lunedì 6 ottobre 2014

Cartolina dalla Germania


Una giovanissima Miriam con Sensei Paolo

Taigō Spongia


Inside the Dojo. 

Inauguriamo uno spazio dedicato alla voce, alle voci, che vivono quotidianamente il Dojo. Partendo da quella di chi fisicamente non lo vive più, ma che ne è stata e ne è parte integrante, Miriam Salustri.
Siete tutti invitati a inviarci ciò che lo spazio, il tempo e il lavoro che condividiamo vi ispirano.

Qualche giorno fa ho trovato nella bacheca di Facebook un messaggio di Emilio, che mi chiedeva se fossi disponibile a scrivere un articolo per il blog, in particolare mi proponeva il tema della lontananza (dal dojo) oppure lasciava a me la scelta di un altro qualsivoglia argomento, che mi facesse piacere affrontare.

Senza nemmeno pensarci su, ho accettato di buon grado fondamentalmente per due motivi. Primo: mi veniva offerta la possibilità di contribuire, e in questo modo di sentirmi di nuovo attivamente partecipe, alla vita del Dojo. Secondo: avrei potuto spezzare la routine da distributore di latte e da cambio di pannolino - dovuti alla condizione di neo mamma- che poco tempo lasciano ad altre attività.
Quindi Emilio grazie per aver dato uno scossone alle rotelle del mio cervello, che pian piano hanno ripreso a girare, seppur cigolanti!
Lasciarmi la scelta dell' argomento da trattare equivale ai famosi "temi liberi" che ci venivano appioppati ogni tanto a scuola...sempre odiati! e non per mancanza di fantasia e di argomenti, come si potrebbe ritenere, ma esattamente il contrario. Una massa indefinita di idee e pensieri, che si affannano nel venir fuori, ognuno con le sue buone intenzioni, ma che ahimè annegano nel limbo dell' inconludenza. Da buoni praticanti sappiamo bene che agire è di fondamentale importanza e per far ciò si devono lasciare le chiacchiere a zero. Dunque sarò concreta e scelgo l'argomento della lontananza.
Per chi non mi conoscesse riepilogo velocemente la mia storia. La prima volta che misi piede nel Dojo non avevo ancora compiuto 11 anni (adesso ne ho quasi 38, a voi i calcoli matematici) e da allora non ne sono più uscita. Il Maestro ai miei occhi di bambina sembrava un "signore" alto con il ciuffo, quando in realtà era un ragazzo, poco più che ventenne, ma sempre con il ciuffo- infatti la moda anni '80 non aveva risparmiato nemmeno lui.
Detto questo è chiaro che il karate è sempre stato presente nella mia vita, fino a divenire pratica seria, e con lui tutti i compagni con cui ho condiviso questa passione.
Sono stata decisamente fortunata, perché a differenza di altri, non ho faticato nel cercare un "vero Maestro", mi ci sono imbattuta da subito, ma ciò non vuol dire che lo abbia apprezzato meno.
Da tre anni vivo a Monaco di Baviera in Germania: è stato il cuore a portarmi qui e si sa che ogni scelta spesso comporta una rinuncia ed io ho dovuto rinunciare al Dojo.
Nella sfortuna la fortuna di trovare una scuola I.O.G.K.F pure qui, che mi consente di proseguire con gli allenamenti. Il passaggio tuttavia non è stato e non è tuttora privo di problemi: 'paese che vai, usanza che trovi' dice un popolare proverbio e queste nuove usanze non sono sempre facili da digerire. Altro insegnante ed altri compagni; diversa metodica ed approccio all'allenamento e diversa atmosfera e complicità con gli altri karateka. L'affinità di spiriti e la dedizione alla pratica, che impregna il gruppo italiano, non è certo facile da eguagliare.
La Tora Kan, con tutta la I.O.G.K.F. Italia mi manca molto, ma per carattere non mi piace vivere di nostalgie, non serve ed è poco produttivo. Preferisco godermi i miei amici ogni volta che scendo a Roma o quando ci si incontra nei Gasshuku. E devo dire che ogni volta è come se non fossi mai partita e continuassi a far parte di questo meraviglioso gruppo.

Il trasferimento a Monaco tuttavia ha oggettivamente i suoi vantaggi, trovandosi al centro dell'Europa permette di spostarsi con facilità per raggiungere gli innumerevoli Gasshuku offerti sia in Germania che altrove. Proprio adesso sono in viaggio per Amburgo con la mia piccola Sabine e Mario, dove ci aspetta il Maestro Yamashiro. Sarà il mio primo allenamento dopo sei mesi di stop dovuti alla gravidanza... sono un po' emozionata e preoccupata per la mia pessima condizione fisica, ma l'importante è esserci e vivere l'atmosfera, quindi ancora una volta: mo ichi do.
Miriam


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giovedì 11 settembre 2014

30 precetti - Dojo Etiquette

Morio Higaonna Sensei e An'ichi Miyagi Sensei
nel dojo di Yoyogi a Tokyio (ca. 1973)
Dal libro di Morio Higaonna Traditional Karatedo vol. 1 (1985)  ecco 30 regole di comportamento per chi entra nel dojo.
Precetti di buon senso, che appaiono leggeri ma che nel susseguirsi di prescrizioni igieniche a regole di comportamento focalizzano l’attenzione sull'atteggiamento col quale ci si deve predisporre alla pratica e all'incontro col Maestro, con gli istruttori e con i compagni. Il comportamento che viene richiesto non è meramente formale: tramite il sudore, il rispetto degli altri, degli spazi, dell’attrezzatura, degli indumenti, questo saper muoversi nel dojo diventa abito. Con la pratica il dojo diventa parte di noi. La forma che assume la nostra devozione verso questo spazio, non è più prescrizione ma descrizione di un sentire. Per questo il recente compleanno del Tora Kan Dojo è anche un po’ il nostro compleanno, di chi lo vive oggi, non importa se da venti o da un anno. Tutti insiemeinsieme a Tutto in cammino sulla Grande Via.


Il dojo è un luogo sacro dove ci alleniamo fisicamente e mentalmente. Gli studenti sono tenuti a portare rispetto al dojo e a osservare le seguenti norme di comportamento:
  1. Gli studenti devono rispettare il programma di allenamento. Devono inoltre sforzarsi di non essere in ritardo per le lezioni.
  2. Prima di entrare nel dojo, toglietevi i giacchetti, le sciarpe, i cappelli ecc. Dopo esservi tolti le scarpe all’entrata, riponetele in perfetto ordine. Se ne trovi qualcuna in disordine, mettila in ordine.
  3. Se incontri all’ingresso uno studente anziano, fai entrare prima lui.
  4. Quando entri al dojo pronuncia in modo chiaro e gioioso “Onegai shimasu”, che significa “Per favore aiutami”.
  5. Nell’entrare mostra rispetto inchinandoti verso lo Shomen.
  6. Sii sempre educato verso i tuoi istruttori, gli studenti anziani e i più grandi.
  7. Prima di cominciare la pratica vai in bagno.
  8. Cerca di mantenere sempre puliti e ordinati i tuoi indumenti per la pratica. Allenati nel dojo sempre con indumenti puliti.
  9. Sii consapevole delle tue condizioni fisiche.
  10. Mantieni corte le unghie delle mani e dei piedi, per evitare infortuni quando pratichi insieme agli altri studenti.
  11. Non mangiare per un’ora prima dell’allenamento.
  12. Non tralasciare mai gli esercizi di riscaldamento prima di cominciare l’allenamento, anche quando pratichi da solo.
  13. Quando osservi l’allenamento al dojo, siedi in maniera appropriata, non allungare le gambe. Poggia le mani sulle ginocchia.
  14. Quando un istruttore annuncia l’inizio dell’allenamento, disponiti velocemente in linea, rivolto verso l’altare.
  15. Quando l’istruttore chiama “Mokuso!” (meditazione), chiudi gli occhi, respira profondamente dal basso addome, concentrati sul tanden, e cerca di raggiungere la concentrazione.
  16. Mentre pratichi ascolta in modo attento e serio alle istruzioni e ai consigli che ti vengono dati.
  17. Quando usi l’attrezzatura per l’allenamento maneggiala con cura. Assicurati di riporla nel posto giusto dopo averla utilizzata.
  18. Quando un istruttore ti da qualche consiglio, ascoltalo attentamente e sinceramente. Non dimenticarti di mostrargli che hai sentito e capito il consiglio.
  19. Ogni studente dovrebbe conoscere bene la propria condizione fisica, la propria resistenza e le propria forze. Non importi di fare l’impossibile.
  20. Gli istruttori devono sempre prestare attenzione alle condizioni fisiche di ciascun studente. Fate una piccola pausa nel mezzo della pratica.
  21. Cinque minuti prima della fine della sessione di pratica, insieme a tutti gli altri studenti esegui gli esercizi conclusivi.
  22. Quando gli esercizi finali sono conclusi siedi in seiza.
  23. Disponiti alla calma e alla quiete, concentrati e recita i dojokun (i precetti del dojo).
  24. Inchinati con considerazione e rispetto al Maestro, agli istruttori, agli allievi anziani, e ai compagni di pratica.
  25. I principianti e le cinture colorate devono chiarire qualsiasi dubbio chiedendo agli allievi anziani. E’ importante studiare karate in ogni momento.
  26. Non dimenticare mai di ringraziare chi ti da consigli sul karate.
  27. Docce o bagni troppo caldi non vanno bene. Non sprecare troppo tempo per la doccia.
  28. Le sigarette danneggiano la tua salute fisica in molti modi. Il fumare non ha nessun aspetto positivo.
  29. Se ti infortuni, non praticare finché non sei completamente guarito. Durante questo periodo assisti agli allenamenti.
  30. Quando lasci il dojo non dimenticarti di pronunciare “Arigato gozaimashita” (grazie infinite), o “Shitsurei shimasu” (mi scusi).



From the book by Morio Higaonna Traditional Karatedo vol. 1 (1985), here's 30 rules of conduct for those entering the dojo.


The dojo is a sacred place where we train ourselves physically and mentally. The students should respect the dojo and observe the following etiquette:

  1. The students should observe the training schedule. The students should try not to be late for training.
  2. Before entering the dojo, remove outer clothing such as coat, scarf and hat. After taking off your shoes at the entrance , place them neatly in order. If you find some shoes in disorder, place them in order, also.
  3. If a senior student is standing behind you at the entrance, let him go in first.
  4. Upon entering the dojo, say “Onegai shimasu”, meaning “Please help me”, clearly and cheerfully.
  5. Upon entering the dojo, show respect by bowing to the dojo shrine.
  6. Always be polite to your instructors, senior students and elders.
  7. Before starting practice, go to the toilet.
  8. Always try to keep your training clothes clean and tidy. Always practice in clean training cloche in the dojo.
  9. Be aware of your physical condition.
  10. Keep your finger nails and toe nails short, to prevent injury to other students when practicing together.
  11. Do not eat for an hour before practice.
  12. Do not forget to do warm up exercises before practicing, even if you are practicing alone.
  13. When you observe the training at the dojo, sit in the proper way, and do not stretch your legs out. Put your hands on your lap.
  14. When an instructor calls for training to begin, line up smartly, facing the dojo shrine.
  15. When the instructor calls for “Mokuso!” (meditation), close your eyes, breathe deeply from the lower stomach, concentrated on the tanden (lower abdomen), and try to achieve concentration.
  16. While practicing listen carefully and seriously to the advice and instructions given to you.
  17. When you use the training equipment, handle it with care. Be sure to put it back in the correct place after using it.
  18. When an instructor gives you some advice, listen carefully and sincerely. Do not forget to show that you have heard and understood the advice.
  19. Each student should know his physical condition, stamina and physical strength well. Do not force yourself to do the impossible.
  20. The instructor should always observe the physical condition of each student. Take a short break in the middle of the training period.
  21. Five minutes before the end of the training period, do the closing exercises together with all the students.
  22. When the closing exercises are finished, sit in the “seiza” form in the original position.
  23. Make yourself calm and quite, concentrate your mind, and recite the precepts of the dojo.
  24. Bow to the instructor, senior students and each other with appreciation and respect.
  25. The beginners and colored belt students should ask the senior students if they have any questions. It is important to study about karate always.
  26. Do not forget to thank any one who gives you some advice on karate.
  27. Baths which are excessively hot are not good for you. Nor should you spend too long a time in the bath.
  28. Cigarettes damage your health in innumerable ways. Smoking does not have even one redeeming feature.
  29. When you injure yourself, do not practice until the injury is completely healed. Watch the training during these periods.
  30. Upon leaving the dojo, do not forget to say “Arigato gozaimashita” (thank you very much), or “Shitsurei shimasu” (excuse me).

     
 



giovedì 21 agosto 2014

Equilibrio, Purezza, Bellezza, Energia.

Videolettura dell'articolo qui:






" Le guerre e le tragedie familiari nascono dall'incapacità di adattare le tradizioni ai tempi che cambiano. La Via della verità si apre quando si segue il corso della storia. Dopo la prima guerra mondiale l'umanità intera era stanca di tante atrocità e sofferenze, eppure si produsse la seconda guerra mondiale. Solo quando l'umanità si trova nella catastrofe, è capace di tagliare il suo legame con il passato. Dobbiamo e possiamo trovare una soluzione che non sia quella della guerra. La terza guerra mondiale non deve prodursi in questo mondo. Oggi tutti sanno che se si produce sarà l'ultima. Il secolo ventunesimo può essere l'inizio di un'epoca meravigliosa, di una cultura planetaria per l'umanità intera. Il mondo dev'essere un'unica famiglia, ogni Stato una grande provincia di un grande Paese.
Il numero dei politici cresce, ma la povertà non diminuisce. Gli avvocati sono sempre più numerosi, ma la criminalità aumenta. Le malattie si diffondono come un'epidemia, di pari passo col numero dei medici. Ci sono molte università e molti professori, ma mai la saggezza è stata così rara. I mezzi di comunicazione si perfezionano in qualità e velocità, ma mai l'uomo si è ritrovato tanto solo. La scienza si è sviluppata prodigiosamente, ma l'aria che respirano i cittadini è contaminata. La meravigliosa tecnologia moderna è concentrata sulla produzione di armi per uccidere. I valori attuali sono prodotti da una visione distorta. E' un problema comune a tutti i Paesi del mondo.
In Europa oggi molti si rivolgono allo Zen, ma non possono com-prenderlo unicamente attraverso i libri, il pensiero, l'intelletto, bisogna praticare. Lo Zen esiste nella pratica, nella ripetizione della pratica. Anche se si sono compresi i benefici dello Zazen, è difficile perseverare. Ma se lo fate, possedete un tesoro inestimabile. Quando si abbandona il piccolo ego, il cosmo intero diventa l'ego. Così, attraverso i sensi, possiamo respirare, guardare, sentire tutti i suoni, avvertire i sapori e i profumi...È' il vero Zen Shikantaza.
Manteniamo un atteggiamento corretto, privo di paura, fermo. Da un lato risoluti, con una postura forte, e dall'altro delicati ed eleganti, come il profumo del sandalo o dell'incenso.
Il vero Zen è l'equilibrio, la soluzione morale realizzata nella vita quotidiana seguendo l'ordine cosmico assoluto, attraverso il corpo e lo spirito. L'equilibrio è primordiale. Troppo spiritualismo, troppo ascetismo, troppe mortificazioni, o troppa esuberanza, troppi piaceri non sono l'equilibrio. Penso che gli Europei siano molto intelligenti, e che troveranno la Via, la loro Via, verso una terza civiltà, una civiltà equilibrata. Lo Zen è tradizione, ma non solo. Deve creare un nuovo dinamismo, un ordine nuovo. Abbiamo bisogno di una nuova morale. Invito i giovani all'equilibrio, alla purezza, alla bellezza, all'energia.
Li invito all'applicazione di questi dieci principi, tratti dallo Zen:
1)Temere l'ordine cosmico. Non bisogna aver paura di nient'altro, solo l'ordine cosmico è da temere, da rispettare.
2) Risvegliarsi. A che cosa? Alla coscienza cosmica, alla vita universale. È il Satori, la più alta dimensione dell'universo.
3) Essere felici. Vale a dire, amare tutte le esistenze.
4) Credere. In che cosa? Non dubitare, a partire da tre principi: Zazen è fede, Zazen è Risveglio, Zazen è amore per tutto l'universo.
5) Alzarsi presto, con il sole.
6) Sedersi quietamente. È Zazen, l'essenza dello Zen.
7) Alzarsi e camminare. Non si fa sempre Zazen. Ma bisogna alzarsi tranquillamente; il portamento è importante.
8) Mangiare il giusto, prodotti freschi e naturali. Non troppo. Se vi offrono del cibo, non prendetene troppo, ma mangiate tutto quello che vi si dà. Differenziarsi dagli altri, fare i delicati, non è utile, il corpo diventa nervoso e fragile.
9) Lavorare. Mettere in ordine, concentrarsi su quel che si fa. Dormire presto e profondamente.
Alla fine, non bisogna cercare di raggiungere uno scopo: solo allora lo si realizza inconsciamente, naturalmente, automaticamente. Kodo Sawaki diceva del Satori che corrisponde ad una totale disgrazia, una perdita assoluta; in altri termini, allo spogliarci, al morire a noi stessi.
Che cos'è un vero-dono? È non attendersi nulla in cambio.
Attraverso il dono del proprio corpo, dello sguardo, delle parole, trasmettere agli altri un sentimento di sicurezza, di fiducia, di sollievo. Se siete egoisti, avrete molti problemi di relazione. Se il nostro spirito non si attacca a nulla, non c'è da temere. La vera compassione consiste in questo abbandono, comincia e finisce qui."


Taisen Deshimaru Roshi

© Tora Kan Dōjō