mercoledì 23 agosto 2017

Lo spirito del Predone

Riceviamo dal Maestro di Spada Enrico Salvi, e volentieri pubblichiamo, delle riflessioni sul rapporto Uomo - Natura, riflessioni che accompagnano il cammino dell'uomo da sempre, e che oggi sembrano più che mai attuali. 



Padre Oshida Shigeto OP (1922-2003)
«Ecco l'acqua sgorga,
ecco il ruscello gorgheggia.
Grazie, grazie!»





Di solito, quando apriamo il rubinetto dell’acqua per bere o per lavarci le mani, diamo per scontato – attenzione: diamo per scontato – che l’acqua debba servire a queste nostre esigenze; diamo per scontato il dovere dell’acqua nei nostri confronti e quindi il nostro diritto a fruirne quando e quanto ne desideriamo. Usiamo insomma dell’acqua con lo spirito del predone, e la deprediamo perché deve esaudire le nostre necessità, i nostri desideri nei suoi confronti, anche quello di abusarne sprecandola. Lo stesso vale per tutto ciò che Madre Natura, oltre l’acqua, ci mette a disposizione: il sole, il mare, l’aria, il fuoco, la montagna, i boschi, la campagna e via dicendo: diamo per scontato il dovere di Madre Natura verso di noi e quindi il nostro diritto di sfruttarne le ricchezze a nostro piacimento, ed assumiamo verso di lei un atteggiamento arrogante che fa di noi dei predoni ai quali, siccome tutto è dovuto, spetta il diritto di razzia.
Diamo per scontato che l’albero debba farci ombra perché diamo per scontato che l’ombra sia un nostro diritto; diamo per scontato che il mare debba fornirci refrigerio perché diamo per scontato che il refrigerio sia un nostro diritto; diamo per scontato, insomma, che Madre Natura ci sia debitrice dei suoi tesori, che pretendiamo come nostri diritti e di cui approfittiamo con lo spirito del predone. Che cosa fa infatti il predone: arraffa quel che gli capita a tiro senza darsi pensiero che quel che arraffa non è suo, dando per scontato il suo diritto di depredare.
Ora, non sta scritto e non risulta da nessuna parte il dovere dell’acqua di dissetarci e lavarci, il dovere del sole e del fuoco di scaldarci, il dovere della campagna di deliziarci, il dovere dell’albero di darci la sua ombra e i suoi frutti, il dovere del mare di refrigerarci: equivochiamo del tutto sulle ricchezze di Madre Natura dando per scontato che essa ce le debba perché sono nostri diritti.
Invece, Madre Natura non ha alcun dovere verso di noi, e le sue ricchezze sono prima di tutto dei doni, dei quali, finché manterremo lo spirito del predone, non potremo né essere custodi rispettosi e riconoscenti né onestamente e gioiosamente godere. Il predone arraffa con perversa naturalezza e nel suo scontato arraffare non sa dire “grazie!”. Prendiamo senza rispetto e senza riconoscenza, ossia deprediamo, tanto la prossima volta che apriremo il rubinetto, l’acqua sarà ancora lì quale nostro diritto e nostra preda.
A questo punto, però, una considerazione s’impone. Infatti l’acqua che ci disseta, l’albero che ci offre la sua ombra, il sole e il fuoco che ci riscaldano, il mare che ci refrigera, la campagna e la montagna che ci deliziano riguardano il manifestarsi di Madre Natura secondo, per così dire, la modalità di Venere, la dea della bellezza e della natura feconda. Ma che cosa ci vien da pensare quando Madre Natura si manifesta secondo la modalità di Marte? Terremoti, tsunami, tempeste di ghiaccio o di sabbia, inondazioni o valanghe, trombe d’aria e cicloni, e, come attualmente siamo costretti a subire, siccità: tutte manifestazioni marziali di Madre Natura dalla forza distruttiva incontenibile, di fronte alla quale il predone (ciascuno di noi) resta annichilito, impotente, ma anche purificato, anche se per poco, dal suo spirito di razzia. E infine una domanda dal sapore medievale: davvero tra lo spirito del predone e le manifestazioni marziali di Madre Natura non c’è alcuna connessione?


© Tora Kan Dōjō








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