giovedì 6 aprile 2017

Yasumi - Riposo

Riceviamo dal Maestro di Spada Giapponese Enrico Salvi e volentieri pubblichiamo queste interessanti riflessioni intorno all'ideogramma "Yasumi".


«Molti ideogrammi sino-nipponici portano ancora evidente nel loro aspetto il significato originario di figurine semplificate: nel monte si vedono le vette, nel riso le spighe, nella mano le dita, nel cavallo le zampe, nella capra le corna, nel pesce le scaglie, nel carro le ruote, nella casa il tetto. A volte sono idee estrose e commoventi che nascono dalle prime combinazioni elementari: una donna sotto il tetto significa pace, il cuore alla finestra è lo stare ansiosi, l’amore è il filo dei discorsi intorno al cuore, mistero è il drago al chiaro di luna, solitudine poetica è l’acqua in un bosco […] Il più bello di tutti è yasumi, riposo: un uomo e un albero. Chi fu quel geniale poeta che pensò di simboleggiare un simile concetto unendo l’essere più inquieto e travagliato, l’inventore di tutte le fatiche, di tutti i lavori, di tutti gli affanni, il povero uomo che crea le civiltà senza sapere perché, a quell’altro essere invece supremamente stabile, sereno e saggio, l’albero?». (Fosco Maraini, Ore giapponesi).
Ora, se yasumi significa riposo, e se l’ideogramma lo rappresenta come un uomo e un albero, quest’ultimo simbolo dell’axis mundi mediatore fra cielo e terra, tale riposo può benissimo essere inteso come otium o contemplazione. Ossia: l’uomo, “l’essere più inquieto e travagliato” siede sotto l’albero, cioè “l’essere supremamente stabile, sereno e saggio”, per ritrovare se stesso, per stemperare la luce battente e a volte violenta dei travagli quotidiani sotto l’ombra ristoratrice dell’albero, per attivare la facoltà del distaccato osservare, appunto del contemplare, che permette l’adeguato adattamento (awasu ) alle vicissitudini quotidiane. 
Sedendo sotto l’Albero l’uomo ritorna al Centro e scopre ciò che non può esprimere che con linguaggio paradossale: illuminato dall’Ombra contemplativa, può finalmente uscire in mezzo al Buio abbagliante di questo mondo e darsi, come indica il Tao, all’“agire senza agire”, all’azione immobile, all’immobilità agente. Sedendo sotto l’Albero, l’uomo dimora nella Notte che illumina il Giorno. Ovunque dove egli sieda, immobile e in silenzio, lì c’è l’Albero della Vita che stende le sue radici infinite e i suoi infiniti rami.

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