venerdì 27 maggio 2016

Abbiamo fame - We are hungry (ITA / Eng)

"Abbiamo fame, e anche di fronte ad un banchetto regale non mangiamo.
Siamo malati, e anche se ci incontriamo il re dei medici, non seguiamo il suo consiglio.
Come possiamo guarire? "



Shodoka poema 69 commento del Maestro Deshimaru:



Anche la cena di un re non potrà saziarci, se non mangiamo. Quando siamo malati, anche se il re dei medici si prende cura di noi, come possiamo guarire se non seguiamo il suo consiglio?
È necessario praticare.
È essenziale per praticare Zazen. Se cerchiamo di comprendere la religione o l'insegnamento solo attraverso i libri o attraverso il cervello, non siamo in grado di penetrare in profondità.
Alcuni pretendono di comprendere lo Zen intellettualmente ma non praticano. Pensano che praticare Zazen sia molto difficile o possibile solo in un monastero.
Fino al giorno in cui muoiono, non smettono mai di cambiare opinioni, e rimangono incapaci di trovare la finale, verità essenziale dell'esistenza.
Vedono la tavola del re: la ammirano davanti a loro, ma non la toccano.
Altri iniziano la pratica dello Zazen, e dopo un po ', pensano di aver capito tutto e si fermano.
Gli occidentali non sanno molto bene cosa significhi perseverare.
Il Maestro Dogen ha scritto all'inizio dello Shobogenzo, "Ognuno possiede 'questo', la Buddha-natura. Ma se non si pratica, non possiamo essere nel Satori, poichè la pratica stessa è il Satori."
Il significato del poema di Yoka Daishi è lo stesso: nessuno può fare l'esperienza del Satori al tuo posto.
Zazen è cogliere il vero sé, per trovare l'autentica libertà interiore. Se ci rivolgiamo solo verso l'esterno, come possiamo trovare questo vero sé e questa libertà interiore? Rivolgersi solo all'esterno è come giocherellare in un parco giochi.
Alcuni pensano, "Zazen è buono. Ho capito. Quindi non c'è bisogno di praticare più." Così preferiscono dedicarsi al loro lavoro, ai loro familiari e usarli come scuse.
Altri dicono, "Zazen è doloroso, Zazen è dispendioso, non mi piace Sensei, la disciplina è troppo dura."
Trovano sempre molte buone ragioni per preferire la conoscenza intellettuale alla pratica, lo studiare l'esterno, piuttosto che studiare il sé.
Alcuni pensano che non hanno bisogno di alcun aiuto. Grosso errore. Devi praticare per conoscere te stesso, per tornare alla condizione normale.
Ci viene offerto un buon pasto, ma siamo incapaci di mangiarlo. Restiamo affamati.
Un altro incontra un grande medico, ma non capisce il rimedio che gli è suggerito e non può guarire.
Zazen significa diventare intimi con sé stessi.
Zazen è un buon pasto, un ottimo rimedio.
Ma deve essere praticato.

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 ENGLISH VERSION

"We are hungry, and even before a royal table we do not eat.
 We are sick, and even if we meet the king of doctors, we do not follow his advice.
 How can we be healed?"

Shodoka, poem 69. Commentary by Taisen Deshimaru Roshi:

The king's dinner doesn't satisfy us if we don't eat it. When we're sick, even if the king of doctors cares for us, how can we heal if we don't follow his advice?
It is necessary to practice.
It is essential to practice zazen. If we try to understand religion or teaching only through books or through the brain, we cannot penetrate it deeply. Some understand Zen intellectually but don't practice. They think zazen is very difficult or only possible in a monastery. To the day they die, they never stop changing opinions, and become incapable of finding the final, essential truth of existence.
The king's table: they admire it before them, but they do not touch it.
Others begin the practice of zazen, and after a little while, think they understand everything. Then they stop. Westerners do not know very well how to persevere.
Master Dogen wrote in the beginning of the Shobogenzo, "Everyone possesses 'this', Buddha-nature. But if we do not practice, we cannot have satori, as the practice itself is satori." The meaning of Yoka's poem is the same. No one can taste the experience of satori in your place.
Zazen is to seize one's real self, to find true inner freedom. If we only face outwards, how can we find this true self and this inner freedom? To face outwards is like fooling around in the playground.
Some think, "Zazen is good. I understand it. So I don't need to practice anymore." So they prefer to dedicate themselves  to their work, to their family and use them as excuses. Others say, "Zazen is painful, zazen is expensive, I don't like Sensei, the discipline is too severe." They always finds many reasons to prefer knowledge to practice, to study the outer rather than study the self.
Some think they don't need any help. Big mistake. You must practice to know yourself, to return to the normal condition. We are offered a good meal, but we are incapable of eating it. We stay hungry. Another meets a great doctor, but doesn't understand the remedy given and cannot heal.
Zazen means to become intimate with oneself. Zazen is a good meal, an excellent remedy.
It must be practiced.


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venerdì 20 maggio 2016

Ascolta come mi batte forte il tuo cuore



Proponiamo le interessanti riflessioni sull'empatia di un maestro elementare tratte dal blog:
https://glioplitidiaristotele.wordpress.com

Qualche giorno fa ho lanciato una sfida ai bambini della mia classe. Li avrei chiamati uno per uno, e dal banco avrebbero dovuto risolvere un’equivalenza scritta sulla lavagna. Se fossero riusciti a risolverle tutte, mi sarei impegnato a esaudire un loro desiderio. Sarei uscito dalla classe, loro avrebbero discusso cosa chiedermi, e al mio rientro la giornata scolastica avrebbe preso la direzione scelta dai bambini.
A patto di non chiedermi di evadere da scuola (quel giorno il tempo non sembrava favorire una nostra fuga nel quartiere) avrei prestato fede al mio impegno, ma, come una perlina dietro l’altra, avrei dovuto prima infilare nella mia collana immaginaria tutti i ventidue risultati esatti delle equivalenze.
I bambini hanno accettato la sfida con entusiasmo e, dopo l’eccitazione iniziale, in classe è piombato un silenzio irreale. A interromperlo soltanto la voce del bambino o della bambina chiamati in causa. Così le perline hanno iniziato a infilarsi nella collana e i bambini hanno cominciato a prendersi sempre più tempo per pensare, a indicare la crescente responsabilità di chi veniva coinvolto nel gioco. Sbagliare l’equivalenza quando già molti avevano superato la prova avrebbe significato vanificare ogni singolo sforzo, determinando la sconfitta dell’intero gruppo.
Poi è arrivato l’errore di G. Non serve essere appassionati di calcio per capire che il suo sguardo a quel punto sembrava quello che aveva Roberto Baggio nella finale dei campionati mondiali del ‘94, subito dopo aver tirato sulla luna il suo rigore e aver buttato la vittoria alle ortiche, regalandola al Brasile. G. aveva negli occhi il dispiacere per l’occasione sprecata e la colpevolezza di un condannato. Ma poi è successa una cosa bellissima. Dalle mani dei bambini è venuto fuori un applauso fragoroso e immediato. Come se fosse già una vittoria il solo averci provato, essersi impegnati e aver cercato di portare ogni nuovo punto nella speranza del risultato finale. La classe ha spezzato così la tristezza di G. esprimendo un’assoluzione definitiva e spontanea, che ha riportato rapidamente il sorriso sul volti di tutti.
Ogni bambino ha capito bene cosa provasse G. Ognuno aveva sentito o avrebbe provato le stesse emozioni. Il lavoro fatto in questi anni può far sbocciare un fiore inatteso. Altro che riuscire a convertire in centilitri una quantità espressa in litri! Avevamo capito una cosa molto più preziosa. Avevamo vissuto un verso della poetessa polacca Wisława Szymborska. Quel verso che dice Ascolta come mi batte forte il tuo cuore.


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mercoledì 18 maggio 2016

Trentennale - Messaggio di auguri da Marco Fioramanti



Caro Paolo Taigō,
nel congratularmi per i festeggiamenti del trentennale del dojo, volevo esprimere la mia più viva e sentita considerazione per il grande lavoro da te prodotto.
Una pratica artistica, la vostra, sotto tutti i punti di vista (è di "arte" marziale che si parla) e le stesse leggi che regolano la vostra disciplina, così come la mia nel campo artistico-visuale-performativo, si basano sul consapevole abbandono liberatorio del sé.
L'esercizio e la pratica quotidiana dopo un lungo percorso di apprendistato e di conoscenza ti porta inevitabilmente ad avere allievi, così come è accaduto a me nei liberi seminari presso l'accademia di belle arti ai quali ero stato invitato. Ciò avviene perché la pratica entra talmente nel tuo agire che il corpo trasforma quelli che prima erano movimenti controllati in vera e propria liberazione di energia.
Te ne accorgi perché i fruitori sentono quello che accade attorno a loro, è questione di vibrazione, di diapason emotivi.
Ricordo di averti ospitato nella mia rivista, tre anni fa, proprio per la tua appartenenza ai principi dell'arte. Fare di noi un capolavoro, essere fari agli altri, lasciare che la scia salga evidente in superficie.
sempre,
Marco



Marco Fioramanti, artista interdisciplinare (pittura, installazioni, performance), sperimenta differenti materiali recuperando segni, componenti e riti d'iniziazione delle culture extra-europee. Dal 2007 ideatore del libro-rivista glamour/underground, NIGHT ITALIA, referente europeo della rivista newyorkese NIGHT Mag di Anton Perich con Andy Warhol.

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lunedì 16 maggio 2016

Trentennale - Messaggio di auguri da Sensei Pervez Mistry / Message of Congratulations from Sensei Pervez Mistry



Caro Sensei Paolo,
mi dà grande piacere congratularmi con te per il doppio anniversario, il compiersi di trent'anni di vita per il Tora Kan Dōjō e dei vent'anni della tua conduzione della IOGKF Italia.
Nonostante tutte le prove e le tribolazioni, che devi aver affrontato, nella lunga distanza hai ottenuto una vittoria straordinaria.
Si dice che raggiungere quello che hai raggiunto tu sia un'impresa che riesce ad uno su diecimila, ed essendomi allenato con te nei nostri Gasshuku internazionali in tutti questi anni posso affermare che quel che tu hai fatto fa di te in realtà uno su cinquantamila.
Sono sicuro che avrete organizzato eventi di gala per celebrare il vostro doppio anniversario e colgo l'occasione per ringraziare tutti i tuoi allievi, sostenitori e tutti coloro che ti hanno aiutato a raggiungere questo prestigioso traguardo.
Io e tutti i miei allievi vi auguriamo tutto il meglio e con le parole di Higaonna Sensei: “Osserviamo, ascoltiamo e...sudiamo” e non vediamo l'ora di rivedere te e i tuoi allievi al prossimo Budo Sai in Okinawa.

Pervez B. Mistry
Capo Istruttore IOGKF India
VIII Dan

Dear Sensei Paolo,
It gives me great pleasure to congratulate you on your double Anniversary, with the completion of Thirty Years for your Tora Kan Dojo and Twenty years as the head of IOGKF Italy.
In spite of all the trials and tribulations, you may have faced, in the long run you have achieved a singular victory. It has been said that to have achieved what you have takes one in ten thousand, and having trained with you at our International Gasshuku’s over these many years, I would rather state that it makes you one in fifty thousand.
I am sure that you will be holding a Gala event to commemorate your double Anniversary, and I take this opportunity to thank all your students, sponsors and others who have helped you to make possible this auspicious event.
I and all my students, wish you all the very best, and in Shihan Higaonna’s words, “ We look, listen and sweat”, and look forward to seeing you and your students at the forth coming Okinawa Budosai.


Pervez B. Mistry
Chief Instructor IOGKF India.

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