sabato 17 ottobre 2020

Kuzushi: La montagna che si sfalda

Nelle Arti Marziali si familiarizza presto col principio di kuzushi (崩し). E’ un termine che traduciamo sbrigativamente con “squilibrio” ma il verbo da cui deriva, kuzureru, ha una semantica più profonda:  crollare, collassare, demolire…
Un interessante lavoro di etimologia di Noriko Williams ci aiuta a comprendere la nascita della grafia del kanji , che abbiamo riportato nell’immagine di questo post. Si vede piuttosto chiaramente che il kanji contiene l’ideogramma yama ( la montagna) e tomo ( che secondo Williams non significa “amico”, ma è la trasposizione grafica “sbagliata” del disegno di fili di collana che si dividevano. Questo forse era più chiaro negli ideogrammi arcaici).
Al di là di questioni etimologiche, rimane il fatto che kuzushi è ben più di uno squilibrio. Ha a che fare col crollo di una montagna, con la distruzione di ciò che riteniamo essere più solido.
In questi giorni e nei prossimi mesi facciamo esperienza di forti squilibri e di parziali crolli di quelle che credevamo essere nostre certezze mentre, probabilmente, si trattava di comode abitudini ritenute dovute. Poter uscire e andare come, dove e con chi credevamo. Poter aprire gli occhi e ritenere scontato di avere intorno a noi le persone care. Poter lavorare e disporre a proprio piacimento del superfluo del superfluo del superfluo.
Sul tatami non c’è possibilità alcuna di preservare per sempre la propria posizione. Il movimento è esso stesso uno squilibrio dinamico. Sferrare l’attacco è un salto totale al di fuori della propria area di comfort. Riceverlo per potersi rialzare significa distaccarsi da tutto ciò che credevamo e riscoprire i confini di ciò che siamo.
Questo impariamo, perché questo è ciò che siamo: esploratori dello squilibrio. Cadiamo e ci alziamo, cadiamo e ci alziamo.
Meglio: distruggiamo le nostre illusioni e costruiamo le nostre certezze.
Per questo siamo convinti che questa situazione di precarietà possa essere la vera medicina di cui abbiamo bisogno.
Perché può darsi benissimo che, sotto sotto, scopriamo di essere portatori di ben poche certezze. Magari di nessuna.
Possiamo scoprire, ripensando alla nostra pratica, di essere stati abili mentitori e di aver soffocato con la forma ciò che ogni caduta, ogni tecnica sbagliata, ogni kuzushi inferto e subito aveva da dire alla parte più vera di noi.
Quindi, benvenuto kuzushi! Alla fine di tutte queste cadute saremo tutti un po’ più acciaccati e stanchi ma saremo più veri.

Brano tratto dal sito Novum Experience, potete consultare l'originale qui


© Tora Kan Dōjō






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martedì 13 ottobre 2020

Quando cadi, cadi completamente




Nei momenti tragici dell'esistenza viene naturale pensare che il nostro destino sia compiuto, senza riserve.
La postura di Zazen è incoraggiamento costante, dono della non paura, dono del coraggio.
Si apprende a cadere con ciò che via via accade. Opporsi alla caduta aggrava il risultato.
Quando cadi, cadi completamente. Nel fuoco sii rovente, nel ghiaccio sii gelido. E' l'unico modo per ristabilire l'equilibrio.
Felice sii completamente felice. Triste sii completamente triste, dice un noto apologo Zen.
Per proteggersi occorre buttarsi completamente e con generosità.
Zazen è cadere cadendo.
E' resa totale, perfetta, generosa caduta, resa completa.
 
F. Taiten Guareschi Roshi

© Tora Kan Dōjō

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sabato 10 ottobre 2020

Qualsiasi cosa accada




Qualsiasi cosa accada, qualunque cosa, a me sconosciuta,
mi possa accadere la prossima ora o domani,
certamente non la potrò modificare con la paura e l'ansia.
L'affronto dunque con perfetta pace interiore,
con il mare del sentire perfettamente calmo.
Paura ed angoscia paralizzano la nostra evoluzione;
respingiamo allora le ondate di paura e di ansia per quanto nella nostra anima ci viene incontro dal futuro.
La devozione nei confronti di ciò che viene chiamato la Sapienza divina presente negli eventi,
la certezza che qualsiasi cosa accadrà perché doveva accadere, e che - qualsiasi ne sia la direzione - avrà comunque i suoi effetti positivi;
traducendo questo atteggiamento animico in parole, sentimenti, idee, realizziamo lo stato d'animo della preghiera devota.

Rudolf Steiner







© Tora Kan Dōjō




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martedì 6 ottobre 2020

Il Karate tradizionale (dal Qinna al Kakie )


Taigô Sensei pratica Kakie
con il suo Maestro Higaonna Sensei

La Regione cinese del Fujian grazie alla sua posizione geografica rispetto ad Okinawa è la radice di molti stili di karate. Sono soprattutto il Pugno del Monaco (Luohan Quan), lo stile della Gru ( He Quan) e lo Stile della Tigre (Hu Quan) che hanno formato l’immagine del Goju Ryu come si è gradualmente sviluppato da Kanryo Higaonna a Chojun Miyagi.

Il punto di partenza è il Qinna, che significa "presa" o "tenuta (controllo)" e costituisce l’essenza dei metodi di autodifesa cinesi. Il Qinna è cristallizzato in forma rituale nei Kata, per cui ogni mossa si riferisce ad applicazioni o Bunkai in forme semplici (di base) o più complicate e libere (Oyo Bunkai). Oltre alla conoscenza delle tecniche di autodifesa, il Kata è anche il fondamento di qualità energetiche come lo scaricamento a terra, il radicamento, la generazione di energia, il suo focus nel Tanden, la tensione e il rilassamento , ecc. In breve tutte quelle qualità che sono necessarie per muoversi in generale e per l’autodifesa in particolare.

L'origine del Karate di Okinawa e delle arti marziali cinesi - con il Kata come paradigma – erano molto vicine a forme di autodifesa di natura olistica grazie al grande interesse per la medicina cinese e alle tradizioni filosofiche e spirituali.

Gli esercizi in coppia (Gyaku-te nel Goju Ryu) sono le basi del Kakie (“Kokie” nel dialetto del distretto del Fujian), uno dei capisaldi del Goju Ryu.

Il Goju Ryu è caratterizzato dall’enfasi nel combattimento ravvicinato. Negli esercizi di base del Kakie il karateka impara gli aspetti del Go (duro, quali il radicamento, l’assorbire energia, l’uso del muchimi e all’espansione dell’energia. Aspetti enfatizzati anche nel Kata Sanchin. Dal punto di vista tecnico il karateka impara ad usare le tecniche di spinta e trazione al fine di sbilanciare l’avversario (Kuzushi Waza) e per rendere la distanza del combattimento adatta alle proprie caratteristiche. Collegati a questo studia anche differenti metodi per immobilizzare gli arti dell’avversario e per colpire i suoi punti vitali (Kyushu Jutsu)

Dopo l’apprendimento di queste basi, vengono integrate nel Kakie le applicazioni dei Kata.

Le tecniche di combattimento allenate nel Kakie, come nel Bunkai Kumite, sono conosciuti come Gyaku Te e sono divisi in categorie come per esempio Kansetsu Waza (manipolazione delle articolazioni) Nage Waza (tecniche di proiezione) Shime Waza (strangolamenti) e Kyusho Waza (manipolazione dei punti vitali).

L’allenamento del Kakie è integrato nel curriculum generale del Goju Ryu. Non appena vengono gettate le fondamenta delle tecniche e acquisite le abilità di base, l’allenamento Kakie si trasforma fino a diventare una forma più libera che sfocia nel Jiyu Kakie Kumite e Iri Kumi, che è la pratica di combattimento libero e la forma di competizione tipica del Goju Ryu.

Molte tecniche allenate nel Kakie e nei Bunkai possono essere rintracciate nell’antico testo cinese di arti marziali, il Bubishi.

Grazie alla conoscenza del Gyaku Te, con il Kakie come forma di esercizio pratico e alle qualità dinamiche dei movimenti, i Kata tradizionali del Goju Ryu costituiscono l’alfa e l’omega del Karate-do. L’influenza del moderno Karate sportivo (WKF) e il desiderio di riconoscimento internazionale hanno fatto sì che molti stili di Karate abbandonassero il loro originale orientamento marziale e spirituale. Come conseguenza di questo, i Kata e il Kumite di questi stili moderni si sono disintegrati e sviluppati nella direzione di cosa porti punto e sia permesso nelle gare.
La perdita di conoscenza dei metodi di combattimento autentici e il vuoto spirituale che si è sviluppato negli ultimi decenni negli stili moderni, hanno avuto come risultato che molti karateka si orientano verso le tradizioni profonde di combattimento del Fujian e di Okinawa .

 http://www.hallamdojo.co.uk/history/history_5/

© Tora Kan Dōjō

sabato 3 ottobre 2020

Canta il Sogno del Mondo





Ama, saluta la gente
dona
perdona
ama ancora e saluta
Dai la mano
aiuta
comprendi
dimentica e ricorda solo il bene.
E del bene degli altri
godi e fai godere.
Godi del nulla che hai
del poco che basta
giorno dopo giorno:
e pure quel poco se necessario dividi.
E vai, vai leggero dietro il vento e il sole
e canta.
Vai di paese in paese e saluta
saluta tutti
il nero, l'olivastro e perfino il bianco.
Canta il sogno del mondo
che tutti i paesi si contendano d'averti
generato

D.M.Turoldo 


© Tora Kan Dōjō






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