giovedì 30 dicembre 2010

WAZA e RIAI

Pubblichiamo l'articolo inviatoci per il nostro Blog dall'amico del Tora Kan Dojo e di Sensei Spongia, Sensei Enrico Salvi, insegnante di Spada Giapponese presso l'Associazione Tai-A no Kai.

Ispirazione, creatività e logica
 nell’Arte della Nihontô (Spada giapponese)
Tengu (Dèmone della montagna)
 «L’arte della spada dovrebbe essere ispirazione nel cuore e nel corpo, senza tecnica formale nel suo operare e senza lasciare traccia della sua venuta. Quando vi è tecnica formale, quando vi è tecnica manifesta, non vi è ispirazione. Passando nel pensiero anche un poco, il KI assume una particolare forma, ed il nemico ha una particolare forma a cui portare il colpo. Quando il cuore non ha nulla in sé, il KI è armonioso e uniforme. Quando il KI è armonioso ed uniforme, in quel flusso vivente non vi è nessuna tecnica fissata. Senza cercare la forza, vi è una naturale forza, ed il cuore e come il “lucente specchio di acqua placida”».  

Tengu-gei-jutsu-ron (Discorso sull’arte dei dèmoni della montagna) Libro I.

     Il KATAGEIKO, ossia l’esercizio del KATA (forma), prevede la messa in atto del WAZA, termine che con una certa disinvoltura viene tradotto con “tecnica”, ma che in realtà è assai di più poiché in esso è nascosto il RI, il Principio spirituale, che, appunto attraverso il WAZA, i Maestri di Spada non cessano di tramandare. Eseguire un WAZA, pertanto, non equivale sic et sempliciter ad “usare una tecnica”, bensì ad adottare un movimento adeguato alla circostanza; cosa che, a rigore, soltanto RI, il Principio spirituale, essendo in Sé senza forma, incondizionato e quindi libero, può fare, ispirando lo spadaccino circa la tecnica opportuna e dando alla stessa un senso, ciò che viene reso con: RIAI, armonia “in alto” con i Principio, e, nel contempo, armonia “in basso” con la logica della circostanza.

Ogni KATA, e quindi ogni WAZA, risponde ad una ben precisa circostanza che può verificarsi in qualsivoglia momento (e comunque sempre e soltanto qui ed ora) talché l’interazione (inter-azione, si badi, e non re-azione) con tale circostanza ha da essere logicamente adeguata: RIAI. È un punto essenziale quello della logica del WAZA, che fa dell’Arte della Spada una scienza esatta nella quale l’ispirazione del RI non lascia nulla al caso e, appunto con logica esattezza, crea qui ed ora l’adeguamento alla circostanza. Di qui, lo diciamo di passaggio, l’importanza della non-distrazione, e quindi della presenza mentale-corporale, ZANSHIN. Al riguardo, vale la pena di ricordare come il Credo del Samurai reciti fra l’altro:
« Non ho capacità:
 il TOI SOKUMYO (la prontezza di spirito)
è la mia capacità».
Salendo dal basso verso l’alto, e quindi esercitandosi nei vari WAZA, che per quanto osservato si configurano come veri e propri esercizi spirituali, si può quindi risalire al RI, il Principio spirituale che li suggerisce e che attraverso di essi logicamente Si esprime, nel contempo trascendendo e guidando lo spadaccino, sempre che egli abbia realizzato lo stato di MUGA, cioè lo stato di non-ego, libero da ogni coagulo individualista, ossia dal desiderio della vittoria e dalla preoccupazione per la sconfitta (chissà quante volte, durante la giornata, senza che ce ne accorgiamo, veniamo letteralmente condotti al guinzaglio dal desiderio di “vincere” o dalla preoccupazione di “perdere”!). Il WAZA è pertanto una traccia (un particolare) del RI (l’Universale) da percorrere in quanto “ritorno”; un sentiero di montagna che scendendo dalla cima alla cima riconduce, ciò esigendo, è bene ribadirlo, l’abbandono a valle della zavorra dell’ego, entità posticcia, dissoluta nell’accalappiare il “piacevole” o rattrappita per evitare lo ”spiacevole”. Di più, il percorso verso la cima esige un’assimilazione tale del WAZA, cioè della tecnica, che permetta allo spadaccino di dimenticarla, e al RI, nascosto in essa, di servirsene all’occasione.
 
      
    Il RIAI, cioè la logica del WAZA, comprende anche MAAI, la distanza che separa ma anche unisce rispetto al TEKI, l’avversario. Ecco perciò che MA, l’intervallo spazio-temporale rispetto al TEKI, risulta fondamentale: MATSUMORI, misura della distanza, e, insieme, attuazione di KANKYU, il ritmo (non c’è creazione senza ritmo) nell’esecuzione del WAZA.
     RIAI dice dunque: precisione integrale nell’adeguamento alla circostanza: precisione ispirata, creativa e logica.
     Il WAZA, cioè la tecnica ispirata, può essere indicata anche con il termine JI, che ovviamente, in quanto “figlia”, è da rapportare al RI che ne è il “Padre”: è quindi attraverso la “figlia” che si può risalire al “Padre”, dato che, come recita ancora il Tengu-gei-jutsu-ron,

     «RI [il “Padre”] dà ascesa alla tecnica [la “figlia”]; il senza forma [il “Padre”] è maestro del formato [della “figlia”]».

     Di qui la formula JI-RI-ICHI, ossia: Tecnica e Spirito insieme, come le due ruote di un carro. Ed è appena il caso di precisare come l’esercitazione (SHUGYO), fin nei suoi minimi particolari, abbia da condursi con piena sincerità (MAKOTO) e quindi con cuore limpido (MEIKYO), posto che soltanto a tale condizione il RI, il Principio spirituale, fonte dell’Armonia e della Bellezza, può, in quanto KI ben raffinato, “irrorare” di  Sé il respiro, il sangue, la mente, il cuore, il corpo, insomma tutto l’essere dello spadaccino.

Enrico Salvi (Tai-A no Kai)



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