mercoledì 15 novembre 2017

Oggi soltanto


Pubblichiamo come sempre con piacere un contributo che abbiamo ricevuto dal Maestro di Spada Giapponese Enrico Salvi.

In genere si dice che ieri non è più e domani non è ancora, ma, oltre al fatto che con tale affermazione ci si colloca implicitamente nell’Oggi, la verità è che ieri non è mai stato e domani mai sarà, dato che l’unico giorno reale e vitale in cui può accadere ciò che accade è Oggi. Nessun evento può essere accaduto ieri o potrà accadere domani poiché ieri è un giorno pensato dalla memoria e domani è un giorno previsto dall’immaginazione. Come la memoria crea lo ieri con i suoi rimpianti così l’immaginazione crea il domani con le sue aspettative, sicché se fermiamo la memoria e l’immaginazione ieri e domani scompaiono insieme a rimpianti e aspettative, restando l’Oggi che immediatamente è di per sé, infinitamente oltre la memoria e l’immaginazione, le quali, anch’esse, non possono operare che Oggi: soltanto Oggi possiamo ricordare e rimpiangere o riprovare ciò che è accaduto ieri, che ‘era’ Oggi; soltanto Oggi possiamo immaginare e aspettare ciò che presumiamo accadrà domani, che ‘sarà’ Oggi.

E non sarà una mera coincidenza il fatto che in giapponese Oggi si dica Kyō 今日 oppure Honjitsu 本日, in entrambi i casi comparendo il kanji hi che significa sia giorno sia sole, quest’ultimo simbolo di Luce perenne e quindi dell’Oggi quale giorno intramontabile, e, come il sole nel suo ininterrotto splendore, trascendente il ‘giorno’ e la ‘notte’, quindi lo ‘ieri’ e il ‘domani’, il rimpianto e l’aspettativa.

Ritroviamo il kanji hi anche nel detto giapponese “ichinichi isshō” 一日一生  “Un giorno, un vita”, da cui si arguisce che c’è un solo giorno, Oggi, e quindi una sola vita, cioè quella che si vive Oggi.

Oggi, hodie, hoc die: Questo giorno. Questo: eccu-istum ecco cotesto.  L’alba è Oggi, il mezzogiorno è Oggi, il pomeriggio è Oggi, la sera è Oggi, la notte è Oggi, tanto è vero che se ci mettiamo, Oggi, ad aspettare che giunga domani la nostra attesa sarà puntualmente delusa, non restandoci che continuare ad immaginare, Oggi, il domani che mai verrà. Il tempo infatti scorre nell’Oggi. Le ventiquattro ore che comprendono il giorno e la notte sono una convenzione escogitata dalla mente umana che non cessa di scorrere nell’Oggi senza poterne evadere.

«Il tempo è relativo e non assoluto. Per la luna, il sole e la terra il tempo non esiste. È solo un concetto che trae origine dallo studio del movimento della terra e del sole. Il tempo, come molti altri concetti e nozioni, serve all’uomo per funzionare nel mondo materiale, ma in assoluto questi concetti non esistono. La terra, ruotando sul proprio asse e attorno al sole, crea con i suoi moti l’alternarsi del giorno e della notte e il succedersi delle stagioni. Nello spazio assoluto giorno e notte non esistono. Essi esistono solo sul pianeta Terra e su altri pianeti e satelliti in relazione a un sole. Dividiamo il movimento della Terra sul proprio asse in ventiquattro parti, divise a loro volta ciascuna  in sessanta parti. Indi dividiamo ciascuna di queste sessanta parti ancora e arriviamo ai secondi. Ma è chiaro che le ore, i minuti e i secondi non esistono se non nella mente o negli orologi» (R. P. Kaushik, Alchimia organica).

Lo stesso valendo quando parliamo di lustri, decenni, secoli e millenni, cioè di varie quantità convenzionali di tempo che non possono evadere dalla qualità assoluta dell’Oggi.

A rigore, pertanto, vivere Oggi non comporta alcuno sforzo. Tuttavia, occorre uno strenuo impegno per liberarsi dall’invadenza tirannica e magnetica della memoria e dell’immaginazione, quindi dello ieri e del domani, del passato e del futuro, degli orari e dei programmi che facilmente condizionano l’adeguamento, awasu , dell’azione all’Oggi; azione adeguata alla situazione odierna, cioè di Oggi, dato che né ieri né domani può darsi alcuna situazione reale e quindi non è possibile alcun  adeguamento.

In verità, Oggi non c’è nulla da afferrare e nulla da respingere, esattamente come fa lo Specchio. Oggi è così com’è: perfetto, cioè compiuto, intero, senza eccessi o mancamenti, non restando che adeguare (ad aequare) l’azione alla situazione odierna, l’unica concreta e reale, e questo è il contemplare: «La vera contemplazione è immergersi nell'azione del momento» recita l’Hagakure. Dice «azione del momento», cioè dell’Oggi.

La pratica della Meditazione seduta e del Kata è in ordine alla decantazione del pensiero mnemonico (il passato con i suoi rimpianti e le sue riprovazioni) e del pensiero immaginativo (il futuro con le sue aspettative e le sue ansie) che, apparendo nello Specchio – nel Sole! – dell’Oggi si sovrappongono alla situazione concreta e reale che già vi sta apparendo, configurandosi come distrazione impedente o quanto meno condizionante l’adeguamento.

Ecco quindi che tanto la Meditazione seduta quanto il Kata richiedono l’atto di presenza, ite ,

che è omologo all’Oggi, cioè allo Specchio, al Sole, e grazie al quale l’interferenza mnemonico-immaginativa può essere neutralizzata, ciò non escludendo che esse possano o debbano essere utilizzate quando se ne mostrasse l’opportunità o la necessità. Essere presenti, esserci, starci, ossia essere tutt’uno con il processo dello stare immobili nella Meditazione seduta o del muoversi nel Kata, e, dopo un lungo tirocinio, del compiere qualsiasi azione richiesta dalla vita quotidiana (Dokan, l’Anello della Via).



Dokan
Ite e Awasu, , si leggono I-AI: l’Arte dell’estrazione della Spada richiedente appunto PRESENZA e ADEGUAMENTO, ciò che troviamo nel Credo del Samurai laddove recita: «Non ho principi, l’adattarsi ai cambiamenti che la circostanza ci pone davanti, rinki ôhen 臨機応変, è i miei principi», precisando che mentre ite awasu concerne un’azione repentina per far fronte ad una situazione venutasi a creare all’improvviso, rinki ôhen è più uno stato mentale per cui analizziamo ciò che sta succedendo e modifichiamo la nostra azione di conseguenza; infatti è un’espressione utilizzata anche nel giapponese moderno, soprattutto in ambito lavorativo.
Troviamo altresì nella cultura occidentale (niente di nuovo sotto il Sole!) il latino ad hoc, “per questo”, a significare, tra l’altro, la soluzione adatta per la situazione del momento, cioè quella che ci vuole Oggi, e che non necessariamente è richiesta da una situazione di pericolo o emergenza: riporre in ordine gli indumenti e gli strumenti dell’addestramento o lavare le stoviglie dopo il pasto, zappare l’orto o pelare patate, sono esempi non marziali di soluzione ad hoc. Soluzione possibile Oggi soltanto.

© Tora Kan Dōjō

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