lunedì 4 maggio 2015

Zenit e Nadir: verticalità celeste.


Riceviamo dal Maestro di Spada giapponese Enrico Salvi questo interessante contributo che prosegue le riflessioni già pubblicate sul blog.
Dopo quanto osservato il 19 febbraio nell’articolo Ikikata – Stile di vita a proposito del principio “La Forma è Sostanza”, può risultare di un certo interesse prendere in esame lo star seduti (zazen o seiza-mokuso) lungo l’asse Zenit/Nadir, ovviamente secondo i basilari precetti del mantenere la schiena diritta (senaka wa massugu ni) ed un’immobile postura (fudo no shisei).
Cominciamo col notare che, mentre i quattro punti cardinali si riferiscono alla dimensione terrestre, in orizzontale, e quindi ai limiti dell’orizzonte astronomico, lo Zenit e il Nadir riguardano la sfera celeste, in verticale, trascendente la dimensione terrestre. Vediamo pertanto che la croce orizzontale formata dagli assi terrestri Nord/Sud e Ovest/Est viene attraversata al centro dall’asse celeste Zenit/Nadir, di modo che ne risulta una croce a tre dimensioni. La verticale infinita rappresenta dunque la “volontà del cielo” o “forza attrattiva” che si innesta al centro – il punto O – della dimensione terrestre che così gli “gira intorno”. Pertanto è proprio nel punto O (forse identificabile con il confuciano Giusto Mezzo), in cui  Cielo e Terra (Ten Chi) si “sposano”, che l’Uomo, sedendo verticale ed immobile, può tornare a stabilirsi.
Il senso della verticalità della postura da mantenere in zazen e in seiza-mokuso è illustrata efficacemente da questa seconda figura. Non si tratta, per quanto già visto, di una verticalità fine a se stessa, bensì di un accorgimento operativo indispensabile che, per così dire, mette in retta connessione il finito del terrestre, cioè la Forma, con l’infinito della “volontà celeste”, cioè la Sostanza; connessione che in realtà è già in atto ma che l’Uomo ha coscientemente da “incarnare”, ponendosi seduto verticale e immobile, per propiziare in sé l’unione del Cielo e della Terra.
Come mostra la figura, l’asse celeste Zenit/Nadir trascende la dimensione terrestre segnata dai punti cardinali: in qualunque punto della terra l’uomo si trovi, fruisce  (che lo sappia o meno) della verticalità, cioè della “volontà del cielo” che lo attraversa da capo a piedi passando per la colonna vertebrale, lungo una linea infinita, appunto una “linea celeste”, che attraversando anche la terra giunge di nuovo ad “affondare” nel cielo. Diciamo perciò che la pratica di zazen e di seiza-mokuso (come anche del kata), ossia della Forma, mira a ricondurre stabilmente il corpo e la mente alla Verticalità celeste, ossia alla Sostanza, e quindi  al Centro (punto O nella figura precedente) dal quale si diramano e a cui ritornano le sei direzioni della croce a tre dimensioni, che hanno anch’esse, come si vedrà, la loro grande importanza. 
L’Asse celeste Zenit/Nadir è il vero “Asse del mondo” di cui l’Uomo fruisce ovunque si trovi; è la Sostanza che, in quanto “forza attrattiva” regge la Forma e intorno alla quale la Forma ruota; in breve, è Dio, l’Essere perfettissimo, che sostiene l’uomo partecipandogli l’essere. Prendendo a prestito un termine della Tradizione patristica greca, non sarà azzardato affermare che la postura  verticale  e immobile, da erigere sull’intelaiatura tridimensionale costituita dall’Asse Zenit/Nadir innestato verticalmente sulla croce orizzontale Est/Ovest – Nord/Sud,  è una postura teandrica, una postura in cui il divino e l’umano, ovvero il celeste e il terrestre, costituiscono un “Due ma non due” (Funi) che origina il Tre: Uno il Cielo, Due la Terra, Tre l’Uomo e ... Quattro l’Asse del mondo Zenit/Nadir, tutto ciò ritrovandosi in una possibile interpretazione dell’ideogramma Wang (Re),
in cui il tratto verticale, cioè l’Asse del mondo (il Quattro) mette in comunicazione-integrazione il tratto orizzontale in alto, cioè il Cielo (l’Uno), il tratto orizzontale in basso, cioè la Terra (il Due) e il tratto orizzontale intermedio, cioè l’Uomo (il Tre), ciò richiamando la Tetraktys pitagorica  Quattro + Tre + Due + Uno la cui somma è Dieci: la realizzazione, il compimento.
La Forma, cioè la postura retta che gravita intorno alla Sostanza, ossia la “volontà del cielo”, ne eredita la Rettitudine, che, per la sua sostanza squisitamente spirituale, genera nell’Uomo anche la rettitudine morale e intellettuale, e dunque la lealtà, l’onestà e, non da ultimo, il senso del dovere, che ormai da parecchio tempo, notiamo per inciso, non sembra andare per la maggiore. Al riguardo, nella filosofia confuciana troviamo I, la rettitudine, il dovere,  e Li, il successo: agire secondo I significa conformarsi alle esigenze di una situazione secondo il dovere morale senza pensare al successo. Dai Discorsi (Lun-yu) di Confucio apprendiamo che «Il gentiluomo è esperto nel dovere, l’uomo comune è esperto nel successo» (cfr. Dizionario della Sapienza Orientale).
Operativamente (si tratta di ciò che potremmo definire edilizia urano geometrica), durante la seduta è opportuno porre l’attenzione sull’asse celeste Zenit/Nadir immaginandolo come una sottile colonnina d’oro (l’oro, essendo simbolo della divinità) che dal cielo “sopra” attraversa perpendicolarmente il corpo e la terra per giungere al cielo “sotto”. Ciò risponderà al precetto «espandere il ki» (ki wo dasu), espansione-irradiazione della coscienza che, tornando all’importanza della croce a tre dimensioni, sarà da attuarsi anche nelle direzioni incrociate terrestri Est/Ovest e Nord/Sud. Più sinteticamente, sopra e sotto, a sinistra e a destra, avanti e dietro.
L’espansione del ki tramite l’irradiazione della coscienza, che possiamo indicare come “solvere”, avrà da combinarsi con il raccoglimento del ki nel corpo, tramite il diffondersi della coscienza in ogni punto della postura, che possiamo indicare come “coagulare”. Ed è proprio questo “solve et coagula”, che ovviamente richiede una pratica paziente e reiterata, a far sì che espandendosi, “evaporando” e facendosi cielo, la coscienza si liberi dalla sua identificazione con il corpo e le sue affezioni; e raccogliendosi, “condensando”, “torni” al corpo che ormai continuerà nelle sue normali funzioni senza che per la mente esse costituiscano più un condizionamento.
L’operazione qui sommariamente descritta, difficile ma attraente, forse per il magnetismo o “forza attrattiva” dell’Asse Zenit/Nadir, può condurre a quella che nel Denkoroku (La trasmissione della luce) il maestro Keizan indica come «uno stato di vuota solidità, senza interno né esterno», cui, con non troppa sorpresa, corrisponde quanto si trova nel Vangelo apocrifo di Tommaso: «Quando farete in modo che due siano uno, e farete che l’esterno sia come l’interno e l’alto come il basso, allora entrerete nel Regno».


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