sabato 4 giugno 2011

Hara

Nagaoka Sensei e Samura Sensei in Hara Gatame (1935)


La parola "HARA" ( utilizzati anche i termini Fukubu o Onaka) può essere tradotta letteralmente come "ventre, pancia" e ha una sua collocazione anatomica nella regione che va dallo stomaco, "I",  al basso ventre, "Kikai", al di sotto dell'ombelico. E proprio nella regione Kikai, a circa 5 cm dall'ombelico, i giapponesi collocano il TANDEN, il centro dell'uomo.
Così che il termine Hara viene ad essere qualcosa di più che una connotazione anatomica: è il centro della forza spirituale e fisica dell'uomo.

Esistono modi di dire che chiariscono ulteriormente:
- Hara no aru (nai) ito = uomo con (senza) ventre
- Hara no dekite (dekite inai) hito = uomo con  ventre maturo (non maturo)
- Hara wo neru = esercitare il ventre
- Hara-gei = gioco del ventre

Naturalmente queste locuzioni non descrivono tanto caratteristiche anatomiche quanto caratteristiche spirituali e caratteriali, allo stesso modo in cui, nel detto gergale italiano,con  l'espressione colorita  "senza palle" non  si vuole sottolineare una deficienza fisica ma caratteriale.

E' chiaro che per noi italiani il tanden si colloca in regioni del tutto fuori luogo rispetto alla sede Zen !!!
Le ragioni socio-culturali di questa traslocazione potrebbero costituire un degno oggetto di studio per una tesi  a sfondo antropologico.

Qui ci basta sottolineare che, per la cultura giapponese,  la completezza dell'Hara indica una personalità ben collocata in se stessa, incentrata in sé (SHISEI): pronta ad affrontare il mondo.
Non si tratta di una condizione naturale: conseguire un Hara pieno è frutto di lunga pratica(GEIKO) in una delle arti del DO (Ikebana, Zen, Arti marziali...). Per cui anche nella pratica del Karate-do l'obiettivo ultimo è quello di formare una personalità completa, il conseguimento di un più elevato livello di Hara.

La locuzione "Hara-gei", gioco del ventre, è un concetto caro all'antica cultura dei Samurai e al Budo giapponese. Il significato della parola rimanda ad un dialogo silenzioso tra due uomini che si comprendono nell'intuirsi reciprocamente, senza dover parlare. Se i due uomini in Hara-gei sono un sensei e un suo allievo, allora è chiaro che l'Hara-gei riveste dimensioni elevate rispetto al piano apparente del gioco.

Tratto da Ispido Cafè che ringraziamo


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