martedì 26 gennaio 2016

Sensei Bakkies 9th Dan (ITA - ENG)



Sensei Bakkies Laubscher
Pubblichiamo l'interessante intervista a Sensei Bakkies apparsa sul numero di dicembre 2015 dell' IOGKF Magazine in occasione del conseguimento del 9° Dan.

Letteralmente migliaia di ore spese nel Dojo, viaggi che hanno macinato chilometri spalmati su 50 anni e passa di pratica, Sensei Bakkies Laubscher è stata una figura centrale del Goju Ryu e della IOGKF per più di mezzo secolo. Il Karate è l’arte della sfida continua con se stessi per diventare ogni giorno un uomo migliore. A 67 anni e con una carriera così intensa alle spalle non avremmo potuto immaginare un'altra montagna da scalare per Sensei Bakkies Lauscher. Eppure nell’ottobre del 2015 ha raggiunto un’altra pietra miliare quando è diventato il primo a ricevere il nono dan  dal Maestro di una vita Sensei Morio Higaonna. Un momento che finirà nei libri di storia. IOGKF Magazine ha incontrato Sensei Bakkies per raccogliere le sue sensazioni su questo incredibile risultato.

Come è cominciato il processo di graduazione? E’ stato qualcosa di preannunciato o è stata una sorpresa?

Domanda interessante, credo che il processo di graduazione non è realmente cominciato per
Sensei Bakkies (9° dan) e Sensei Spongia (7° dan) Roma 2003
me in nessun momento specifico, mi alleno quotidianamente e mi sforzo in ogni momento di mantenermi nello stato di forma migliore possibile, tenendo in conto chiaramente le malattie e gli infortuni. Ho conseguito il settimo dan nel 1993, sono passati 22 anni e un passaggio di dan da allora, e  sono sempre stato felice di continuare ad allenarmi e crescere. La mia convinzione è, e lo è stata per tutti  i 52 anni e passa che ho praticato karate, che la mia pratica, il mio budo, richiede un allenamento quotidiano disciplinato, un buon stato di forma e di concentrazione, per mantenersi al meglio, pronti, forti e preparati in ogni momento. Io credo che uno dovrebbe sentirsi pronto per la prossima graduazione in ogni istante! Comunque ebbi una sorta di preavviso circa tre mesi prima.
Molti ricorderanno uno dei miei detti preferiti, “che tu vali tanto quanto la tua ultima sessione d’allenamento”, intendendo con questo che uno deve essere sempre in un’eccellente condizione mentale e fisica e sempre pronto, per qualsiasi cosa!. Non ha senso allenarsi intensamente con il fine della classifica o del grado, questo atteggiamento tradisce il senso proprio dell’arte marziale, credo.

Essere il primo tra gli occidentali a raggiungere il 9 dan nella Iogkf, il pensiero di arrivare dove nessuno era mai arrivato prima è stato pesante? E come ti sei preparato per questo?

Non ho nessun certificato di graduazione appeso al muro nel mio dojo, la mia abilità sul tatami dovrebbe ancora confermare il livello al quale appartengo. Per essere sinceri io sono molto critico riguardo alle mia abilità e standard e quindi mi impegno sempre duramente per limare i miei difetti. Sinceramente l’idea di "arrivare dove nessuno prima è mai stato", non mi
Sensei Bakkies e Sensei Spongia - XXVII Gasshuku Europeo 2011 Portogallo
aveva mai sfiorato, fino a quando alcuni compagni di pratica e carissimi amici non me lo hanno fatto notare dopo l'ultimo Gasshuku dei Capo Istruttori. Semplicemente
da quando ho cominciato a praticare karate mi è sempre piaciuto allenarmi tanto che i traguardi non sono mai stati realmente i miei fini o obiettivi.
Forse quando ero più giovane, avevo bisogno di vincere medaglie nei tornei ma ho realizzato presto, prima dei miei 30 anni e dopo aver combattuto in due WUKO World Championships (nel 1972 a Parigi, dove sono arrivato 5° nel kumite individuale e nel 1975 a Long Beach, dove facevo parte della squadra sudafricana che perse di poco contro quella inglese), che questa fosse una falsa strada, così ho smesso quando ho realizzato che stavo giusto rincorrendo il vento e che stavo allontanandomi dal karate tradizionale. Devo anche ammettere che la mediocrità non è mai stata un’opzione per me! Cerco di praticare karate al meglio delle mie capacità, apprezzo e rispetto la gerarchia del karate, ma la vedo anche non come un semplice ottenimento, piuttosto come un “devi guadagnarti la tua posizione e il rispetto”, non sono cose che ottieni una volta per tutte, questa è la via più dura e vera!

Dopo tutto quello che hai raggiunto e fatto nel karate tradizionale, cosa significa per te il conseguimento di  questo grado?

Sensei Morio Higaonna, al centro, alla sua destra Sensei Bakkies e alla sua sinistra Sensei Nakamura
Personalmente significa che ho una responsabilità enorme nei confronti del mio Maestro Morio Higaonna, e verso tutti quelli che sono venuti prima di me, di riconoscere e giustificare il loro sacrificio, la loro passione e i loro sforzi pioneristici: sono stati loro che hanno raggiunto per primi una terra di nessuno. Ci sono poi anche altre persone che consapevolmente o inconsapevolmente mi hanno influenzato e guidato attraverso gli anni, inclusi alcuni capi con i quali ho lavorato durante la mia carriera militare. Sento anche una grande responsabilità verso tutti i miei colleghi , molti dei quali non ci sono più. Senza il cameratismo dei membri anziani della IOGKF, senza i paesi che mi invitano regolarmente per i Gasshuku e che credono in me, e senza gli amici e i colleghi di altri stili e organizzazioni, sarebbe stato in realtà un viaggio ben solitario: spero un giorno di poter contraccambiare. Poi, certamente, anche verso i miei studenti, nel mio Dojo, specialmente gli anziani, e verso gli studenti seri in giro per il mondo che ora possono vedere come sia possibile arrivare più in alto con uno sforzo adeguato e con l’impegno. Ultima ma non ultima la mia famiglia che mi ha sostenuto nel perseguire i miei sogni!

Raggiunta questa pietra miliare, cosa riserva il 2016 per Sensei Bakkies?

Alla mia età, uno deve guardare seriamente al proprio TR=Tempo Rimanente, e alla sua gestione. Ovviamente continuerò ad allenarmi per migliorare, allenarmi più duramente (e credetemi, diventare vecchi significa veramente allenarsi più duramente), ma soprattutto trovare la via migliore per preparare e guidare le prossime generazioni. Sfortunatamente molto di quello che io conosco e faccio non è replicabile: ognuno segue il proprio istinto e la propria direzione, così si deve sperimentare la via migliore e il metodo migliore per assicurarsi che il trasferimento delle conoscenze e delle informazioni accumulate attraverso mezzo secolo di duro lavoro, di ascolto e di osservazione, di sacrifici, di delusioni, facendosi strada  in una giungla di disinformazione e di deviazioni lungo la via; sia pianificato ed eseguito nella maniera più efficace per preservare l’essenza di ciò che io ho sperimentato nella mia breve carriera.

Congratulazioni Sensei Bakkies!


ENGLISH VERSION

Literally thousands of hours in the Dojo, journeying countless miles and spread out over 50 years, Sensei Bakkies Laubscher has been a powerhouse figure of Goju-ryu Karate and IOGKF International for over half a century. Karate is the art of constantly challenging ones self to become Better each day. At 67 years of age and with such and an extensive career it would be hard to believe that there would be any more Karate mountains left for Sensei Bakkies Laubscher to climb. Yet in October 2015, Sensei Bakkies achieved yet another milestone when he became the first ever person to achieve the rank of 9th Dan from his life long teacher and supreme master Sensei Morio Higaonna. A moment that will go down in the history books, IOGKF Magazine caught up with Sensei Bakkies to get his feeling on this incredible achievement.
How did the whole process of your grading test start? Is it something you were informed of prior or was it a surprise?
Sensei Bakkies e Sensei Spongia - XXVII Gasshuku Europeo 2011 in Portogallo
Interesting question – I guess the grading process did not really ‘start’ for me at any time or point specifically as I train daily and attempt all the time to stay in the best possible shape, taking illness and injuries in consideration, of course. I tested for Nanadan in 1993 – 22 years and one grading since then, so I have always been content to just continue to train and grow. My philosophy is, and has been for the 52 plus years that I have been practicing Karate, that I practice a Martial Art or Budo, which implies disciplined daily training, shaping and concentrating to keep oneself as alert, conditioned and prepared as can be at all times. I believe you should be ready for your next grading at any time! I was kind of pre-warned about three months prior though. Many members will recall one of my favorite sayings that ‘you are as good as your last training session’ - with this implying that one always has to be in excellent condition, mentally and physically and always ready for, whatever! There is no purpose to train intensely solely for a next rank or grade, that kind of defeats the point of practicing a Martial Art, I guess.
Being the first ever western 9th Dan in IOGKF, was the thought of trying to go 'where no man has gone before' overwhelming to you? And how did you prepare yourself for this?
I do not have any grading certificates in my Dojo on the walls - my ability on the floor should confirm what level I am. To be honest, I am very critical of my own ability and standard and therefore try as hard as I can daily to iron out the flaws in my make-up. I have sincerely never given the ‘going where no man has gone before’ idea any thought, until some of fellow practitioners and close friends pointed it out to me following the result at the Chief Instructor Gasshuku in Okinawa. I have simply enjoyed training so much ever since starting Karate, that achievements have never really been my goals or objectives. Maybe when I was younger, I needed to win medals in tournaments but I soon realized, before I was 30 years old and having fought in two WUKO World Championships (in 1972 in Paris, I came joined 5th in the individual Kumite and in 1975 in Long Beach, I was in the South African team that narrowly lost to England who won), that this was a ‘false’ road, so I gave it up when I realized it was just chasing wind and deviating from traditional Karate. I must also admit that mediocrity has never been an option for me! I try to do Karate to the best of my ability and appreciate and respect the Karate hierarchy, but also see it as not just a given – you need to earn your position and respect, you don’t just get it – this is the hardest and true way!
After all you have accomplished and done in traditional karate, what does achieving this grade mean to you personally? 
Sensei Morio Higaonna, al centro, alla sua destra Sensei Bakkies e alla sua sinistra Sensei Nakamura
Personally, it means that I have a tremendous responsibility to my Teacher, Higaonna Morio Sensei, and all those who ‘went before me’ to acknowledge and justify their sacrifices, passion and pioneering efforts – they were the ones hacking into ‘no man’s land’. There were also a few prominent people knowingly and unknowingly influencing me and guiding me along the way through the years, including some remarkable leaders I worked alongside during my military career. I also see a big responsibility to all my colleagues, some of who are not around anymore. Without the camaraderie of the IOGKF seniors, the countries that regularly invite me and believe in me, as well as some close acquaintances, friends and colleagues from other styles and organizations, it would have been a truly lonely journey – I hope I can someday reciprocate! Then of course, my own students in my Dojo, especially the seniors, and also all serious students around the world that now can see that it is possible to go higher with the necessary effort and commitment. Last, but not least, my family, who supported me to pursue my dreams!
Now that you have achieved this milestone. What is next for Sensei Bakkies in 2016 and beyond? 
At the age I am now, one has to look seriously at your possible TR = Time Remaining, and the management thereof. I obviously am going to keep on trying to get better, train harder (and believe me, getting older definitely means training harder!) but most important, find the best way to prepare and guide the next generation(s). Unfortunately a lot of what I know and do is not duplicable – one followed one’s own instinct and self-direction, so one has to experiment the best way and method to ensure that the transfer of knowledge and advice accumulated through half a century of hard training, listening and observations, sacrifice, disappointments, hacking through a ‘jungle’ of misinformation and deviations along the way, is planned and executed in the most efficient way to ensure the preservation of the essence of what I have experienced in my short career.
Congratulations Sensei Bakkies Laubscher!

Sensei Bakkies (9° dan) e Sensei Spongia (7° dan) Roma 2003



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Qu© Tora Kan Dōjō



















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lunedì 21 dicembre 2015

Quarta Settimana di Dicembre 2015

Buon Inizio di Settimana e Buon Natale


English version below

 “Inchinarsi è una pratica molto seria. Dovreste essere sempre pronti a inchinarvi, persino nell’ultimo attimo di vita. Anche se è impossibile sbarazzarci dei nostri desideri egocentrici, dobbiamo farlo.
La nostra vera natura lo esige.
Dopo lo zazen ci inchiniamo fino a terra nove volte. Inchinandoci abbandoniamo noi stessi. Abbandonare se stessi significa abbandonare le proprie idee dualistiche. Perciò non c’è alcuna differenza tra fare zazen e inchinarsi.
Quando dimenticate tutte le idee dualistiche, ogni cosa diventa il vostro maestro, e tutto può essere oggetto di venerazione.
Quando tutto questo esiste all’interno della vostra grande mente, ogni relazione dualistica scompare. Non c’è distinzione tra cielo e terra, uomo e donna, maestro e discepolo. Ora un uomo si inchina ad una donna, ora una donna si inchina ad un uomo. Ora il discepolo si inchina al maestro, ora il maestro si inchina al discepolo. Un maestro che non sa inchinarsi davanti al proprio discepolo, non sa inchinarsi davanti a Buddha. Talvolta maestro e discepolo si inchinano entrambi al Buddha.
Talvolta può darsi che ci inchiniamo davanti a gatti e cani.
Nella vostra grande mente ogni cosa possiede lo stesso valore. Ogni cosa è il Buddha stesso. Vedete o udite qualcosa: ecco, per voi ogni cosa proprio così com’è. Nella vostra pratica dovete accettare ogni cosa così come è, tributando a ciascuna cosa lo stesso rispetto tributato a un Buddha. Ecco, qui c’è la Buddhità. Allora Buddha si inchina a Buddha e voi vi inchinate a voi stessi. Ecco il vero-inchino.
Dovreste essere sempre pronti a inchinarvi, persino nell’ultimo atto di vita; quando non potete fare altro che inchinarvi, dovete farlo. Questo tipo di convincimento è necessario. Inchinatevi con questo spirito e tutti i precetti, tutti gli insegnamenti saranno vostri, e possederete ogni cosa all’interno della vostra grande mente."


Shunryu Suzuki Roshi
estratto da un Insegnamento e inserito nel testo:' Mente Zen Mente di Principiante'
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English Version

"Bowing is a very serious practice.
You should be prepared to bow, even in jour last moment. Even though it is impossible to get rid of our self-centered desires, we have to do it.
Our true nature wants us to.
After zazen we bow to the floor nine times. By bowing we are giving up ourselves. To give up ourselves means to give up our dualistic ideas. So there is no difference between zazen practice and bowing.
When you forget all your dualistic ideas, everything becomes your teacher, and everything can be the object of worship.
When everything exists within your big mind, all dualistic relationships drop away. There is no distinction between heaven and earth, man and woman, teacher and disciple.
Sometimes a man bows to a woman; sometimes a woman bows to a man. Sometimes the disciple bows to the master; sometimes the master bows to the disciple. A master who cannot bow to his disciple cannot bow to Buddha. Sometimes the master and disciple bow together to Buddha. Sometimes we may bow to cats and dogs.
In your big mind, everything has the same value. Everything is Buddha himself. You see something or hear a sound, and there you have everything just as it is. In your practice you should accept everything as it is, giving to each thing the same respect given to a Buddha. Here there is Buddhahood.
Then Buddha bows to Buddha, and you bow to yourself. This is the true bow.
You should be prepared to bow even in your last moment; when you cannot do anything except bow, you should do it. This kind of conviction is necessary.
Bow with this spirit and all the precepts, all the teachings are yours, and you will possess everything within your big mind."

Shunryu Suzuki Roshi
excerpt from a Teaching then inserted in the book: 'Zen mind Beginner Mind'



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Cara Maestra, Gentile Insegnante...

Ispido Café: Cara maestra, gentile insegnante...

mercoledì 18 novembre 2015

La pratica dell'educazione






Adesso tutti indignati per la rissa tra genitori durante la partita di calcio dei bambini… 
Ma queste cose accadono regolarmente da decenni nello sport competitivo. 
Ricordo che già quando partecipavo alle mie prime gare di karate, avevo più o meno 14 anni e non c'era molta scelta allora nel panorama del karate italiano, più volte ho visto accapigliarsi sugli spalti fratelli e genitori dei ragazzi che combattevano. 
Per non parlare dell'imbarbarimento che è seguito di lì a poco nel mondo del karate sportivo,in cui gli stessi 'insegnanti' fanno carte false per far vincere i propri allievi arrivando ad accapigliarsi con gli arbitri che non è stato possibile 'comprare' perché spesso già venduti ad altri… O gli atleti che mancano di ogni minimo rispetto per l'avversario, per l'arbitro, e delle loro scene di patetica eccitazione in caso di vittoria o di sconfitta chiaro segno di instabilità psicologica e di una eccitazione psicologicamente vicina alla patologia o alla tossicodipendenza.

Non c'è bisogno che si arrivi alla rissa per capire quanto lo sport competitivo, specie se gestito da gente immatura o interessata, porti a deformazioni e imbarbarimento. Basta guardare i genitori sugli spalti armati di cronometro a valutare il tempo delle prestazioni dei propri bambini impegnati in un allenamento in piscina oppure i parenti accalorati nelle gare di a ginnastica artistica e potrei andare avanti all'infinito… pura violenza innanzitutto nei confronti dei propri stessi figli. 

In Giappone una proposta educativa in termini competitivi è stata quella dello Shiai. Ovvero il confronto con l'altro per mettere alla prova i propri limiti 'grazie all'altro' e non, in definitiva, contro l'altro. Ci si può confrontare duramente, senza sconti, come spesso accade nel Dōjō, senza per questo essere contro l'altro, senza per questo che l'obiettivo diventi battere l'altro con ogni mezzo quanto invece confrontarsi con sé stessi, superare i propri limiti, le proprie paure, perfezionare le proprie capacità, testare la propria tecnica e strategia. 
Questo era il senso dell'Ippon nello Shiai, cercare l'efficacia totale del gesto, l'indiscutibile eccellenza, non certo l'accumulo, con ogni mezzo e trucco, di piccoli puntarelli per arrivare al risultato finale.
Ma questo approccio richiede una maturità da parte di praticanti, insegnanti e giudici difficilissima da trovare e mettere insieme. 
Se non si riesce a organizzare in modo maturo e consapevole meglio rinunciare alla competizione, avrebbe solo effetti deleteri.

Insomma, per concludere, quel che succede sugli spalti di una partita di calcio tra bambini non è altro che lo specchio della nostra civiltà, dell'imbarbarimento della nostra cultura ed educazione. Cause e soluzioni vanno ricercate e trovate nell'educazione scolastica (riguardo l'educazione nelle famiglie, nelle attuali famiglie, ho poca fiducia), che deve innanzitutto puntare a formare degli esseri umani dotati di senso civico e di capacità di collaborazione e non solo di capacità competitiva. E nei luoghi come i veri
Dōjō, dove si fa un'autentica educazione, unica nel suo genere. Ed è per questo che i responsabili delle scuole serie di arti marziali devono essere estremamente selettivi nella formazione degli insegnanti. Perché si tratta di un compito molto delicato che richiede maturità e grande capacità, perché non si tratta, per l'appunto, di formare un allenatore che faccia vincere ragazzi alle gare magari con trucchi e giochi di potere, ma di formare degli educatori.

Taig
ō Sensei




lunedì 16 novembre 2015

L'Apocalisse dell'Occidente




Quando parlo di Apocalisse nel mio libro sull'ISIS mi riferisco anche all'Apocalisse dell'Occidente. Oggi pensavo al panico collettivo che si è scatenato in queste ore sull'Europa, grazie anche a giornalisti che comunicano il loro stesso panico anziché informare, approfondire. Ma di che cosa abbiamo paura precisamente? Di morire? Certo, ma non sappiamo più nemmeno perché: perché non abbiamo più solidi valori a sostenerci. Il cattolicesimo si è svuotato, è in contraddizione con se stesso e se ancora sopravvive è solo per la fede cieca dei credenti, il capitalismo che ci garantiva la certezza del benessere e della sicurezza, si sta definitivamente sgretolando. Che cosa ci resta di fronte all'Apocalisse? Il tremulo grido della massa ipocrita: "Restiamo uniti!" oppure "Il terrorismo non distruggerà il nostro stile di vita!" Abbiamo creato religioni di massa, mode di massa, valori di massa e adesso improvvisamente scopriamo che questi valori non sono in grado di sostenerci individualmente, non ci difendono dalla furia di chi vuole vederci tutti morti e a sua volta non ha paura di morire. Chi non ha più nulla da perdere e tutto da guadagnare morendo è sempre superiore a chi ha paura di morire. Io non temo questo. Se dovrà accadere morirò in pace battendomi fino all'ultimo. Devo questa serenità alla pratica di un'arte marziale che mi ha insegnato a combattere prima di tutto contro me stesso, oltre a restituirmi quell'educazione guerriera che la nostra civiltà ha perso definitivamente. Un tempo, infatti, le Lettere e le Arti si accompagnavano alla spada. Nessuno si augurava di dover usare la spada ma quella pratica era semplicemente considerata formativa al pari delle Lettere e delle Arti. Oggi le famiglie non sono più in grado di trasmettere alcun genere di valore ai figli e stiamo andando verso un'umanità imbelle, incapace di ragionare come pure di reagire alle crisi, di combattere. Ripeto, io non ho paura della morte, ma mi farebbe incazzare parecchio dover morire a causa delle scelte suicide di quella maggioranza schiacciante che nella nostra società è costituita da morti viventi.

Bruno Ballardini