mercoledì 24 dicembre 2014

Potrebbe essere un inno allo Zazen...
In questa serata di Vigilia la dedico a tutti, con l'augurio che si possa fare davvero silenzio e comunicare da cuore a cuore.

«Ora conteremo fino a dodici
e tutti resteremo fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra,
non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.
Che strano momento sarebbe
senza trambusto, senza motori;
tutti ci troveremmo assieme
in un improvvisa stravaganza.
Nel mare freddo il pescatore
non attenterebbe alle balene
e l'uomo che raccoglie il sale
non guarderebbe le sue mani offese.
Coloro che preparano nuove guerre,
guerre coi gas, guerre col fuoco,
vittorie senza sopravvissuti,
indosserebbero vesti pulite
per camminare coi loro fratelli
nell'ombra, senza far nulla.
Ciò che desidero non va confuso
con una totale inattività.
E' della vita che si tratta; ....
Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.
Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d'inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo.
Ora conterò fino a dodici
e voi starete zitti e io andrò via.»

Pablo Neruda




It could be the hymn to Zazen ...
In this evening of Christmas Eve I dedicate it to you, with the hope that we can make a real silence and communicate heart to heart.


" Now we will count to twelve
and we will all keep still.
For once on the face of the earth,
let's not speak in any language;
let's stop for one second,
and not move our arms so much.
It would be an exotic moment
without rush, without engines;
we would all be together
in a sudden strangeness.
Fisherman in the cold sea
would not harm whales
and the man gathering salt
would look at his hurt hands.
Those who prepare green wars,
wars with gas, wars with fire,
victories with no survivors,
would put on clean clothes
and walk about with their brothers
in the shade, doing nothing.
What I want should not be confused
with total inactivity.
Life is what it is about;
I want no truck with death.
If we were not so single-minded
about keeping our lives moving,
and for once could do nothing,
perhaps a huge silence
might interrupt this sadness
of never understanding ourselves
and of threatening ourselves with death.
Perhaps the earth can teach us
as when everything seems dead
and later proves to be alive.
Now I'll count up to twelve
and you keep quiet and I will go."

Pablo Neruda

martedì 23 dicembre 2014

Lo Yin e Yang del Goju-Ryu - Yin and Yang of Goju-Ryu (ITA-ENG)




You can find the english version scrolling down

Proponiamo la traduzione di un interessante articolo apparso sulla newsletter internazionale della IOGKF (dicembre 2013) a firma di Stuart Read, membro dell' IOGKF - Canada.

 Questo simbolo apparentemente semplice è diventato un punto fondamentale in due ambiti molto importanti della mia vita, quello del mio percorso marziale e quello dei miei studi di operatore di Medicina Tradizionale Cinese. I miei maestri mi hanno gentilmente dimostrato la natura fluida di questo simbolo attraverso le sfumature delle movenze contenute nelle forme del Qi Gong e del Tai Chi. Le prime righe del libro di studio di medicina tradizionale cinese descrivono così la sua importanza:  
Il concetto di Yin e Yang è probabilmente il concetto più importante e caratteristico della medicina cinese. Si può dire che la fisiologia, la patologia e la cura nella medicina cinese possono tutte essere ricondotte e spiegate per mezzo del concetto di Yin e Yang. Questo concetto è estremamente semplice, ma anche molto profondo. Per quanto uno possa averlo appreso a livello razionale, continuamente ne trova nuove forme ed espressioni nella pratica clinica e nella vita.
L’ Autore (Maciocia) passa poi a descrivere la scuola Yin e Yang (o scuola naturalistica) risalente al periodo degli Stati Combattenti (476-221 a.C.), e a come tale dottrina sia stata portata in tale periodo al suo grado più alto. Questa scuola affondava le radici nel taoismo che è un modo particolare di osservare l’universo. Ogni cosa esistente è bilanciata con l’esistenza del suo opposto, al fine di raggiungere l’unità. Questa filosofia viene illustrata dallo schema dello Yin e Yang, che col contrapporre un elemento ad un altro elemento li definisce così entrambi (per esempio la notte ed il giorno non potrebbero esistere l’uno senza l’altro). Andando ancora oltre troviamo che gli elementi dello Yin e Yang esistono in un continuo dove essi sono: 1 interdipendenti 2 in un rapporto di reciproco consumo e sostegno 3 opposti e 4 continuamente in trasformazione. Questi sono gli aspetti del modello Yin e Yang sul quale questo articolo si vuole soffermare, e io voglio condividere quanto ho capito di essi attraverso la mia esperienza marziale.
Lo stile di karate che pratico si chiama Goju-Ryu. Go significa duro o resistente, Ju significa morbido o cedevole. Quindi Goju-Ryu si traduce come la scuola del duro/morbido. Questo dualismo paradossale è rilevante sia per le caratteristiche tecniche dello stile sia per la filosofia che ne è alla base. Il fondatore, il Gran Maestro Chojun Miyagi, scelse questo nome in quanto rappresenta bene l’essenza di quanto aveva prima appreso e poi insegnato. Viene dal terzo degli otto precetti  che compongono  il classico scritto cinese Kempo Hakku che troviamo nel Bubishi, che recita ho wa go ju wo donto su, la via dell’inspirare e dell’espirare è la durezza e la morbidezza [tutto nell’universo respira dura e morbido].
Sebbene il metodo di insegnamento sistematizzato dal Goju-Ryu abbia origine con Miyagi Sensei negli anni ’30 in Okinawa (Giappone), le sue radici affondano negli insegnamenti del Maestro del Maestro Miyagi [Kanryo Higaonna] che studiò in Cina sotto un Sensei che era anche un esperto erborista cinese. Dal momento che il taoismo è la radice filosofica fondamentale della medicina cinese classica, ha senso quindi sostenere che gli insegnamenti che costituiscono il sostrato del Goju-Ryu possano essere stati fortemente influenzati dal taoismo e in particolare dal modello dello Yin e Yang. Alcuni degli insegnamenti di Sensei Miyagi che formano il cuore della filosofia del Goju-Ryu, lo esemplificano chiaramente: “flessibile come il salice solido come il monte Tai”, è quando i due estremi di duro e morbido sono pienamente uniti come un corpo che l’armonia di cielo e terra potrà svilupparsi; più forte si diventa, più si deve riuscire ad esprimere il proprio aspetto gentile; lo scopo più importante del karate è di sviluppare l’equilibrio dentro di noi così che possiamo manifestare la nostra vera natura e diventare esseri umani migliori, e infine per raggiungere l’armonia... ogni cosa deve esprimere una natura equilibrata.
Il verso 8 del Tao recita “colui che vive secondo natura non va contro lo stato di cose (il fluire delle cose). Si muove in armonia con il momento presente, sapendo sempre cosa fare” Gli obiettivi che Miyagi Sensei si era prefissato di raggiungere attraverso il Goju-Ryu sono un chiaro riflesso di questo verso. Questi obiettivi mostrano anche come i suoi praticanti siano attesi a sviluppare il proprio carattere attraverso l’allenamento della mente oltre che attraverso l’allenamento del corpo. Per cominciare chiamerò la mente come elemento Yin e il corpo come elemento Yang, dato che l’aspetto Yin sullo stesso continuum tende ad essere di natura più ricettiva rispetto al suo corrispettivo elemento Yang, che è relativamente più aggressivo. Questa classificazione di Yin / Mente e Yang / Corpo è una esemplificazione della interpretazione comune di Yin e Yang intesi come notte e giorno, estate inverno, acqua e fuoco.
Il kata più importante del Goju-Ryu è il Sanchin kata che è una specifica sequenza di movimenti lenti e potenti. Il suo obiettivo è di generare forza interiore attraverso il sistema muscolare mentre allo stesso tempo si tiene rilassato il respiro e pulita la mente. Tradotto in tre battaglie Sanchin fa riferimento all’equilibrio delle forze opposte del corpo e della mente per conseguire una più alta consapevolezza spirituale.
Ho anche capito attraverso il Goju-Ryu il principio di reciproco consumo e supporto tra gli elementi del modello Yin e Yang (2) e iI principio della loro continua trasformazione (4), comprendendo innanzitutto come ogni elemento Yin (ed ogni elemento Yang) possono essere suddivisi a loro volta in altri elementi Yin e Yang. Richiamando l’acqua, vediamo che essa è Yin in relazione all’energia Yang dell’elemento fuoco ma che può essere anche pensata come insieme, come l’unità dell’elemento Yin del ghiaccio e l’elemento Yang del vapore. La filosofia del tanto flessibile come il salice e tanto duro come il monte Tai può essere applicata sia all’elemento mente che all’elemento corpo creando così uno Yin e Yang specifico sia della Mente che del Corpo.
Sensei Chojun Miyagi insegna Sanchin
Le arti marziali aiutano l’allenamento alla difesa attraverso il rilassamento quando si è sotto attacco così da rendere possibili movimenti veloci di tutto il corpo o di una sua parte. Il tenere rigidi e contratti i muscoli delle braccia e delle gambe inibirebbe infatti le manovre evasive.
Allo stesso tempo bisogna mantenere i muscoli principali attivi e pronti al fine di conservare la postura e l’equilibrio: ecco il principio degli opposti Yin e Yang applicato all’elemento Yang / Corpo. Se l’evasione non è possibile allora i muscoli interessati dovranno diventare più rilassati (Yin) per assorbire l’attacco o rigidi abbastanza (Yang) per bloccarlo. Ecco evidenziato il principio della continua trasformazione dello Yin e Yang (4) nell’elemento Yang / Corpo.
Le tecniche di risposta richiedono la velocità che viene dall’uso dell’estremità del corpo in un movimento frustato. Ma al punto di esecuzione o di contatto, il corpo deve essere immediatamente irrigidito altrimenti l’esecuzione della tecnica perderebbe di efficacia. Una corda non ha potenza se è ferma o se è semplicemente spinta in avanti. Così c’è bisogno che il corpo si tramuti da salice flessibile a montagna per la frazione di secondo del contatto, per tornare poi ad essere salice. Sebbene il salice può essere considerato Yang rispetto alla meno mobile montagna, in realtà in questo contesto l’immobile montagna è molto più energetica di quello, esprimendo lei, quindi, l’elemento Yang.
Rendere il proprio corpo duro come una montagna è il risultato di numerose reazioni chimiche che causano la contrazione di tutta la muscolatura scheletrica così che ogni articolazione ed ogni superficie articolare si fissano. Senza questa rigidità la tecnica portata sarebbe assorbita o nullificata dal corpo del karateka, l’equivalente dell’usare un’arma che si pieghi o che abbia degli ammortizzatori. Questo rigido stato Yang richiede molta energia e senza la transizione e un ritorno ad uno stato Yin, i muscoli contratti si affaticherebbero (l’energia Yang si consumerebbe) lasciando il karateka con i meno energetici muscoli Yin. Ecco illustrato il principio del consumo e sostegno reciproco dello Yin e Yang.
L’allenamento della mente è l’altro aspetto fondamentale delle arti marziali. Si devono imparare, allenare e sviluppare le tecniche, rendendole automatiche attraverso la continua ripetizione. Questo processo mentale richiede molti sforzi e capovolge l’etichetta precedente di Yin e Yang, mostrandoci un aspetto Yang / Mente in relazione ad uno Yin / Corpo.
Una volta rese automatiche, comunque, queste tecniche possono essere portate inconsciamente anziché consciamente così che la mente può tornare di nuovo ad uno stato Yin. Da quel punto nuove tecniche possono essere apprese e sviluppate ripetendo il ciclo. Ecco di nuovo illustrati i principi dello Yin e Yang del consumo-sostegno reciproco e quello della continua trasformazione.
Avere una mente attiva e Yang durante un confronto sarebbe deleterio, (per esempio pensando se lui porta questo tipo di pugno allora blocco in questo modo e poi contrattacco con questa tecnica) rendendoci statici e obbligandoci ad una prestabilita linea d’azione.
Qualsiasi altra cosa accadesse anziché quella aspettata, dovremmo prima arrestare il nostro flusso di pensieri e poi dovremmo decidere cosa fare, e molto probabilmente verremmo colpiti per essere stati troppo lenti a reagire. Mantenere una mente chiara e pronta a rispondere ed ad adattarsi è il prodotto di una mente ben rilassata Yin che si sviluppa attraverso le fatiche di uno stato di allenamento Yang.
L’ultima correlazione che vorrei condividere è evidente nel saluto finale di ogni classe di Goju-Ryu che si conclude con la recita dei Dojo Kun, 5 esortazioni che vogliono rafforzare il carattere di chi pratica, uno di questi recita, tradotto “Allena il corpo e la mente e sforzati di raggiungere l’essenza del Goju-Ryu karatedo”. L’essenza del Goju-Ryu giace vicino alla parte spirituale, o meditativa, dell’allenamento nella quale proviamo ad essere in equilibrio con la nostra natura e con la natura dell’universo.
Il modello Yin e Yang offre un quadro che illustra come questo obiettivo è ottenibile equilibrando gli opposti elementi che sono indipendenti, in trasformazione continua e in reciproco ssostegno e consumo. La mia pratica marziale rende semplice l’apprezzare i vantaggi dell’utilizzo di questi elementi dicotomici con il fine dell’autodifesa; essere capace di scorrere attraverso un Corpo duro (resiliente) e morbido (cedevole) e una Mente dura (attiva) e morbida (recettiva). La pratica del Sanchin kata, dove questi paradossi sono enfatizzati, è la via attraverso la quale ho meglio interiorizzato i precetti della scuola naturalista per l’apprendimento del modello Yin e Yang. Lo Yin e Yang del Goju-Ryu.



We propose an interesting article from the IOGKF international newsletter (december 2013). IOGKF Canada member Stuart Reid writes a very informative article on the Ying-Yang and its relationship to Goju-ryu.

This deceptively simple symbol has become a focal point for two very important aspects of my life – my martial arts training and my studies in becoming a Traditional Chinese Medicine practitioner. My teachers gracefully demonstrates the fluidic nature of this symbol in the nuances of the movements throughout our Qi-Gong and Tai-Chi forms. The opening lines of my Traditional Chinese Medicine textbook describes its importance as
follows:
The concept of Yin-Yang is probably the single most important and distinctive theory of Chinese Medicine. It could be said that all Chinese medical physiology, pathology and treatment can, eventually, be reduced to Yin-Yang. The concept of Yin-Yang is extremely simple, yet very profound. One can seemingly understand it on a rational level, and yet, continually find new expressions of it in clinical practice and, indeed, in life.
Maciocia (the author) then goes on to describe the Yin-Yang School (or the Naturalist School), that dates back to the Warring States period (476-221 BC), and how they developed the theory of Yin-Yang to its highest de-gree. This school was rooted in Taoism which is a philosophy to observe the way of the universe. Everything in existence is balanced with the existence of its opposite in order to achieve unity. The Yin-Yang Model dem-onstrates this philosophy by contrasting one element against another element thereby defining both. (ex. night and day cannot exist without the other) Further to this, however, is that yin-yang elements exist in a dynamic continuum where they are 1) interdependant, 2) mutually consuming-supportive, 3) oppositional, and are 4) constantly transforming. These are the aspects of the Yin-Yang Model on which this article will focus, and I will share my understanding of them through my martial arts experience.
The style of karate that I am practicing is called Goju-Ryu. ‘Go’ means hard or resilient; ‘Ju’ means soft or yielding. Therefore, Goju-Ryu translates as the Hard-Soft School. This paradoxical dualism is relevant to both the technical characteristics of the style and to its underlying philosophy. The founder, Grand Master Chojun Miyagi, chose this name as it represented the essence of what he learned and subsequently taught.
It came from the third of eight precepts of the classic Chinese writing the Kempo Hakku found in the Bubishi. It states: Ho wa goju wo donto su: The way of inhaling and exhaling is hardness and softness.
Though the systemized teaching structure of Goju-Ryu originated in Okinawa, Japan with Miyagi Sensei in the 1930s, its roots came from Miyagi Sensei’s Sensei who studied in China under a Sensei who was also an ac-complished Chinese Herbalist. Given that Taoism is a fundamental root philosophy of Classical Chinese Medicine, it makes sense that the teachings that made up the groundwork of Goju-Ryu would have been heavily influenced by Taoism and, namely, the Yin-Yang Model. Some of Miyagi Sensei’s teaching that form the core of Goju-Ryu’s philosophy exemplifies this nicely:
‘As supple as a willow, as solid as Mount Tai.’ It is when the two extremes of hard and soft are wholly united as one body that…the harmony of heaven and earth will evolve; the stronger one becomes, the more that person should express their gentler side; the most important purpose of karate is to develop balance within ourselves so that we may express our true nature and become better human beings; and to achieve harmony… everything must express a balanced nature
Verse 8 of the Tao states, ‘One who lives in accordance with nature does not go against the way of things. He moves in harmony with the present moment, always knowing the truth of just what to do.’ Miyagi Sensei’s goals through Goju-Ryu are a clear reflection of this Verse.
These goals of Goju-Ryu also show how its practitioners are expected to improve their character by training their minds as well as their bodies. As a starting point, I will assign one’s mind as ‘yin’ and one’s body as ‘yang’ given that the yin aspect of the two elements on the same continuum tend to be of a more receptive na-ture to its yang element that is relatively more aggressive. This assignment of yin-mind and yang-body is an extrapolation of such common determinations of yin to yang as night to day, winter to summer, and water to fire.
Chojun Miyagi Sensei teaching Sanchin
The most important kata in Goju-Ryu is Sanchin kata which is a specific sequence of slow yet powerful movements done in a de-liberate manner. Its goal is to generate internal power through the muscular system while simultaneously having relaxed breathing and a clear mind. Translated to ‘Three Battle’, Sanchin refers to the balancing of the opposing forces of body and mind to achieve higher spiritual awareness.
I have also realized the mutual consumption-supportive and trans-formational principles of the Yin-Yang Model through Goju-Ryu by first understanding that every yin-element (and yang-element) can are be subdivided into furhter yin-yang elements. Recalling that water is yin relative to fire’s yang energy, water can also be thought of as both yin-ice and yang-steam. ‘As supple as a wil-low, as solid as Mount Tai’ philosophy can be applied to both the mind and the body thereby creating a yin-yang within the mind and a yin-yang within the body.
Martial Arts help to train a person to defend him/herself by being relaxed when confronted so that quick movement of whole body or part of one’s body is possible. Having tight or flexed arm and leg muscles would inhibit avoidance manoeuvres.
At the same time, one must keep core muscles active in order to maintain posture and balance. Opposition principle of yin-yang within the yang-body. If avoidance is not possible then the affected muscles need to ei-ther become more relaxed (yin) to absorb the attack or rigid enough (yang) to block it. Transitional principle of yin-yang within the yang-body.
Countering technique require speed that comes from using one’s body extremities in a whip-like motion. But at the point of execution or contact, one’s body needs to be instantly rigid or the technique would be ineffective. A rope (whip) has no strength if stationary or if pushed upon. So to does the body need to turn from a supple willow to a mountain for that split second of contact then back to a willow. Though the willow could be consid-ered yang to the relatively less mobile mountain, in this context, the immobile mountain is far more energetic and would be the yang element. Making one’s body as rigid as a mountain is the result of numerous chemical reactions causing contractions of almost all the skeletal musculature so that every joint and articulating surface is fixated. Without such rigidity, the delivered technique would be absorbed or nullified within the karateka’s body; the equivalent of using a weapon that is collapsible or has shock absorbers. This rigid yang-state re-quires a lot of energy and without transitioning back to a yin state, the contracted muscles would fatigue (yang-energy would be consumed), leaving the karateka with less energetic yin-muscle. Mutual consumption princi-ple of yin-yang.
Training one’s mind is the other important element of martial arts. One must learn, train, and develop tech-niques that are repeated so often that they become automatic. This mental process requires much effort and would result in reversing the previous yin-yang labels to yang-mind to a relatively yin-body. Once automatic, however, those techniques can be delivered reflexively instead of consciously so the mind would now be back in a yin-state. From that point, new techniques can be learned and developed, repeating the cycle. Mutually supportive and transitional principles of yin-yang. Having a yang-active mind during a confrontation (eg. think-ing along the lines of ‘if he throws this type of punch then I will block in this fashion then counter with this tech
nique…’) would render that person fixed on one course of action. If anything other than the anticipated attack occurs, that person now has to first break his/her train of thought and then think of what to do, all the while probably getting hit for being too slow. Keeping a clear mind that can reflexively respond is the product of a very relaxed yin mind that came from the consumption of a yang state of training.
The last correlation that I would like to share is evident at the closing ceremony of every Goju-Ryu class with the recital of the Dojo Kun. Composed of 5 ways to improve one’s character, one of the Dojo Kun translates to ‘Train your mind and body, strive to reach the essence of Goju-Ryu.’ The essence of Goju-Ryu lie within the spiritual or meditative side of training in which one tries to be in balance with one’s own nature and the nature of the universe. The Yin-Yang Model provides a framework that illustrates how this goal is obtainable by bal-ancing opposing elements that are independent, transitional and mutually consuming and supportive within a person. My karate training makes it easy to appreciate the advantages of utilizes such dichotomous elements in order to defend myself; being able to transition between a hard (resilient) and soft (yielding) body and a hard (active) and soft (receptive) mind. Practicing Sanchin kata, where this paradox is the focus, is the way that I best internalize the Naturalists School’s requirments for applying the Yin-Yang Model. The Yin-Yang of Goju-Ryu.


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lunedì 15 dicembre 2014

lunedì 8 dicembre 2014

Seconda Settimana di Dicembre 2014 Rohatsu

Buon Inizio Settimana e 
Buon Risveglio del Buddha!



 Have a Good Week's Beginning 
and a Good Awakening of Buddha !

 


lunedì 1 dicembre 2014

venerdì 21 novembre 2014

Inside the Dojo - Impressioni di un principiante



Riceviamo dalla neo-cintura arancione Alessandro Della Ventura queste interessanti riflessioni che illustrano le emozioni del primo incontro con il luogo della pratica, della via, il luogo del Do.

Sensei Paolo Taigō Spongia al Torakan Dojo
Eccoci qui. Arrivati in un ambiente nuovo senza alcuna 'idea' di quello che ci aspetta. Già ad un primo sguardo il luogo sembra non assomigliare a nient'altro che abbiamo mai visto. Varcata la soglia si sente un'aria nuova, un profumo diverso di un luogo prezioso e quasi sacrale. Non è neanche lontanamente paragonabile all'ingresso in una normale palestra. C'è come un senso di mistero, di devozione, di tradizione ininterrotta che risuona per quei muri. E non sono i numerosi quadri appesi che risvegliano quella sensazione, ma è lo spirito di un clima nuovo e al tempo stesso familiare che ti accoglie e ti richiama a sè. Posi le tue scarpe all'ingresso e nonostante possa sembrare un gesto senza alcun significato, hai l'impressione che celi una certa rilevanza. E' come se ti apprestassi ad entrare al meglio in quel luogo, tralasciando i tuoi problemi, la tua "particolarità". Entri nel corridoio e il mistero ti assale. Hai il sentore che quel posto sia dotato di una vita propria, modellata dall'esperienza quotidiana di persone che con fatica perseguono un'idea. Ma non si può camminare trasognati per i corridoi e lasciar viaggiare la mente nei suoi percorsi contorti...La pratica sta per iniziare. Ti sposti nello spogliatoio e guardandoti sempre intorno non puoi non notare la cura con cui ogni particolare è disposto, e anche se c'è qualcosa fuori posto, il complesso risulta particolarmente affascinante, perchè trasmette lo spirito delle persone che sono entrate in contatto con quegli oggetti. Intanto che ti cambi cominci a pensare a cosa potrebbe aspettarti oggi, ad allenarti in uno sport nuovo e in un ambiente di cui hai sentito tutto e il contrario di tutto ma non sai bene in cosa potrebbe consistere la pratica. Pensi se ce la farai, se sarai veramente degno di prender parte a questo allenamento. Qualcuno entra nello spogliatoio e tra una parola e l'altra, noti come il suo fisico e la sua mente siano stati forgiati dalla pratica. Già questo suscita in te un misto di paura, di disagio, ma anche di stupore, di ammirazione. E' il momento di entrare nella vera e propria sala della pratica. Intorno quel mondo così diverso e ricco di una strana freschezza e genuinità. Entra il Maestro e tutti si dispongono su una linea per accoglierlo. Tu ti adegui di conseguenza. Sei già parte di quella linea, dal momento in cui hai varcato la soglia. Comincia una sorta di rito di apertura della pratica. Mai avresti immaginato che ci fosse ancora una tale concezione dell'esercizio così disciplinata, disposta, riconoscente e gratuita.
E tutta quest'amalgama di sensazioni non fa che crescere di momento in momento, così come la tua ammirazione per lo spirito di quel posto. Termina il saluto e il Maestro comincia a dare dei comandi in giapponese e ad eseguire tecniche di stretching, e tutti stanno al passo con i suoi comandi. Ehi un momento? Io sono nuovo. Non ho idea di cosa si debba fare. Perchè non c'è nessuno che mi spiega? Non ce la farò mai ad imparare così. Ho bisogno di indicazioni, di uno "schema" da seguire. Un attimo dopo esser stato sopraffatto da tutti questi arrovellamenti mentali, pensi di fare l'unica cosa in quel momento possibile. Adeguarti, stare al passo, entrare in quel "flusso" di cui fino a poco fa non sapevi neanche l'esistenza. E a poco a poco quella sensazione di disagio si affievolisce. Non esistono più i tuoi problemi. Non esisti più tu e gli altri. Esiste solo quel flusso che ti richiama a sè, e se ti lasci andare a quel flusso non avrai di che temere, perchè l'apprendimento arriverà, il corpo si adeguerà alla situazione. Ma naturalmente non è così semplice rimanere in quel fluire, perchè c'è sempre qualcosa che si frappone...un intruso che ha bisogno continuamente di rimanere attivo: è la mente. Chi è d'altronde che ha bisogno di indicazioni, di schemi rigidi per catalogare quello che di volta in volta ci si presenta?
Prima di venire ad allenarti avevi una miriade di idee di quello che ti sarebbe aspettato: esercizi mirabolanti, proiezioni, acrobazie...E mai avresti immaginato che il tuo esercizio fosse iniziato già da lì, che la necessità di crearsi un'idea di quello con cui ci si sarebbe imbattuti di lì a poco fosse l'impulso che ti spingeva a recarti in quel luogo e che il fine ultimo della pratica, il vero addestramento, fosse proprio coltivare la capacità di fare a meno di questi preconcetti. L'esercizio risiede nel combattere continuamente con la propria mente, con sè stessi. A ben vedere il vero nemico di ognuno. Ed è fondamentale ricordare che il nemico è sempre lì, dentro di noi, in questo lungo percorso sulla via (Dō), e che la via risiede in quel "fluire".
Un percorso lungo il quale si è sempre in cammino; perciò non ci si può mai sentire arrivati, ma bisogna riuscire a mantenere quello spirito da principiante. Shoshin, la mente del principiante.



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