domenica 29 dicembre 2013

Restare immobili nell'occhio del ciclone




"Se nessun pensiero venisse a turbare questo miracolo, durerebbe in eterno. Ma l’uomo, che si meraviglia di tutto e di se stesso, ben presto si smarrisce. Il punto preciso dell’equilibrio plana sopra il filo, urta il funambolo, naviga come una piuma sotto il vento dei suoi sforzi. Se questo vento si indebolisce e muore, la piuma entrerà nel funambolo per addormentarsi nel suo centro di gravità. È così che si raggiunge la calma relativa, l’equilibrio serrato e, raramente, il breve attimo d’immobilità assoluta. Finché il vento dei nostri pensieri, più violento di quello dell’equilibrio, tornerà presto a far volteggiare verso le nubi questa piuma così sensibile."

Philippe Petit 'Trattato di Funambolismo'

Commento di Taigô Sensei:

L'immobilità asoluta risiede nella leggerezza di una piuma che si posa al centro dell'occhio del ciclone.
Come una trottola che appare ferma girando vorticosamente.
Bisogna muoversi e pensare così rapidamente da rimanere immobili.
Zazen insegna questo.


sabato 28 dicembre 2013

Il Gasshuku Europeo d'Italia - forgiati dal Vulcano



XXVIII European Gasshuku
Italia 2013

di Alessandro Romagnoli 

English Version below

 

 Lo European Gasshuku 2013, quest’anno, è stato ospitato in Italia, nella bella e pittoresca città di Catania, Sicilia. Per la IOGKF Italia è stato un onore e una gioia poter organizzare questo evento così importante. Sotto la guida di Sensei Paolo Spongia, tutta la nostra comunità ha potuto partecipare e condividere le numerose responsabilità che costituiscono il gasshuku nel suo affascinante insieme.
Un merito speciale lo dobbiamo senza alcun dubbio a Sensei Beppe Manzari, vero regista della macchina organizzativa: dalla ricezione dei numerosi ospiti venuti da diverse parti del mondo, alla straordinaria sensibilità con cui ha saputo districarsi in ogni tipo di difficoltà che, come si intuisce, ogni evento simile comporta. Un ottimo esempio di pazienza, efficienza e dedizione, per tutti noi.

Sensei Beppe Manzari al lavoro



Per me, poi, che ho potuto seguire da “dentro” l’aspetto amministrativo della ricezione e registrazione dei numerosi allievi  e insegnanti, giunti in Italia per questo incontro della grande famiglia IOGKF, è importante sottolineare anche il bell’impegno dispiegato dai giovani della nostra federazione che entusiasticamente hanno risposto alla chiamata per  svolgere compiti per niente secondari, affinché tutto potesse essere in ordine e funzionante.
Infine un grazie a tutti gli ospiti per essere stati così gentili da comprendere qualche nostra difficoltà o involontario contrattempo, e per averci aiutato ad appianare inaspettate asperità: questo, mi pare, un elemento imprescindibile dello spirito che anima tutta la comunità IOGKF, da nord a sud, da est a ovest.
Molti, tra coloro che, come me,  solitamente partecipano ai gasshuku internazionali, si ritrovano non di rado a domandarsi  e discutere  tra loro, quale sia l’ingrediente speciale, o addirittura “segreto”, che fa di questo incontro un momento così formidabile.  Negli anni la mia percezione di  questo “qualcosa”, come si può ben immaginare, è cambiata insieme a me, e credo che così sia anche per molti altri praticanti.


Vi è indubbiamente un elemento sociale e affettivo che emerge dall’incontro con altri praticanti. Il piacere di ritrovarsi per faticare insieme sotto lo sguardo benevolmente severo di così tanti insegnanti di provata esperienza, dona ai partecipanti nuova energia corroborante e, certo, fornisce numerosi stimoli e spunti di lavoro su cui applicarsi per un intero anno. Se basta. Inoltre, la possibilità di poter condividere anche momenti di piacevole informalità non sono affatto da sottovalutare, del resto il nostro vivere è pure costituito da appuntamenti conviviali, fatti di una giornata al mare, di una buona mangiata insieme e di un buon boccale di birra. Il fatto però che questo avvenga al fine di una giornata di lavoro trascorsa insieme, scandita dai medesimi ritmi, conferisce a questi semplici momenti un’aurea per nulla consuetudinaria. Una nuova attenzione e un bagno di necessaria umiltà.

Sotto l'amorevole sguardo del fondatore Chojun Miyagi Sensei

Un capitolo a parte merita lo studio che ciascuno di noi ha la possibilità di approfondire, anche solo dall’osservazione attenta di un “gigante” come Sensei Higaonna. Anzi, questo argomento meriterebbe la stesura di un libro a sé. Non voglio riferirmi all’aspetto tecnico, caparbio, di un padre ispiratore che mostra chiaramente di disporre di una invidiabile forma fisica, mentale e di “cuore” che anche il migliore dei giovani atleti fatica a coltivare. All’apice delle condizioni ottimali o avverse, quest’uomo pare attingere a qualcosa che non è di questo mondo. Spero di non apparire esagerato o pazzo con questa affermazione. Non sto parlando di magia. Né è l’adulazione che muove le mie dita sulla tastiera mentre scrivo. Alludo a quella parte della nostra esperienza che non è riferibile con le parole, con un pensiero che osserva dal “di fuori”.  E’ dunque faticoso, per me, reperire e plasmare parole adeguate.  Siamo al cospetto di una testimonianza.  Un corpo concreto che si è reso disponibile alla forgiatura straordinaria della pratica nel tempo. E il tempo
Potrò dire...io c'ero e ho praticato sotto la guida del Grande Maestro Morio Higaonna
è la pratica stessa. Non si tratta neanche più di una persona con nome e cognome. Qui, io trovo il cuore di questa pratica. Intuire, lasciandomi guidare da questo esempio, cosa vede quest’uomo, provare a mettermi in quella posizione per vedere quel che non può essere lo stesso ma che, nella mia concreta esperienza, realizzerà la mia pratica. Mi azzardo a dire che ciò mi indica chiaramente, che fuori dall’esperienza di ogni singolo karateka non c’è karate. Certo l’istituzione potrà e deve prendersi cura di ogni aspetto mondano di questo tesoro, ma l’alito di vento che muoverà i nostri karategi è quel “qualcosa” di cui si percepisce la presenza pur senza poterne toccare la forma. Sensei Higaonna è maestro in questo, perché ai miei occhi egli è capace di sparire nel sudore della sua fatica, senza lasciare tracce. E questo è pure un grande atto di amore per i suoi allievi, evitando loro di poter cadere nella illusione che basti dirsi allievi di un grande maestro. Perché, in quel preciso attimo, non rimarrebbe che polvere del “maestro che non c’era”.


 
Il Ruggito del Leone di Okinawa, Sanchin Kata

Sensei Paolo Taigo Spongia, Capo Istruttore d'Italia IOGKF

Higaonna Sensei riceve gli omaggi del Sindaco di Catania On. Enzo Bianco
Forgiare lo spirito guerriero con il fuoco del vulcano, l'acqua del mediterraneo e le sapienti mani del Grande Maestro

Il Team italiano con Higaonna Sensei, Bakkies Sensei e Nakamura Sensei


English Version


XXVIII European Gasshuku Italy 2013

written by Alessandro Romagnoli


The European Gasshuku 2013, this year, was hosted in Italy, in the beautiful and picturesque city of Catania, Sicily. For IOGKF Italy it has been an honor and a joy to be able to organize this important event. Under the guidance of Paolo Taigō Spongia Sensei, our entire community has been able to participate and share the many responsibilities that constitute the gasshuku.

A special merit we owe, no doubt, to Beppe Manzari Sensei, the real director of the organizational machine: from the reception of the many guests who came from different parts of the world  to the extraordinary sensitivity with which he has been able to find solutions for any kind of trouble any similar event entails - as you can imagine. For all of us a good example of patience, dedication and efficiency.

For me, who could follow from the "inside" the administrative aspects of the reception and registration of the numerous students and teachers arrived in Italy for the meeting of the great IOGKF family, it is also important to emphasize the big commitment exerted by the young people from our federation who responded enthusiastically whenever asked to perform important duties, so that everything could be efficient and in order.

Finally, thanks to all guests for being so kind to understand and excuse some of our difficulties or unintentional mishap, and for helping us to overcome unexpected troubles: this, I think, is an essential element of the spirit that animates the whole IOGKF community, from north to south, from east to west .

Many people among those who, like me, usually participate in international gasshukus, have often been wondering and discussing with each other, what is the special ingredient, or even the "secret", that makes this international meetings such a formidable moment.

Over the years, my perception of this “something” has changed within myself - as you can imagine, and I think it is the same for many other practitioners.

There is undoubtedly a social and emotional element that emerges from meeting with other practitioners. The pleasure of working-out hard and together, under the benign gaze of so many experienced teachers, gives participants new invigorating energy and, of course, provides many ideas and insights to work on for a full year. And this already would be enough. In addition, the possibility of sharing moments of pleasant informality is not to be underestimated – indeed, the rest of our life is also made ​​up of convivial moments, a day at the beach, a nice meal together and a good pint of beer. But the fact that this happens at the end of a day spent working-out together, punctuated by the same rhythms, gives these simple moments a special aura. A new focus and a necessary bath in humility.

A separate mention is to be given to the study that each one of us has the opportunity to carry out through the careful observation of a "giant" such as Higaonna Sensei. Indeed, this topic deserves the writing of a book in itself. I do not want to refer to the technical aspects, stubborn, of an inspirational father, who clearly shows to have an enviable physical and mental shape and a "heart" that even the best young athletes struggle to achieve.

At the height of optimal or adverse conditions, this man seems to tap into something that is not of this world. I hope that with this statement I do not seem exaggerated or insane. I'm not talking about magic. Nor is adulation moving my fingers on the keyboard as I write.
I allude to that part of our experience that cannot be reported by words, by a thought that observes from the "outside”. It is therefore hard for me to find adequate words. We are in the presence of a testimony. A concrete body that has made himself available to be forged by an extraordinary practice over time. And time is the practice itself. We’re no longer dealing with a person with a name and surname. Here is where I find the very heart of this practice. Seeking to grasp, through his example, what this man sees, and trying to put myself in that position in order to see something that won’t be the same but will, given my own experience, provide the key to my practice. I would even go as far as to say that this clearly indicates to me that beyond the experience of each individual karateka karate does not exist.
There’s no doubt that the organisation can and must protect even the smallest aspects of this treasure, but the gust of wind that moves our karategi is the “something” whose presence can be perceived even though its form cannot be touched. Sensei Higaonna is a true master in this sense, because to my eyes he is capable of disappearing into the sweat of his exertion, without leaving a trace. This is also an enormous act of love towards his students, by ensuring that they can’t fall into the illusion of assuming that it is enough to be able to call oneself a student of a great master. Because at that precise moment, nothing would remain but the dust of a “great master that wasn’t there”.

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