mercoledì 6 novembre 2019

Il Tempo non passa, scorre in Questo Momento

Pubblichiamo una riflessione sul Tempo ricevuta dal Maestro di Spada Giapponese Enrico Salvi.

Soltanto fermandoci in modo integrale, quindi nell’Immobilità e nel Silenzio, possiamo renderci conto che il tempo non “passa” bensì scorre. Per esempio, riguardo a una seduta di Immobilità e Silenzio, cioè di Contemplazione, si dice con disinvoltura che “durerà” o “è durata” trenta minuti, implicitamente intendendo che tra l’inizio e la fine della seduta “passeranno” o “saranno passati” trenta minuti. È così ma soprattutto non soltanto così. Gli è infatti che in se stessi, permanendo nella loro essenzialità invariabile, Immobilità e Silenzio sono il Vuoto che, in quanto tale, non ha “durata”. Il Vuoto non “dura” bensì è, e proprio perché è permette ogni durata (e ogni forma di pieno).
Nel corpo che si ferma e nella mente che tace il tempo è ricondotto a Questo Momento che è immobile e silente, cioè vuoto. Quindi, la durata è contenuta e scorre in Questo Momento da cui in nessun modo può evadere, ciò riguardando anche la respirazione: il succedersi dell’inspirazione e dell’espirazione, ciascuna con la sua durata, non può darsi che in Questo Momento; tra l’una e l’altra sta l’intervallo, ossia … Questo Momento, che è l’unico (non) tempo reale dal quale e nel quale procedono entrambe.
Nella figura, l’inspirazione (tratto che sale) e l’espirazione (tratto che scende) giungono ciascuna ad un culmine in cui si convertono l’una nell’altra: il culmine di conversione è Questo Momento, cioè il Vuoto, che le divide e unisce e che è anche il sostrato invariabile che permette la loro durata e rappresentato dal fondo bianco/vuoto. E come senza il bianco non sarebbe possibile tracciare il nero, così senza il Vuoto di Questo Momento non sarebbe possibile la respirazione che lo riempie. Il pulsare del cuore ci mostra il medesimo fenomeno: sistole e diastole si susseguono grazie ad un intervallo vuoto e immobile che è Questo Momento quale sottofondo dal quale e nel quale s’attuano le pulsazioni.
Anche il tocco di campana rivela Questo Momento che è centro e sostrato dell’onda sonora, ciò valendo anche per il sasso nell’acqua che si allarga in cerchi.

Anche ogni parola di quanto qui si sta leggendo, sta scorrendo in Questo Momento. Di fatto, ogni di-scorrere verbale o scritto non può darsi che in Questo Momento: se con l’ATTO DI PRESENZA si focalizza ogni parola, si può constatare come anch’essa emerga da e in Questo Momento, lo stesso valendo per lo scorrere delle parole, anch’esse impossibilitate ad evadere da Questo Momento: esse emergono dal silenzio di Questo Momento, in esso e ad esso ritornando “dopo” aver circolato intorno ad esso ed in esso, come i raggi della Ruota che con il loro movimento circolare non possono prescindere dall’energia centripeta e centrifuga del mozzo che li sostiene. Dunque, al pari dei pensieri e delle parole, ogni manifestazione vitale si presenta con un movimento circolare intorno al Centro Vuoto che è Questo Momento.

L’Immobilità e il Silenzio comportano l’esaurirsi del movimento sia corporeo (gesti fisici) che mentale (pensieri e parole), ovvero di ciò che fa (o sembra faccia) sentire vivi. Di solito, si sente automaticamente il bisogno di doversi affermare attraverso il movimento fisico e mentale; si sente che ci si deve muovere con il corpo e che si deve pensare e parlare; perciò il muoversi fisico e mentale non costituisce una libera facoltà bensì una necessità o addirittura una coercizione (è questo un motivo importantissimo concernente la pratica dell’auto-osservazione). Per dirla tutta, il movimento fisico e mentale si impone con estrema facilità, eludendo la consapevolezza e il controllo tanto dei gesti fisici quanto del rincorrersi dei pensieri e della fuoriuscita più o meno torrentizia delle parole dalla bocca. Al più, il fermarsi e il tacere vengono considerati a scopo ristoratore e quindi coincidenti con il sonno. Invece essi riguardano il morire per rinascere, l’estinguersi dell’uomo vecchio per il rigenerarsi dell’uomo nuovo, processo luminoso-palingenetico richiedente l’Immobilità e il Silenzio, simbolizzati proprio dal dormire cui segue il Risveglio.
L’abitudine al movimento fisico-mentale, compresa la loquela, coincide con l’auto-coscienza, anzi la crea: l’auto-coscienza è un prodotto abitudinario del movimento fisico e mentale, talché ne viene fuori un’entità posticcia (il famigerato ego) rattrappita su di sé, volubile e quindi instabile, disconnessa da tutto ciò che la circonda (persone, cose e situazioni) e nei confronti del quale essa emette, pur dalla sua instabilità, un ininterrotto giudizio auto-referente, cui segue immancabilmente la condanna o l’assoluzione, l’accettazione o il rifiuto, il “mi piace” o il “non mi piace”, pendolo incessante del sì e del no al quale si assoggetta accettando e rifiutando, gioendo e soffrendo, e così via, senza requie; pendolo individualistico e ipnotizzante del si e del no, lontano le mille miglia da «il vostro parlare sia si si, no no, tutto il resto viene dal Maligno», impervio passaggio evangelico in cui risiede, per chi può intuirlo, il segreto del Supremo Equilibrio.
E così, ecco che l’abitudinaria auto-coscienza, fatta esclusivamente di movimento fisico-mentale, sopravvive grazie alla contraddizione che la dilania: la pretesa libertà di giudizio auto-referente e la schiavitù delle conseguenze altalenanti di tale giudizio: il paventare e respingere lo sgradito che per essa è il “male”, ed il desiderare e trattenere il gradito che per essa è il “bene”, per il trionfo del più aspro (e socialmente dirompente) soggettivismo. Invece, e qui è il punto essenziale, altro è l’auto-coscienza e altro è la Coscienza Spirituale. Altro è il “bene” e il “male” secondo la coscienza auto-referenziale (che non può digerire la famosa mela) e altro è il giusto e l’ingiusto secondo la Coscienza Spirituale, che discerne e pronuncia con equilibrio il sì e il no (avendo rigettato la mela).
Il fatto è che il passato e il futuro esistono perché li pensiamo e immaginiamo, quindi essi non sono che movimento, dacché il pensiero e l’immaginazione, come il tempo e con il tempo, scorrono senza posa, da ciò derivando una vera e propria assurdità: per l’auto-coscienza il passato e il futuro diventano qualcosa che ha un che di materiale; il pensato e l’immaginato come passato e futuro assume una consistenza che però non può appartenergli ed alla quale ci si aggrappa, con ciò facendone qualcosa di solido: abitudinariamente si solidificano gli eventi, “confezionandoli” come passato o “preconfezionandoli” come futuro. Ora, chi è davvero consapevole di quanto il passato e il futuro condizionino o addirittura determinino il proprio vivere in Questo Momento? Chi può essere certo di vivere Questo Momento nella libertà della Coscienza Spirituale e non nella schiavitù dell’intasamento dell’auto-coscienza bipolare e vigliacca? «Coscienza e vigliaccheria sono proprio la stessa cosa. La coscienza è il marchio di fabbrica. È tutto qui: stare all’erta, ecco la vita, cullarsi nella tranquillità, ecco la morte» (Oscar Wilde).
“ Stare all’erta” … Questo Momento ... “ecco la vita”.
E così, si considerano il passato e il futuro come tempi effettivamente esistenti, con una sostanza propria, mentre il solo (non) tempo reale è il presente, cioè Questo Momento. Ci si muove e si pensa nel vuoto di Questo Momento; leggiamo queste parole in Questo Momento; esse possono scorrere e risuonare in noi perché in noi, e malgrado noi, risiedono un’assoluta Immobilità ed un incorruttibile Silenzio, cioè un Vuoto: non c’è nulla che ci riguarda che non avvenga in Questo Momento, che, essendo vuoto, permette il muoversi del corpo e della mente. Quindi anche il movimento del pensare e immaginare il passato e il futuro non possono darsi che in Questo Momento, cioè nella strettoia della clessidra che è Questo Momento, il momento di all’erta (Wilde) nel quale avviene quel che avviene; strettoia attraverso cui scorrono, prendendo vita fulminea ed evanescente, i granelli/eventi fisici e mentali, e grazie alla quale la funzione della clessidra ha dopotutto un senso: misurare il tempo che scorre.
Si comprende a questo punto il monito del proverbio: «Chi ha tempo non aspetti tempo»; come dire che chi ha Questo Momento (ma chi è che non ce l’ha?) non attenda un tempo futuro che non giungerà mai. La Luce Rigenerante brilla in Questo Momento, non “poi” o “domani”, non “prima” o “ieri”, tempi inesistenti poiché soltanto pensati e immaginati, nei quali non può brillare alcuna luce e non si può fare e pensare nulla. Se Illuminazione deve darsi non può essere che in Questo Momento in cui scorrono i giorni e le notti, le stagioni, gli anni e i secoli con le loro umane, soggettive e altalenanti soddisfazioni e insoddisfazioni, ovvero con tutto ciò che in Questo Momento si costituisce, o, meglio, sembra costituirsi, come una solida realtà, causa, lo ripetiamo, della bipolarità vigliacca dell’auto-coscienza.
L’ampolla superiore della clessidra contiene il “futuro” mentre quella inferiore contiene il “passato”. Scorrendo nel punto stretto e vuoto che mette in comunicazione le due ampolle, il futuro si fa presente per immediatamente diventare passato. O almeno così ci sembra. E difatti questo giochino ipnotizzante è l’auto-coscienza che lo impone. Distratta dal suo auto-referenziale, spasmodico e ritardato recepire e giudicare, essa è incapace di cogliere Questo Momento, e quindi di fruire della Luce Rigenerante che ivi risiede. Essa, per il ritardo impostole dalla riflessione (il ri-flettere cogitativo non potendo darsi senza il tempo e quindi non potendo non costituire una re-azione) e dal piombante giudizio auto-referente, non può fare altro che coagulare ed inventariare gli accadimenti nel passato o nel futuro: non potendo cogliere l’evento in Questo Momento, evento totalmente immateriale, per non dire spirituale,  l’auto-coscienza lo solidifica col proprio assenso o dissenso ponendolo in una sorta di magazzino, quindi non solo permanendo nella distrazione dal presente, ma alimentando i condizionamenti che il passato e il futuro esercitano su di essa e che sono … essa stessa. Coscienza auto-referenziale e coscienza auto-imprigionante sono la medesima coscienza cieca che non ha scampo senza la Luce Rigenerante.
Occorre dunque, sedendo e tacendo con l’ATTO DI PRESENZA, dissolvere il magazzino del passato e del futuro, e con esso gli attaccamenti condizionanti che ne derivano, giacché attaccamento e condizionamento vanno a braccetto.
Per concludere si propone un brano che si attaglia perfettamente a quanto sopra osservato.
«Lo sguardo non è mai innocente: noi non vediamo solo con gli occhi, sia perché – come sosteneva Wittgenstein – “in ogni percezione echeggia un pensiero”, sia perché l’occhio “è sempre antico, ossessionato dal proprio passato e dalle suggestioni vecchie e nuove che gli vengono dall’orecchio, dal naso, dalla lingua, dalle dita, dal cuore e dal cervello”, ossia dai bisogni e aspettative dell’individuo e dei parametri culturali trasmessigli dalla società in cui vive. In Paesaggio e memoria Simon Schama nota: “Prima di essere riposo dei sensi, il paesaggio è opera della mente. Un panorama è formato da stratificazioni della memoria almeno quanto da sedimentazioni di rocce”». (Remo Bodei, Paesaggi sublimi).
Quindi “lo sguardo non è mai innocente” a causa di “stratificazioni della memoria”, “bisogni e aspettative”. Sedimentazioni di “passato” e “futuro”. Ma allora chi, libero da tutto ciò, può vedere un paesaggio e la vita stessa COSÌ COME SONO IN QUESTO MOMENTO? E che mondo può essere quello guardato da una miriade di sguardi alterati? Ed ammesso che esistesse un innocente, cioè uno dallo sguardo puro, senza peccato e senza malizia; uno che abbia conquistato la Luce di Questo Momento, non condizionato da passato e futuro, cosa potrebbe dire di veramente comprensibile alle folle che arrancano nell’impurità, nel peccato e nella malizia? Che tipo di rapporto potrebbe instaurarsi tra uno che vede con chiarezza e una massa di miopi? È un tema attualissimo.




© Tora Kan Dōjō
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