lunedì 9 febbraio 2015

Il respiro è tutto - Breathing is everything (ITA - ENG) an interview with Sensei Morio Higaonna

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Dalla newsletter internazionale dell'IOGKF (aprile 2012) riportiamo un'intervista al Maestro Morio Higaonna intorno al respiro e al muchimi. L'intervista è tratta da un testo chiamato ‘The truth about Okinawan Karate’.

Il Maestro Morio Higaonna
Per cominciare può spiegarci le caratteristiche peculiari del Goju Ryu?

In parole povere stiamo parlando di tecniche in grado di produrre morbidezza e durezza attraverso il respiro.

Questo vorrebbe dire che le tecniche sono semplicemente basate sul respiro?

Esattamente. Il movimento mentre si respira. E’ l’armonia tra il corpo e il respiro.

Spesso si sente dire che bisogna inspirare velocemente  ed espirare lentamente…

Si. Di base ci sono 6 modi di respirare, inspirare velocemente ed espirare velocemente, inspirare velocemente ed espirare lentamente, inspirare lentamente ed espirare velocemente, ecc ci sono più metodi.

E il loro uso dipende dalle tecniche?

Esatto, dipende dalle tecniche. L’importanza della respirazione è così grande che si può tranquillamente affermare che è tutto. Naturalmente all'inizio il metodo di respirazione è assunto in maniera cosciente, ma l’allenamento porta gradualmente ad uno stato in cui il respiro diviene “inconsapevole”.

Ma non è l’esatto opposto della scuola Shurite? Lo Shurite sostiene che il respiro deve essere mantenuto naturale.

E così dovrebbe essere. Il nostro sistema richiede di inspirare attraverso il naso ed espirare dalla bocca. Poi abbiamo il respiro diaframmatico . C’è anche il respiro addominale ( “Tanden Kokyu”). Quando espiriamo, lo facciamo dalla bocca, ma lo possiamo fare anche dal naso. Quando espiriamo, aprendo la bocca, la gola si chiude in maniera naturale. Portiamo avanti le nostre tecniche in armonia con questo modo di respirare, ma non mostriamo il nostro respiro all'avversario. Non puoi sentirlo. Respiriamo in silenzio. All'inizio poniamo attenzione a questo nella pratica, ma mano a mano diviene naturale, automatico. Comunque il nostro respiro non dovrebbe essere percepito prima.

Non mostrare il respiro significa non permettere che i nostri movimenti vengano anticipati, è questo che intendi?

Esattamente. E’ per questo che non appena il nostro avversario espira noi immediatamente portiamo le nostre tecniche. [qui Sensei Higaonna si riferisce alla necessità di intercettare l'attacco prima del suo svilupparsi, mentre in fase offensiva è bene colpire sull'inspirazione dell'avversario]. Ecco perché è necessario essere in grado di percepire il respiro. Usiamo il nostro per capire quello del nostro avversario.

All'inizio alleniamo il nostro respiro in maniera cosciente, col fine di imparare a riconoscere quello dell’avversario. Le condizioni per la vittoria o la sconfitta degli esseri umani si decidono nel momento in cui espirano. Non puoi sferrare un attacco mentre inspiri. Ecco perché il Goju Ryu ci insegna a respirare profondamente e in maniera cosciente.

Quando invecchiamo cambia il modo in cui ci muoviamo, e cambia anche il modo in cui respiriamo. Possiamo fermare il respiro e applicare una data forza, o esercitare tale forza insieme al respiro. Ma è necessario percepire questa cosa in maniera consapevole. Nel Sanchin applichiamo una forza mentre espiriamo pronunciando “ah”. Questo è anche il caso dei calci, assodato anche che ci sono alcuni calci che portiamo senza respirare ed altri che richiedono una liberazione di energia con l’espirazione. Può risultare difficile agli inizi se non riusciamo a percepire tutto questo.

Questo è apparentemente anche il caso del chuan fa cinese (kenpo in giapponese). Le sue tecniche di combattimento tradizionali richiedono una connessione tra il respiro e l’emissione di energia. Il Goju Ryu quindi aggiunge a quella tradizione il suo proprio marchio di fabbrica , è giusto?

Come parte degli insegnamenti del Maestro Chojun Miyagi, l’accento è messo sul fatto che quando respiriamo per prima cosa dobbiamo fare attenzione alla nostra zona lombare [koshi: un termine specifico che nel karate indica il bacino i fianchi e la pancia] e alle vertebre lombari. Ed anche al Tanden. L’ano è serrato come se stessimo cercando di farlo rientrare e incanaliamo la nostra energia al centro del nostro corpo. Quando espiriamo lo facciamo direttamente, dalla bocca. In questa maniera la velocità è rafforzata e si genera potenza.

Muchimi.

Quando pariamo non dovremmo usare la forza. Muchimi significa che prima che l’avversario attacchi hai già il controllo.

Muchimi non significa elasticità dunque?

Non solo quella, vuol anche dire che prima che arrivi il colpo tu devi leggerlo e contenerlo. In questo modo siamo in grado di intercettare il braccio dell’avversario e respingerlo via. Se questo accade dopo che l’avversario ha dispiegato la sua forza, il risultato sarà uno scontro di forze. Dobbiamo attenuare il colpo prima che venga applicata la forza.

L’ultima volta, Maestro, hai anche affermato che la differenza con il karate giapponese risiede nel fatto che alla fine, dopo aver parato, si lascia andare l’avversario.

Questo è vero. Se spingiamo prima che arrivi il colpo, la distanza fra te e il tuo avversario sarà ridotta. Questo è il motivo per il quale i colpi più efficaci sono quelli a corta distanza. Per consentire loro di contenere energia il nostro respiro deve essere corretto.

Nel karate moderno, oramai trasformato in sport, noi colpiamo e ritraiamo velocemente la mano, in questo modo la distanza fra noi e il nostro avversario ritorna dopo il colpo alla posizione di partenza.

Come ha già affermato il Maestro Takamiyagi  [si riferisce ad un altro capitolo del libro], i Maestri del passato erano soliti insegnare che una volta che abbiamo parato dobbiamo tirare e accorciare le distanze. Questo in Okinawa è chiamato Kakie. Oggigiorno nessuno sa nemmeno come si scrive. [ride]. Anche in Cina queste tecniche sono definite da un suono come  kaki. E una volta che ti sei portato a corta distanza devi continuare con una tecnica chiamata Kou.

Per Kou intendiamo contatto fisico ravvicinato, non è questo il caso? Il braccio che afferra tira con forza e la distanza tra noi e il nostro avversario, anziché non mutare è in realtà ridotta!

Esattamente. Parando in tale modo anticipiamo l’avversario e attacchiamo seguendo il braccio. Questo è eseguito con grande velocità, come una frusta. Se seguiamo il braccio non importa come si muove l’avversario, noi lo troviamo comunque. In questa maniera possiamo attaccare così [colpisce il collo dell’avversario con un Nukite].

Capisco. E questo è basato sulle teorie presenti nel Quan Fa cinese, vero? E questo è ciò che a Okinawa chiamano Muchimi?

Esatto, questo è Muchimi.

Anche il Sanchin, quando è eseguito di fronte a un cinese, viene riconosciuto come Sanchen. A parte Tensho e i due Gekisai, che sono kata creati in Okinawa, stiamo parlando di forme nate in Cina. Anche se Kururunfa è scritto in caratteri tipicamente giapponesi. Io credo che alla base del karate troverai non solo la Cina, ma tutto il sudest asiatico. Dico questo perché esistono tecniche nel karate che non possono essere ritrovate in Cina. Ricercare anche quelle radici è il compito che mi sono dato per il futuro. [ride]


Breathing is everything

From the IOGKF international newsletter (2012, april) we propose an interview with Master Morio Higaonna.

Translated by: Maurizio Di Stefano and Enda Flannelly
The below interview is from a Japanese text called ‘The truth about Okinawan Karate’.

To begin with, perhaps you could explain to us the characteristics that are peculiar to Goju Ryu?
Higaonna: In simple terms, we’re talking about techniques capable of producing hardness and softness through breathing.

So does that mean that the techniques are simply based on breathing?
Higaonna: Exactly. Movement while breathing. It is the harmony between one’s body and one’s breathing.
It is often said that one breathes in quickly and one breathes out slowly...

Higaonna: Indeed. Basically there are 6 ways to breathe: to breathe in quickly and breathe out quickly, to breathe in quickly and breathe out slowly, to breathe in slowly and breathe out quickly, and so on; there are many ways.
And their use depends on the techniques, does it not? 

Higaonna: Exactly, it depends on the techniques. The importance of breathing is so great that you can actually say that it is everything. Naturally, such a breathing method is initially undertaken in a conscious way, but training gradually leads to a state in which one becomes unaware of one’s breathing.

In that case, isn’t it the exact opposite of the Shurite school? Shurite maintains that breathing must be natural.

Higaonna: And so it should be. Our breathing method calls for breathing in through the nose and breathing out through the mouth. And then we have diaphragmatic breathing [eg. “Tanden Kokyu”]. There’s also abdominal breathing. When we breathe out, we do so from the mouth, but we can also breathe out from the nose. When we breathe out, as the mouth opens, the throat closes in a natural way. We carry out our techniques in accordance with this way of breathing, but we don’t show our breathing to our adversary. You don’t hear it. We breathe in silence. At the beginning we focus on it as we practice, but it eventually becomes natural or automatic. But our breathing should not be heard first.

Not showing our breathing means not allowing our movements to be anticipated, isn’t that so?
Higaonna: Exactly. That is why as soon as our adversary breathes out we immediately carry out our techniques. [Here Higaonna Sensei explains the need to intercept the attack before its development, while in attack is better to hit the opponent on inhalation.] This is why it’s necessary to be able to perceive breathing. We use our breathing to interpret that of our adversary.
Initially we consciously train our breathing, in order to learn to read that of our opponent. Humans determine the conditions for victory or defeat at that moment in which they are breathing out. You cannot attack when you’re breathing in. This is why Goju Ryu teaches us to breathe deeply and in such a conscious manner.
As we get older the way we move changes, and so does the way we breathe. We can stop breathing and apply a given force, or enact that force together with our breathing. But it’s necessary to perceive this in a conscious way. In sanchin we apply a force as we breathe out while saying “Ah”. This is also the case when kicking, given that there are certain kicks that we carry out without breathing and others that call for a release of energy as we breathe out. It can be difficult at the beginning if we can’t perceive all this.

This is also apparently the case with the Chinese chuan fa [kenpo in Japanese]. Its traditional combat techniques call for a link between breathing and the emission of energy: Goju Ryu, therefore, adds to that tradition its own unique brand of study, isn’t that right?
Higaonna: As part of the teachings of the Master Chojun Miyagi, it is stressed that when we breathe the first thing we should perceive is our loin area [“koshi”: a specific term that indicates the pelvis, the hips and the belly in Karate] and our lumbar vertebrae. And also the tanden. The anus is tightened as if we are trying to retract it and we channel our energy to the centre of our body. When we breathe out we do so directly, from the mouth. In this way the speed is increased and power is created.

Muchimi
Higaonna: When we block, we shouldn’t use force. “Muchimi” means that before your adversary attacks you already have to be in control.

 Does “Muchimi” not mean elasticity then?

Higaonna: Not only that, it also means that before the blow arrives you must read it and curb it. In this way we can take hold of the opponent’s arm and push him back. If this is done after the opponent has used force, the result is a clash of forces. We must lessen the blow before force has been applied.

The last time also, Master, you said that a difference with Japanese Karate lies in the fact that in the latter, once we have blocked, we let go of the opponent.
Higaonna: This is true. If we push before the blow arrives, the distance between you and your adversary is reduced. This is why the most effective blows are the short ones. In order for them to contain energy our breathing needs to be correct.

In present day Karate, which has now been transformed into a sport, we strike and retract our hand quickly, and therefore the distance between us and our adversary returns to the original one.

Higaonna: As Master Takamiyagi has already said in our discussion [this is a reference to a different chapter in the book], the Masters of old used to teach that once we had blocked we had to pull and get in closer. This, in Okinawa, is called “Kakie”. These days nobody even knows how to write that [laughs]. But also in China this technique was expressed by a sound like “kaki”. And once you had gotten closer, you followed on with a technique called “Kou” (leaning).

By “Kou” we mean close physical contact, isn’t that the case? The hand that takes hold pulls forcefully and the distance between us and our adversary, instead of not changing, is actually reduced!
Higaonna: Exactly. By blocking in this way, we pull the opponent and we attack by following the arm. And this is done at great speed, like a whip. If we follow the arm, it doesn’t matter how our opponent moves, we will find him. In this way, we can attack like this [he strikes the opponent’s neck with a Nukite].

I understand. And this too is based on the theories present in the Chinese Quan Fa, correct? And all of this is what in Okinawa is called “Muchimi”?
Higaonna: Exactly, it is “Muchimi”.
Even the “Sanchin”, when performed in front of a Chinese person, is recognised as “Sanchen”. Apart from Tensho and the  Gekisai, which are Kata that were invented in Okinawa, we’re talking about forms that originated in China.
Although it is said that Kururunfa is written in characters that are very Japanese.
I believe that at the basis of Karate not only will you will find China but all of South-east Asia. I say this because there exists techniques in Karate that cannot be found in China. And to get back to those roots is the objective that I have given myself for the future [laughs].





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1 commento:

  1. Molto interessante soprattutto quando parla del muchimi...C'è un mondo da scoprire... Grazie _/\_

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