volte, parlando con i suoi allievi Chojun Sensei diceva loro: "Ognuno deve forgiare (lucidare) il proprio carattere e diventare uno con la natura, per comprendere il vero karate", e anche "Le Arti Marziali sono una cosa sola con l'universo". 
Viaggiava spesso verso nord per raggiungere Kunigami per allenarsi dove c'erano molte montagne e un tripudio di verde e natura. Durante questi viaggi, Miyagi Sensei si immergeva nella natura delle montagne e del mare della vicina costa, e si ritiene che praticasse la meditazione in mezzo alla natura che lo circondava.
Miyagi Chōjun Sensei era un cercatore di verità alla ricerca della vera Via, e concludendo, credo che il percorso ideale nella vita per un artista marziale si debba ricercare solo nella dedizione e nel duro allenamento in tutti gli aspetti del Kata.
Il percorso verso il vero Karate-Dō è lungo.
Con fiducia nei nostri insegnanti e in noi stessi, dobbiamo progredire passo dopo passo con passione. Concludendo, rifletti su questo consiglio.

Morio Higaonna


ENGLISH VERSION

Through investigations into the history of martial arts, I would like to consider my own path. From the wisdom and teachings of our predecessors in Japan and Okinawa to the modern era, martials arts like Judo have come from Jujutsu, Kendo from old style Japanese fencing, and the Karate Jutsu of the past to the Karate-Dō  of the present, and these martial arts were originally created for self defence but can now be practiced today to complete one’s character.
The Chinese Taoist philosopher Laozi, believed that the concept of the path represents both mind and spiritual enlightenment. I believe that to find this realization in life, one must practice asceticism and search with a true heart in order to live the most ideal life as a human being.
In the Karate Symposium of October 28th, 1936, which was sponsored by the Ryukyu Shinpo Company, Miyagi Chōjun  Sensei was quoted (translated quote) as saying, “I think that the phrase Karate-Dō  (Road) should be used, rather than just the word Karate”. Funakoshi Gichin Sensei and other top instructors agreed to this statement and together consented to apply the word Do when referring to Karate, to create the title of Karate-Dō . Keeping this in mind, I want to reflect on why Miyagi Chōjun  Sensei chose the name Karate-Dō , and what lead up to the change not only in name but concerning martial arts in general on Okinawa.
In 1933 Miyagi Chōjun  Sensei wrote a summary on Karate-Dō  for a lecture that he presented. In this Karate-Dō  summary there are many quotes (roughly translated) that refers to Zen in relation to martial arts and life. It explains that “Karate-Dō  is an abyss, and it is grasped through deep thinking and understanding as is martial arts in general”. I determine this belief as the union of Zen and Martial Arts ordered by the mind and body, which will help me concentrate on the pursuit of true martial arts in my own life.
During his life, it is believed that Miyagi Chōjun  Sensei focused a great deal on the ascetic practices of Zen meditation in his pursuit of self, and to aid him in his training of character completion.
Through his severe training in martial arts coupled with the ascetic practices of Zen, I feel that Miyagi Sensei was able to strive towards his own realization and true path in life. He was a true martial artist that only focused on this way of life, lived according to this way, and did not stray for the duration of his life. The spread of Goju Ryu around the world is just a testament to the art and way of life that Miyagi Chōjun  Sensei was able to pass on to all the future generations.
In regards to his Kata, Miyagi Chōjun  Sensei’s ability was hard to describe in words, as explained by his students, and his application of hard (Go) techniques were like a thrust of incredible power in an instant, while his soft (Ju) techniques could transition from whipping movements to sticky (muchimi) movements with great timing, and this application of muchimi would allow him to stick to his training partner with great strength. It was said that watching these performances was like watching a beautiful artwork in motion. Through his extreme and difficult training in life, Miyagi Chōjun  Sensei came to reach the Truth (true path) of martial arts, and has in return left the art for the world to practice with his teachings.
At times when Chojun Sensei would talk to a disciple he would tell them that “One must polish their character and become one with nature, to understand true karate”, and also, “The martial arts are one with the universe”. Often he would travel north to Kunigami for training, where there are many mountains and an equally plentiful amount of greenery and nature. During these trips, Miyagi Sensei would immerse himself in the nature of the mountains and the sea off the nearby coast, and it is believed that he also meditated in the midst of the nature around him.
Miyagi Chōjun  Sensei was a seeker of Truth in search for the correct path, and in closing, I believe that the ideal path in life for a martial artist is sought only through dedication and severe training in all aspects of Kata.
The path to true Karate-Dō  is far away.
With belief in our teachers and ourselves, we must progress step by step with passion. In closing, consider this advice.

Morio Higaonna

source

© Tora Kan Dōjō







mercoledì 2 maggio 2018

La Felicità al Potere




"Noi [Mujica e la moglie, ndr] abbiamo dovuto vivere per molti anni prigionieri, e non avevamo quasi nulla. Poi, quando siamo usciti dal carcere, ci siamo resi conto che per vivere non avevamo bisogno di tante cose, ma di poco. Quindi non ci serviva una casa grande, non ci servivano i domestici, vivevamo come vive una persona comune in una famiglia comune del popolo uruguayano. E quando sono diventato presidente, ho continuato a vivere come prima; e quando non sarò più presidente, continuerò a vivere come prima. Perché lottiamo per essere liberi e non mi stancherò mai di spiegare che per essere liberi bisogna avere tempo: tempo da spendere nelle cose che ci piacciono, poiché la libertà è il tempo della vita che se ne va e che spendiamo nelle cose che ci motivano. Mentre sei obbligata a lavorare per sopperire alle tue necessità materiali, non sei libera, sei schiava della vecchia legge della necessità. Ora, se non poni un limite alle tue necessità, questo tempo diventa infinito. Detto più chiaramente: se non ti abitui a vivere con poco, con il giusto, dovrai vivere cercando di avere molte cose e vivrai solo in funzione di questo. Ma la vita se ne sarà andata via... Oggi la gente si preoccupa di comprare, in una corsa infinita [...].E allora non ha più tempo per le cose elementari, che sono molto poche e sono quelle di sempre, le uniche: le relazioni fra genitori e figli, l'amore, gli amici... Per tutto questo c'è bisogno di tempo!"

"Io credo molto nella natura, adoro la natura. Se è Dio, allora questo è il mio Dio: l'amore che ho per la natura, l'ammirazione, direi persino la devozione. La natura è il mio altare: le anatre parlano, le foglie parlano, la natura biologica è un permanente canto alla vita... e alla morte, tutto insieme. Ci sono persone che credono che vivendo nel campo ci sia solitudine; ma la solitudine è dentro di loro! Lì non esiste solitudine, il campo è l'emporio della vita, che va e viene, un luogo in cui tutto fa segno, ogni cosa manda segnali. Il problema è poterlo vedere, permettere che ti raggiunga: ogni fogliolina, i trifogli, tutto si sta accomodando per trovare il miglior angolo d'incidenza. Questa è magia, una magia permanente. Esiste il mondo dell'idrogeno, il mondo minerale, ed esiste il mondo biologico, fatto di mondo minerale. L'universo è prevalentemente minerale, fisico e silenzioso, pieno di energia. La vita è un miracolo. Non ci rendiamo conto che nella magnificenza dell'universo a noi è toccato vivere in una macchietta di terra".

"Se dovessi consigliare un giovane che abbia voglia oggi di fare politica, gli direi che è meraviglioso lottare per ciò che uno pensa, per quello che sente. È necessario imparare a vivere coerentemente con quel che si pensa. Non dimenticartelo! Vivi come pensi, altrimenti finirai per pensare come vivi. Se ti portano a vivere in un altro modo, al tavolo del gran buffet, perché ti sorridono, ti fanno un contratto da segretaria, ti valorizzano come braccio destro e ti riconoscono un prestigio, non dimenticare però che quel tavolo non è il tuo. Se devi lavorare lavora, ma mantieni i tuoi valori, le tue decisioni. Non farti trasportare dal mondo! Questo è molto difficile nell'epoca contemporanea".

"A volte può capitare che uno passi davanti a un paesaggio e non lo veda. La vita è un paesaggio straordinario, ma bisogna vederlo. E per questo bisogna avere tempo. Beh, quando uno è prigioniero, immerso in una grande solitudine, deve inventarsi delle cose per continuare a campare. E pensa molto. Si abitua a parlare con ciò che serba dentro di sé. E c'è una vera e propria personalità dentro, sai? Però bisogna scoprirla. Oggi ci si rivolge al fuori, con twitter, con Facebook; ma così uno non parla con quello che ha dentro di sé. Mandi messaggi alla gente di fuori, ma a quello che hai dentro?"

José Pepe Mujica
Estratti da: ‘La Felicità al Potere’ ed. EIR


© Tora Kan Dōjō







sabato 28 aprile 2018

La Sacralità dell'Esercizio

Sensei Bruno Ballardini al Tora Kan Dōjō

La “Via” del karate non esiste, è solo un pretesto per esercitarvi per la vita.
Per questo è qualcosa di sacro. Dipende dall’atteggiamento con cui praticate.
Come si fa a far diventare "sacra" la vostra pratica?
Facendo attenzione ad ogni singolo gesto, ad ogni ripetizione, cercando di renderla migliore della precedente.
Perché nel vero karate non esiste uno standard esterno con cui confrontarsi come accade nello sport, non esiste una performance ideale: qui si parla del meglio che potete fare voi stessi in base alle vostre possibilità. Si tratta solo di spostare ogni volta più avanti l'asticella rispetto alla volta precedente.
Io non posso regalarvi il vostro miglioramento, quello potete darvelo soltanto voi col vostro impegno. Ma forse posso motivarvi con una riflessione: se vi adagiate nella mediocrità in questa piccola attività settimanale, correte un rischio ancora più grande: quello di adagiarvi, con lo stesso atteggiamento e per abitudine, anche nelle cose più importanti della vostra vita. Il karate serve a evitare di cadere in questa trappola.
Altro che “educazione guerriera”, e altre balle che si raccontano in alcuni ambienti. Non riuscirete mai a difendervi se prima non imparate a combattere contro voi stessi.
I giapponesi dicono “ikken hissatsu", che significa "Un colpo una vita". Ma questa espressione non significa soltanto "uccidere l’avversario con un colpo solo", significa soprattutto cercare di fare in modo che ogni colpo (quindi ogni ripetizione di un movimento) sia perfetto, sia migliore di quello precedente, come se fosse la vostra ultima possibilità. L’avversario siete voi stessi e avete una sola possibilità di ucciderlo. Potete riuscirci soltanto facendo meglio di quanto lui facesse ieri.
Il segreto consiste nel rendere ciascuna tecnica e ciascun attimo della pratica una questione di vita o di morte.
Per migliorare dovete per forza mettere in gioco la vostra vita. Ma non stiamo affatto giocando.


Bruno Ballardini Sensei

Referente ​dello Zentokukai Italia
Scuola che preserva e diffonde nel nostro paese il karate antico di Chotoku Kyan
Scrittore, Saggista, Docente universitario.







mercoledì 25 aprile 2018

Vivere una Vita Nobile




Shiba Yoshimasa: cinque insegnamenti sulla vita nobile

 Shiba Yoshimasa (1350-1410) è stato un grande politico, guerriero e poeta, un esempio per tutti di un uomo che per tutta la vita ricerca il miglioramento di sé e il perfezionamento continuo in ogni suo gesto e in ogni sua azione. Questi sono cinque suoi insegnamenti che tutti noi possiamo applicare nella nostra vita moderna.

Primo insegnamento.

In ogni cosa è importante avere un atteggiamento attento Purtroppo, sono poche le persone che fanno attenzione nella vita. Attenzione al proprio comportamento, alle proprie parole, ai propri pensieri, e attenzione al comportamento, alle parole e ai pensieri degli altri. L’uomo nobile deve mantenere un atteggiamento attento e distaccato, pacificare la propria mente e non distrarla ma tenerla focalizzata. “Gli uomini con menti acute si trovano solo tra coloro che hanno inclinazione per la riflessione.”

Secondo insegnamento.

Non è importante vivere in modo religioso, è indispensabile vivere in modo sacro Non serve ostentare il proprio credo religioso ed esibire pubblicamente la propria devozione. Ed è inutile pregare solo quando vogliamo ricevere dei favori o quando siamo afflitti da problemi personali. Se preghiamo, dobbiamo farlo solo per riempire noi stessi e il mondo di felicità, e con l’obiettivo di ricevere l’energia spirituale più alta per vivere ogni giorno della nostra vita in modo sacro. Dobbiamo far diventare sacra ogni nostra azione e sacro ogni nostro gesto. La religione non conta, conta la nostra intenzione spirituale più profonda.

Terzo insegnamento.

Non agire senza considerare la pena degli altri. Se si vuole vivere una vita nobile, bisogna avere compassione degli altri e rispettare il loro spazio personale. Tutti condividiamo la vita, e tutti sperimentiamo gioie e sofferenze. Dovremmo sempre muoverci come ospiti, pieni di premura, con delicata attenzione, per non disturbare. Dovremmo avere lo stesso sacro rispetto anche per i nostri cosiddetti nemici, e perfino per coloro con cui dobbiamo scontrarci. Distacco, accettazione e compassione: così modelli in te la natura del guerriero virtuoso.

Quarto insegnamento.

Elimina il superfluo Dedicati soltanto alle cose importanti ed elimina tutto ciò che è superfluo. Non farti condizionare da nulla e non dedicarti a nulla che non sia veramente importante. Togli tutto quello che non conta, dedicati solo a quello che conta.

Quinto insegnamento.

Non diventare amico di persone senza valore Scegli bene i tuoi amici. E scegli bene il tuo partner. Scegli bene con chi vuoi condividere il tuo viaggio. Scegli persone che condividano la tua stessa intenzione di vivere nel mondo, con nobiltà e virtù. Diventa sempre migliore e pretendi sempre di avere vicino a te i migliori. Meglio restare solo, che accompagnarsi a gente priva di anima.




mercoledì 18 aprile 2018

La Natura Morale delle Cose ovvero 忘れ物 lo Spirito degli Oggetti

Pubblichiamo un estratto dall'articolo tratto dall'interessantissimo blog di Laura Imai Messina: 'Giappone Mon Amour' che vi invitiamo caldamente a seguire e che ringraziamo.

Questo il link diretto all'articolo:

<...>Ma le cose in Giappone godono nel tempo di un privilegio che rimane: diventano spiriti. Una bella credenza giapponese, chiamata tsukumogami 付喪神, vuole che le cose che vivono un centinaio d’anni si facciano una sorta di deità.
Cento anni è quanto basta a un oggetto per acquisire un’anima. Perchè assorbe il tempo che passa e con esso la saggezza che da esso deriva. È il perdurare nonostante tutto, lungo le ere degli uomini capricciosi ed incostanti, assorbendo il loro amore e la loro cura, tollerando l’incuria, osservando spazi cambiare freneticamente come in un time-lapse.
Ma il cento è solo un numero approssimato per dire che ci vuole tanto tempo.
L’occidente ha frainteso questa leggenda e immagina lo tsukumogami come uno spirito, uno solo, che entra negli oggetti e vi si installa.
E invece è proprio quella cosa che cambia e quando la credenza scende nel dettaglio, si comprende come gli oggetti premino e portino del bene a chi li cura, come portino sventura a chi li maltratta, li disprezza o li ignora. Che gli oggetti avvertano qualcosa, che l’anima acquisita in lungo tempo li renda grati e fortunati o vendicativi e maledetti. L’harikuyo 針供養 del resto serve proprio a questo. A ringraziarli per tempo.
Quanti oggetti adesso superano due o tre generazioni? Quanti superano uno o due cambi di stagione? Un trasloco? Una relazione che inizia e una che finisce? Una moda?
Basta saperlo. Che la cura premia. Che possiamo offrire un’anima a una casa, a un mobile o anche a un libro. Che donandola a loro ci verrà del bene.

E forse avremo infine più cura anche di noi stessi.<...>




lunedì 16 aprile 2018

Zenki e Inmo - Riflessioni intorno al "così come è"


Senza aggiunte e senza sottrazioni, il mondo così come è, non un'altra realtà differente da quella percepita nella quotidianità. Proponiamo due profonde riflessioni entrambe tratte dallo Shōbōgenzō  di Eihei Dōgen Zenji (monaco buddhista giapponese, fondatore della scuola buddhista giapponese Zen Sōtō  1200 / 1253)
Eihei Dōgen Zenji - Shōbōgenzō - Cap. Zenki (l’intera attività dinamica)
La vita è, per esempio, come una persona che sta su una nave. Per quanto siamo noi che usiamo le vele, che prendiamo in mano i remi, che spingiamo con le pertiche, è la nave che ci trasporta e non c'è io al di fuori della nave. Stando imbarcati su una nave, facciamo della nave una nave. Dobbiamo studiare bene questo preciso momento. In questo preciso momento, la nave non è diversa dal mondo intero. Il cielo, l'acqua, la costa, tutti diventano il tempo della nave, e inoltre, non sono lo stesso del tempo di quando non si è sulla nave. Perciò, la vita è ciò che io faccio vivere, e io sono ciò che di me fa la vita. Nell'essere imbarcati su una nave, il corpo, la mente e la situazione presente, sono tutti l'attività dinamica della nave. L'intera terra e l'intero spazio sono l'attività dinamica della nave. L'io che è vita e la vita che è l'io, sono proprio così.

Presentato il diciassettesimo giorno del dodicesimo mese del terzo anno di Ninji (1242) alla residenza del governatore di Unshû e col suo col patrocinio, nei pressi del tempio di Rokuharamitsu di Yôshû. Trascritto da Ejô il diciannovesimo giorno del primo mese del quarto anno di Ninji (1243).



Eihei Dōgen Zenji - Shōbōgenzō - Cap. Inmo (proprio così o così come è)
Dōgen Zenji - Autoritratto
Sulla base di che sappiamo che il "così com'è" esiste? Lo sappiamo perché il corpo e la mente che si manifestano insieme nell'intero mondo non sono il nostro io. Il corpo non è certamente il nostro io. La vita si riflette [procede] nei giorni e nei mesi e non si ferma neppure per un poco. Dove sono andati i volti della nostra giovinezza? Quando li cerchiamo non ne troviamo neanche le tracce. Se osserviamo bene, sono molte le cose del passato che non incontreremo mai più. Anche la mente sincera non si ferma e va e viene ogni momento. Benché la sincerità esista, essa non risiede accanto a noi. Però, pur stando così le cose, senza una ragione esiste la "mente del risveglio". Quando si sia risvegliata questa mente, abbandoniamo le cose con cui ci si è intrattenuti fino a quel momento e speriamo di udire ciò che non abbiamo mai sentito, e cerchiamo di sperimentare ciò che non abbiamo mai sperimentato, e questo non solo per noi stessi. Si sappia che succede questo perché siamo persone del così com'è. Perché sappiamo di essere persone del così com'è? Poiché siamo persone che vogliono ottenere la cosa così com'è, siamo persone del così com'è. Per certo, abbiamo l'aspetto delle persone del così com'è, e in questo momento non dovremmo preoccuparci della cosa così com'è. Poiché anche il preoccuparsi è cosa del così com'è, è un non preoccuparsi. Inoltre, non dovremmo sorprenderci del fatto che la cosa così com'è, è così com'è. Anche se il così com'è ci sorprende e ci lascia dubbiosi, è comunque questo così com'è. Esiste anche un così com'è di cui non dobbiamo sorprenderci. Questo non può essere valutato per mezzo della valutazione dei buddha, né può essere valutato per mezzo della valutazione della mente, non può essere valutato per mezzo della valutazione del mondo del Dharma e non può essere valutato per mezzo della valutazione dell'intero mondo. Solo [si può dire]:"siamo di già uomini del così com'è, perché preoccuparci della cosa del così com'è?". Perciò, il così com'è del suono e dell'aspetto è il così com'è, il così com'è del corpo e della mente è il così com'è, il così com'è di tutti i buddha è il così com'è.
Shôbôgenzô Inmo Presentato all'assemblea del tempio Kannon Dôri Kôshô Hôrin. Nel 26° giorno del terzo mese del terzo anno di Ninji (1242)

(testi presi dalla traduzione di  Aldo Tollini in Buddha e natura-di-buddha nello Shôbôgenzô)