sabato 13 novembre 2010

La Mano Vuota

pubblichiamo questo articolo del Maestro Bruno Ballardini, grande amico della nostra Scuola e di Sensei Taigo, che dipinge un quadro realistico e attualissimo della nostra meravigliosa pratica.
Questo un breve profilo biografico di Bruno Ballardini:
Bruno Ballardini, professore universitario, docente di tecniche della comunicazione, autore di libri pubblicati in 11 lingue, già praticante ed insegnante storico di Karate Shotokan, esperto di arti cinesi, già direttore della rivista ’Quaderni d’Oriente’ e autore di numerosi articoli per Samurai negli anni 70. Traduttore di libri per le edizioni mediterranee, tra cui ‘Il Karate di Okinawa’ di M.Bishop.
Scrive editoriali per prestigiose riviste.
Autorevole testimone della storia delle arti marziali in Italia.


Mi piacerebbe veder uscire dal loro ghetto le arti marziali, mi piacerebbe che avessero la possibilità di dimostrare il loro valore educativo. Parlo soprattutto dell'Arte della Mano Vuota (giapponese, okinawense, cinese) che è la più nobile perché è antitetica all'uso delle armi, e proprio per questo ha un altissimo significato simbolico.

Invece, per la massa siamo ancora quelli che fanno cose strane con i costumini. Quelli che sono stati plagiati dai filmetti e dai fumetti. Eppure ci sono innumerevoli dojo seri dove si insegnano valori che nelle famiglie e nella scuola ormai sono lettera morta.

Assistiamo tutti i giorni allo sfacelo della nostra civiltà (e del nostro Paese in particolare), ma nessuno è più capace di far rispettare e di insegnare i valori che dovrebbero appartenerci. In compenso molti sono pronti a criticare chi "ha bisogno di fare il giapponese o il cinese per scoprire dei valori che ha già". Già... Ma il fatto è che in altre culture questi valori sono ancora ben saldi e rispettati, mentre ormai per noi sono soltanto parole.

"Avere dei valori" è soltanto una frase, non significa necessariamente averli sul serio. La nostra società è diventata ipocrita, irresponsabile, infantile. Chi parla di valori, spesso è il primo a non averne.

Anche il karate sportivo ha fatto danni. Perché ha mantenuto del karate soltanto l'apparenza. Poi per il resto è stato fagocitato e digerito dall'ottica sportiva, diventando sport a tutti gli effetti.

E allora, cosa fare per rompere il velo di Maya delle apparenze, dell'ipocrisia, delle parole? La medicina migliore è imparare con il corpo. E' questa la vera saggezza dell'Oriente. L'Occidente, forse anche grazie al disprezzo cattolico per il corpo (e non rompete i coglioni su questo, leggetevi Galimberti) ha dato troppa importanza alla testa. La testa staccata dal corpo. Anche quando dicevamo "mens sana in corpore sano" non facevamo altro che dividere la testa dal corpo. Con la conseguenza che la testa ha cominciato a pontificare anche per il corpo ed ha preteso di sostituire l'esperienza pratica con la teoria. Con le parole.

Non c'è rimedio a questo. L'unica medicina è quella che ci tramanda l'Oriente. Per questo abbiamo bisogno dell'Oriente, perché ci riporta con i piedi per terra. E non c'è razzismo che tenga, sono parte dell'umanità anche loro e tutto ciò che è umano MI APPARTIENE. E' questo quello che dovete rispondere a chi vi domanda che bisogno avete di "fare i cinesi o i giapponesi".

Imparare attraverso il corpo è la cosa più importante eppure il nostro sistema educativo ci impedisce di farlo quasi subito. Non prendiamo abbastanza botte da un punto di vista gnoseologico, siamo mammoni anche in questo.

Invece che meraviglia salire su un tatami. Il tatami è una metafora del mondo. Tutto ciò che accade sul tatami è esattamente quello che ti può capitare nella vita. Non sto parlando di aggressioni: chi intende le arti marziali ancora in questo modo non ha capito nulla e continuerà a ragionare come un pugile suonato (per quanto, sono convinto che i colleghi della boxe, in età avanzata, sviluppino autonomamente anche loro una profonda saggezza).

Sul tatami sei da solo con te stesso. Non inventarti scuse. L'avversario è solo un pretesto per toccare con mano i tuoi limiti, la tua pochezza, il tuo egoismo (nel senso di attaccamento all'Io). Se sbagli prendi un pugno o un calcio e non puoi dare la colpa a nessun altro come sei abituato a fare nella vita. Se pensi troppo a te stesso prendi un pugno o un calcio. Se pensi troppo all'avversario prendi un pugno o un calcio. Se ti lasci distrarre anche per un attimo dalle ansie per quello che devi fare il giorno dopo prendi un pugno o un calcio. Se sei troppo depresso prendi un pugno o un calcio. Se sei troppo euforico prendi un pugno o un calcio. Se credi di essere arrivato da qualche parte prendi un pugno o un calcio. E non puoi dare la colpa a nessuno.

Ti devi assumere le tue responsabilità. E lo devi fare in tempo reale, adirittura in pochi attimi. E sei da solo. Per questo le discipline da combattimento sono superiori agli sport di squadra dove puoi sempre "fare il pesce in barile", come dicono a Roma, oppure scaricare su qualcun altro un po' dei tuoi doveri o un po' delle tue responsabilità. E fra queste discipline, quelle della Mano Vuota sono le più nobili.

Devo molto alla Mano Vuota. In questi trent'anni e passa stavo per smettere tante volte. Ma devo riconoscere che grazie a lei ho imparato e sto imparando ancora a vivere. E mi ha salvato la vita in almeno un'occasione e in un'altra mi ha insegnato a "morire" dignitosamente.

Ecco un altro punto in cui l'educazione Occidentale viene meno: imparare a morire. Abbiamo tutti paura della morte e la nostra cultura cattolica (scusate se insisto) opera una censura ed una rimozione quasi totale dell'argomento. Eppure in Tibet si usa meditare sulla morte ed è un metodo potentissimo per levare subito di mezzo le cazzate della vita.

Un sano rapporto con la morte un tempo ce l'avevamo anche noi, con la nostra civiltà contadina. E prima ancora quando eravamo animisti. Portavamo sempre con noi i nostri morti, li rispettavamo. E loro "ci proteggevano" moralmente con la loro presenza. Oggi pensiamo a loro sì e no una volta all'anno quando c'è da portare i fiori al cimitero. Nell'ipocrisia delle "feste comandate". Eppure, rapportare ogni nostra azione alla loro presenza, come se fossero ancora vivi e ci potessero giudicare, era un'usanza sana. La morte faceva ancora parte della vita e anzi la favoriva.

Oggi la morte è diventata un oggetto da censurare. Una cosa orribile di cui è fastidioso perfino parlare. Dopo una vita brillante, dopo aver cazzeggiato e dissipato il poco tempo di cui disponevamo, ci si rinsecchisce, si arrugginisce, si diventa rottami e si finisce nell'immondizia come dei rifiuti dell'umanità. Non sto scherzando: oggi i servizi funebri sono gestiti dalle stessa Aziende municipalizzate che si occupano dello smaltimento dei rifiuti: nella civiltà dello spreco si butta via anche un concetto utile come la morte.

Educarsi alla morte, nelle arti marziali, significa imparare a perdere quando c'è da perdere, o imparare ad abbandonare il vecchio Io ed essere capaci di rimettersi in discussione completamente. Almeno una volta mi è capitato di "morire". E se non avessi avuto la Mano Vuota forse sarei morto veramente. E oggi non ho più paura di morire, perché sono già morto almeno una volta.

Credetemi, non sono quattro pugni a fare la differenza. Ciò non toglie che vadano tirati per diversi anni e forse un po' sempre, altrimenti si pratica una Via fatta solo di parole.

Ma quante parole. Mi accorgo che anche quelle che ho scritto sono parole. Spero solo che, nonostante il mezzo faciliti proprio le parole, quelle che ci scambieremo in questo luogo, siano sempre legate all'esperienza e all'impegno di ognuno. D'altra parte soltanto chi le scrive può sapere se sono sincere o no. 

Ma chi pratica la Mano Vuota non può non essere sincero.

Bruno Ballardini

9 commenti:

  1. Bruno, grazie per l'articolo. Come non essere d'accordo su 'mano vuota'? Impossibile. Mi è anche piaciuta molto la tua definizione del tatami come metarfora della vita... e quanti calci e pugni mi sono arrivati, appena mi sono distratta, per un motivo o per l'altro... Però non sono d'accordo quando parli dello sfacelo della nostra civiltà.

    In un testo cinese molto antico (la datazione non è certa, ma si hanno notizie della sua esistenza già dal 25 a.C.) il Nei Ching (o Testo Classico di Medicina Interna dell'Imperatore Giallo) si racconta un dialogo fra l'Imperatore e il suo medico personale. E l'Imperatore, (già a quei tempi) dice qualcosa tipo: 'ma come mai un tempo, la gente viveva bene, aveva un'etica, mentre ora assistiamo ad un degrado fisico e morale continuo?' Il medico gli risponde che è perché un tempo la gente viveva in armonia con la natura...

    Nell'Hagakure, non sto a ripeterti la data, si lamenta il declino della morale nella società. Non ci sono più i samurai di una volta...

    Nella Divina Commedia, Paradiso (Canto XVI), Dante incontra Cacciaguida, un suo antenato. Cacciaguida si lamenta di Firenze e dice pressappoco così: Firenze, (negli anni 1100 e 1200), è stata una città perfetta, ma ora, (nel 1300), con l'immigrazione, la decadenza e le lotte politiche, è una città rovinata...

    Che dire? O siamo noi essere umani che per default ci lamentiamo della nostra società, o è all'interno dell'essere umano che è insito il degrado.
    E alcune persone, a prescindere da colore, forma e dimensione - oriente od occidente - praticano per migliorare se stesse e l'ambiente che le circonda, altre persone non hanno e non avranno mai nessun interesse a fare questa fatica... E qui sta la mia domanda: cosa fai con le persone che non hanno interesse?

    Nonostante io sia una grande fautrice dell'educazione e abbia avuto la follia di dedicarmi anche per lavoro a progetti educativi (stavo meglio quando mi occupavo di pubblicità e facevo 'diseducazione'!), ho paura che non basterà ''l'oriente'' per 'salvare la nostra società'... però sicuramente aiuta!

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  2. Cara Maura,
    il fatto che in diverse epoche qualcuno si sia accorto del decadimento dei valori di riferimento non è affatto la dimostrazione che i nostri valori di riferimento siano destinati a decadere continuamente e che quindi sia inutile qualsiasi piagnisteo tipo "O tempora o mores" perché "tanto domani sarà sempre peggio di oggi". Chi si è accorto che c'era una perdita di valori se n'è accorto perché quella perdita è realmente avvenuta. E anche il suo ruolo è stato utile. Forse si trattava di periodi di transizione fra epoche e differenti civilizzazioni o differenti fasi di una stessa civilizzazione, ma ciò non toglie che se non ci fossero state queste persone a segnalare agli altri che ci si trova in un momento pericoloso per tutti, probabilmente sarebbe andata ancora peggio.

    Ma poi di quali valori stavo parlando? Ci sono valori etici che non dovrebbero essere soggetti a nessuna decadenza: come possono decadere l'onestà, la lealtà, l'umiltà, la bontà? Sono delle qualità che al massimo vanno coltivate, ma non vanno mai in decadenza. Poi ci sono valori culturali e qui il discorso si fa interessante: di quale cultura stiamo parlando visto che il mondo è diventato multiculturale?

    Non sono d'accordo quando ti chiedi per ipotesi se il degrado non sia già dentro di noi. Non è né così né nell'altro modo. Se noti bene gli esempi che tu stessa hai fatto, citano persone che si sono stupite del decadimento e dei suoi risultati ma non riuscivano a individuarne le cause. Io affermo che la nostra civilizzazione è in decadenza ma so benissimo quali sono le cause, sono precisamente la perdita dei valori di riferimento sia etici sia culturali:

    1)Non abbiamo più le idee chiare su cosa sia il bene e cosa sia il male, sulla differenza che c'è fra giusto e ingiusto, fra responsabilità e irresponsabilità, fra autocoscienza e narcisismo, e potrei continuare con una lista piuttosto lunga.

    2) Abbiamo perso anche la nostra identità culturale perché è stata cancellata dalla Chiesa e dalla cultura di massa. Perché non siamo stati capaci di tramandare questa identità all'interno della nostra stessa cultura. Perché molti ingenui e ignoranti occidentali hanno paura dell'Islam? Dicono che che "quelli ci vogliono invadere, colonizzare culturalmente e religiosamente". Come si fa a credere ad un'idiozia del genere? Le stesse persone hanno paura di incontrare qualsiasi altra cultura. Perché? La verità è che queste persone non hanno nemmeno la coscienza di aver perso i propri valori culturali e quindi si trovano nella fragilità data da un'assenza di identità culturale in confronto alla quale qualsiasi cultura "diversa" strutturata e ancora compatta appare come un gigante possente. Riflettici: siamo noi che siamo in decadenza. Lo siamo a livello mondiale e lo siamo a livello nazionale. Sto parlando di quello che è definito Occidente.

    Ma tu non sei d'accordo sul fatto che la nostra civiltà sia allo sfacelo. Faccio un esempio, visto che io frequento il Giappone. Il Giappone è doppio. Se è in crisi il Giappone occidentalizzato (perché fa riferimento alla nostra civiltà che è in crisi), non è affatto in crisi l'identità orientale del Giappone perché loro i loro valori culturali e la loro identità se li sono tramandati e ce li hanno ben saldi. Noi invece quali valori culturali abbiamo conservato? Fammi un elenchino. Non sto parlando delle sagre di paese e i balli folcloristici. Scommettiamo che non te ne viene in mente neanche uno? Oppure sotto sotto anche tu credi in qualche forma di vieto sciovinismo occidentale alla Fallaci? (continua)

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  3. Sono vecchio di questi discorsi. Già quando insegnavo negli istituti tecnici in borgata, nel 1996, tutte, dico tutte le ragazze si erano fatte fare un book fotografico da fotografi professionisti per tentare la magica strada dello spettacolo e diventare "veline". C’era già "Drive in" ed esistevano le veline. Un book con 5 foto fatte in studio all'epoca costava 800mila lire. E chi le dava 800mila lire a queste qui? Ovviamente le famiglie. Per questo dico che la società italiana è MARCIA fino al midollo. E sto parlando di 14 anni fa e nel frattempo il Paese è peggiorato ulteriormente. Non faccio del moralismo, dico che i nostri valori sono diventati quelli televisivi. Io insegno a tutti i livelli, all'università, nei master post laurea, nei corsi d'aggiornamento per il personale delle amministrazioni locali, e lo vedo.

    Non ho mai pensato che l'Oriente possa salvare la nostra società. Bisogna avere ben chiaro quello che si sta facendo. Altrimenti si torna allo stereotipo di quelli che praticano le cose strane con i pigiamini. L'Oriente non sono soltanto le arti marziali, l'Oriente possono essere tante altre cose. Anche se, avendo poco tempo, praticare bene un'arte marziale offre un condensato dell'esperienza di confronto con una cultura diversa ragionevolmente completo. Sul fatto che l'Oriente possa salvare la nostra società, forse non mi sono spiegato bene. Intendevo dire che avendo noi perso le nostre tradizioni culturali, il contatto e il confronto con chi le ha sapute tramandare fino ai giorni nostri ci permette di recuperare quella forma mentis grazie a cui, piano piano, possiamo tornare a ricordare la nostra identità. Forse è tardi, perché nei paesi della provincia i giovani non hanno più interesse a recuperare i saperi dei nonni. C'è un diffuso giovanilismo televisivo che sta producendo un generale infantilismo della nostra società. Un infantilismo senza memoria. Ma comunque praticare l’Oriente è un magnifico esercizio lasciare in spogliatoio la propria cultura e aprirsi ad una cultura ed uno schema mentale diverso. Apre il cervello, apre lo spirito, apre la nostra capacità di recuperare noi stessi. Ci rende più occidentali, oppure ci rende degli occidentali migliori.

    Infine, da insegnante a insegnante: cosa insegno a gente che non ha interesse? Come minimo l'etica della responsabilità e i valori di base. Quelli li ho tenuti a mente grazie alla pratica del karate e ricordandomeli li posso trasmettere ai miei studenti, ed è quello che faccio. Per i valori culturali è una questione più complessa e qui sono scelte personali. C'è chi si appella al patriottismo e all'orgoglio di essere italiani, quando l'Italia non esiste ancora (se leggi la mia rubrica su Linus di questo mese capisci meglio la mia posizione). Non mi interessa salvare nessuna società in particolare, visto che mi sento di appartenere al mondo e il mondo mi appartiene. È sbagliata perfino l'idea di "salvare". Se ho davanti allievi che non hanno interessi, faccio riferimento al mondo non all'Italia. Il mondo è più grande dell'Italia e da qualche parte ci si trova sempre qualcosa di interessante. Se poi non hanno proprio nessun interesse allora non hanno bisogno di me. Fai come faccio io all'inizio dell'anno accademico: dico che chi non ha interesse a seguire può pure restarsene a casa, non c'è obbligo di frequenza, io mi dedico solo a chi vuole lavorare. Gli altri sono destinati a morire.

    Sai quanto prendiamo noi docenti a contratto alla Sapienza? 900 Euro all’anno non al mese, pagati a fine mandato cioè un anno dopo. E abbiamo lo stesso potere e facciamo le stesse cose dei docenti ordinari. Quest’anno con i tagli della Gelmini verrò pagato ben 400 Euro che vedrò nel 2012. Ho poco lavoro nel mio mestiere vero, quello di pubblicitario, e questa è solo una perdita di tempo. Ma per me l’insegnamento è una cosa molto importante, e sinceramente non me ne importa più di tanto: continuo questa guerra comunque, anche da solo.

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  4. Ringrazio Maura e Bruno per l'interessantissimo scambio di vedute che arricchisce il nostro Blog.
    Ricordo che una volta un intervistatore mi fece una domanda:
    'Perchè ha cercato ad Oriente ? non le bastava la nostra cultura religiosa ?' (si parlava in particolare di religione)
    Risposi:
    'Così come posso dire che ignoravo il Cristianesimo (nonostante il catechismo e i sacramenti) altrettanto ignoravo il Buddhismo, ma nella mia vita era senz’altro presente una problematica che diventava sempre più urgente e che ha assunto una forma nel momento dell’Incontro.
    L'Incontro con uomini che vivevano coerentemente e appassionatamente una vita piena, era quel che cercavo...
    L’incontro con ‘l’altro’, in questo caso una tradizione giapponese, mentre mi svelava una nuova realtà, mi restituiva anche, con consapevolezza nuova, alle radici più profonde della mia cultura.'

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  5. Che dire..... A Bruno, mi sembra di conoscerti da sempre quando sento queste parole.
    A Maura, io quando insegno nel mio modestissimo Dojo, essendo una persona che legata profondamente alla terra perchè nato in periferia nelle campagne del Padovano, quando insegno Karate mi viene spesso lo spontaneo paragone con la vita reale, o meglio la vita dei nostri vecchi, paragonado sempre molti aspetti della pratica ai valori dei vecchi lavori di bottega quando c'era una trasmissione più umana dell'educazione e della sapienza di vita, quando "il Bocia de botega" il garzone rubava con gli occhi l'arte del sapere, io stesso, mio padre non mi parlava molto mi insegnava con la pratica, non fraintendermi, non che studiare sia sbagliato anzi, pero mi scontro con chi ne fa un'estremismo e come dice il buon Bruno separa la testa dal corpo, ed a volte anche i concetti più banali e semplici che dovrebbero essere in noi come istinto, non ci sono più spariti, cancellati.

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  6. La discussione è molto interessante ed Ermes mi ha molto coinvolto con l'esempio del "bocia da bottega". Infatti ho l'impressione che noi praticanti di karate, in particolare nella forma tradizionale, siamo fra gli ultimi artigiani.
    I nostri dojo appaiono come le botteghe antiche, dove si respira lo stesso rispetto per il maestro e per i compagni più anziani e dove si impara con la pratica condivisa ma anche con l'esercizio solitario, quando c'è bisogno di affinare certe abilità che necessitano ripetizioni infinite. Recentemente durante una lezione Taigo Sensei ha ribadito un concetto più volte espresso da Higaonna Sensei e ritenuto fondamentale per l'apprendimento: "Guarda, ascolta e suda". Questa semplice frase racchiude in se la verità assoluta che c'è poco da parlare. Il corpo impara con la pratica costante ed instancabile.
    Le parole le lasciamo volentieri agli approfondimenti che come in questo caso aprono la mente a riflessioni feconde che Bruno Ballardini con dotta esperienza riesce a provocare. Per il resto Guarda, Ascolta e Suda.

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  7. Grazie a tutti per gli spunti e il dialogo interessante... rispondo dai fumi della stanchezza, queste we il Maestro cinese Zhang du Gan era a Roma, ho partecipato ad un bellissimo ed intenso seminario di Ba Gua.

    Mano vuota... ovvero mano cinese...

    Quanto mi affascina la Cina, con la sua cultura millenaria... eppure quante porcherie hanno fatto questi cinesi, con la rivoluzione culturale, le opere d'arte e religiose che hanno distrutto, gli artisti e gli intellettuali che hanno ammazzato... diritti umani violati... e vogliamo controllare il tasso di inquinamento a Pechino?

    Mi viene quasi voglia di pensare solo in maniera trasversale... non fare troppe differenze fra oriente e occidente, nord e sud, su o giù... perché vedo che in qualsiasi latitudine e civiltà ci sono degrado e grandezza, cretini e illuminati,... non c'è scampo.

    Per me in occidente ci sono valori come ci sono in oriente. L'umanesimo e gli studi sulla prospettiva sono nati in Italia. Qualcuno dice che in Svizzera, dove tutto funziona, hanno inventato solo gli orologi a cucù. Noi in questo casino in cui ci ritroviamo da secoli abbiamo prodotto il Rinascimento... in Italia siamo seduti su un patrimonio enorme ma con i politici senza visione che abbiamo è difficile metterlo a frutto in tutte le sue potenzialità...

    Quindi non volevo dire che non vadano evidenziati i problemi né che si debbano accettare cambiamenti negativi (o quello che ultimamente ha prodotto il ministero gelmini...) Volevo solo dire che non parlerei di ''sfacelo della società'' ma mirerei in maniera strategica a risolvere i problemi... partendo anche dalla pratica che ognuno dovrebbe fare su di sé (e che voi ben conoscete, attuate e promuovete, appunto, per portare positività, unità di corpo e mente, lottare contro la banalità...)

    Ma mi sa che questo blog non è sufficiente per contenere la marea di parole che questi argomenti ci provocano...

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  8. Maura,
    non voglio apparire pedante ma il tuo ragionamento è pericoloso e interpreta male il mio. Quando tu dici "Quanto mi affascina la Cina, con la sua cultura millenaria... eppure quante porcherie hanno fatto questi cinesi". Ebbene, mi sembra che tu faccia un bel po' di confusione. I cinesi da cui apprendiamo le cose bellissime non sono gli stessi che hanno ucciso altri cinesi e inquinato l'atmosfera. Sarebbe come dire "Ah che bella Venezia, eppure quante porcherie hanno fatto i leghisti". È un ragionamento chiaramente scorretto e mi stupisco che tu praticando cose antiche e quindi attingendo da una cultura tradizionale non abbia chiara quale sia la tua posizione di osservatore. I cinesi di oggi non sono “la cultura cinese”, e questi pensieri portano dritti dritti a un irrazionalismo e sciovinismo alla Fallaci come avevo già osservato precedentemente. Ma questo ragionamento vale anche quando parli dell'Italia. Dici "L'umanesimo e gli studi sulla prospettiva sono nati in Italia." e aggiungi "Noi in questo casino in cui ci ritroviamo da secoli abbiamo prodotto il Rinascimento... in Italia siamo seduti su un patrimonio enorme ma con i politici senza visione che abbiamo è difficile metterlo a frutto in tutte le sue potenzialità..." Ecco il punto: il casino che abbiamo prodotto è che ci siamo scordati delle nostre tradizioni, noi non siamo più gli italiani dell'Umanesimo e del Rinascimento, non siamo più in grado di produrre quella cultura e quei valori. Il massimo che riusciamo a ricordarci dei nostri valori (e infatti tu l’elenchino mica me l’hai fatto…) è il nostro patrimonio archeologico. Straniati da noi stessi, immemori dei nostri stessi valori occidentali, siamo condannati a guardarci dall’esterno (non avendo più un’identità che proviene sempre dall’interno, dall’auto coscienza di quei valori) siamo condannati a vederci dall’esterno e quindi ad avere una visione “turistica” di noi stessi. Quando raccontiamo quali dovrebbero essere i nostri valori sembra di sentir parlare dei turisti americani.
    Io non parlo solo di "sfacelo della nostra società" parlo prima di tutto di "decadimento della nostra “CIVILTA’" e "CULTURA" in termini antropologico culturali. Era un’annotazione precisa. Nessun moralismo. Stanno emergendo economicamente culture che appartengono a civiltà antiche, Cina e India, e sai qual è la differenza? Esattamente il problema che avevo descritto nel mio precedente intervento e cioè che noi abbiamo perso i nostri valori culturali ed etici, mentre loro li hanno mantenuti e li hanno tramandati. Non è solo un fatto economico o tecnologico. Noi abbiamo perso identità e, ripeto, praticare tradizioni altrui ci può aiutare a capire come si fa a riprendere e restare attaccati alle proprie. Era questo il motivo per cui non mettevo a confronto valori orientali e occidentali (è qui che non mi hai capito), ma metodi e visioni per mantenere la propria identità: loro ce li hanno e noi no. I valori etici del karate sono gli stessi miei, non vengono mica da Marte, mi appartengono perché i valori sono universali. Ma io parlavo di altro, il karate e la pratica non sono solo questo, cioè il trasferimento di valori. Sono soprattutto un metodo per verificarli, e anche per mantenerli. È QUESTO che noi non abbiamo e che ci serve. Non mi metto a fare confronti fra culture come fai tu. Le cose cinesi, e giapponesi non sono marziane: semplicemente sono MIE, mi appartengono. E quindi attenzione a maneggiare il “noi” e il “loro”, facendo anche una grande confusione tra il “noi” di un tempo e il “noi” di oggi, il “loro di un tempo” e il “loro di “oggi”. Il “noi” di oggi non c’entra più nulla con il “noi” di un tempo. Il “loro” di oggi invece è rimasto perfettamente collegato con il “loro” di un tempo. Praticare i loro metodi mi permette di capire come diavolo hanno fatto a restare collegati con il loro passato e mantenere la loro identità, quella che invece noi abbiamo perso. È questo che mi serve.

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  9. Bruno, grazie per avermi spiegato meglio il tuo punto di vista. Mi aiuta a capire, anche se io non riesco a sentire che <> Mi sembra che siamo tutti in parte scollegati e in parte collegati.

    Ma naturalmente questa può essere una mia visione limitata. Ti saprò dire fra qualche anno e altra pratica. Ti abbraccio! M

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