lunedì 20 novembre 2017

Schegge Budo e Zen - 20 novembre 2017





















"Con ogni pensiero, tentare di conoscere i propri difetti e correggersi per tutta la vita: questa è la Via."

Yamamoto Tsunetomo



"I pesci nuotano nell’acqua e per quanto a lungo nuotino, non c’è fine all’acqua. 
Gli uccelli volano in cielo e per quanto volino, non c’è fine al cielo. Eppure i pesci non lasciano mai l’acqua, gli uccelli non abbandonano mai il cielo. 
Quando il loro bisogno è grande, c’è grande attività. 
Quando il bisogno è piccolo, c’è piccola attività. In questo modo mai nessuno mancherà d’impiegare se stesso pienamente, 
e in nessun posto mai ci sarà mancanza alcuna di muoversi e girare liberamente. 
Se un uccello lascia il cielo, presto morirà. 
Se un pesce lascia l’acqua, presto morirà."

Eihei Dōgen, Shōbōgenzō - Genjo Koan






"Quando la tua collera cresce, abbassa i pugni.
Quando i tuoi pugni si sollevano, abbassa la tua collera."

Chojun Miyagi Sensei



"Chi non ha mai sentito il gelo penetrare nella carne non potrà mai comprendere la gioia che può dare il tepore di una stanza....
E questo vale per ogni cosa. 
La depressione e l’infelicità dilaganti oggi hanno, a mio parere, una delle principali cause nell’aver rimosso ogni disagio, ogni esperienza che preveda il confronto con la difficoltà. 
Bisogna essere rieducati al confronto con lo sforzo e la difficoltà e ad accogliere l’incertezza. 
Un grande aiuto può venire dalla Pratica Zen e dell’Arte Marziale nel Dōjō."

Paolo Taigō Spongia Sensei




"Ci sono incontri che sembrano davvero segnati o predestinati, per permetterci di esprimere realmente ciò che siamo..."

Alessandro della Ventura



mercoledì 15 novembre 2017

Oggi soltanto


Pubblichiamo come sempre con piacere un contributo che abbiamo ricevuto dal Maestro di Spada Giapponese Enrico Salvi.

In genere si dice che ieri non è più e domani non è ancora, ma, oltre al fatto che con tale affermazione ci si colloca implicitamente nell’Oggi, la verità è che ieri non è mai stato e domani mai sarà, dato che l’unico giorno reale e vitale in cui può accadere ciò che accade è Oggi. Nessun evento può essere accaduto ieri o potrà accadere domani poiché ieri è un giorno pensato dalla memoria e domani è un giorno previsto dall’immaginazione. Come la memoria crea lo ieri con i suoi rimpianti così l’immaginazione crea il domani con le sue aspettative, sicché se fermiamo la memoria e l’immaginazione ieri e domani scompaiono insieme a rimpianti e aspettative, restando l’Oggi che immediatamente è di per sé, infinitamente oltre la memoria e l’immaginazione, le quali, anch’esse, non possono operare che Oggi: soltanto Oggi possiamo ricordare e rimpiangere o riprovare ciò che è accaduto ieri, che ‘era’ Oggi; soltanto Oggi possiamo immaginare e aspettare ciò che presumiamo accadrà domani, che ‘sarà’ Oggi.

E non sarà una mera coincidenza il fatto che in giapponese Oggi si dica Kyō 今日 oppure Honjitsu 本日, in entrambi i casi comparendo il kanji hi che significa sia giorno sia sole, quest’ultimo simbolo di Luce perenne e quindi dell’Oggi quale giorno intramontabile, e, come il sole nel suo ininterrotto splendore, trascendente il ‘giorno’ e la ‘notte’, quindi lo ‘ieri’ e il ‘domani’, il rimpianto e l’aspettativa.

Ritroviamo il kanji hi anche nel detto giapponese “ichinichi isshō” 一日一生  “Un giorno, un vita”, da cui si arguisce che c’è un solo giorno, Oggi, e quindi una sola vita, cioè quella che si vive Oggi.

Oggi, hodie, hoc die: Questo giorno. Questo: eccu-istum ecco cotesto.  L’alba è Oggi, il mezzogiorno è Oggi, il pomeriggio è Oggi, la sera è Oggi, la notte è Oggi, tanto è vero che se ci mettiamo, Oggi, ad aspettare che giunga domani la nostra attesa sarà puntualmente delusa, non restandoci che continuare ad immaginare, Oggi, il domani che mai verrà. Il tempo infatti scorre nell’Oggi. Le ventiquattro ore che comprendono il giorno e la notte sono una convenzione escogitata dalla mente umana che non cessa di scorrere nell’Oggi senza poterne evadere.

«Il tempo è relativo e non assoluto. Per la luna, il sole e la terra il tempo non esiste. È solo un concetto che trae origine dallo studio del movimento della terra e del sole. Il tempo, come molti altri concetti e nozioni, serve all’uomo per funzionare nel mondo materiale, ma in assoluto questi concetti non esistono. La terra, ruotando sul proprio asse e attorno al sole, crea con i suoi moti l’alternarsi del giorno e della notte e il succedersi delle stagioni. Nello spazio assoluto giorno e notte non esistono. Essi esistono solo sul pianeta Terra e su altri pianeti e satelliti in relazione a un sole. Dividiamo il movimento della Terra sul proprio asse in ventiquattro parti, divise a loro volta ciascuna  in sessanta parti. Indi dividiamo ciascuna di queste sessanta parti ancora e arriviamo ai secondi. Ma è chiaro che le ore, i minuti e i secondi non esistono se non nella mente o negli orologi» (R. P. Kaushik, Alchimia organica).

Lo stesso valendo quando parliamo di lustri, decenni, secoli e millenni, cioè di varie quantità convenzionali di tempo che non possono evadere dalla qualità assoluta dell’Oggi.

A rigore, pertanto, vivere Oggi non comporta alcuno sforzo. Tuttavia, occorre uno strenuo impegno per liberarsi dall’invadenza tirannica e magnetica della memoria e dell’immaginazione, quindi dello ieri e del domani, del passato e del futuro, degli orari e dei programmi che facilmente condizionano l’adeguamento, awasu , dell’azione all’Oggi; azione adeguata alla situazione odierna, cioè di Oggi, dato che né ieri né domani può darsi alcuna situazione reale e quindi non è possibile alcun  adeguamento.

In verità, Oggi non c’è nulla da afferrare e nulla da respingere, esattamente come fa lo Specchio. Oggi è così com’è: perfetto, cioè compiuto, intero, senza eccessi o mancamenti, non restando che adeguare (ad aequare) l’azione alla situazione odierna, l’unica concreta e reale, e questo è il contemplare: «La vera contemplazione è immergersi nell'azione del momento» recita l’Hagakure. Dice «azione del momento», cioè dell’Oggi.

La pratica della Meditazione seduta e del Kata è in ordine alla decantazione del pensiero mnemonico (il passato con i suoi rimpianti e le sue riprovazioni) e del pensiero immaginativo (il futuro con le sue aspettative e le sue ansie) che, apparendo nello Specchio – nel Sole! – dell’Oggi si sovrappongono alla situazione concreta e reale che già vi sta apparendo, configurandosi come distrazione impedente o quanto meno condizionante l’adeguamento.

Ecco quindi che tanto la Meditazione seduta quanto il Kata richiedono l’atto di presenza, ite ,

che è omologo all’Oggi, cioè allo Specchio, al Sole, e grazie al quale l’interferenza mnemonico-immaginativa può essere neutralizzata, ciò non escludendo che esse possano o debbano essere utilizzate quando se ne mostrasse l’opportunità o la necessità. Essere presenti, esserci, starci, ossia essere tutt’uno con il processo dello stare immobili nella Meditazione seduta o del muoversi nel Kata, e, dopo un lungo tirocinio, del compiere qualsiasi azione richiesta dalla vita quotidiana (Dokan, l’Anello della Via).

Dokan
Ite e Awasu, , si leggono I-AI: l’Arte dell’estrazione della Spada richiedente appunto PRESENZA e ADEGUAMENTO, ciò che troviamo nel Credo del Samurai laddove recita: «Non ho principi, l’adattarsi ai cambiamenti che la circostanza ci pone davanti, rinki ôhen 臨機応変, è i miei principi», precisando che mentre ite awasu concerne un’azione repentina per far fronte ad una situazione venutasi a creare all’improvviso, rinki ôhen è più uno stato mentale per cui analizziamo ciò che sta succedendo e modifichiamo la nostra azione di conseguenza; infatti è un’espressione utilizzata anche nel giapponese moderno, soprattutto in ambito lavorativo.
Troviamo altresì nella cultura occidentale (niente di nuovo sotto il Sole!) il latino ad hoc, “per questo”, a significare, tra l’altro, la soluzione adatta per la situazione del momento, cioè quella che ci vuole Oggi, e che non necessariamente è richiesta da una situazione di pericolo o emergenza: riporre in ordine gli indumenti e gli strumenti dell’addestramento o lavare le stoviglie dopo il pasto, zappare l’orto o pelare patate, sono esempi non marziali di soluzione ad hoc. Soluzione possibile Oggi soltanto.

© Tora Kan Dōjō

lunedì 13 novembre 2017

Schegge Budo e Zen - 13 novembre 2017





















"Ogni pensiero, ogni emozione, ogni parola, ogni azione, contribuisce a modellare il paesaggio della nostra esistenza e quello degli altri; prepara anche il territorio per altri pensieri, altre parole, altre azioni. [...] Le nostre scelte, le nostre parole, i nostri atti, quindi il mondo nel quale viviamo, dipendono dai nostri pensieri. Tutto si decide nella mente. Dal momento che ogni tua scelta dipende dai tuoi pensieri, il tuo pensiero crea la tua vita, il tuo mondo. Presta attenzione a come i sentimenti e le idee che ti attraversano la mente finiscono per produrre la tua esistenza. [...]
Ora, non vi è nulla di più difficile che accedere alla libertà del pensare, che sottrarsi all'automatismo inconscio delle rappresentazioni e delle emozioni. [...] Il pensiero automatico o pensiero parassita, quello che noi subiamo, ci impedisce di vivere nell'attimo, di percepire il momento e di vivere felici. Questo pensiero ci impedisce di vivere la nostra vita. Per questo è così importante conquistare la libertà nel pensare."

Pierre Lévy



“Senza cortesia il valore del karate va perso.”

Gichin Funakoshi Sensei



Morio Higaonna Sensei, Gasshuku Europeo Roma 2001


"Quando me ne sarò andato, qualcuno di voi
si isolerà nella foresta
o in montagna a meditare, mentre altri
berranno saké e godranno
la compagnia delle donne. Sono entrambi
modi eccellenti di Zen. Ma se qualcuno diventa
un ecclesiastico professionista, farfugliando
'la via dello Zen' sarà mio nemico. "

Ikkyu Sojun, poesia indirizzata ai suoi discepoli



"Coltivare la presenza nello Zen non è altro che rammemorarci, costantemente, di chi siamo e dove siamo in questo preciso momento... Sembra una banalità ma raramente comprendiamo chi siamo e ci rendiamo conto di dove siamo."

Paolo Taigō Spongia Sensei



"Un passero tutto solo canta per chi vuole ascoltare e non lo sa..."

Monica De Marchi








lunedì 6 novembre 2017

Schegge Budo e Zen - 6 novembre 2017
























“Qualcosa di inesauribile che proviene dal principio universale si trova nel corpo.“

Miyamoto Musashi



"Quando siamo davvero testimoni, quando diventiamo uno con la situazione che stiamo vivendo - essere senza casa, povertà, malattia, violenza, morte - la Giusta Azione scaturisce spontaneamente. Non dobbiamo preoccuparci riguardo a quello che dobbiamo fare. Non dobbiamo immaginare soluzioni che arriveranno nel futuro... Quando ascoltiamo con il nostro intero corpo-mente, l’Azione Amorevole scaturisce da sé.”

Bernie Glassman Roshi



A destra, Bernie Glassman Roshi seduto in Zazen ad Auschwitz


"Sapere che sappiamo quel che sappiamo, e che non sappiamo quel che non sappiamo, è questo il vero sapere." 

Confucio



"Quello che noi facciamo nella pratica quotidiana dello Zen è coltivare una presenza, più che nutrire un ricordo. Ma se noi stiamo attenti, consapevoli, non possiamo non percepire, non constatare la presenza anche di chi ci ha preceduto, non possiamo non constatare che stiamo camminando anche sulle loro gambe, percorrendo le loro tracce. Quindi quello che dobbiamo coltivare ogni giorno nei nostri cuori e nelle nostre menti, è il profondo senso di gratitudine e di responsabilità che abbiamo nell'ereditare questa occasione che è la vita umana."

Paolo Taigō Spongia Sensei



"Cadono a terra. 
Un manto colorato;
cade la mente..." 

Alessandro della Ventura


















venerdì 3 novembre 2017

Spendersi Senza Riserve



Mi capita di constatare spesso durante le lezioni nel dojo o durante un gasshuku che alcuni praticanti, anche con una certa esperienza, messi di fronte ad un esercizio piuttosto impegnativo fisicamente in termini di resistenza (soprattutto psicologica) pensano di affrontare il problema 'preservandosi' sin dall'inizio dal massimo sforzo, pensando forse di poter poi attingere alle 'energie risparmiate' nel momento di maggiore difficoltá.
Il risultato di questo atteggiamento è l'anticipazione emotiva della difficoltá, che viene cosí amplificata e affrontata con armi giá usurate condannandosi ad una ben piú grande fatica e sofferenza.

La nostra pratica é Shinken Shobu, combattere fino alla morte, spendersi senza riserve, al 100% in ogni momento.Esprimere la massima energia, vitalitá, entusiasmo... In ogni singolo gesto, sin dall'inizio.

Anche se si trattasse di ripetere migliaia di gedan barai in shiko dachi (esperienza che molti di noi hanno condiviso), l'eseguire ogni parata sin dalla prima con il massimo impegno mantenendo una posizione bassa e solida permette all'energia di rigenerarsi e di evocare un'indomabile spirito guerriero che ci sosterrá nei momenti di crisi.

Più ci si spende senza riserve e più ne si é rigenerati e si potranno superare limiti che mai avremmo pensato di poter valicare.
Tutto ciò che é 'risparmiato' é perso, nel dojo come nella vita quotidiana e nelle relazioni umane.

Scuotiamo dunque questo sacco d'ossa, quanto pensiamo ci rimanga ancora da vivere per poter dare il meglio di noi stessi?

 Ganbatte kudasai, fate del vostro meglio!


Taigō Sensei