lunedì 23 settembre 2013

Ultima Settimana di Settembre 2013

Buon Inizio di Settimana

Non possiamo iniziare una singola giornata senza rivolgere il nostro cuore e la nostra mente a chi ha camminato prima di noi.
Ogni giorno dobbiamo sentirci investiti di un'eredità preziosa che a noi e solo a noi è stato richiesto di custodire nella forma che è data dalle nostre capacità e caratteristiche.
Altrimenti, le nostre vite saranno solo un'espressione di arroganza ed egoismo.
Buon Inizio di Settimana !

  


 Have a Good Week's Beginning

We cannot begin a single day without address our hearts and our minds to those who have walked before us. Every day we must feel invested with a precious heritage that we and only we were required to keep it safe and alive through our capabilities and features.
Otherwise, our lives will be just an expression of arrogance and selfishness.
Have a Good Week's Beginning !




lunedì 16 settembre 2013

domenica 15 settembre 2013

Un cane ha la natura di buddha ?

Questa mattina presto siedo in Zazen come di consueto nell'angolo della mia casa dedicato ad esso, Keep (un cucciolo di Cocker nero di tre mesi) mi siede accanto e rimane fermo per tutto il periodo dello Zazen... agli animali non sembra strano rimanere fermi e contemplare il proprio essere vivi. Non hanno un retropensiero e vivono in continua contemplazione noi, illusi esseri umani, abbiamo bisogno di sedere per ricordarci ogni giorno qual'è la nostra autentica natura, la condizione naturale, normale e ritornare all'essenziale.

Il Luogotempo del Kata

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente articolo del Maestro di Spada Sensei Enrico Salvi

Il Luogotempo del Kata







Come l'acqua rimanda il volto al volto,

 così il cuore rivela l'uomo all'uomo.
Proverbi, 27


Ciò che ci rivela a noi stessi e gli uni agli altri, e pertanto ciò che dovremmo “leggere” con una certa frequenza durante la giornata, lavorativa o vacanziera che sia, è il nostro comportamento, che il dizionario ci presenta come:     

      «insieme di azioni, di atteggiamenti con cui l'individuo esterna la propria personalità, rapportandosi agli altri e all'ambiente. Sinonimo di condotta, da condúcere, ossia il modo in cui una persona si conduce, ovvero il contegno che essa assume».

     Da notare quel «rapportandosi agli altri e all’ambiente», in cui si riflettono due punti del Reiho: rispetto per gli Altri e rispetto per la Natura.

      Pertanto, secondo un principio basilare del Budo, il comportamento esclude la scissione fra l’“esteriorità” del corpo e l’“interiorità” della mente; di fatto tale scissione nega l’essere umano – e quindi il praticante di una Disciplina – che invece è la risultante del connubio fra corpo e mente, appunto fra esteriore (omote), e interiore (ura):

shinjin ichinyo, corpo e mente uniti, corpomente.

     Basta tornare a se stessi anche per pochi secondi per accorgersi che quel che siamo in quanto corpomente, cioè in quanto esterioritàinteriorità, “accade” qui e ora e soltanto qui e ora, l’unico luogotempo reale anch’esso inscindibile in luogo-e-tempo, che comporta a sua volta l’inscindibilità fra mente-e-corpo e quindi fra pensiero-e-azione. Il pensiero, che può sorgere soltanto qui e ora, determina o almeno influenza l’azione – o non azione – la quale anch’essa non può darsi che qui e ora.

     La repentinità continua del qui e ora, cioè del momento presente, non consente scissioni di sorta; più precisamente non consente l’idea della scissione. Tanto più se è vero che

 «ogni inizio di idea corrisponde a un'impercettibile lesione della mente»     (Emil Cioran).
    
     Di più, è proprio nell’assenza totale di ogni idea discriminante della mente, che subitaneamente si rifletterebbe nel corpo, che è possibile l’esperienza pura (junsui keiken), ossia l’esperienza diretta.

     « Sperimentare significa conoscere le cose come sono. Significa conoscerle mettendo completamente da parte i propri artifici ed essere guidati dalle cose stesse. Dal momento che, di solito, quando si parla di esperienza si comprende anche una certa attività mentale, qui si indicherà con "pura" la condizione dell'esperienza come davvero essa è, senza l'aggiunta del benché minimo pensiero o della benché minima riflessione. Per esempio, quando vediamo un colore o sentiamo un suono, l'esperienza pura è quella del momento precedente non soltanto all'aggiunta del nostro giudizio circa la provenienza esterna di ciò che vediamo o sentiamo o a qualunque sensazione che noi proviamo, ma è precedente persino all'identificazione stessa del colore o del suono. Esperienza pura è dunque sinonimo di esperienza diretta. Quando si sperimenta il proprio stato conscio, non c'è soggetto né oggetto; il conoscere e l'oggetto della conoscenza sono la stessa identica cosa. Questa è la più pura forma di esperienza ».(Nishida Kitarō, da Zen no kenkyū, Studio sul bene).

        Shinjin ichinyo ci dice (e possiamo verificarlo) che il pensare della mente non prescinde dal fare – o dal non faredel corpo e, contemporaneamente e contestualmente, il fare del corpo non prescinde dal pensare della mente. Shinjin ichinyo ci dice che l’essere umano è ciò che pensa: è e fa ciò che pensa e pensa ciò che fa ed è. Ciò che l’essere umano è risulta dal suo pensare inscindibile dal suo fare. Dunque la scissione fra corpo e mente è una “efflorescenza” teoretica (ed auto lesiva)  della mente che si pensa scissa dal corpo, dando origine alla degenerazione degli ismi: spiritualismo, intellettualismo, culturalismo, ideologismo, non escluso un certo esoterismo ibrido, mentre shinjin ichinyo, e dunque la Disciplina della Spada, rimanda senza dubbio ad una spiritualità  pratica e verace poiché non scissa dal comportamento e perciò dal corpo. La spiritualità la persegue l’essere umano, e l’essere umano non è senza il corpo. Proprio qui e ora. Soltanto qui e ora.

      È quindi opportuno indagare se possa darsi un pensiero che prescinde dalla percezione-sensazione (chikaku) il cui tramite è il corpo. Di più, è necessario indagare se possa darsi un’intuizione (chokkan), cioè una comprensione improvvisa sovra-razionale, senza il supporto di una percezione-sensazione corporea. Addirittura, da tale indagine potrebbe evidenziarsi che anche il corpo percepisce, pensa e intuisce, ovvero che il corpo partecipa intimamente delle facoltà mentali non meno della mente che partecipa intimamente delle facoltà corporee: se, per esempio, contemplo – qui e ora – una verde vallata dalla cima di un monte o il  blu del mare da una spiaggia, sono sicuro che tale visione sia soltanto appannaggio degli occhi? O piuttosto non è tutto il corpo che partecipa – qui e ora – della visione? E, d’altra parte, gli occhi non sono forse incorporati nell’unitarietà dell’organismo? È plausibile che una componente del corpo possa operare autonomamente da esso? E il fruscio del vento fra le foglie o il canto dell’usignolo giungono – qui e ora – soltanto alle orecchie o a tutto il corpo?

     Qui e ora, il momento presente, è il

Luogo del Nulla Assoluto (zettai  mu no basho);

è il luogotempo del Kata, della formasostanza, dello  shinjin: corpomente; luogo vitale della a-dualità, funi, e quindi della coesione  corpomente, non soltanto individuale, bensì anche associativa e sociale. Non per nulla il valore sociale del comportamento è messo in evidenza nello Statuto del Budo (Budokensho).

     Il luogotempo del Kata, che distinguiamo (ma non scindiamo!) in Kata formale, o pensieroazione nel Dojo, e Kata informale, o pensieroazione fuori del Dojo, è ognora il fondo, il Nulla Assoluto trascendente e immanente (lo Specchio!) donde scaturisce, per immediatamente ritornarvi, sia quel che si attua “dentro” il Dojo, sia quel che si attua “fuori” di esso. L’intuizione  di tale fondo è senz’altro favorita dal silenzio, mokuso, sia formale sia in quanto “accompagnatore” del Kata, e perciò dal puro atto di presenza del corpomente. Il mokuso è una pratica senza profitto e senza scopo (mushotoku), che forse potremmo chiamare non-pratica e che grazie alla decantazione di pensieri e immagini – logici o scientifici o analitici che siano – pone nel contempo “di fronte” e “dentro”  al Mistero, al Nulla assoluto, all’Inafferrabile e Inconcepibile, o, per dirla col mistico inglese anonimo del XIV secolo, alla “Nube della non conoscenza”.

     Il luogotempo del Kata essendo esclusivamente il qui e ora quale fondo trascendente e immanente, conferisce al Kata, formale o informale che sia, il carattere del Rito inteso in senso eminentemente religioso, e quindi come azione re-ligante, cioè ri-unitiva, nell’essere umano, di Cielo e Terra (Tenchi). A rigore, pertanto, in ogni momento, che è questo momento, soltanto questo momento, qui e ora, è inammissibile la scissione (l’idea-lesione) fra sacro e profano, ovvero fra comportamento religioso e comportamento mondano, o, meglio, l’enucleazione laicista e “liberatoria” del mondano dal religioso, che può darsi soltanto per l’insorgere della presunzione egocentrica, discriminante e separatrice e quindi dello smarrimento della coscienza shinjin ichinyo, unità corpomente individuale, associativa e sociale, che sorge qui e ora, dall’inconcepibile Luogo del Nulla Assoluto (zettai mu no basho), e che trova indicazione nell’Anello della Via (Dokan).
 



 Dokan, l’Anello della Via: la ripetizione continua degli atti della vita quotidiana, ciascuno dei quali accade qui e ora: risveglio, pulizia personale, lavoro, bisogni naturali, sonno etc, compresa ovviamente l’attività in Dojo. Anello dal tratto ininterrotto. Ciclicità attuale e continua. Tempo che scorre nel  qui e ora, Luogo del Nulla Assoluto, senza poterne evadere. Ieri era oggi e domani sarà oggi. Oggi non ha bisogno di essere pensato poiché è già qui e ora. Ieri e domani, invece, per “esistere”, debbono essere pensati (concettualizzati-immaginati).

     Per quanto osservato, è chiaro che la qualità-contenuto del pensiero e delle parole si riflette nella qualità del comportamento, non meno di quanto la qualità del comportamento influisce sulla qualità-contenuto del pensiero e delle parole, e quindi un pensare e parlare nobile genera un comportamento nobile non meno di quanto un comportamento nobile genera un pensare e parlare nobile (nobile da no vilis, non vile, dunque elevato, eccellente). Il tutto, essendo possibile anche il contrario. Non da sottovalutare risulta pertanto il linguaggio che interiormente concepiamo ed esterniamo attraverso le nostre corporee corde vocali!

     «Ciò che siamo oggi dipende dall’uso che abbiamo fatto del corpo, dello spirito e della lingua; e ciò che diventeremo nel futuro, dipende dal comportamento presente». (Taisen Deshimaru, La voce della valle).

     Ora, oltre a sottolineare il potere trasformante della lingua, cioè di quel che concepiamo e diciamo e soprattutto come lo diciamo, è da notare che tra il «siamo oggi», cioè qui e ora, ed il «comportamento presente», ossia qui e ora,  si inserisce «ciò che diventeremo nel futuro», il che vuol dire che qui e ora stiamo diventando ciò che saremo… qui e ora! Misteriosa metamorfosi che accade nel non-tempo del momento presente e tuttavia nel tempo che scorre adesso, soltanto adesso, in questo momento intramontabile, qui e ora: il Luogo del Nulla Assoluto, Permanenza in cui scorre l’Impermanenza.

     In merito a quanto sopra si propone la seguente figura che illustra l’importante concetto di Shin Gi Tai:






     Come si vede, mente, corpo e tecnica sono inseparabili e quindi ciascuno dei tre rivela gli altri due. Stato integrale del praticante, personale, associativo e sociale (nel sociale la tecnica è quella impiegata nel proprio lavoro quotidiano). La tri-unità di  Shin Gi Tai mostra che per comprendere veramente occorre comprendere con la mente, comprendere con la tecnica e comprendere con il corpo. Perciò, attenzione!:
    
     «la qualità dell’uomo e la qualità della sua tecnica sono in rapporto dialettico: esse mirano a un compimento qualitativo. La qualità della tecnica si acquisisce con un allenamento incessante, ma, talvolta, l’esercizio può essere ripetuto senza progressi, quando l’uomo stesso non progredisce».
                      Kenji Tokitsu, Kata. Forma tecnica e divenire nella cultura giapponese.

      Nel concludere, e alla luce di quanto sopra, si rende opportuna un’osservazione.

      La trascendenza-immanenza, nell’essere umano, del Luogo del Nulla Assoluto (zettai mu no basho) può richiamare un’omologia con quanto dice San Paolo: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?» (I Corinti), da cui si evince con chiarezza l’importanza del corpo umano quale tempio-luogo della Divinità, al cui riguardo l’Apostolo   molto opportunamente esorta: «che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni libidinose, come i pagani che non conoscono Dio» (I Tessalonicesi). Il corpo dunque come tempio di Dio, del quale il cristiano Angelo Silesio ci dice: «Dio è un puro nulla, il qui ed ora non lo toccano» (Il pellegrino cherubico). Puro, assoluto nulla: zettai mu, Spirito che è un Mistero poiché come il vento «soffia dove vuole ma non sai donde venga né dove vada» (Vangelo di San Giovanni) e che esige, per dimorarvi, un tempio altrettanto santo, puro, incontaminato dalle passioni umane, ciò che sancisce l’importanza decisiva della (santa) corporeità  nella vocazione cristiana.

     Come si vede, siamo agli antipodi della lettura psicoanalitica della dottrina cristiana di San Paolo esposta l’11giugno dalla signora Maria Antonietta Pinna circa «l’illividimento del corpo prescritto dall’acredine misogina e castrante di San Paolo» e, di conseguenza, di «quest’idea tutta cristiana notevolmente superata dall’anti-ideologia zen ».
     Senza proporre qui una disamina particolareggiata dell’intervento della signora Pinna, ci si limita ad evidenziare: 1) la signora intitola il suo intervento «La meditazione non è isolamento», ma la sua esposizione sconfessa in pieno tale titolo dato il suo entusiastico arroccarsi nel bunker psicoanalitico dell’“anti-ideologia zen”; 2) il fortissimo dubbio, per non dire l’assoluta impossibilità, che il procedimento ibrido e contraddittorio da lei seguito, vale a dire la «esplorazione della psiche alla luce della psicanalisi e della visceralità» (punto 3 del Manifesto Destrutturalista) alternata con sedute di zazen possa ottenere «la rottura delle catene del pregiudizio e delle false ombre» e quindi condurre a quel Luogo del Nulla Assoluto, zettai mu no basho, in cui ogni colore non è ancora un colore ed ogni suono non è ancora un suono; a quel Santuario nel cui perfetto silenzio è la Grande Sintesi che rende vana ogni idea (ossia una «lesione della mente» secondo Cioran) di “superiorità” di una Tradizione nei confronti di un’altra: idea (ed annessa ideologia) implicitamente dualistica e conflittuale decisamente anti-zen.







«Innalzare ciò che vi piace contro ciò che non vi piace,
questa è la malattia della mente;
quando il profondo significato del Sentiero non è compreso,
la pace della mente è disturbata senza scopo».
Shin Jin Mei




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