martedì 28 ottobre 2014

L'uomo che sputò in faccia al Budda / The Man Who Spit In Buddha’s Face



Mentre il Buddha sedeva sotto un albero e parlava ai suoi discepoli gli si avvicinò un uomo e gli sputò in faccia.
Lui si pulì, e domandò allo sconosciuto: “E poi? Cos'altro vuoi dire?” L’uomo fu un po’ disorientato perché mai si sarebbe aspettato, dopo aver  sputato in faccia a qualcuno, che questi gli chiedesse semplicemente “E poi?” Una cosa del genere non gli era mai successa prima. Gli era già capitato di insultare delle persone, e che queste arrabbiate gli avessero reagito contro. Oppure, se erano dei codardi o dei  deboli, che gli avessero sorriso cercando di blandirlo. Ma il Buddha era come nessun altro: non era arrabbiato né in alcun modo offeso, né ancor meno incodardito. Semplicemente aveva detto “E poi?” Nessun’altra reazione da parte sua.
Ad arrabbiarsi e a reagire furono invece i suoi discepoli. Il discepolo più vicino, Ananda, disse: “Questo è troppo. Non possiamo tollerarlo! Deve essere punito per quello che ha fatto, altrimenti chiunque potrebbe sentirsi legittimato ad agire come lui.”
Il Buddha disse:” Taci. Lui non mi ha offeso, ma tu mi stai offendendo. Lui è nuovo di qui, è uno straniero. Deve aver udito dalla gente qualcosa su di me: quell’uomo è un ateo, un pazzo che sta traviando le persone, un rivoluzionario, un corruttore. E lui deve essersi formato qualche idea, un’immagine di me. Non mi ha sputato in faccia, ha sputato  piuttosto sull’immagine che si è formato nella sua mente. Ha sputato sull’idea di me che si è costruito, perché non mi conosce affatto, e allora come avrebbe potuto sputare su di me?”
“Se ci pensi attentamente,” continuò il Buddha, “lui ha sputato sulla sua stessa mente. Io non sono parte di quella, io riesco a vedere che questo pover’uomo ha qualcos’altro da dire, perché questo è un modo di dire qualcosa, sputare è una maniera di esternare qualcosa. Ci sono momenti in cui ti rendi conto che il linguaggio è impotente: quando vivi un grande amore, un momento di forte rabbia, nell’odio, nella preghiera. Ci sono momenti forti in cui il linguaggio si mostra impotente. Allora devi fare qualcosa. Quando sei arrabbiato, nero di rabbia, e magari colpisci una persona, o gli sputi addosso, tu stai dicendo qualcosa. Io lo posso comprendere. Deve avere qualcosa da dire ancora, per questo gli sto chiedendo, “E poi?”
L’uomo era ancora più disorientato! il Buddha disse ai discepoli “Sono più offeso da voi perché mi conoscete e avete vissuto con me per anni, ma ancora reagite.”
Perplesso, confuso, l’uomo tornò a casa. Non riuscì a dormire tutta la notte. Quando  incontri un Buddha, è difficile, impossibile, dormire nella stessa maniera in cui eri abituato a farlo prima. Fu ossessionato da quella esperienza. Non riuscì a spiegarsi quanto era successo. Tremava tutto, sudò fino a bagnare le lenzuola. Non aveva mai incrociato un uomo così, il Budda aveva sconvolto e frantumato la sua mente, i suoi schemi mentali, tutto il suo passato.
Il giorno seguente ritornò. Si gettò ai piedi del Buddha. Il Buddha gli chiese di nuovo: "E poi? Anche questa è infatti una maniera di dire qualcosa che non può essere espressa col linguaggio. Quando venite e mi toccate i piedi, state dicendo qualcosa che non può essere detta nell’ordinario, qualcosa alla quale va stretta qualsiasi parola, qualcosa che non può essere contenuta da quelle.” Il Buddha disse ancora: “Vedi Ananda, quest’uomo è qui di nuovo e sta dicendo qualcosa. Quest’uomo è un uomo di profonde emozioni.”
L’uomo guardò il Buddha e disse “Perdonami per quanto ho fatto ieri.”
Il Buddha gli rispose: “Perdonare? Ma io non sono lo stesso uomo al quale tu hai sputato. Il Gange scorre incessante, non sarà mai due volte lo stesso fiume. Ogni uomo è un fiume. L’uomo a cui hai sputato non è più qui. Io gli somiglio ma non sono lui, molto è successo in queste 24 ore. Il fiume ha continuato a fluire, così io non ti posso perdonare perché non ho alcun rancore verso di te. E tu stesso sei nuovo. Io posso vedere che non sei lo stesso che è venuto qui ieri, perché quell’uomo era arrabbiato e ha sputato mentre tu sei chino di fronte a me, e mi tocchi i miei piedi. Come puoi essere lo stesso uomo? Non sei lo stesso uomo, così dimentichiamo tutto. Quei due uomini, l’uomo che ha sputato e l’uomo a cui ha sputato, non ci sono più. Vieni più vicino. Parliamo di qualcos’altro.”


The Man Who Spit In Buddha’s Face
The Buddha was sitting under a tree talking to his disciples when a man came and spat in his face.
He wiped it off, and he asked the man, “What next? What do you want to say next?” The man was a little puzzled because he himself never expected that when you spit on somebody’s face, he will ask, “What next?” He had no such experience in his past. He had insulted people and they had become angry and they had reacted. Or if they were cowards and weaklings, they had smiled, trying to bribe the man. But Buddha was like neither, he was not angry nor in any way offended, nor in any way cowardly. But just matter-of-factly he said, “What next?” There was no reaction on his part.

But Buddha’s disciples became angry, and they reacted. His closest disciple, Ananda, said, “This is too much. We cannot tolerate it. He has to be punished for it, otherwise everybody will start doing things like this!”
Buddha said, “You keep silent. He has not offended me, but you are offending me. He is new, a stranger. He must have heard from people something about me, that this man is an atheist, a dangerous man who is throwing people off their track, a revolutionary, a corrupter. And he may have formed some idea, a notion of me. He has not spit on me, he has spit on his notion. He has spit on his idea of me because he does not know me at all, so how can he spit on me?
“If you think on it deeply,” Buddha said, “he has spit on his own mind. I am not part of it, and I can see that this poor man must have something else to say because this is a way of saying something. Spitting is a way of saying something. There are moments when you feel that language is impotent: in deep love, in intense anger, in hate, in prayer. There are intense moments when language is impotent. Then you have to do something. When you are angry, intensely angry, you hit the person, you spit on him, you are saying something. I can understand him. He must have something more to say, that’s why I’m asking, “What next?”
The man was even more puzzled! And Buddha said to his disciples, “I am more offended by you because you know me, and you have lived for years with me, and still you react.”
Puzzled, confused, the man returned home. He could not sleep the whole night. When you see a Buddha, it is difficult, impossible to sleep anymore the way you used to sleep before. Again and again he was haunted by the experience. He could not explain it to himself, what had happened. He was trembling all over, sweating and soaking the sheets. He had never come across such a man; the Buddha had shattered his whole mind and his whole pattern, his whole past.
The next morning he went back. He threw himself at Buddha’s feet. Buddha asked him again, “What next? This, too, is a way of saying something that cannot be said in language. When you come and touch my feet, you are saying something that cannot be said ordinarily, for which all words are too narrow; it cannot be contained in them.” Buddha said, “Look, Ananda, this man is again here, he is saying something. This man is a man of deep emotions.”
The man looked at Buddha and said, “Forgive me for what I did yesterday.”
Buddha said, “Forgive? But I am not the same man to whom you did it. The Ganges goes on flowing, it is never the same Ganges again. Every man is a river. The man you spit upon is no longer here. I look just like him, but I am not the same, much has happened in these twenty-four hours! The river has flowed so much. So I cannot forgive you because I have no grudge against you.
“And you also are new. I can see you are not the same man who came yesterday because that man was angry and he spit, whereas you are bowing at my feet, touching my feet. How can you be the same man? You are not the same man, so let us forget about it. Those two people, the man who spit and the man on whom he spit, both are no more. Come closer. Let us talk of something else.”

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