martedì 30 maggio 2017

La stoccata


Come sempre pubblichiamo con piacere un articolo ricevuto dal Maestro di Spada Giapponese Enrico Salvi sul senso profondo della Stoccata.

Di recente sono tornato a specchiarmi in una brevissima frase che qualche tempo addietro ebbe su di me l’effetto di una vera e propria stoccata:

«L'abate Agatone dava sovente questo consiglio al suo discepolo: “Non appropriarti mai di un oggetto che non vorresti cedere immediatamente a chiunque”» (Detti dei Padri del Deserto).

Ricordo vivissimamente che nessuna difesa mi fu possibile e che la sconfitta fu immediata. Tale frase breve ed essenziale penetrò repentinamente nel mio petto come una punta di spada, annientando tutto ciò che credevo di avere, tutto ciò che credevo di sapere e tutto ciò che credevo di essere. Seppur per un attimo fugace quella stoccata mi uccise e, grazie ad essa, fui puro specchio, puro vuoto, puro silenzio. Non ebbi il tempo di pensare al contenuto della frase: attraverso la lama appuntita di quelle poche parole la Verità mi attraversò fulmineamente da parte a parte. Mi fu impossibile opporre lo scudo di una qualsiasi dubbio od obiezione. La stoccata fu improvvisa, inevitabile e micidiale.

È proprio così: la Verità è una spada che al momento opportuno e sconosciuto ti trafigge. Non è possibile alcuna parata o deviazione, e ancor meno una replica: c’è soltanto la stoccata e quindi soltanto lo Stoccatore, che, nell’infilzarti, almeno per un attimo ti unisce a Sé in un subitaneo lampo di Luce. Dunque la Via della Spada consiste nell’esser sconfitti dallo Stoccatore, mentre la vetrina dei trofei può restare vuota, dato che tutto ciò che si crede di avere, sapere ed essere è (può essere da un momento all’altro) ridotto a niente dalla stoccata che uccide e illumina.

Tornato in vita, lo Stoccatore avendo riposto la Sua spada nel fodero, volli tuttavia rendermi conto del contenuto di quella frase perforante e luminosamente letale. Mi fu chiaro che analizzare ciò che per un attimo mi aveva ucciso sarebbe stato molto utile per realizzare l’intuizione provocata dalla stoccata. Ebbi la certezza che la trafittura aveva aperto un varco all’introspezione, senza la quale nessuna Via è percorribile. Provocata dalla stoccata irresistibile della Verità, l’intuizione getta una preziosa occhiata in Essa, che però può facilmente ridursi ad un ricordo pseudo gnostico, soddisfacente di per sé e presumente di sé, al quale non segue la metanoia integrale di chi è stato trafitto. Ed infatti altro è intuire la Verità e altro è incarnarla con tutto se stessi, abbandonando, stavolta volontariamente, ciò che si ha, si sa e si è, come altro è vedere uno squarcio di cielo attraverso le nubi e altro è involarsi con le proprie ali oltre di esse nell’etere blu.

Nella Via della Spada la vetrina dei trofei può restare vuota. Anzi, è meglio che resti vuota. Di quel vuoto in cui il trofeo, cioè l’oggetto, può esserci come non esserci: se c’è, va bene, se non c’è, va bene. Ciò che conta è il «va bene in ogni caso», è l’appropriazione che immediatamente sa mutare in cessione. Appropriazione e cessione, ovvero possesso e rinuncia, sono (dovrebbero essere) due atti perfettamente equivalenti. Fra essi, al centro, quale giusto mezzo, la vera libertà e la vera virtù. L’introspezione onesta e costante è lo scandaglio col quale si scende nella profondità di sé e si individua l’oggetto, sia esso cosa, idea, emozione, sentimento e quant’altro  a cui lo spirito concupiscente annidato nel cuore si è abbarbicato quale trofeo incedibile dato che senza di esso l’io si sentirebbe perduto. All’individuazione dell’oggetto o, com’è più probabile, dei numerosi oggetti ritenuti proprietà inalienabili, e che determinano un deleterio ghiacciarsi dello spirito, ha da seguire la seconda e più difficile operazione: la cessione, l’abbandono, il distacco, la rinuncia, insomma il lasciare la presa che permette di installarsi nel giusto mezzo.

L’oggetto, di quale natura sia, è il motivo di resistenza e di aggressività dell’io oppresso dalla paura di perderlo; dell’io che a meno che se non viene trapassato almeno una volta dalla spada dello Stoccatore, non può nemmeno sospettare la libertà di cui partecipa grazie alla Verità, la quale, se è auspicabile che non resti soltanto una  preziosa intuizione propedeutica ad una metanoia integrale, certamente non è appannaggio di un mero intellettualismo che, avendone ingombra la testa, sa soltanto parlarne facendone un trofeo ben in vista nella vetrina.

Concludo proponendo altre due precise e per me indimenticabili stoccate con le quali il magnanimo Stoccatore, attraverso il foro già aperto dalla prima, mi confermò il giusto mezzo della libertà e della virtù nascosto fra l’appropriazione e la cessione, nonché l’insignificanza di qualsiasi trofeo.

«Comprendi quel rilassamento in cui non si afferra né si abbandona alcunché» (Tilopā, Consigli sul Grande Sigillo  – Mahāmudrā).

«Incorruttibile e immacolato è ogni sforzo che non cerchi soddisfazione altrove che nel proprio e semplice compimento» (F. Taiten Guareschi, Fatti di terra).





 __________________________________

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica
in quanto
viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale
ai sensi della legge n. 62 del 07 Marzo 2011
_______________________________________
                       
                                                                               © Iogkf Italia





Nessun commento:

Posta un commento