venerdì 25 dicembre 2020

Come un bambino la mattina di Natale


Pubblichiamo l'estratto di un Insegnamento offerto da Taigô Kônin Sensei durante la Pratica Zen.


Stamattina, uscendo di casa per venire al Dōjō, mi si è aperta davanti la vista di un cielo bellissimo, di un turchese profondo con sfumature di rosa. Mentre gli usignoli cantavano forte nella penombra.

Basterebbe questo per risvegliarci alla consapevolezza che viviamo la vita migliore del mondo, la vita migliore possibile, che viviamo nel momento e nel luogo migliore possibili.

Ho come l’impressione che la malattia dell’uomo sia una sorta di costante, inconsapevole depressione. Siamo tutti più o meno depressi, affannati, tutti rincorriamo chissà cosa.

Ecco perché è così importante fermarsi e sedersi. Guardare questo cielo, ascoltare questo canto e capire finalmente che non c’è altro luogo, non c’è altro momento in cui vivere.

Dovremmo svegliarci ogni giorno come un bambino che si sveglia la mattina di Natale; eccitato ed entusiasta per i doni che sta per scoprire. Io penso che il Risveglio sia proprio questo, questa capacità di sorprendersi costantemente, una sorta d’ingenua meraviglia, forse quella Povertà di Spirito di cui parlava il Cristo.

Dal momento che questa malattia/depressione è così generalizzata, ci sembra normale  vivere in questa condizione, ecco perché è così difficile liberarsi, perché la normalità è diventata questa, e abbiamo anche un po’ di timore a discostarci da quella che è considerata la normalità. Ci sentiamo quasi in colpa se siamo meno affannati, se ci fermiamo per godere della vista del cielo.

Viviamo in una società che tende a farci credere di essere malati se ci discostiamo dal pensiero comune. Già il fatto di riunirsi qui a sedere in Zazen, a qualcuno può sembrare una stranezza, un’anomalia, quasi un atto sovversivo  invece questa è la condizione più naturale e più sana, forse l’unico momento veramente sano e pieno della nostra giornata.

Il senso della Pratica è proprio quello scuoterci da questo torpore, da questa depressione e rassegnazione.

Depressione e rassegnazione mi sembrano gli aggettivi giusti per definire lo stato dell’attuale condizione umana.

Io credo che una delle cause principali di questa depressione risieda nella continua rincorsa verso traguardi futuri,  in una vita fatta di ambizioni, proiettando così nel futuro la nostra felicità e soddisfazione.

Una soddisfazione e un appagamento che non arriveranno mai perché le ambizioni e i progetti dell’immaginazione saranno sempre più brillanti ed esaltanti dell’obiettivo raggiunto.

Sapersi sedere e apprezzare quello che c’è qui e ora, senza proiettare nel futuro il nostro desiderio, è l’essenza dello Zazen.

È importantissimo cogliere ogni occasione, a cominciare dallo stesso Zazen, per scuotersi da questa ipnosi collettiva.

Forse è anche questo il compito dei Maestri, quello di esortare gli allievi ad uscire da questo torpore,  da questa illusione collettiva che ci fa essere convinti che la vita sia proprio in quest’affannosa corsa verso il nulla.

Se noi non riusciamo a trovare in questo preciso momento, pur in mezzo a tutti i problemi e le difficoltà, nel mezzo del necessario affanno quotidiano, la nostra gioia, la nostra stabilità, la nostra serenità, non potremo di certo trovarla in un improbabile futuro.

Di momento in momento siamo testimoni di miracoli che dovrebbero meravigliarci ed entusiasmarci proprio come un bambino al risveglio la mattina di Natale, ma per riconoscerli e goderne dobbiamo scuoterci da questa depressione/illusione che ci acceca e ci intorpidisce, che ottunde i nostri sensi al punto di non farci percepire più nulla.

Quando ci incontriamo dovremmo festeggiare ogni volta.

Ogni volta che incontriamo qualcuno dovrebbe essere un’occasione di celebrazione.

Il fondamento di una sana comunità è la gioia della condivisione, la gioia dell’essere insieme nel praticare e nel condividere.

Purtroppo anche le comunità religiose spesso sono contaminate da questa depressione, da questa ricerca di un traguardo futuro.

Quando invece riunirsi nella ricerca spirituale dovrebbe essere una gioia, una festa, libera da altri obiettivi che non siano quello di celebrare la Grande Vita.


Taigō Sensei

(trascrizione a cura di Monica De Marchi)






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