mercoledì 23 marzo 2016

Giù la maschera (riflessioni intorno al Gasshuku insegnanti)

Gasshuku Insegnanti IOGKF Italia - Marzo 2016

Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste riflessioni di Emilio, Shidoin del Tora Kan Dojo.
Mi è capitato in prima persona, e non è facile ammetterlo, di fallire una prestazione, di non riuscire a rendere per quel che volevo. Probabilmente perché davo alla prova un significato alto e volevo superarla ma nello stesso tempo non ero all’altezza della prova stessa. E allora capita, a me è capitato, di rifugiarsi nelle sicurezze, o di giustificarsi. Spalleggiati da pensieri del tipo si, va bene non ho reso al massimo in questo contesto, ma la mia vita si basa in fondo su altro, valuto il mio valore nell’impegno in famiglia, nelle energie spese a lavoro, nelle mie vere passioni, nel volontariato, nell’educazione ecc  Insomma ho fallito, ma in realtà non mi cercate lì, io sono altrove. Un po’ come  il professionista che si diletta nel tempo libero di musica, e coltiva il sogno di suonare, e un po’ sogna e un po’ si disillude, dicendo ma tanto è un hobby, nella mia vita professionale io sono un grande. E che così facendo tradisce e sminuisce il sogno che pure segretamente coltiva.
E allora via la maschera. Lo dico in primo luogo a me stesso.
La mia pratica marziale è cominciata tardi. Probabilmente non potrò ottenere tecnicamente risultati che non siano quantificabili e misurabili poco più di quelli di un hobbista. Ma d’altro canto come si può dire che l’impegno quotidiano per anni, a casa, la pratica costante al dojo, il cercare di esserci ad ogni evento, seminario, cena, gasshuku siano qualcosa che non importa? Che io sono altrove? Quando ho cominciato, ma anche prima di cominciare, l’attenzione al singolo gesto, l’attenzione all’attenzione, hanno fatto si che il karate abbracciasse da subito ogni istante del mio vivere quotidiano, non solo l’allenamento in senso stretto, ma come camminare, lavorare, crescere, come rapportarsi agli altri. Posso ancora dire allora che se ho fallito una prova in fondo non ero io, che io non ero quello?
Ero quindi io l’altro giorno nella fase di laboratorio del Gasshuku insegnanti, per la proposta tecnica da far eseguire a una classe immaginaria, lo “sbruffone insicuro”, come mi ha definito un compagno di pratica. Era la prima volta che mi trovavo in una situazione simile, sicuramente imbarazzato di fronte ai capo istruttori, al Maestro, ai compagni anziani. Ma ho fallito, ero lì, non altrove.
Questo mi insegna che ho praterie davanti a me,  che ha senso quello che sto facendo, cercare di imparare da chi mi sta avanti, che ho voglia di imparare, anche di imparare ad insegnare, che il cammino per me è lungo, ma è sempre lo stesso, che nessuna meta è stata raggiunta, ma nessun sogno è stato tradito, io sono lì, anche e soprattutto perché ci tengo, è la mia passione e più non la nascondo.


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