giovedì 30 maggio 2013

Il re dell'aria Philippe Petit, poeta e funambolo



Siamo felici di pubblicare questa splendida recensione di Maria Antonietta Pinna del libro di Philippe Petit ' Trattato di Funambolismo'.
La recensione originale è stata pubblicata sul blog : Destrutturalismo ed altro.. diretto dalla stessa Maria Antonietta Pinna







Scrive Philippe Petit nel suo Trattato di funambolismo:
“Il vuoto atterrisce. Prigionieri di un brandello di spazio, combatterete allo stremo delle forze misteriosi elementi: l’assenza di materia, l’odore dell’equilibrio, la vertigine dai lati molteplici e il cupo desiderio di ritornare a terra… Il Filo che appartiene ai Maestri del mondo, sul quale riposa la terra, il filo che collega senza tregua il finito all’infinito, linea retta del percorso più breve tra gli astri… Sprofondare per raggiungere il luogo dove nulla respira, l’oscurità che vi si cela. Per seguire e raggiungere dall’altra parte della luce una chiarezza abbagliante, uno splendore bruciante… Per ore, per frammenti di giorni, la speranza di un arresto del tempo che nessuno saprebbe notare”.
Leggendo attentamente queste parole sembrerebbe che il funambolismo, lungi dall’essere un semplice esercizio di fisica destrezza, appartiene nel caso di Petit, alla poesia. Lo scrittore non è forse atterrito dal vuoto? La pagina bianca è una palese intollerabile assurdità da riempire. La penna è lo strumento teso sul nulla, esattamente come un cavo d’acciaio opportunamente sgrassato. Si tratta della materia attraverso la quale la finitudine concreta dell’essere reale si collega magicamente all’infinito di mondi impossibili in cui il bruciante splendore dell’arte dimentica profitto e interesse in nome di un’autentica passione.


In quest’ottica Petit, funambolo di strada, è un vero artista, un maestro dell’aria che esplora se stesso avendo il coraggio di fare ciò per cui è nato, in assoluta purezza di intenti. Il cielo diventa così “una carta” su cui fare viaggi. Così accade che il nostro funambolo possa essere proprio quello descritto nello Zarathustra Nietzschiano. Un uomo che lascia cadere le gabbie di certo super-ego di autoritaria e legale matrice, per affrontare la sfida precaria del suo essere uomo fino in fondo, sfidando eroicamente la verità di certe illusorie preconfezioni logocentriche. Petit trova il senso proprio nello sfidare in libertà il senso comune fin dalle sue prime esibizioni clandestine, come quella di Notre-Dame di Parigi, del Ponte di Sydney o del World Trade Center di New York. E come lo scrittore, il funambolo Petit non lavora per la gente, ma per quel senso di arcana esplorazione dell’oltre, passando attraverso lo strumento del cavo, attraverso fatica e sudore. Il cavo è un tatuaggio del corpo. Ad un dato momento si avverte la fusione dell’individualità dell’uomo con il mezzo per attraversare le barriere della finitudine. E se il cavo è una macchina verso bagliori accecanti e dimensioni astrali, il corpo stesso è cavo, strumento a sua volta, fuso, unito, quasi trasceso in questa sua identificazione, in vista dell’ottenimento di un fine più grande, la misura della propria libertà. La gravezza del corpo reclama il ritorno alla terra, come istinto di sopravvivenza, fino a che l’uomo si accorge che il filo riposa già sulla terra, segnando il percorso più breve tra gli astri, nell’indescrivibile abbraccio del tempo fermo.

Il poeta e il funambolo vivono dunque la loro arte in un tempo non tempo. Della loro fatica fruiscono altri, coloro che guardano, ma il lavoro è solitario, simile ad un gioco d’azzardo, senza certezze assolute di buona riuscita. Una follia, un moto dell’anima che si segue ciecamente, nato da un mestiere “sobrio, rude e scoraggiante”. Eppure si fa, perché una passeggiata nell’infinito non ha prezzo.


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mercoledì 15 maggio 2013

Non Sprecare il Tuo Tempo



Il Moppan nel corridoio del Tora Kan Dōjō.
Il suono del legno segna vari momenti della pratica Zen e, alla sera, al termine dell'ultimo Zazen del giorno, il suono del Moppan accompagna le seguenti stofe che vengono declamate a gran voce:
'Umilmente a voi tutti dico
Grande questione è vita-morte
Rapido tutto muta
Senza indugio risvegliati
Dai il tuo meglio il tempo non sciupare."

Spesso sul Moppan sono dipinti i caratteri cinesi che esortano:
" ti esorto rispettosamente a studiare il mistero,
Non passare i tuoi giorni e le tue notti invano"

domenica 12 maggio 2013

Lettera al mio Maestro



La lettera di congratulazioni che ho inviato al mio Maestro, Morio Higaonna Sensei in occasione del suo riconoscimento, l'8 Maggio scorso, come Intangibile Tesoro Culturale Vivente da parte del governo di Okinawa:

Caro Sensei,
ho ricevuto la splendida notizia del riconoscimento da te ricevuto come Intangibile Tesoro Culturale Vivente dal Governo di Okinawa.
Io credo che nessuno più di te nel mondo del Karate-do Tradizionale possa meritare un tale riconoscimento.
La tua umiltà, determinazione, comportamento morale, continua dedizione e instancabile pratica, la tua tecnica unica e superba, ti hanno reso una leggenda vivente, un modello per tutti noi tuoi allievi ma anche per tutti i Karateka di ogni stile di tutto il mondo.
Tu hai dimostrato con la tua vita cosa davvero significhi essere uno Shihan, un uomo da imitare.
Sono così orgoglioso di essere tuo allievo, Sensei, e continuerò a spendere il resto della mia vita per proteggere e diffondere i tuoi preziosi Insegnamenti, il Tesoro dell'Okinawa Goju-ryu Tradizionale alle nuove generazioni.
Aspetto con trepidazione il momento di incontrarti di nuovo in Italia a Luglio per brindare tutti insieme!
A te va tutto il mio amore e la mia gratitudine.
Paolo Taig
ō Spongia

http://iogkfitalia.blogspot.it/2013/05/tesoro-vivente.html


The message of congratulations I sent to my Teacher, Morio Higaonna Sensei for the award received from Okinawa Government as Intangible Cultural Heritage

Dear Sensei,
I received the wonderful new that you received from Okinawan Government the Intangible Cultural Heritage Award.
I believe that you deserve such award more then anyone else in the world of traditional Karate.
Your Humility, determination, ethical behaviour, continous dedication and relentless training, superb and unique technique, made you a living legend, a model for us your students but also for the Karateka of every style all over the world.
You demonstrates with your life what really to be a Shihan means.
I am so proud to be your student, Sensei, and I will go on to spend the rest of my life to protect and diffuse your precious Teachings, the treasure of Traditional Okinawan Goju-Ryu to the next generation.
I look forward to meet you again in Italy next July to make a toast all together !
All my love and gratitude,
Paolo Taigo Spongia



http://iogkfitalia.blogspot.it/2013/05/tesoro-vivente.html




Il corpo si sciolse, prendendo la forma del vento


Il corpo si sciolse, prendendo la forma del vento. Il gioco della spalla istruiva la gamba. La gola placava il tallone e ammorbidiva i legamenti alla caviglia. Un tocco della lingua contro un dente, e la coscia si rilassava. Il gomito fraternizzava con il ginocchio. Una tensione del collo correggeva l’anca. E il centro: il centro che non si muoveva mai. Il ventre come un recipiente pieno d’acqua.

(da Let the Great World Spin Foreven Down di Colum McCann sull’impresa di Petit)



Commento di Taigô Sensei:

Magia del corpo nell’azione totale Zen-i.
Quando il centro è nel ventre la pienezza muove corpo-mente senza la fallace intermediazione del pensiero.
Sul filo e sulla terra un piccolo cambiamento nella posizione di un dito determina un cambiamento in tutto l’insieme.
Ne fa l’esperienza chi siede in Zazen.
La tensione della nuca, la posizione dei pollici, influenza istantaneamente la qualità del pensiero.
Altrettanto nell’eseguire un kata la posizione delle dita è cruciale.
La mano pensa ed influenza il pensiero di tutto il corpo.
Karate-dō: la Mano che scaturisce dal vuoto.
Kata Sanchin, Una mano troppo rilassata e tutto il lato corrsipondente del corpo perde tono e concentrazione.
Come nel camminare su di un filo la nostra pratica è ritornare al centro di momento in momento e ritrovare il perfetto equilibrio nell’istante che ci si trova a vivere.
Nella gioia come nel dolore, nella salute e malattia.
Sono sufficienti piccoli assestamenti della postura, del respiro… per ritrovare il centro e un pensiero libero e intuitivo.
Sawaki Roshi paragonava lo Zazen all’andare in bicicletta, si deve continuamente pedalare per rimanere in equilibrio ma è un equilibrio rilassato che permette di godere del paesaggio.
Citando Takuan Zenji, la mente che non si muove è la mente che non si ferma su nulla e tutto abbraccia in un solo sguardo.




giovedì 9 maggio 2013

La Bellezza in Noi

Se c’è bellezza, è la bellezza che sentiamo in noi.

Philippe Petit
Commento di Taigô Sensei:
Non possiamo trovare se non quel che già ci appartiene.
Non possiamo ri-conoscere se non quel che già ci abita.
Disegnare un kata con il proprio corpo nello spazio, come la luce di una torcia mossa nella notte che illumina il suo percorso e poi scompare.
Chojun Miyagi Sensei quando insegnava ai suoi allievi li incitava a cercare chuuragi nel loro gesto.
Cercare Chuuragi significa in dialetto okinawense, ricercare bellezza nel gesto.
Se la mente non è in armonia diventa impossibile eseguire un bel gesto.
Dunque lo sforzo di ricercare la bellezza nel gesto libera la mente, costringe a ricercare, nella più completa concentrazione, l’unione della mente col corpo.
Anche questo modo di operare permette di ritornare a quell’essenzialità del gesto che è bellezza ed efficacia.
 
 

Tesoro Vivente




Yesterday, Higaonna Sensei received Intangible Cultural Heritage from Okinawan Government. This is a great honor for all of us his students. Higaonna Sensei told me to thank everybody in IOGKF for your support and hard work towards preserving traditional karate.
Tetsuji Nakamura Sensei 

Ieri, Higaonna Sensei è stato insignito dell'onoreficenza di Intangibile Tesoro Cutlurale Vivente da parte del Governo di Okinawa. E' un grande onore per tutti noi suoi allievi.
Higaonna Sensei mi ha chiuesto di ringraziare tutti i membri IOGKF per il loro sostegno e duro lavoro nel preservare il Karate tradizionale.

Tetsuji Nakamura Sensei

martedì 7 maggio 2013

Il Silenzio


Il silenzio ha molte qualità.
C’è il silenzio fra due rumori, il silenzio fra due note e il silenzio che si allarga nell’intervallo fra due pensieri.
C’è il singolare, quieto, pervadente silenzio che si diffonde in campagna alla sera; c’è il silenzio nel quale si ode il latrato di un cane in lontananza o il fischio di un treno che arranca per una ripida salita; il silenzio che regna in una casa quando tutti sono andati a letto, e il suo particolare risalto quando ti svegli nel cuore della notte e ascolti un gufo gridare nella valle; e c’è il silenzio che precede le risposte della compagna del gufo. C’è il silenzio di una vecchia casa abbandonata, e il silenzio di una montagna; il silenzio fra due esseri umani quando hanno visto la stessa cosa, sentito la stessa cosa, e agito.
Quella notte, specialmente in quella valle remota con le antichissime colline e i loro macigni di forma singolare, il silenzio era reale come la parete che toccavi. E tu guardavi dalla finestra le stelle luccicanti. Non era un silenzio autoprodottosi; non era perché la terra fosse quieta e gli abitanti del villaggio fossero addormentati, ma veniva da ogni dove, dalle stelle remote, da quelle colline scure e dalla tua mente, dal tuo cuore. Questo silenzio sembrava coprire tutto, dal piu’ piccolo granello di sabbia del greto del fiume – che conosceva acqua corrente solo quando pioveva – all’alto, frondoso fico di Banian e una leggera brezza che cominciava a spirare. C’è il silenzio della mente che non è mai toccata da alcun rumore, da alcun pensiero o dall’effimero vento dell’esperienza. Questo è il silenzio innocente, e pertanto infinito. Quando c’è questo silenzio della mente, da esso scaturisce l’azione e questa azione non è causa di confusione o infelicità.
La meditazione di una mente che sia totalmente in silenzio è la benedizione che l’uomo sempre cerca. In questo silenzio ogni qualità del silenzio è. C’è quello strano silenzio che regna in un tempio o in una chiesa vuota sperduta nella campagna, senza il rumore di turisti e fedeli; e il pesante silenzio che regna nell’acqua è parte di quello che è fuori del silenzio della mente.
La mente meditativa contiene tutte queste varietà, tutti questi cambiamenti e movimenti del silenzio. Questo silenzio della mente è la vera mente religiosa, e il silenzio degli dèi è il silenzio della terra.
La mente meditativa scorre in questo silenzio, e l’amore è la via di questa mente. In questo silenzio c’è la beatitudine e il riso.

Tratto da J. Krishnamurti, La sola rivoluzione, Ubaldini Editore, Roma