sabato 4 aprile 2020

Scopri il dono che ogni istante porta con sé.





La pratica religiosa è stata spesso caratterizzata da un fondo di mortificazione, senso di colpa, paura… spesso retaggio di un imprinting cattolico ormai lontano dal messaggio di Cristo.
Lo stesso è accaduto nello Zen.

Il Buddha ha insegnato per tutta la vita la Via al superamento della sofferenza eppure la pratica è stata spesso confusa con una ricerca affannosa, dura, a volte dolorosa.

Indubbiamente la pratica e la relazione con un insegnante, specie all’inizio, scuotono alle fondamenta le nostre certezze, le nostre illusioni, e questo comporta anche sforzo, non per nulla il Buddha ha collocato Samyag-vīrya, Shō shōjin, il Retto Sforzo nel Nobile Ottuplice Sentiero che ha indicato come Via alla Liberazione.
A volte è doloroso e disorientante (e deve esserlo) ma deve trattarsi solo di un momento di passaggio che permetta di riscoprire sé stessi e un nuovo sguardo sul mondo e sulla nostra vita.

Più procedo nel mio cammino e più ho conferma che la pratica debba fondarsi sulla gioia e che se la gioia manca ed esistono solo sforzo e disagio è un chiaro segnale d’allarme che la pratica non sta andando nella giusta direzione.

Nello Zen si impara che il Nirvana ed il Samsara sono le due facce della stessa realtà e che solo nel momento presente si può incontrare la vita e il proprio autentico sé.
E quando facciamo l’esperienza della presenza totale nell’istante scopriamo che ogni momento porta con sé un dono, nascosto al nostro sguardo dalle nebbie delle nostre illusioni quando siamo proiettati nel passato e nel futuro.
E questo dono porta con sé gioia e fede.

Non un’esaltazione estatica ma una gioia sottile, calda, accompagnata da una profonda fiducia, che ci fa scorgere il diamante prezioso che ogni momento porta con sé.

Etty Hillesum deportata al campo di concentramento dove sarebbe stata uccisa guardando dalla finestrella in alto nel vagone bestiame in cui erano stipati i deportati vede un angolo di cielo e afferma con rinnovata fede e gioia: ‘eppure nulla potrà mai turbare questo angolo di cielo che è dentro e fuori di me’.

Ecco dunque che il Risveglio, il superamento della sofferenza, non potrà mai essere in un auspicabile futuro e non può che trovarsi che in questo momento preciso, in quell’angolo di cielo che possiamo scorgere in qualsiasi condizione ci si trovi a vivere. 

Taigō Sensei



















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