giovedì 16 febbraio 2012

A Te che vuoi rafforzare il tuo 'Hara' con lo Zazen


Insegnamento di Kodo Sawaki Roshi



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“Attraverso lo zazen rinforzi il tuo hara”.
Quando sai che questo hara non vale un fico, allora è vero hara è vero zazen.

Qualcuno vuole rafforzare il suo hara con lo zazen. Sarebbe meglio se bevessero il sakè da uomini veri, e scacciassero l’esattore con un urlo.

Circolano libri come “Lo Zen e l’arte di coltivare il vostro hara”. Questa cultura dello hara è proprio un modo per rendersi idioti.

Qualcuno cerca di farsi venire la pelle dura con lo zazen.

Sviluppare il vero hara significa mettere da parte le propensioni personali.

Se resta anche solo un po’ d’individualità, non è uno zazen puro, genuino. Si deve praticare il puro, genuino zazen, senza mischiarlo con altre ginnastiche o satori o qualsiasi altra cosa.
Quando ci porti dentro le tue idee personali – anche solo un po’ – non si tratta più del Buddha-dharma.

In una parola, Buddismo è “non sé” [muga]. “Non sé” significa che “io” non sono un soggetto distinto. Quando “io” non sono un soggetto distinto, allora riempio tutto l’universo. Che io riempio tutto l’universo è quello che s’intende con “tutte le cose sono vera forma”.

Vero dharma significa: niente da guadagnare.
Falso dharma significa: qualcosa da guadagnare.
Dobbiamo perdere quanto più possibile.

Se pratichi lo zazen quando sei sopraffatto da sensazioni di piacere, rabbia, dispiacere e gioia, queste sensazioni infesteranno il tuo zazen come un terribile fantasma.

Non portarti niente nello zazen: né il Buddha-dharma né armi da fuoco – e soprattutto non una donna.

La via del Buddha significa che non c’è niente da cercare, niente da trovare [mushogu-mushotoku]. Se c’è qualcosa da trovare, non ha importanza per quanto tempo si pratica, non ha niente a che vedere con il Buddha-dharma. Se non c’è niente da trovare, è proprio lì che è il Buddha-dharma.

Qualsiasi cosa sia che cerchi di afferrare, non ci riuscirai.
Il vero benessere consiste nel non afferrare. E’ far splendere la nostra luce interiore e rifletterla su noi stessi. Se facciamo un passo indietro, vediamo che non c’è niente da afferrare, niente da inseguire e niente da cui fuggire. La forma della realtà non nasce e non passa, non è né pura né impura, non cresce né decresce.

Il monaco Yakuzan sta praticando lo zazen e il suo maestro, Maestro Sekito, gli chiede, “Cosa stai facendo lì?”
“Non sto facendo proprio niente.”
“Se non stai facendo proprio niente, significa che stai semplicemente passando il tempo?”
“Se stessi passando il tempo, mi starei dedicando a un passatempo, ma non sto neanche facendo questo.”
“Dici che non stai facendo niente. Cos’è che non stai facendo?”
“Neanche mille saggi sarebbero in grado di dargli un nome.”
Niente è tanto quieto e nobile quanto questo zazen cui nemmeno mille saggi sarebbero in grado di dare un nome, lo zazen praticato da Yakuzan ed elogiato dal Maestro Sekito.
Nei giorni nostri esistono dei maestri con cui puoi sedere per una settimana, e per una buona somma di denaro ti viene garantita un’esperienza di kensho. E’ evidente che niente del genere ha nulla a che fare con lo zazen di Yakuza cui nemmeno mille saggi sarebbero in grado di dare un nome. Sedere e praticare quello a cui nemmeno mille saggi sarebbero in grado di dare un nome, significa semplicemente sedere, shikantaza.

In questi tempi si parla molto di zazen. Il problema è semplicemente questo: cosa cercano col loro zazen? Uno strumento per coltivare il loro hara, rafforzare la loro personalità, ottenere il satori e altro ancora. Anche dei piccoli monaci chiamano l’insegnamento con i koan ‘indovinelli’.
Tutto questo non è altro che il Buddha-dharma dal punto di vista della gente comune. Noi dobbiamo osservare il Buddha-dharma con gli occhi del Buddha-dharma. Questa è la ragione per cui è così raro che lo stesso zazen pratichi realmente lo zazen.

Qualcuno vuole usare lo zazen per diventare migliore. Questo non è altro che cosmesi.

Questa non è una scuola! Quello che stiamo cercando di fare è diventare una lavagna vuota. Qui non c’è niente da guadagnare. Qui non c’è altro che perdere nello stesso tempo illusione e saggezza.

Il Buddha-dharma non ha niente a che vedere col trasformare le persone normali in persone speciali.

Lo zazen ha luogo quando smetti di sgomitare con gli altri per passare avanti.

Tutte le mattine ti fai una nuotata nell’acqua fredda? Lo fanno sempre anche i pesci rossi.
Hai smesso di fumare? Si, così...? Neanche i gatti fumano.
Per quanto ti possa vantare di come fai questo ed eviti questo altro, non è niente più che vagare nel mondo dell’impermanenza.

Lo zazen non ti elogia – e lo zazen non ti rimprovera.

La vera religione è il mondo senza artifici.

Ogni cosa è buona così com’è. Non c’è bisogno di perderci la testa dietro.

Tutti pensano di avere qualcosa da aggiungere al proprio zazen o nembutsu.
Non occorre aggiungere nulla.

Per quanto inusuali e mistiche possano essere le tue esperienze, non dureranno tutta la vita. Prima o poi svaniranno.

Le persone comuni cercano miracoli e magie. Gli piacciono i giochi di prestigio.

Alle persone comuni, per natura non piace la pratica, vogliono solo il satori. Vogliono guadagnare denaro senza lavorare. Questo è il motivo per cui fanno la fila agli sportelli del lotto. E non vogliono il vero dharma, ma sciamano verso le nuove sette che promettono il paradiso in terra.

Ti attacchi al satori, ti attacchi al denaro, ti attacchi alla posizione e al nome, ti attacchi al sesso. Non attaccarsi è quello che s’intende con il Buddha-dharma.

Zazen è la postura di un adulto, non di un bambino.


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