giovedì 26 gennaio 2012

Schegge Zen e non... del Gennaio 2012

Pubblichiamo alcuni pensieri, riflessioni, annotazioni di Sensei Paolo Taigō Spongia che possono essere di ispirazione e riflessione.



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La vera religione non dà risposte, ma c'insegna invece a stare di fronte al silenzio.



Tutte le volte che agiamo, il nostro gesto crea o apre un mondo, il gesto è conoscenza, forse, l'unica possibile.



Non possiamo fare a meno di indebitarci perchè anche la nostra stessa vita ci è data in prestito e, dato che i debiti vanno restituiti, ecco che inizia la nostra pratica.



Si possono formulare domande profonde senza esigere alcuna risposta, questo è l'autentico spirito religioso.


Viviamo in una civiltà che cerca di 'preservarsi' in tutti i modi, dalla vecchiaia, dalla malattia, alla morte, dal disagio, dal caldo, dal freddo... in fin dei conti dalla vita stessa.
Ma quando ci si 'preserva', non ci si mette più in gioco e la vita è finita.



Non è la forma esteriore che si trasmette, non può essere oggetto di trasmissione.
La vera trasmissione avviene là dove non si insegna ma si vive, assieme, un'esperienza comune del corpo-mente. Dove si innesca un'alchimia da Cuore a Cuore (I shin den shin), dove la mia pelle diventa la tua pelle e tu, del gesto del 'maestro' percepisci l'emozione e la sensazione e diventa il tuo gesto, la tua emozione.


Molti dei nostri condizionamenti, delle nostre reazioni, del nostro dolore... deriva dalla profonda paura che ci domina.
Il dono più grande che si possa fare ad un altro essere umano è quello della non-paura, in qualunque circostanza.
Lo Zazen è la postura della non-paura (MU-I).



'Sediamo soli e camminiamo soli' recita lo Shōdōka. L'uomo è portato a riunirsi se deve rivendicare qualcosa, se deve lamentarsi. La sua miseria lo porta ad aggregarsi per cercare conforto nella miseria altrui. E' qualcosa di pericoloso quando l'aggregazione nasce sulla base di questa esigenza, la condivisione della miseria anzichè la condivisione della pienezza.




Il mio Maestro affermava che per poter oltrepassare la soglia del Dojo ed accedervi fossero necessari: Libertà, Dono e Scandalo.
Libertà perchè la conoscenza di sè richiede una profonda libertà e la determinazione a percorrere sentieri inesplorati e impopolari, accogliendo l'incertezza. Dono, perchè se si entra nel Dojo solo con l'intenzione di 'prendere', 'ottenere' non riusciremo a raccogliere nemmeno una briciola dell'Insegnamento. Solo quando ci si dispone al dono, all'offerta di sé, allora si ha accesso alla 'stanza del tesoro' e se ne potrà usare a piene mani perchè non sarà solo per il nostro vantaggio.
Scandalo, perchè l'azione pura, senza spirito di profitto, non può che destare scandalo nelle menti mercantili. E non si deve temere di destare scandalo se si vuole essere davvero liberi.



Il problema non è riempirsi la testa di idee, ma di fare un gesto puro, perchè tutto è in quel gesto.





© Tora Kan Dōjō


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