venerdì 27 aprile 2012

Nakamura Sensei Moderna Tradizione


Quella che segue è un'intervista che Tetsuji Nakamura Sensei, in questi giorni a Roma per condurre un Gasshuku organizzato dalla IOGKF Italia, rilasciò circa 8 anni fa in occasione della sua seconda visita in Italia.
Si organizzò un'incontro al Tora Kan Dōjō, uno dei tradizionali incontri di studio e dibattito che periodicamente sono organizzati nel leggendario Dōjō di Roma, durante il quale Nakamura Sensei rispose alle domande degli intervenuti affrontando interessanti argomenti legati alla pratica e alla tradizione del Karate-Dō.

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Spongia Sensei: Penso che questo genere di iniziative siano per noi insegnanti un buon esercizio, un
impegno che ci richiede capacità e competenze non abituali e che ci offre un’opportunità di confronto e crescita.
Lo stesso fondatore Chojun Miyagi Sensei aveva l’abitudine di invitare nel suo Dojo esperti in varie
discipline (artisti, poeti,shodoka, altri maestri), proprio per condividere la loro esperienza e presenza con i suoi allievi. Penso che questo sia un mezzo fondamentale per tener viva la tradizione che ci è tramandata. Sarebbe bello che tu ci raccontassi la tua esperienza, sei stato prima allievo poi insegnante in Giappone, ad Okinawa e quindi in Occidente. Sarebbe interessante sapere quali sono le tue impressioni sulle differenze tra il Giapponese e l’Occidentale riguardo al metodo di insegnamento, alla didattica, al modo con cui apprendono gli allievi…

Nakamura Sensei
Una differenza c’è. In Giappone, secondo il loro sostrato culturale, gli studenti capiscono subito la relazione che li lega ai propri insegnanti. Quando diventi allievo, diventi come un parente del tuo insegnante e la società ti rispetta per questa implicazione. In Occidente l’insegnante è per te tale solo mentre studi, quando ti fornisce conoscenza… la relazione esiste solo durante gli studi, in un rapporto esclus ivamente utilitaristico. In Giappone quando una persona diventa tuo insegnante, rimane tuo insegnante a vita, anche se interrompi lo studio o se accade qualcosa… per esempio nel karate, talora può accadere di diventare migliori del proprio maestro, ma per te il Sensei sarà sempre il Sensei. Quindi quando praticavo arti marziali non pensavo a domande da porre al mio maestro. Credevo in lui e facevo sempre ciò che mi diceva di fare. Non ho mai chiesto a Higaonna Sensei o ad Aragaki Sensei: “Perché devo fare questo?” o “Perché sto facendo questo?”

Roberto Ugolini: 
Questo genere di relazione è ancora presente in ogni ambito della vita giapponese
(ad esempio nel mondo del lavoro, nella vita sociale)?

Nakamura Sensei
Sì, possiamo dire che è ancora presente  ma che, oggigiorno, si sta lentamente sfaldando… Il problema non è solo l'allievo, è piuttosto l’insegnante. Per mantenere questo tipo di relazione deve essere davvero bravo. Deve riuscire a focalizzare la sua attenzione sui progressi del proprio allievo.
E’ determinante. Ma è davvero difficile trovare questo tipo di insegnanti.
I piu` pensano prima di tutto al proprio vantaggio. Io stesso mi domando spesso: “Per cosa sto facendo
tutto questo e per chi? Per i miei allievi o per la mia soddisfazione, per un mero profitto?” Talora mi sento debole… Penso di non agire nei loro interessi ma nei miei. E ciò non è per niente giusto.

Uno degli allievi presenti:
Come si può trov are un vero maestro?

Nakamura Sensei
E’ molto difficile. Vi dico solo che siete fortunati ad avere Sensei Paolo quale maestro… Incontrare
un Maestro è molto importante ma è qua lcosa che è del tutto incontrollabile. Se però siete fortunati
e trovate qualcuno con cui potete praticare, non fatevelo scappare, non lasciatelo! 
 La prima volta che incontrai Aragaki Sensei percepii subito di essere innanzi ad un “Vero Maestro”. Lo stesso dicasi per Higaonna Sensei.

Nakamura Sensei e Spongia Sensei durante l'incontro tenutosi nella vecchia sede del Tora Kan Dojo


Spongia Sensei
Mi piacerebbe che ci raccontassi l’incontro con Aragaki Sensei.

Nakamura Sensei
Iniziai a praticare karate quando avevo 15 anni, durante le scuole superiori. Un amico di mio padre aveva un dojo, insegnava Goju-kai. Poi all’università diventai membro del club universitario di karate. L’allenatore del club era stato allievo di Aragaki Sensei. Durante l’ultimo anno di università andai in vacanza ad Okinawa con la mia classe. Non conoscevo davvero nulla riguardo Aragaki Sensei, eccetto il nome e il fatto che era stato allievo diretto del fondatore. Avevo chiesto il suo numero telefonico
al mio allenatore e quando andai in vacanza lo chiamai. Aragaki Sensei mi disse di andarlo a trovare
a casa sua. Non avevo alcuna intenzione di praticare con lui ma solo di andare a manifestargli il mio profondo rispetto. Partii. Aragaki Sensei iniziò con il raccontarmi come si praticava il karate sotto Chojun Miyagi Sensei. Realizzai che ciò che mi stava raccontando era totalmente differente da ciò che stavo facendo. Pensai che il mio allenatore non avesse sufficientemente approfondito la sua pratica. Quello che facevo all’università non era altro che riprodurre kata formali e combattere, combattere, combattere. Ci piaceva combattere. Combattevamo come teppisti: pugni in faccia, prese ai capelli, calci ovunque, proiezioni. Fino ad allora pensavo di essere, anzi, mi sentivo bravo… avevo anche vinto un paio di competizioni.
Quel giorno invece percepii qualcosa di differente. Avevo però una slogatura alla spalla e non potevo allenarmi. Dopo le vacanze tornai all’università. Ma dopo l’incontro con Aragaki Sensei qualcosa mi ronzava in testa. Volevo capire cosa fosse. Decisi di partire da solo per Okinawa. Chiamai Aragaki Sensei per dirgli soltanto: “sto arrivando”. Andai da lui. Aragaki Sensei mi condusse al dojo e mi chiese di mostrargli i miei kata… Gli feci vedere tutti kata che conoscevo. Mi disse:  “Ma che stai facendo?”
Ero un po’ confuso. “Non sono kata”, disse. “Non è la giusta maniera di eseguirli”. Poi mi disse: “Ok,
colpiscimi… attaccami!” Portai il pugno lentamente… era un uomo di più di sessant’anni… Lo colpii
molto lentamente, era così anziano… mi disse “Colpisci velocemente”. Portai allora il colpo in tutta
velocita`, un istante dopo ero sul pavimento. Provai un paio di volte, con pugni e calci. Ogni qualvolta
provavo dopo un attimo ero al tappeto. Mi colpiva in un paio di punti “pun, pun, pun”. Tutte le tecniche
erano indirizzate su punti vitali, ma con assoluto controllo. Provai paura. Sentivo che mi avrebbe potuto
uccidere, se solo avesse voluto. Mi resi conto di essere uno stupido e capii che quello era il vero karate.
Tornai ancora una volta a casa, per terminare gli studi all'Università... studiavo Legge... terminati
gli studi, non cercai lavoro e andai di nuovo ad allenarmi ad Okinawa. Spedii una bella lettera ai miei
genitori: "Sto andando a praticare karate ad Okinawa" scrissi loro. Mia madre ci mancò poco che impazzisse! Mi diede del folle. Comunque, chiamai Aragaki Sensei e gli dissi, per la seconda volta!, semplicemente: "sto arrivando". Non aspettai neanche il suo consenso. Non ero perciò sicuro che volesse diventare mio maestro. Non lo sapevo. Stavolta Aragaki Sensei mi condusse al dojo di Higaonna Sensei. Ma Higaonna Sensei non c'era poiché era, in quel periodo, negli Stati Uniti. Aragaki Sensei mi mostrò prima di tutto gli esercizi preparatori e quelli supplementari (junbi undo e hojo undo). Mi disse che non avrebbe potuto seguirmi nella pratica. Aggiunse solamente: "Fai questo tutti i giorni". Ero comunque felice e feci tutto quello che mi aveva detto, ogni giorno. Passarono un mese, due mesi, tre mesi... Non venne mai... facevo tutto da solo... il dojo di Higaonna Sensei era molto piccolo, venivano giusto tre o quattro allievi, tre volte alla settimana. Gli altri giorni mi allenavo da solo. Di solito durante il finesettimana andavo a far visita ad Aragaki Sensei, giusto per parlare un po' con lui. Ma non venne mai al dojo per insegnarmi. Un bel giorno, dopo sei mesi, si presentò al dojo. Mi chiese di mostrargli ciò che mi aveva detto di praticare. Gli mostrai tutti gli esercizi che avevo praticato. "Ti sei allenato bene", mi disse. Da quel momento prese ad allenarmi regolarmente. Per prima cosa mi insegnò il kata Sesan, che rimase tra l'altro il mio kata preferito per molti anni. Poi Aragaki Sensei mi presentò Higaonna Sensei. Dopo qualche tempo, Higaonna Sensei mi chiese di andare con lui negli Stati Uniti per aiutarlo, per diventare suo assistente nel dojo. Higaonna Sensei chiamò Aragaki Sensei, per chiedergli il permesso. Poi chiamò me e mi chiese di andare con lui... era facile pensare che fosse un pò pazzo: non faceva altro che praticare karate. Non sapevo proprio cosa fare. Andai da Aragaki Sensei e gli dissi che Higaonna Sensei mi voleva con lui. Chiesi la sua opinione. Egli rispose soltanto con un "Vai!". E' per questo che mi sono trasferito negli Stati Uniti, con Higaonna Sensei. Da quel giorno, avevo 26 anni, sino ad oggi, Aragaki Sensei ed Higaonna Sensei sono i miei Maestri.  

Lei ha praticato arti marziali in Giappone, ad Ok inawa, negli Stati Uniti, in Canada, ha perciò  vissuto diverse esperienze… a suo giudizio qual è il futuro del karate tradizionale?

Nakamura Sensei
Il futuro del karate tradizionale è sulle nostre spalle, sulle mie, sulle vostre. Nel modo in cui pratichiamo… la cultura che ne è alla base ancor oggi è pregna di un’essenza. Sfortunatamente molti altri
stili e scuole… non tutti ma gran parte di essi… hanno già perso questa essenza. E quando si perde, non torna più. Tutta la conoscenza, questa essenza di cui parlo, deriva da migliaia di anni di allenamento, esperienza, ricerca dei maestri che si sono succeduti. Da qui sgorga tale essenza. Ma queste scuole modern, quando va bene, seguono solo una vuota forma senza possedere l’essenza. Se riusciremo a rimanere sufficientemente immersi in questa cultura e a passarla alla generazione successiva, il karate sopravviverà. Non dovrete però insegnare soltanto le tecniche… dovrete trovare anche il modo giusto di passare il valore di questa cultura alla generazione successiva. Direi che è necessario che ai vostri allievi insegniate a passare a loro volta questa cultura ai posteri… Aragaki Sensei mi disse una volta: “quando pratichi il vero karate, nel suo insegnamento tradizionale, potrai migliorare tutta la vita”. Penso che avesse davvero ragione. Un vecchio allievo di Higaonna Sensei, dopo più di trent’anni che non lo vedeva, dopo aver rivisto i suoi kata ed i suoi movimenti mi confidò: “i kata di Higaonna Sensei sono più belli,
più potenti, più fluidi di trent’anni fa”. E quando hai trent’anni di solito sei nel fiore dell’età… Higaonna
Sensei si allena duramente anche oggi.  



Spongia Sensei
Sarebbe bello se raccontassi l’episodio, di cui mi hai parlato, dell’incontro con Sakiyama Roshi dopo l’operazione che hai subito al ginocchio.

Nakamura Sensei
Sakiyama Roshi è un Maestro Zen, per il quale Higaonna Sensei prova profondo rispetto. Due anni fa ho subito un’operazione al ginocchio. In quel periodo, il ginocchio ancora non era a posto. Dopo l’operazione non riuscivo a praticare con la giusta forza. Provavo a lavorare duramente ma il giorno dopo mi faceva molto male. Ero frustrato, quasi depresso. Andai ad Okinawa per allenarmi con Higaonna Sensei. Higaonna Sensei mi chiese di seguirlo al tempio Zen di Kozenji. Non mi interessava affatto lo Zen. Lo pensavo noioso. Ma, comunque, se lo aveva detto il mio Sensei non avevo scelta. Dissi soltanto “Hai!” Di buon mattino, perciò, ancora addormentato, andai lì. Il primo giorno mi fecero stare in seiza per trenta minuti…... sentivo così tanto dolore... non riuscivo a rialzarmi... una volta in piedi, l'esercizio successivo fu quello di mettersi così (Sensei mostra la posizione Zazen del loto). Non riuscivo a stare nella posizione del loto, perciò ripiegai sul mezzo- loto. Sempre trenta minuti. Tutto ciò che mi passava per la mente era dolore, dolore, dolore... alla schiena, alle gambe... Non vedevo alcun beneficio... Dopo lo Zazen Sakiyama Roshi tenne una lezione. Dovevo solo rimanere così  (posizione del mezzo- loto) ed ascoltare... Sakiyama Roshi iniziò ad elencare i tre fondamenti di un buon karateka e di un buon monaco. “Primo: devi trovare la volontà. Devi pensare: voglio diventare un uomo migliore, il miglior karateka o il miglior monaco. Più in alto vai col pensiero, meglio è." Questo è il primo fondamento. Mi dissi: "Ok, la volontà non mi manca". "Secondo", disse: "Trova un buon Sensei, un vero Maestro". Mi disse: "Talvolta in Cina si impiegavano tre anni per trovare un vero Maestro". Trovarne uno è davvero importante. Pensai: "Ok, ho i migliori Maestri al mondo: Aragaki Sensei ed Higaonna Sensei." I primi due fondamenti sono andati.  "Il terzo è: devi solo credere in te stesso. Puoi farlo." A quel punto pensai che questo era cio` che mi mancava. Avevo il ginocchio infortunato, non riuscivo ad allenarmi, pensavo: "Non posso farcela". Dopo aver ascoltato le sue parole, la mia mente si acquieto`. Iniziai ad analizzare il mio stato d’animo.
Pensai che forse Sakiyama Roshi aveva colto la mia debolezza in quell’istante. Percepii che le sue parole
erano dirette a me, a nessun altro fuorché a me. Da quel momento anch’io provai profondo rispetto per
lui. Tuttora non mi piace sedere così (posizione Zazen), ma ogni volta che vado ad Okinawa vado a
praticare Zazen, solo per il gusto di incontrare Sakiyama Roshi e ricevere il suo Insegnamento.

Spongia Sensei: Hai qualche aneddoto da raccontaci riguardo Higaonna Sensei?

Nakamura Sensei
Higaonna Sensei… penso di essere fortunato a praticare con Higaonna Sensei. Molto fortunato.
Non solo di allenarmi sotto la sua guida, ma di assistere con i miei occhi alla sua pratica. Non l'ho
visto allenare molto applicazioni o altre cose… L'ho visto praticare continuamente fondamentali, per tanto tanto tempo. Semplice. Ad esempio quando inizia a colpire il makiwara… passa un’ora, ne passano
due, sta sempre lì a colpirlo. Totalmente concentrato. Così concentrato che ogni singolo pugno è forte
ed il suo cuore è in ogni gesto, anche per lungo tempo. Ecco perché per me vedere Higaonna Sensei allenarsi è così proficuo. Anch’io quando mi alleno cerco di non fare troppi esercizi diversi, ma di eseguirne magari solo uno ma molte molte volte.  



Nakamura Sensei:

Ora vi faccio io una domanda: Cosa pensate di Sensei Paolo?

Col. Beppe Manzari:

Anch'io come Lei mi considero fortunato ad aver incontrato un Maestro.
Ho iniziato a praticare gia` in eta` avanzata, a 39 anni (ora ne ha 54). Se non avessi incontrato Sensei Paolo forse avrei gia` abbandonato la pratica... Penso che se Sensei Paolo o Sensei Higaonna proponessero di introdurre la danza moderna nella nostra pratica non avrei dubbi a ballare.
(risate dei presenti).

Spongia Sensei
Vorrei ringraziare Nakamura Sensei per averci regalato l’opportunità di condividere con lui questa esperienza, diversa dal solito. Ricordo di aver messo in imbarazzo anche Higaonna Sensei quando nel 2001 al Gasshuku Europeo di Roma, gli chiesi di parlare in un simposio, cosa che nonostante
l'imbarazzo affronto` brillantemente.Bisogna scomodare i Maestri, offrirgli occasioni per
insegnare!

La splendida serata si e` conclusa con una fantastica cena nel dojo preparata dagli allievi.

martedì 24 aprile 2012

Fuoco e Acciaio, nella fucina di Yoshihara


Sensei Enrico Salvi, ha voluto condividere con noi le forti impressioni nate durante la recente visita in Giappone alla fucina di Yoshihara.

Yoshihara Yoshindo
     Recatomi a Tokyo insieme ad altri tre Compagni di Spada per seguire un intenso programma di studio di Iai-do, durante l’ultima settimana di marzo 2012, ho avuto il privilegio di visitare la fucina di Yoshindo Yoshihara, famoso forgiatore di nihonto, considerato quasi tesoro vivente del Giappone e persona amabilissima. È stata un’esperienza che il racconto può soltanto pallidamente rappresentare: nella fucina olezzante di fuoco e di ferro, abbiamo assistito ad alcune fasi della lavorazione che ci hanno completamente coinvolto, rimanendo fortemente impresse nel nostro animo.  


La presenza di elementi come il fuoco e l’acqua, nonché il mantice rigorosamente manuale (dunque l’aria) e gli speciali martelli per battere il metallo rovente, ci hanno immediatamente fatto pensare al labor  necessario per forgiare l’uomo, così come avviene per la spada. Altrettanto rapidamente, quasi facendosi largo tra le scintille scaturenti dalla massa infuocata ed altrettanto luminose, le parole di due grandi Maestri di Spada:

      «Tai-A è il nome di un’antica spada che non ha eguali sotto il cielo... Incastonata di gemme, questa spada può tagliare qualunque cosa… Addestrati dunque come una spada da forgiare col più puro metallo» (Takuan).

«Sen niki no keiko o tan to shi,
man niki no keiko o ren to su»

«Mille giorni di allenamento per forgiare,
diecimila giorni di allenamento per levigare» (Musashi)

Foto ricordo sotto la calligrafia: 'Ken-I' 'Il Potere della Spada'



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